
In una città che sembra sempre più morire, lentamente ma inesorabilmente, dal punto di vista economico, ogni movimento che muove almeno un po’ le acque è gradito. Tanto più se tocca la sfera culturale.
In quello che per molti torinesi è uno scempio artistico e per altri è uno spazio di incontro con le istituzioni, aliasi Atrium Torino, dal 22 al 24 ottobre prossimi si terrà WebDays 2004, una manifestazione che cerca di raccogliere spunti sul mondo dei blog e dei social network. Tra gli appuntamenti imperdibili, un incontro con Mafe de Baggis.
Rimane qualche perplessità, invece, su altri relatori invitati a discettare di queste tematiche interessanti. Non si parla del “solito” De Kerckhove, che ha avuto da sempre il ruolo istituzionale di sdoganarle in ambiente accademico, o del buon Granieri, che ha sicuramente voce in capitolo. Però, si rimane perplessi leggendo di altri illustri sconosciuti che appaiono nella colonna “Partecipano” del sito.
Va bene essere amici degli organizzatori di un evento, ma non per questo si è titolati a diventare esperti di qualsiasi tematica l’evento stesso tratti. Se poi, invece, vogliamo buttarla sui tarallucci e sul vino: evviva, siamo tutti bloggari, siamo tutti ammmmici.
Dopo aver mantenuto per anni la solita grafica, l’Ansa si sveglia e ne propone una nuova: peccato che, proclami a parte, non è poi così dissimile dalla vecchia. Continuiamo ad avanzare dubbi sui gusti grafici della direzione, ma vabbé: se si amano così tanto blu acqua scuro e verde acqua chiaro, non c’è redesign che tenga. Come al solito, nel canale “Internet” vengono rifilate tutte le notizie che hanno un vago sentore tecnologico ed evidentemente i redattori non sanno dove infilare. Insomma: cambia molto, cambia nulla.
La novità più interessante, piuttosto, è quella che si cela sotto l’etichetta “News Alert“: l’Ansa propone i feed RSS. I diritti, comunque, sono solo per l’uso personale: sugli aggregatori appare una sintesi della sintesi già pubblicata sul Web. Le notizie, quelle vere, sono come sempre a pagamento per gli operatori di uffici stampa e redazioni aziendali. Le aziende interessate ad un uso commerciali dei feed possono, a loro rischio e pericolo, chiedere un preventivo.
Tra i primi effetti della novità, l’ennesima trovata dell’infaticabile Gianluca Neri, che propone anche un’”A Klip” per chi utilizza KlipFolio, uno dei pochi prodotti intellegibili ai più in questo settore. Forse forse, con queste novità, l’anima comunicativa dell’XML di cui si parlava ad agosto comincia a sbucare: grazie alla tecnologia, ma non intrappolata nella tecnologia stessa.
C’erano una volta PlugIt ed Edisontel, le società telefoniche più coinvolte negli scandali sui dialer. C’era una volta Freedomland, la creaturina di Virgilio Degiovanni all’apogeo del delirio pseudo-internettiano di qualche annetto fa. Presto tutte queste meravigliose realtà impenditoriali (…) saranno anche quotate, sotto il nuovo nome di Eutelia. Corriamo a comprare le azioni…
Nel frattempo, questa sorta di mostro telefonico ingurgita aziende che, al contrario, hanno alle spalle tutt’altra immagine: i marchi NoiCom e NetManager sono nella mente di centinaia di migliaia di utenti italiani, con un vissuto molto positivo alle spalle. Chi nel NordOvest non ricorda le campagne di NoiCom, ad esempio? Chi non ha assistito, appena pochi mesi fa, all’amministratore delegato Adriano De Luca che parlava con piglio imprenditoriale dei successi “della sua creatura”?
Effettivamente, il successo era reale. NoiCom era l’unica società telefonica regionale che sembrava reggere: tutte le altre erano finite nel calderone di Piol, Elitel. Alle spalle, d’altronde, c’erano AEM Torino e Comune di Torino: l’acquisizione di Planetwork aveva spinto l’operatore persino a pensare in termini nazionali. Poi sono iniziati le assemblee straordinarie, la cassa integrazione, la fuga degli azionisti…
Oggi rimane un “problemino” da risolvere, per il mostro mangiatutto Eutilia: cosa fare dei 140 dipendenti di NoiCom? Ieri sera a Torino tirava un’area veramente desolante: le vie del centro erano tappezzate di volantini dei lavoratori in sospeso, che lentamente marciavano dal Comune a Piazza Castello, la piazza principale della città, accompagnati dalle musiche di Manu Chao. Un principio di insubordinazione civile contro i trasferimenti forzati. I più attenti avranno ricordato le vicende di Wind ad Ivrea: tira pessima aria, in Piemonte. Massima solidarietà.
Da una parte, i “Campioni” di Italia Uno che si abbracciano, dall’altra, il ritardo nell’uscita di Alexander per le presunte scene di sesso con uomini, donne e tendenzialmente qualsiasi cosa si muova…
[Continua…]
Qualche giorno fa si chiacchierava su dot-coma a proposito dell’evento Le nuove frontiere del data base marketing, tenutosi ieri a Milano con la partecipazione delle solite facce note degli operativi del marketing italiano e qualche luogotenente delle properties del Web: a dire il vero, sino a qualche mese fa erano i secondi ad aver preso il sopravvento. Oggi, fortunatamente, si vedono di nuovo più buyer che starlette e questo è solo un bene, per tutto il settore.
A fine convegno, il brillante Amministratore delegato Elio Schiavo di Consodata (un quarantenne che farà strada) ha concluso citando ironicamente i commenti apparsi su dot-coma. Colpo di scena che ha strappato un sorriso a tutti i partecipanti ed ha fatto sobbalzare sulla sedia gli autori dei commenti. 
Potenza dei motori di ricerca, verrebbe da pensare. Il blog di Massimo Moruzzi ha un ranking elevato su Google ed effettivamente, cercando alcuni dei termini relativi al nome del convegno, il post (che in realtà parlava di tutt’altro) appare nella prima pagina dei risultati. Sia onore a Schiavo per aver ironicamente preso in considerazione la pubblicità indiretta: forse questa storiella potrebbe essergli utile per riflettere sul portafoglio prodotti della sua azienda.
Per quanto leader di mercato, infatti, la sua azienda come tutte le altre del settore soffre per i risvolti della strampalata normativa sull’elencone impossibile. Come notavano i relatori del convegno, in Italia solo un martire opterebbe per un opt-in nelle liste di direct marketing, vista l’immagine che i media diffondo a spron battuto di questo tipo di attività promozionale e visti i risultati disastrosi di molte campagne door to door: quante caselle condominiali recano la scritta “No pubblicità!” e similari, vista la continua invasione di opuscoletti dei supermercati… Poi ci si meraviglia che il 92% delle persone consideri le telefonate commerciali un disturbo alla privacy.
Proprio il door to door, d’altra parte, sembrerebbe la risposta ai vari divieti di utilizzare liste pubbliche per le sempre più sofisticate tecniche di marketing diretto. Perché, invece, non cominciare a dare un minimo di contenuti alla pubblicità diretta? Sembra che Consodata abbia profili completissimi di molti di noi, specie di noialtri che abbiamo compilato il questionario allegato alle Pagine Gialle tanto per vedere cosa ci mandavano o sperando nei ricchi premi. Chi l’ha detto che non si voglia ricevere anche qualcosina di veramente mirato, ogni tanto? Altrimenti, continueremo ad usare sempre più i motori di ricerca che, nella fuffa dei milioni di risultati, riescono a garantire un contesto alla pubblicità.