30 Agosto 2004

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Preso di peso (ma ripulito dai javascript) dalle pagine di Repubblica.it. Link interessanti, soprattutto il primo e l’ultimo.

Nel primo caso, si apre un’imbarazzante pagina di Forza Italia con tanto di kit del giovane propagandista fotografato: colla, santini, nastro adesivo. Il minisito stesso serve ad incitare a faxare propaganda elettorale ed altre amenità simili. Pare che non siano bastati, lo scorso giugno.

Nell’ultimo caso, un link che piace ai bloggari d’oltreoceano e un po’ meno a quelli italiani: si può ringraziare Blair per aver appoggiato la campagna in Iraq. Resta un dubbio: chi fornisce i dollari a Jon Sanford non tanto per gestire il sito (ormai il costo è irrisorio), ma piuttosto per comprare così tante Google AdWords, da ormai molti, moltissimi mesi a questa parte?

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    27 Agosto 2004

    Realtà batte Comunicazione 1 a 0

    Enzo Baldoni in giro per il mondoQuando era apparso in video a raccontare di sé a tutto il mondo, tutti hanno avuto una reazione diversa: c’è chi (e non merita un link) ha demenzialmente pensato “un turista in cerca di brividi”, chi l’ha definito il rapito più simpatico della resistenza irakena, chi ha pensato “Che ci fa Enzo - Zonker in TV?”…

    In ogni caso, bisognava riconoscergli una cosa: un grande comunicatore, persino in quel momento. In barba a chi in Italia si dilettava a fare le pulci al suo profilo professionale (”è un pubblicista, non un giornalista” e banalità simili), ha dimostrato per un momento che si poteva coniugare quel mo(n)do onirico di fare pubblicità ed impegno civile profondo, sincero.

    Enzo Baldoni, sì, proprio quello che scriveva su Linus e traduceva Doonesbury per la gioia dei fan italiani, non era solo un pubblicitario in cerca di sensazioni forti. Era una persona che aveva deciso di comunicare con le persone che soffrono dal vivo, non oltre la comoda cortina di un firewall aziendale.

    L’unico problema di tutto ciò è che, semplicemente, il mondo non era pronto, ed il sistema è crashato. Come nei peggio sistemi operativi, Restart the World. Così i potenti di turno potranno giocarci un altro po’.

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    25 Agosto 2004

    Prima le passerelle, poi il cinema, poi il teatro, poi i figli

    Accorsi e LaetitiaLe dichiarazioni di Laetita Casta del tipo ”Nella mia testa i bambini sono tre, quattro. Di più, non so quanti se ne possono fare” faranno pensare ai fan: “Lo fai uno con me?” e ad Accorsi “Uh, questa mi ha incastrato”.

    Non che il cinema possa perdere una grande attrice: per rivalersi sui critici, pare che la nostra si butti al teatro. Bella com’è si direbbe che può ottenere i soldi soltanto mostrandosi mentre fa i servizi di casa: chissà cosa ne penserebbero L’Oreal o le Galeries Lafayette, le aziende per le quali in Francia è onnipresente sui cartelloni pubblicitari e sulle riviste.

    Come già avvenuto per le sorelline Berlusconi formato pin up, è di nuovo Vanity Fair che azzecca l’intervista col personaggio che sollazza i nostri immaginari di vittime della comunicazione. Stavolta ci vengono regalate perle come

    «ci sono io qua con lui. Non un’altra. E ci piace stare insieme. Viviamo a Parigi, Roma, dappertutto. Vivere in due è più erotico che vivere da soli!»

    oppure

    «Abbiamo un cane in comune, un bastardino di nome Anch’io, che si chiama così perché anche lui ha diritto.»

    Forse l’idea della casalinga sexy sui manifesti era più attraente.

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    23 Agosto 2004

    Pro Ana, pro Mia ed altri fans

    Anorexia sucksDi bello, nell’anoressia, c’è ben poco. Ancor meno nella bulimia. Potrebbero bastare le testimonianze drammatiche di chi le ha superate. Poi si potrebbe leggere anche qualche quindicenne che c’è in mezzo e ne è felice: onestamente, vengono i brividi lo stesso.

    Non accenna a sgonfiarsi il fenomeno Pro Ana / Pro Mia: nei giorni scorsi la BBC ha parlato di centinaia di siti britannici (o europei in genere) dedicati alle fans (pochi i maschi, si direbbe) adepte a questi brutti disordini alimentari. Eppure se ne parla già dal 2001, con le solite associazioni britanniche che mettono in guardia dai pericoli derivanti dalla lettura dei siti “anoressici” e ne chiedono l’eliminazione ai provider.

    Effettivamente molti siti ancora segnalati nei motori di ricerca sembrano essere spariti, soprattutto dai server dei vari ISP free. Nel frattempo, la “moda” ha lasciato i confini europei e si è ormai diffusa anche negli Stati Uniti. Siamo arrivati persino alle poesie delle anoressiche:

    «Infinity is so damn sweet
    Your mortal earth cannot compete
    Starving for the other shore
    I will not eat!

    Say it loud & say it now
    I’m anorexic & I’m proud.»
    È difficile, eticamente difficile, decidere se dar ragione alle petizioni contro i siti Pro Ana o a quelle che chiedono che la libertà di comunicare di persone che soffrono di anoressia e bulimia sia garantita. Certo, guardando un po’ dei siti del ring Pro-Ana, si rimane senza parole.

    Forse viene da dire Stop Pro Ana.

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    17 Agosto 2004

    Il maghetto europeo e le statue viventi

    C’era da aspettarselo: le agenzie cercano di far credere che il maggiore concorrente per Harry Potter possa arrivare dagli Stati Uniti. Perché no: il giovane mago suona da sempre sin troppo “europeo” e può essere che anche Susanna Clarke avrà i suoi 5 minuti di gloria presso il vorace pubblico degli adolescenti mondiali. Gli adulti si sorbiranno prima i libri, poi i film, poi il merchandising: cosa non si fa per i propri figli e le loro mode del momento. 

    Il successo di Harry Potter, d’altronde, dura da troppo tempo: difficile non dar ragione a chi vede nello scarso successo europeo dell’ultimo film sull’argomento un primo segnale di declino. Il pubblico cresce e probabilmente molti continueranno a leggere i libri, ma a trovare infantili i film. Il protagonista, d’altronde, cresce ancora più del pubblico (l’adolescenza colpisce ancora) ed è pressoché ridicolo, in questo ruolo.

    La “madre” del mago britannico, Joanne Kathleen Rowling, tra un figlio e l’altro, si gode comunque il suo successo personale. Il suo sito personale impazza e la città di Edimburgo vorrebbe dedicarle una statua. Eppure non si direbbe che sia morta come il più illustre Robert Louis Stevenson. Pare che, contrariamente a quanto comunicatoci recentemente, non voglia più far morire nemmeno la sua creatura preferita: sette libri, per lei, non posson bastare. È dura dar da mangiare a tre figli.

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