ottobre 2004

29 ottobre 2004

Dove vai se non hai l’UsigRai

Tralasciamo il baillame mediatico per la Costituzione Europea: la speranza è che sia qualcosa di “concreto”, non solo un’arma propagandistica nelle mani dei premier degli ormai 25 paesi dell’Unione. Diamo, piuttosto, un occhio al polverone alzato dall’UsigRai a proposito delle immagini della cerimonia ufficiale.

I sindacalisti dell’UsigRai sono spesso in agitazione: guardando il sito ufficiale UsigRai, d’altra parte, è facile rendersi conto che spesso hanno ragione. Che quasi sempre, concretamente, sono l’unica voce “contro” che si alza nel carrozzone pubblico: si leggono storie allucinanti, che mettono in seria discussione la reale libertà di fare informazione nel Paese. Molto inquietanti, visto che quasi tutte vengono alla fine ricondotte a trame di natura politica.

Questa volta il sindacato dei giornalisti Rai ha dichiarato guerra direttamente al Premier, reo di aver appaltato ad un’azienda privata la copertura televisiva dell’evento europeo. Si alzano da varie parti voci preoccupate ed arrabbiate, visto che non è difficile immaginare che sia solo uno dei primi casi di una pratica che, progressivamente, prenderà sempre più piede: il Governo sceglie chi deve seguire la propria attività e quindi come farlo. Ottima idea per avere sì immagini di qualità, ma fin troppo – come dire – “perfette”.

Ciò che fa riflettere è il solito balletto tra sindacato dei giornalisti ed azienda: stavolta, la dirigenza Rai non è chiamata in causa direttamente e non dovendosi difendere si schiera con i propri giornalisti, contro il sindacato. Posizione alquanto bizzarra, che ovviamente i giornalisti rifiutano. Basta leggere la velina dell’AdnKronos sull’argomento, ripresa da tutti i portali: la Rai dice che l’UsigRai offende i giornalisti, i giornalisti dicono che non si sentono offesi dal sindacato ma dalla direzione aziendale, il segretario della Fnsi pensa che la direzione non offenda solo i giornalisti, ma anche la storia dell’azienda.

In tutto ciò, i primi a doversi sentire “offesi”, ma soprattutto “preoccupati”, sono i cittadini europei, che hanno visto le immagini che si voleva far vedere loro. Si trattava di una cerimonia molto “di rappresentanza” e quindi questo potrebbe passare in secondo piano: ma cosa avverrà quando tutta l’attività politica verrà ripresa solo da chi è di fiducia?

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27 ottobre 2004

Infieriamo sullo SMAU

L’edizione 2004 dello SMAU verrà forse ricordata come il punto più basso della storia della manifestazione. Considerando che riflessioni simili si erano udite anche l’anno scorso e quello prima, non è difficile intravvedere una china descendente che mette una certa tristezza. Forse gli ultimi “anni d’oro” erano stati quelli della grande illusione collettiva: ma già allora, non si trattava più del “Salone Macchine Automazione Ufficio” dei decenni precedenti, quanto di una scintillante edizione meneghina del Futurshow di turno, assolutamente mass market.

In questi giorni informatici di spessore come Paolo di eVectors o la premiata ditta Corsini & Bordin di HardwareUpgrade, avevano sollevato perplessità e rimestato ricordi sui tempi che furono. Se Mantellini ha ironizzato sulla solita pseudo-domotica di SMAU, il buon Moruzzi ha sottolineato il “pienone” in termini di spazi e di persone. Sono solo alcune delle tante voci alzatesi per commentare l’evento, dopo averlo visto o dopo aver deciso di non andarci: ecco perché appare ancora più insensato l’articolo entusiasta apparso su Il Sole 24 Ore.

Molti dicono “speriamo nel 2005“, nei tanti progetti di Cazzola che cercheranno di rilanciare un nome che, ai presunti acquirenti aziendali di informatica, ormai fa venire l’orticaria e poco più. Se pensiamo che molte “nuove leve” hanno preferito fare un salto ai WebDays e molti personaggi illustri hanno preferito il Salone del Gusto, potremmo domandarci chi potrà mai cambiare idea e tornare, il prossimo anno, a visitare una fiera che, dice la sfera magica, sarà vista come “il punto più basso della storia di SMAU”. Tanto per cambiare.

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25 ottobre 2004

C’è chi parla con cognizione di causa, c’è chi se la tira…

Questa è l’impressione finale sui WebDays 2004, di cui qualche giorno fa, da queste parti, si criticava la commistione tra “sacro” e “profano”, tra relatori apprezzati e personaggi pseudo – noti della big conversation italiana. Sensazione parzialmente confermata da molti che hanno partecipato all’evento, nel veder continuamente alternati sul palco interventi degni di lode e performance di qualità non eccelsa.

Svettano, su tutti, Mafe de Baggis e Giuseppe Granieri, che ieri pomeriggio hanno illuminato la platea a proposito di social network e cultura dei blog. Una platea sicuramente più “selezionata” di quella che, al mattino, era stata richiamata dall’intervento di un De Kerckhove non particolarmente brillante come era successo in passato, se non per l’invenzione del termine “blogante” come traduzione di “blogger”.

Proprio il pubblico, forse, era l’anello debole della manifestazione: pensiamo all’intervento sugli urban blog di Axell e Kiara, seguito da un’unica domanda vagamente inquietante, “Scusate, mi spiegate come si fa, un blogghe?”… Tutto ciò, tra l’altro, dopo che nella presentazione si era già parlato abbondantemente di cose terra-terra come “cos’è un blog”, “le categorie del blog” e così via.

Ciò che lascia perplessi è che si va alla seconda giornata di un convegno, non considerando la prima, marcatamente più “aperta al grande pubblico”, si scopre che ogni volta bisogna reinventare l’acqua calda. Come se, ad un convegno sulla televisione digitale, si alzasse qualcuno dal pubblico e chiedesse “Shhhhcusate, come si accende la televisione?”… Forse sarebbe il caso di riflettere davvero su eventi che livellino l’audience in modo da renderla più omogenea.

Ricorda un po’ quella tendenza comune a scrivere in ogni libro che parla di Web la storia di Internet, che deriva da ArpaNet etcetera etcetera. Possibile che non ci si possa spostare un po’ più avanti, considerare che in Italia c’è una platea abbastanza interessata ad ascoltare argomenti di un livello più alto? Anche più tecnico, se vogliamo. Si suppone che, all’apparire del patrocinio comunale, debba sempre essere la dimensione divulgativa ad essere premiata. Un intervento come quello di Granieri è stato illuminante per le citazioni colte, che riuscivano a coinvolgere da un lato chi aveva una certa familiarità con questi temi, dall’altra chi veniva da mondi limitrofi come quello della comunicazione ed addirittura della letteratura.

Complimenti, comunque, ad Andrea Toso e soci. Da un punto di vista strettamente blogante, verrebbe da dire che hanno commesso un’unica pecca: dare troppo retta al continuo auto-incensamento delle presunte blogstar nostrane. Alla fine, in questi giorni, abbiamo visto che persone come Granieri o Mafe De Baggis non hanno bisogno di luce riflessa per brillare, da soli. Solo le mezze calzette si auto-esaltano, si auto-pubblicano, si auto-illudono di essere “qualcuno”. Ah, beh…

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20 ottobre 2004

Musica e fantasia

De Gregori e Guccini cantano per Emergency, Laura Pausini canta Madonna, Meg ricanta Toquino e De Moraes con Elio e le Storie tese. Poi dicono che non sono fantasiosi, i cantanti italiani. Chi ha al mondo una così fervida immaginazione, soprattutto nel far parlare di sé?

Questa sembra essere la prima impressione, mentre si spulciano le notizie del mondo musicale italiano. Vista la continua crisi del mercato discografico, ogni plus che si riesce a dare all’artista è una speranza per il successo nei negozi. Forse.

Ad esempio, la notizia che Battiato stia realizzando un inno per il padiglione italiano all’Expo giapponese, in confronto a quelle citate in apertura, appare del tutto secondaria. Questo, forse, perché l’ultimo album ha un discreto successo. Magari ha meno bisogno di ulteriore pubblicità: in altri tempi, qualche astuto PR avrebbe magnificato questa notiziola con chissà quali chicche.

Bella l’iniziativa benefica, senza dubbio. Tanto alla fine è la SIAE che si arricchisce, sull’immancabile bollino. Bella l’idea di tirare in mezzo Madonna, Vasco Rossi e Biagio Antonacci per rivitalizzare un album che rischia di morire (dal sonno) prima della nascita. Ancora migliore l’idea di Meg, che può uscire dall’anonimato grazie all’enorme traino mediatico degli EELST.

Ancora uno sforzo, forse qualcuno la comprerà, una copia di un CD a prezzo intero. Forse.

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14 ottobre 2004

La Chiesa Cattolica italiana ed il mondo della comunicazione

Si lancia in progetti faraonici, la Conferenza Episcopale Italiana, che in un documento schianta-PC (un PDF di 1,3 MB?) ci illustra la propria visione del “nuovo” mondo di quelle che definisce comunicazioni sociali

Il tutto con lati molto positivi, lati oscuri, lati difficili da attuare. Tra i primi, sicuramente, l’osservazione che ci siano troppi sacerdoti in televisione: cosa non deprecabile di per sé, ma per il messaggio che gli stessi vorrebbero portare. O quello che, al di là degli buone intenzioni, passa davvero.

Tra quelli più oscuri, il desiderio impellente di attribuire ad ogni diocesi un ufficio stampa, con tanto di portavoce ufficiale del vescovo. Cosa hanno da comunicare, di particolarmente interessante? Quanta disponibilità sincera possono ottenere presso i mass media e quanto, invece, filtrerà nelle pagine locali per le solite amicizie fraterne tra direttori di giornali e potentato locale?

Tra le tante proposte, alcune sono molto interessanti (altre molto discutibili). Quella di dotare ogni parrocchia di un sito Web appare affascinante ma di difficile attuazione pratica. A meno che non si voglia percorrere la strada di una paginetta statica per ogni chiesa della diocesi, la prospettiva ancora più sbiadita è quella dei soliti siti caserecci con tante gif animate e pochi contenuti aggiornati. Un vero peccato (è il caso di dirlo).

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13 ottobre 2004

WebDays 2004, a Torino

WebDays 2004, a Torino

In una città che sembra sempre più morire, lentamente ma inesorabilmente, dal punto di vista economico, ogni movimento che muove almeno un po’ le acque è gradito. Tanto più se tocca la sfera culturale.

In quello che per molti torinesi è uno scempio artistico e per altri è uno spazio di incontro con le istituzioni, aliasi Atrium Torino, dal 22 al 24 ottobre prossimi si terrà WebDays 2004, una manifestazione che cerca di raccogliere spunti sul mondo dei blog e dei social network. Tra gli appuntamenti imperdibili, un incontro con Mafe de Baggis.

Rimane qualche perplessità, invece, su altri relatori invitati a discettare di queste tematiche interessanti. Non si parla del “solito” De Kerckhove, che ha avuto da sempre il ruolo istituzionale di sdoganarle in ambiente accademico, o del buon Granieri, che ha sicuramente voce in capitolo. Però, si rimane perplessi leggendo di altri illustri sconosciuti che appaiono nella colonna “Partecipano” del sito.

Va bene essere amici degli organizzatori di un evento, ma non per questo si è titolati a diventare esperti di qualsiasi tematica l’evento stesso tratti. Se poi, invece, vogliamo buttarla sui tarallucci e sul vino: evviva, siamo tutti bloggari, siamo tutti ammmmici.

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8 ottobre 2004

Un’Ansa nuova di zecca (forse)

Dopo aver mantenuto per anni la solita grafica, l’Ansa si sveglia e ne propone una nuova: peccato che, proclami a parte, non è poi così dissimile dalla vecchia. Continuiamo ad avanzare dubbi sui gusti grafici della direzione, ma vabbé: se si amano così tanto blu acqua scuro e verde acqua chiaro, non c’è redesign che tenga. Come al solito, nel canale “Internet” vengono rifilate tutte le notizie che hanno un vago sentore tecnologico ed evidentemente i redattori non sanno dove infilare. Insomma: cambia molto, cambia nulla.

La novità più interessante, piuttosto, è quella che si cela sotto l’etichetta “News Alert“: l’Ansa propone i feed RSS. I diritti, comunque, sono solo per l’uso personale: sugli aggregatori appare una sintesi della sintesi già pubblicata sul Web. Le notizie, quelle vere, sono come sempre a pagamento per gli operatori di uffici stampa e redazioni aziendali. Le aziende interessate ad un uso commerciali dei feed possono, a loro rischio e pericolo, chiedere un preventivo.

Tra i primi effetti della novità, l’ennesima trovata dell’infaticabile Gianluca Neri, che propone anche un'”A Klip” per chi utilizza KlipFolio, uno dei pochi prodotti intellegibili ai più in questo settore. Forse forse, con queste novità, l’anima comunicativa dell’XML di cui si parlava ad agosto comincia a sbucare: grazie alla tecnologia, ma non intrappolata nella tecnologia stessa.

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7 ottobre 2004

È il turno di NoiCom…

C’erano una volta PlugIt ed Edisontel, le società telefoniche più coinvolte negli scandali sui dialer. C’era una volta Freedomland, la creaturina di Virgilio Degiovanni all’apogeo del delirio pseudo-internettiano di qualche annetto fa. Presto tutte queste meravigliose realtà impenditoriali (…) saranno anche quotate, sotto il nuovo nome di Eutelia. Corriamo a comprare le azioni…

Nel frattempo, questa sorta di mostro telefonico ingurgita aziende che, al contrario, hanno alle spalle tutt’altra immagine: i marchi NoiCom e NetManager sono nella mente di centinaia di migliaia di utenti italiani, con un vissuto molto positivo alle spalle. Chi nel NordOvest non ricorda le campagne di NoiCom, ad esempio? Chi non ha assistito, appena pochi mesi fa, all’amministratore delegato Adriano De Luca che parlava con piglio imprenditoriale dei successi “della sua creatura”?

Effettivamente, il successo era reale. NoiCom era l’unica società telefonica regionale che sembrava reggere: tutte le altre erano finite nel calderone di Piol, Elitel. Alle spalle, d’altronde, c’erano AEM Torino e Comune di Torino: l’acquisizione di Planetwork aveva spinto l’operatore persino a pensare in termini nazionali. Poi sono iniziati le assemblee straordinarie, la cassa integrazione, la fuga degli azionisti

Oggi rimane un “problemino” da risolvere, per il mostro mangiatutto Eutilia: cosa fare dei 140 dipendenti di NoiCom? Ieri sera a Torino tirava un’area veramente desolante: le vie del centro erano tappezzate di volantini dei lavoratori in sospeso, che lentamente marciavano dal Comune a Piazza Castello, la piazza principale della città, accompagnati dalle musiche di Manu Chao. Un principio di insubordinazione civile contro i trasferimenti forzati. I più attenti avranno ricordato le vicende di Wind ad Ivrea: tira pessima aria, in Piemonte. Massima solidarietà.

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4 ottobre 2004

Il mondo dei media è più gayo di quanto sembri, gli spettatori meno…

Da una parte, i “Campioni” di Italia Uno che si abbracciano, dall’altra, il ritardo nell’uscita di Alexander per le presunte scene di sesso con uomini, donne e tendenzialmente qualsiasi cosa si muova…

[Continua…]

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1 ottobre 2004

Marketing diretto e motori di ricerca

Qualche giorno fa si chiacchierava su dot-coma a proposito dell’evento Le nuove frontiere del data base marketing, tenutosi ieri a Milano con la partecipazione delle solite facce note degli operativi del marketing italiano e qualche luogotenente delle properties del Web: a dire il vero, sino a qualche mese fa erano i secondi ad aver preso il sopravvento. Oggi, fortunatamente, si vedono di nuovo più buyer che starlette e questo è solo un bene, per tutto il settore.

A fine convegno, il brillante Amministratore delegato Elio Schiavo di Consodata (un quarantenne che farà strada) ha concluso citando ironicamente i commenti apparsi su dot-coma. Colpo di scena che ha strappato un sorriso a tutti i partecipanti ed ha fatto sobbalzare sulla sedia gli autori dei commenti. :-D

Potenza dei motori di ricerca, verrebbe da pensare. Il blog di Massimo Moruzzi ha un ranking elevato su Google ed effettivamente, cercando alcuni dei termini relativi al nome del convegno, il post (che in realtà parlava di tutt’altro) appare nella prima pagina dei risultati. Sia onore a Schiavo per aver ironicamente preso in considerazione la pubblicità indiretta: forse questa storiella potrebbe essergli utile per riflettere sul portafoglio prodotti della sua azienda.

Per quanto leader di mercato, infatti, la sua azienda come tutte le altre del settore soffre per i risvolti della strampalata normativa sull’elencone impossibile. Come notavano i relatori del convegno, in Italia solo un martire opterebbe per un opt-in nelle liste di direct marketing, vista l’immagine che i media diffondo a spron battuto di questo tipo di attività promozionale e visti i risultati disastrosi di molte campagne door to door: quante caselle condominiali recano la scritta “No pubblicità!” e similari, vista la continua invasione di opuscoletti dei supermercati… Poi ci si meraviglia che il 92% delle persone consideri le telefonate commerciali un disturbo alla privacy.

Proprio il door to door, d’altra parte, sembrerebbe la risposta ai vari divieti di utilizzare liste pubbliche per le sempre più sofisticate tecniche di marketing diretto. Perché, invece, non cominciare a dare un minimo di contenuti alla pubblicità diretta? Sembra che Consodata abbia profili completissimi di molti di noi, specie di noialtri che abbiamo compilato il questionario allegato alle Pagine Gialle tanto per vedere cosa ci mandavano o sperando nei ricchi premi. Chi l’ha detto che non si voglia ricevere anche qualcosina di veramente mirato, ogni tanto? Altrimenti, continueremo ad usare sempre più i motori di ricerca che, nella fuffa dei milioni di risultati, riescono a garantire un contesto alla pubblicità.

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