29 Aprile 2005

Corsi e ricorsi storici (purtroppo)

Cinque baldi navigatori si mettono insieme, aprono un sito e guadagnano 500.000 $ l’anno grazie alla pubblicità. Il motore di ricerca leader di mercato, d’altronde, offre nuove possibilità di pianificazione pubblicitaria: si pagano le impression (con un classico modello CPM). Gli analisti di Morgan Stanley sostengono che «l’impatto di Internet è appena iniziato», confrontando i boom in borsa delle principali dot-com.

Non si sta copia/incollando un morceau pre - esplosione bolla speculativa: a quei tempi di articoli così se ne leggeva ovunque e le cifre erano ancora più gonfiate. Si stanno riportando dei collegamenti a notizie attuali, attualissime: tutte pubblicate nell’ultima settimana, tutte dal sapore stantìo, fin troppo amarognolo. Ci stiamo ricascando. Non sono più i “portali” a tirare, ma i “blog”, non sono più i venture capitalist ad investire ma soggetti molto più visibili: eppure, ciò che non cambia affatto è che si vuole mettere la pubblicità al centro di ogni possibile revenue model. Stavolta è Google a farla da padrone e si spera che le sue spalle larghe serviranno a non farci ricadere tutti nel baratro. Ma una ventata di aria veramente fresca non dispiacerebbe.

I progetti innovativi, nota Metitieri, ci sarebbero: Flickr, ad esempio, potrebbe andare molto lontano. Potrebbe, se il neo-acquirente Yahoo! non ne volesse tarpare immediatamente le ali, imbottendolo di pubblicità. Fa effetto vedere quante persone hanno acquisito lo status “Pro”: per 24,95 dollari si può acquistare per sé o per i propri amici la possibilità di uploadare una quantità infinita di foto.

Tanti sono gli europei (anche gli italiani, incredibile) che hanno fatto questo piccolo investimento, magari attratti dal cambio favorevole. Sarebbe bello che ci fossero tanti servizi così, ben ideati e onesti: alla faccia del CPM.

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    26 Aprile 2005

    Lo Spam non è solo inutile: è anche ridicolo

    Ormai è abitudine diffusa acquistare una protezione antispam per la propria casella di posta. Capita, tuttavia, che lo spam continui ad arrivare, anche su indirizzi che si è sempre cercato di tenere lontani dalla pubblica diffusione. In questi casi, non si può che - con un sospiro - cestinare il messaggio senza nemmeno aprirlo.

    Qualora invece, casualmente, gli si dedicasse un po’ di attenzione, si potrebbero leggere capolavori di questo calibro…

    From:  Earle Palmer <VQGLZDMFXADK@uswestmail.net>
    Date:  24 Apr 2005, 10:31:26 AM 
    Subject:  Tha new Carttier repliccas are here barbudo 

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    of the bast brand s in the world!
    Impress you’re lady with carttier, roleex, braitling and more…
    You naame it - We got it!

    mmmmm show me more :-)
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    Solo un pazzoide, si suppone, potrebbe leggere l’e-mail e restarne così affascinato da cliccare sul link e addirittura inviare dei soldi al mittente (dire “comprare qualcosa” è troppo, visto il rischio realistico di truffa). Qual è la ragione profonda di tutto questo spreco di risorse?

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    22 Aprile 2005

    E la buzzword del 2005 è: blog

    Un annetto fa sembrava che tutti andassero pazzi per i social network: non sembra che abbiano fatto grossi passi in avanti, nei mesi successivi, LinkedIn a parte. Ora il tema dominante è quello dei blog: ma non più tra gli addetti ai lavori e tra i blogger, ma in tutto il mondo dei media e progressivamente degli affari.

    «Now it’s getting completely mainstream», nota Neville Hobson a proposito degli articoli di Business Week e Wall Street Journal a proposito della “rivoluzione” dei blog. Nei giorni scorsi Il Corriere della Sera aveva parlato delle “star che si ribellano ai blog“, oggi Microsoft spara numeri a casaccio per mostrare quanti blog è riuscita a tirar su da inizio 2005, quando è iniziata la febbre.

    Grandi eventi come la tragedia dello tsunami, la morte di Giovanni Paolo II, l’elezione di Ratzinger hanno assunto non solo un profilo mediatico mai visto prima, ma sono stati anche i fenomeni che nel 2005 hanno dato la spinta propulsiva al blog for dummies. Una piattaforma solo italiana come Splinder vanta già 110.000 blog e la crescita si misura in migliaia di nuovi blog alla settimana. Eventi come WebDays riescono a conquistare l’attenzione delle istituzioni e c’è da scommetterci che gli esperimenti dei politici, non tutti felici come quello di Bassolino, avranno nuovo smalto nelle prossime elezioni politiche.

    Ma ormai i blog trasbordano anche su altri media non testuali: Marco Montenegro, che già di per sé è un aficionado del mezzo, citava qualche giorno fa l’esigenza di Nbc di innovare le proprie trasmissioni proprio attraverso i blog. Chissà se ci riusciranno, al di là dell’ovvia operazione di facciata di affidare ad un redattore della trasmissione di punta il blog a nome del conduttore famoso.

    L’articolo di Business Week, comunque, è sicuramente quello più interessante e probabilmente di impatto: l’aver dedicato la copertina al tema è segno di una rinnovata attenzione al tema molto più del blog lanciato per l’occasione, non del tutto rodato. La lettura è consigliatissima soprattutto per comprendere come si vuol presentare il fenomeno ai decision makers aziendali: da loro dipenderà, probabilmente, l’evoluzione del concetto stesso di blog, com’è avvenuto, ormai un decennio fa, con quello di posta elettronica. Sempre che quel 99.9% di blogger - fuffa (secondo l’articolo) siano d’accordo.

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    19 Aprile 2005

    Morto un Papa se ne fa un altro e tutti e due lavano la faccia

    Nella secolarizzata Europa anche l’appartenenza intransigente alla Chiesa Cattolica è uno stile di vita: richiede molto spirito di sacrificio ed una netta voglia di rimanere fuori dalle cose del mondo. A seguire le “normative” della Chiesa, d’altra parte, il rigore morale è il fulcro di tutta la vita del cattolico. Tutto sembra muoversi verso la “deriva” cui accennava l’ex presidente di Azione Cattolica Antonio Tombolini molte ore prima delle elezioni di Ratzinger.

    L’arzillo tedesco, d’altra parte, è noto per le sue posizioni: nell’ideale marketing della Chiesa, l’averlo cooptato ad uomo - immagine è stata una scelta forte, fortissima. Un messaggio, verrebbe da dire, per gli intransigenti di cui sopra: “siate forti, il Papa è con voi”. Certo, è ben difficile che il “servizio” trovi nuovi clienti, ma è pur sempre una strategia: fidelizzare i loyal customers (anche se hanno mediamente novanta anni e magari sono l’1% dei propri clienti) piuttosto che ambire a nuovi segmenti di mercato o quantomeno fidelizzare i clienti tentati dalla concorrenza.

    Papa Benedetto XVI, vista l’età, forse non vivrà a lungo: tra qualche anno potremo di nuovo giocare al “Toto-Papa”, ma in un mondo diverso. Perché Ratzinger l’avrà cambiato, ma anche perché i media saranno cambiati: già in questi giorni abbiamo visto quanto fosse importante la loro ombra sul Conclave, quanto si discutesse di papi e cardinali su blog, newsgroup, comunità virtuali di tutto il mondo.

    Quando Ratzinger ci lascerà, la Chiesa dovrà ri - focalizzare, ancora una volta, la sua strategia: chissà che, stavolta, non scelga un Papa sudamericano, come molti si auguravano in segno di attenzione ai popoli più vasti (e sofferenti) del mondo cattolico. Nel frattempo, c’è tanta nostalgia per Giovanni Paolo II: chissà cosa penserà di questa elezione, lassù.

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    15 Aprile 2005

    Link interessanti prendono il sopravvento

    In rigoroso ordine alfabetico per nome del blog (e non dell’autore: se ogni blog ha un nome, ci sarà un perché), sulla destra compare una colonna “Link interessanti”. C’è un po’ di tutto dentro, ma non poteva essere altrimenti.

    Non potevano mancare i blog che parlano quotidianamente di marketing, comunicazione e dintorni: [mini]marketing o Max Power sono un esempio. Ce ne sarebbero mille altri, ma è evidente che è solo una lista approssimativa: proprio su [mini]marketing è possibile trovarne una ben più esaustiva.

    Una categoria a sé sono gli ibridi alla dot-coma, alla Maestrini per caso o alla Mondoboia: diari personali, che però hanno un tale livello di professionalità “markettara” tra le righe che meritano sicuramente una menzione in queste pagine. Allo stesso modo, Stefano Hesse, Roberto Grassilli, o Edoardo Dezani guadagnano questo piccolo tributo per la grande stima professionale e personale che meritano.

    Onore e merito a chi appare tra i link citati: non sia un demerito per gli amici che mancano che, anzi, sono invitati a segnalare la stupidaggine di fondo del non essere stati citati già in questa prima “edizione”.

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