28 Gennaio 2005

Basta un’e-mail, basta pagare

Secondo Stanca, mandare una comunicazione allo Stato costa 20 Euro. Con la nuova normativa sulla Posta elettronica certificata, approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, il prezzo della comunicazione dovrebbe arrivare a circa 2 Euro. Con tutti i vantaggi, economici e non, che l’uso della posta elettronica comporta.

Vantaggi che, tuttavia, non sono poi così immaginifici: tutta la flessibilità che ha reso l’e-mail prima lo strumento principe nella comunicazione aziendale e poi l’ha travolto per l’eccessiva presenza di virus e spam, si perde definitivamente tra i meandri della burocrazia. È vero, le comunicazioni saranno “protette”, di fatto blindate: ma l’uso quotidiano di questi strumenti è praticamente fuor di luogo. Il vantaggio di uffici pubblici e privati paperless si scontra con l’uso proibitivo del mezzo.

Il Ministero usa più volte la metafora della posta raccomandata, con ricevuta di ritorno: il mezzo più vetusto per comunicare formalmente con enti pubblici, aziende e cittadini, eppure l’unico riconosciuto dalla Normativa. Accettando la metafora, l’e-mail tradizionale sarebbe equiparabile alla posta tradizionale, lo spam alle direct mail non troppo targetizzate che intasano le caselle postali nel meatspace. Il dubbio, allora, è: perché non proporre una via di mezzo, una sorta di posta prioritaria?

Ognuno di noi, soprattutto nella burocratica Europa, ha la necessità di comunicare velocemente anche con istituzioni ed aziende. Ma non sempre, ad esempio, si potrebbe aver voglia di comunicare al proprio capo una giornata di malattia utilizzando i fantasiosi kit proposti dai certificatori, di fatto tutti soggetti riconducibili al mondo bancario, sebbene la fase di sperimentazione aveva visto interagire aziende di tutte le dimensioni, anche private, magari specializzate in e-business e dintorni.

Basterebbe un’e-mail un filo più sicura di quella tradizionale: qualcosa di pagabile pochi centesimi (millesimi, magari) di Euro, ma che di sicuro arrivi al destinatario senza essere scambiata per spam, anche allegando documenti pesanti o eseguibili. Ed invece no, la via europea (soprattutto quella italiana) all’e-mail certificata non ammette vie di mezzo: o un’e-mail gratuita senza nessuna valenza legale, o un pacchetto blindato che, si spera, forse verrà letto da quegli impiegati che, prima, dovrebbero imparare ad utilizzare quella base.

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    25 Gennaio 2005

    Una piccola stella italiana (?) brilla in Europa

    Il logo ItaltelPiù che l’entusiasmo inguistificato per il quarto posto dei .it tra i domini europei (vedi giù), potrebbe sostanziarsi quello per lo studio di Dittberner che mette Italtel al primo posto tra i fornitori di tecnologie Voice over IP per i mercati EMEA e tra i primi cinque attori mondiali del comparto.

    In realtà, di italiano Italtel non ha la proprietà, quanto il nome, ereditato dalla ex-gestione pubblica del Gruppo Stet, ma soprattutto le persone: i professionisti del Gruppo sono per la maggior parte italiani. La clientela, al contrario, è molto eterogenea: a parte Fastweb e Telecom Italia, i principali clienti sono le aziende di telecomunicazioni europee e sudamericane.

    La notizia, tra l’altro, è un bell’esempio di comunicazione finanziaria: in vista della probabile quotazione, Italtel da tempo segnala al mercato, con discrezione, i suoi piccoli - grandi successi. Bell’evoluzione, soprattutto, per la comunicazione di un’azienda che, con un padre tedesco (Siemens) ed una madre italiana (Telecom Italia conserva ancora oggi una quota di minoranza), ha saputo risorgere dalle difficoltà di continue scissioni, fusioni ed evoluzioni varie per divenire leader di mercato e grande partner di Cisco per l’Europa.

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    21 Gennaio 2005

    Un milione di domini .it

    Complimenti ad Aruba per aver conseguito un altro primato: la registrazione del milionesimo dominio .it presso la Registration Authority del CNR. Poca simpatia, invece, per chi sta utilizzando il dominio in questione per ottenere visibilità del tutto gratuita ed immeritata.

    Tra i due estremi, un pensiero va anche alle 15.000 piccole aziende, persone ed istituzioni che ogni mese decidono di aprire un proprio spazio virtuale “targato Italia”: contribuiscono a far crescere lo spazio virtuale che, nel nostro Paese, è ancora troppo limitato. Se rimaniamo in termini di numeri, ad esempio, gli 8,2 milioni di .de possono solo farci impallidire.

    L’impennata nelle registrazioni è dovuta da una parte al principale attore sul mercato, l’Aruba di cui sopra, di aver venduto da ormai diversi anni spazi Web di qualità a prezzi irrisori; dall’altra, alla politica di liberalizzazione nelle registrazioni, che dall’eccessiva rigidità iniziale (un solo dominio per ogni titolare di partita IVA) si è avviata verso un’apertura completa per i cittadini e le organizzazioni europee.

    Chissà se il giovane Luca Vullo saprà godere della fama giuntagli improvvisamente sul collo (virtuale): non si può non augurarglielo, sperando di poter festeggiare presto i 2 milioni di domini senza le registrazioni demenziali che, inevitabilmente, giungerebbero qualora si decidesse di aprire il registro ad attori di tutto il mondo. Chissà, soprattutto, se il tanto citato .eu raggiungerà traguardi interessanti in breve tempo: non si direbbe, viste le premesse.

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    18 Gennaio 2005

    Uniti si vince (forse)

    I club di calcio italiani si mettono d’accordo: non tutti (e ti pareva), ma stavolta con un obiettivo preciso, rinegoziare i diritti televisivi…

    [Continua…]

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    14 Gennaio 2005

    Selezionatevi un interprete, piuttosto

    Qualche mese fa la maggior azienda europea di lavoro interinale ha lanciato una mega campagna di recruitment interno, per il mercato italiano. Uno degli step essenziali per andare avanti nel processo, che viene seguito a livello nazionale, è la compilazione, via Web, di tre test: inglese, Excel 2000 (nuovo, eh), Word 2002.

    Questi due ultimi test, in particolare, sono evidenti traduzioni dall’inglese. Traduzioni penose, verrebbe da dire. Ecco, ad esempio, l’accoglienza di quello relativo ad Excel…

    «La vostra prova è in una disposizione di multiplo-scelta. Sarete presentati con parecchie risposte possibili per ogni domanda; legga prego con attenzione ogni domanda prima della risposta esso. Selezioni la risposta migliore a partire dalle scelte date. Se la risposta che pensate fosse corretta non è offerta, non seleziona la risposta più corretta a partire dalle scelte disponibili. Accertisi prego che la risposta voi prescelti sia la vostra risposta finale prima di continuare alla domanda seguente.

    Il sistema difficile nota la vostra prima risposta soltanto! Una volta che avete passato verso una nuova domanda della prova, non siete permessi andare indietro e cambiare c’è ne risposte precedentemente presentate. Il salto delle domande non è permesso. Se siete incerti quanto alla risposta corretta, presenti prego la vostra congettura migliore.»

    Imbarazzante, non c’è che dire. I test appaiono molto più difficili del previsto perché, semplicemente, le traduzioni delle risposte sono in pessimo italiano o addirittura sbagliate. Altro che comunicazione interna, employment branding ed altre aspirazioni da multinazionali: le aziende europee dovrebbero prima iniziare a parlare le lingue straniere, come i bambini che vanno alle scuole elementari, non all’università.

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