14 Dicembre 2004

Alla riscossa contro le vanzinate

Il punto inglorioso toccato da Aldo, Giovanni e Giacomo con La leggenda di Al, John e Jack meritava vendetta: di fatto, i tre sono spesso stati un’eccezione positiva nel mondo comico natalizio italiano popolato da “vacanzieri” volgarotti. Nonostante qualche mese fa era stata diffusa la notizia che quest’anno la vanzinata non ci sarebbe stata, all’improvviso le città italiane sono state invase dai mega cartelloni rossi con le faccione di Boldi e De Sica, oltre alla consueta campagna televisiva (tra trailer ed ospitate).

A far loro concorrenza, appunto, l’ampia campagna su affissioni e soprattutto luoghi e mezzi pubblici (autobus, pavimenti delle stazioni e così via) di La conosci Claudia?, il film che deve far dimenticare il precedente, ambientato negli anni Cinquanta, che ancora oggi provoca l’orticaria. Speriamo solo che, almeno, il nuovo film faccia ridere: per molti questa sembra una sorta di “ultima chance” che il pubblico concede ai tre purché tornino a far ridere e non giochino più a fare gli pseudo-attori.

La distribuzione di ben 550 copie del film dovrebbe garantire un “muro” sufficiente rispetto non solo a De Sica & C., ma anche a Shrek 2 e Ocean’s Twelve: per gli altri film, probabilmente, non ci sarà proprio spazio. Considerando che l’anno scorso gran parte dei contributi statali al cinema italiano sono andati al film natalizio dei Vanzina, ci sarebbe da augurarsi che almeno quest’anno la distribuzione riguardi qualche produzione in più, fosse anche La conosci Claudia?. Gli attori italiani come Ottavia Piccolo recitano con Aldo, Giovanni e Giacomo probabilmente proprio perché altrimenti non potrebbero nemmeno “ambire” ad un ruolo nel film di cassetta vanziniano, che utilizza principalmente volti televisivi à la Ron Moss.

Buona fortuna ai tre, dunque, che almeno ci provano. Certo la scelta di Paola Cortellesi come femme fatale potrebbe lasciare perplessi, ma è pur vero che l’attrice ha una visibilità televisiva sufficiente ad aumentare le chance di attirare il grande pubblico. Riguardo alla trama: lasciamo perdere, è sempre la solita, come per i Vanzina.

  • Permalink • Stampa • 2 commenti

    7 Dicembre 2004

    Treni vs. Aerei, 1 a 0

    Un servizio su cui varrebbe la pena di investire in questo momento storico dell’Europa? I trasporti. Ad osservare le migliaia di persone che ogni giorno si muovono all’interno dei nostri Paesi e sempre più tra Paesi diversi, ci si può agevolmente rendere conto di quanto possa essere interessante questo settore industriale. Treni, aerei o auto: i mezzi sono i più diversi, così come le finalità dei movimenti. C’è chi si sposta per lavoro, chi per passione, chi per incontrare i propri familiari, chi per motivi di salute. Ognuno di queste occasioni di viaggio ha budget e flessibilità diversi: i vettori aerei sono i primi che se ne sono resi conto e così hanno progressivamente differenziato la propria offerta.

    Questo ha richiesto una tale flessibilità nella profilazione delle tariffe da rendere necessario introdurre sistemi sempre più avanzati di ticketing: da un lato tariffe flessibili in base a data di prenotazione ed orari, dall’altro, la necessità di erogare ticket elettronici non solo via Web, ma anche da parte dei più tradizionali agenti di viaggio, anche a distanza ravvicinata dalla partenza. Tutto meraviglioso ed efficiente… Peccato che i voli delle compagnie europee saltano a più non posso.

    Alitalia è leader in questa specialità olimpica: scioperi, fermi per nebbia, ritardi, soppressioni. Non c’è da meravigliarsi che Trenitalia stia guadagnando nuovo terreno con le sue offerte dedicate a clientele differenziate: muoversi in poche ore tra Roma Termini e Milano Centrale è decisamente più comodo e veloce di (riuscire ad) arrivare a Fiumicino o a Milano Malpensa. All’estero non è molto differente: i TGV, ad esempio, sono una valida alternativa agli aerei. Viva i treni: inquinano meno, costano meno, funzionano sempre. Se solo li pulissero, ogni tanto…

  • Permalink • Stampa • Commenti
    Made with WordPress and Semiologic • Boxed skin by Denis de Bernardy