30 Luglio 2004

Sta arrivando il Festivàl

Una volta l’anno, il mondo dello spettacolo europeo si riversa in Italia per l’evento più importante dell’anno: no, non il Festival di Sanremo. Ci si riferisce, piuttosto, alla Mostra del Cinema di Venezia, che superato il giro di boa della sessantesima edizione, si prepara a presentare quella che secondo il presidente Croff sarà «l’edizione più bella del decennio».

Verrebbe voglia di precipitarsi a Venezia non tanto per ammirare le bellezze locali, ma per assistere a questa gloriosa edizione della Mostra. Sorge qualche dubbio, però, a causa del fatto che tra i film in concorso non è che ci sia proprio il fior fiore del cinema: buona fortuna ai tre italiani, ma le grandi firme tanto promesse (Wenders escluso) latitano. Piuttosto, sono nascoste nei film non in concorso, dove spuntano Antonioni, Soderbergh, Spike Lee, Spielberg. Effetto: nessuno filerà il concorso e tutti si butteranno sui film più commerciali.

Forse a causa del nazionalismo di moda, si è voluta mettere tanta Italia, quest’anno, forse pure troppa: c’è persino un evento speciale dedicato ad Antonietta De Lillo. Come far senza: chiamiamolo Festivàl del circolo cinematografico di Venezia, la prossima volta.

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    28 Luglio 2004

    L’Europa e le maniere forti

    Ci si lamenta spesso delle fantasiose operazioni che le forze dell’ordine italiane compiono contro forum e sitarelli propagandistici: è di poche ore fa l’ennesimo sequestro. Poi ci si meraviglia delle sgrammaticate petizioni degli artisti. Infine, ci si duole che Urbani non rispetti le promesse di alleggerimento della legge anti pirateria.

    In Francia, invece, ci vanno molto più pesanti: rappresentanti degli autori e fornitori di accesso hanno firmato una Carta per lo sviluppo dell’offerta legale di musica che, in realtà, è esattamente il contrario. Vale a dire: un manifesto contro l’offerta illegale. L’azione principale sono le disconnessioni “d’ufficio” di chi usa programmi P2P. Dev’essere anche piacevole, pagare un accesso ad Internet e vedersi disconnessi da chi dovrebbe garantircelo.

    In realtà, è solo l’inizio. Cap Gemini ha pubblicato un rapporto in cui senza troppe parole si punta al sodo: che si filtrino i protocolli, che si lasci aperto sì e no l’HTTP. Altro che petizioni: siamo passati alle armi pesanti.

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    27 Luglio 2004

    Etichette controproducenti

    Succede che si sia un player così grande nel proprio mercato che nemmeno l’idea di accettare i buoni sconti dei concorrenti basti più per attrarre e fidelizzare i propri clienti. Succede che ci si chiami Tesco e li si voglia convicere che non solo si è i più a buon mercato, ma anche i più “buoni” e basta. Con buona pace di Corporate Watch e dei suoi profili.

    Succede, dunque, che si strombazzi a maggio che i propri prodotti verranno etichettati, da settembre, con un semaforino che segnali i prodotti “un po’ dannosetti” per la salute, un’idea che nemmeno la Coop… Succede che arrivi la Food Standards Agency e faccia notare a Tesco che tra i suoi prodotti, di luci rosse dovrebbero essercene molte di più. Succede che Tesco reagisca così,

    «Customers don’t want us to remove all foods that might not be healthy but they do want us to provide information and choice so that they can follow a healthier diet if they so wish»,

    e guai a dargli torto. Succede che sia una buona lezione di comunicazione aziendale: se fai il furbo e strombazzi ciò che non puoi garantire, qualcuno ti scopre. Succede che si impari anche la risposta: dai la colpa al consumatore.

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    23 Luglio 2004

    Velocipedi equestri e responsabilità

    Chi cercherà mai “velocipedi equestri” su un motore di ricerca? E soprattutto, cosa diavolo sono? Altra domanda: chi cerca “Nigritude Ultramarine” negli Stati Uniti? Facile: chi crea le pagine ad hoc, se le cerca da solo, se le linka da solo, se le spamma da solo. Tutto per avere la soddisfazione di vincere l’ambitissimo premio Primo su Google o il corrispondente americano.

    Proprio quest’ultimo è interessante: le tecniche sono molteplici, i risultati discutibili. In Italia ci sono ormai decine di aziende specializzate: chi svolge ruolo di Search Engine Optimizer (SEO) se la tira in maniera oscena, nemmeno fossero il CEO (sarà per l’assonanza). Il thread su Mlist sull’argomento ha subito attratto chi si occupa professionalmente di questa attività, preoccupato per la cattiva luce che può derivarne. Ne ha parlato anche la sempre interessante Antonella sul suo blog ed il buon Mauro Lupi, che di queste cose ci vive, sul suo.

    Tutti all’erta, insomma. Mauro cita il solito Seth Godin, che una volta tanto getta la veste del santone e si confronta con temi reali, concreti. Non ha mai visto la situazione in Europa, però: accanto a professionisti come quelli partecipanti ad e-SEMA (per l’Italia c’è AdMaiora), c’è un branco di gentucola che sta iniziando ad esagerare con lo spam, le door e tutte le diavolerie. D’altra parte, se prendiamo ad esempio il nostro paese, è difficile trovare un sito con page ranking superiore a 6: i trucchetti subentrano nel momento in cui c’è povertà di contenuti e bisogna ingannare il motore di ricerca di turno, Google in primis.

    Chi ha contenuti (i blog o i siti di news, tipicamente), d’altra parte, sente sempre più il fiato sul collo: a volte ci si ferma a pensare su quale parola linkare, a che pagina. Ci si sente addosso la responsabilità di pubblicizzare indebitamente, nel proprio piccolo, un sito che magari si cita in maniera critica: forse nella tecnologia di page ranking dovrebbe essere anche incluso un minimo di contestualizzazione e soprattutto di esclusione forzata di tutte le buffonate. Chi vuole apparire in alto su Google, paghi le AdWords.

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    22 Luglio 2004

    Quando l’Europa sarà come gli Stati Uniti…

    Olghina di Robilant conclude il suo intervento odierno su Dagospia «L’America ci batte in quanto a vizi privati e pubbliche virtù, non c’è che dire.» Osservazione che potrebbe sembrare solo un luogo comune, se non fosse che è la chiara conclusione di un articolo crudele ma realistico sulle vicende dei coniugi Clinton, narrate da Christopher Andersen in American Evita: Hillary Clinton’s Path to Power.

    Ne esce un quadretto veramente terribile di una coppia ossessionata dalla propria immagine pubblica: Hillary Clinton, in particolare, avrebbe minuziosamente coperto ogni scappatella propria e del marito adoperando un pugno di ferro in casa ed un’immagine iper-curata dai propri addetti stampa all’esterno. Ancora oggi i coniugi Clinton sono molto più in vista del candidato Kerry e tutti gli statunitensi aspettano con ansia che esca allo scoperto nel 2008. Non è un caso, probabilmente, che il suo attaccamento esasperante ai media sia stato uno dei motivi per l’interpretazione di Meryl Streep in The Manchurian Candidate

    L’Europa potrebbe diventare sempre più statunitense anche in questo: speriamo di no. Prima era stata l’era della comunicazione politico-pubblicitaria, poi quella degli scandali, ora quella totalizzante di dietrologia vs. consenso. In USA sono arrivati a fare le pulci alle parolacce di Hillary ed anche il primo capitolo del libro non è da meno. A quando le parolacce di Veronica Lario?

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