7 luglio 2005

E continua a succedere…

La mappa degli attentati della BBCTutti tornano con la mente a Madrid, poi a New York. Che è tristemente normale, visto che dal 2001 in poi il nostro immaginario collettivo è popolato quotidianamente di immagini di bombe, attentati e schifezze varie. Peccato che, ipocritamente, quando i media ci mostrano le immagini del Medioriente tendiamo a dimenticarle (o a ignorarle completamente), ma quando “qualcosa di brutto” avviene nei Paesi dell’Occidente, ci sentiamo tirati così in ballo da divenire news addicted.

Sarà, prevedibilmente, un’altra estate di delirio collettivo. Ripartono le fobie solo attenuate negli ultimi mesi e non c’è da meravigliarsi che i titoli legati all’economia turistica crollino sull’onda del colpo emotivo: peccato che la velocità di diffusione delle informazioni trascini giù tutti i mercati finanziari fino a toccare le decisioni delle Banche Centrali. E questo, come è noto, ha impatti profondi sulla vita quotidiana.

D’altra parte, non potrebbe esserci strada alternativa. Sicuramente, è un bene per i familiari delle (potenziali) vittime che la Rete, le TV e le radio riescano a trasmettere più informazioni possibili, a getto continuo. Peccato, però, che soprattutto sui media principali le notizie riguardino “le masse” e quindi l’utilità individuale si riduce di molto. Deo gratias che esista il Web non solo per gli strumenti di comunicazione che offre (pensiamo all’instant messaging, che riesce a funzionare anche in una megalopoli in cui le reti cellulari muoiono sovraccariche o vengono spente volontariamente), ma anche perché il flusso di informazioni riesce a disperdersi in mille rivoli specializzati.

Chi cerca di aggregarli, poi, lo fa in modo originale e nuovo. Su Flickr si nota come Wikipedia venga aggiornata ogni 30 secondi, confermando la sua natura di prima enciclopedia aggiornata (ed aggiornabile) in tempo reale. Superfluo citare i soliti blog ed i relativi tag, ma utile notare come ormai anche i media “ufficiali” ormai si siano impossessati delle logiche del Web: Repubblica.it, ad esempio, da una parte ospita commenti ufficiali, dall’altra permette a chiunque di raccontare la propria storia. Nuovi rivoli che si aprono al momento giusto, per le persone giuste… Poi, ognuno deciderà come rielabolarle: anche stando in silenzio, ad esempio.

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Comments on E continua a succedere… »

[…] Molti si sono spinti a definire la tragedia “l’11 settembre dell’Europa”: forse gli stessi che nel 2005 avevano etichettato come tale la strage nella metropolitana di Londra e l’anno prima la morte di 200 persone a Madrid. Sfortunatamente si ha la sensazione che la prima decade insanguinata del millennio non abbia insegnato nulla e che questa seconda decade non vada certo meglio. […]

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