10 febbraio 2005

Metti caso che un politico voglia improvvisarsi blogger…

Non ci si può esimere dal partecipare all’ampia conversazione avviata da Luca De Biase che, col suo consueto acume, propone alla blogosfera di suggerire ad un politico, presumibilmente italiano, cinque idee per approdare felicemente sulla Rete ed in particolare aprire un blog. Proviamoci, dopo aver letto già numerosi suggerimenti altrui: proviamoci pur essendo controcorrente, rispetto al generale entusiasmo sul tema…

  1. Rinuncia in partenza, se ambisci ad una responsabilità maggiore del consigliere di circoscrizione. L’impegno quotidiano che richiede un blog non è verosimilmente conciliabile con un lavoro di responsabilità. Di Mauro Lupi, che riesce a conciliare lavoro di alto livello e blog, ce ne sono pochi. E con tutta la stima che ho per lui, è comunque, una persona che vive di Rete e parla di Rete. Un politico professionista non vive di Rete, non ha tempo per leggere post a destra e a manca, non ha tempo per scrivere post seri.
     
  2. Valuta la possibilità di aprire un Forum, piuttosto che un blog. Riuscirai a lanciare temi di tuo interesse, valutando il feedback sulla qualità del tuo programma e, una volta eletto, verificando la coerenza della tua attività. Nomina una persona del tuo staff moderatore e partecipa leggendo, seppur saltuariamente, le risposte ai temi che lanci. Altrimenti, fai lanciare le discussioni agli altri e scrivi un tuo commento solo se hai una posizione chiara sull’argomento in discussione. Ovviamente, prendi spunto dai “temi caldi” per orientare la tua attività. Fiorello Cortiana ci ha provato, con esiti altalenanti.
     
  3. In alternativa al blog, se sei abbastanza scafato con la Rete potresti valutare la possibilità di un Wiki. Sebbene sia vero che in Italia non sono granché diffusi, potrebbero essere la prossima ondata calda, più della moda attuale dei blog. Col Wiki potresti, in prospettiva, scrivere intere proposte di legge insieme alle persone che vi partecipano. Tuttavia, valuta bene chi sono i tuoi partner nell’iniziativa. Soprattutto, non usarlo come un mezzo promozionale: fa una certa tristezza vedere abbandonato così l’esperimento di Aronchi. Lo stesso Caravita, partner di alto livello del progetto, è tornato a tempo pieno sul suo blog.
     
  4. Se proprio non resisti all’idea di aprire un blog, prova con un blog personale. Prova a dare in pasto agli elettori un po’ della tua vita personale, esponiti. Sai già che non riusciresti mai a mantenere un blog “serio”, prova almeno ad utilizzare il mezzo come è nato: un luogo personale, in appendice alla propria pagina personale, per annotare le cose che ti sembrano cool mentre navighi sulla Rete. Ovviamente non esagerare come Miss Understanding, che con la sua forse eccessiva simpatia ha rischiato di non avere abbastanza credibilità una volta scesa in politica.
     
  5. Chiedi aiuto a tuo figlio. Se sei un politico ultraquarantenne, è quasi sicuro che ne sappia più di te. Probabilmente, lui un blog ce l’ha già. Chiedigli come iniziare, quale piattaforma usare, quali blog legge. Prova ad iniziare da lì ad entrare in questa maledetta grande conversazione. Se proprio non ci riesci, lascia stare: se non ti viene proprio da commentare nei blog altrui, difficilmente accetterai che qualcuno lo faccia sul tuo. Peraltro, se tuo figlio ride all’idea che tu voglia aprire un blog, cerca di capire il perché. Forse perché non sai nemmeno usare la posta elettronica?

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Comments on Metti caso che un politico voglia improvvisarsi blogger… »

[…] salendo l’attenzione del mondo politico verso i fenomeni della Rete sociale, molti di noi avevano partecipato al dibattito lanciato da Luca De Biase sulle tecniche e le strategie da adottare nel confronto con l’esigente pubblico di blog e dintorni. […]

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