10 Novembre 2005

L’osso riflesso nello stagno è più pericoloso delle indigestioni

Lo insegnano le favole: il cane che nella speranza di fare il colpaccio ed ottenere anche l’osso riflesso nello stagno alla fine perderà quello che teneva saldamente in bocca. Così sembrano comportarsi le major discografiche che, ormai dimentiche di ciò che sono state le indigestioni commerciali del passato cercano di trattenere a sé i pochi acquirenti di dischi originali rimasti. Persone che vivono questa passione con difficoltà: devono pagare almeno una ventina di Euro per ottenere un CD che, nel migliore dei casi, non è fruibile nemmeno sul proprio PC personale.

Ci sono anche gli stereo fatti apposta per quello, diranno le nostre, spesso produttrici di hardware hi-fi. Osservazione banale, visto che ormai difficilmente il nostro povero melomane passerà le proprie giornate a fissare lo stereo comodamente sdraiato in salotto: probabilmente, proprio perché appassionato di musica, proverà ad utilizzare il suo prezioso CD nuovo ovunque, dall’auto al PC al lettore portatile. Realisticamente, avrà anzi ormai dimenticato quest’ultimo a favore di un banale MP3 player che gli consenta di scarrozzare in giro per il mondo la sua intera collezione di CD preziosi.

Il consumo della musica, è facile notarlo, è notevolmente cambiato. I sistemi anticopia delle major fanno o ridere o piangere, a seconda del proprio posto nella “catena alimentare” del consumo musicale: non riescono minimamente a scalfire lo strapotere di chi copia la musica per trarne profitto sulle bancarelle europee ma raggiungono il raggelante obiettivo di stremare il Cliente. In un impeto di irresponsabilità sociale, anche nella vecchia Europa arrivano le major ad adottare sistemi di dubbia qualità che eccedono nello zelo e non solo vietano la copia indiscriminata dei contenuti audio, ma per sicurezza installano anche preoccupanti software di controllo “nascosti”.

Ormai il caso Sony è scoppiato e l’immagine della società rischia di risentire pesantemente di questa ennesima “furbata” che, nella speranza di salvaguardare parzialmente il lato finanziario, distrugge completamente quello commerciale. I giornali ormai parlano di virus installati da Sony sui PC dei clienti e nel frattempo c’è chi approfitta dei buchi si sicurezza lasciati aperti per creare davvero dei trojan. Come sempre succede in queste brutte storie di malsana comunicazione aziendale, partono già le prime recriminazioni ufficiali dei Clienti dei 2 milioni di CD venduti: valeva davvero la pena di sottoporsi a tutto questo stillicidio mediatico per evitare qualche MP3 di troppo?

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    6 Novembre 2005

    Un assaggio della stampa che accompagnerà Torino 2006

    Leggendo l’ironico intervento su tòmitò-mitòmì a proposito dei disastrosi cantieri torinesi, ormai pienamente operativi persino nelle invernali domeniche di pioggia pur di arrivare ad un grano di minima decenza in vista delle ormai vicinissime Olimpiadi invernali di Torino 2006, torna in mente un articolo pubblicato qualche settimana fa sul Seattle Times, scritto al fine di descrivere gli stessi luoghi e gli stessi cantieri con gli occhi da americano in vacanza per gli americani in vacanza.

    L’articolo è un ottimo esempio di ciò che ci toccherà leggere nei prossimi mesi a proposito della «land of Fiat, Tic Tacs, Nutella and Juventus»: un concentrato di notizie prese a casaccio dai motori di ricerca, dai depliant, dalle cartelle stampa, mescolato alle vaghe conoscenze geografico - culturali che i giornalisti internazionali hanno dei Paesi europei e delle loro città.

    Cosa colpisce di Torino? Il fatto di essere a 2 ore di treno dalla Milano dell’Ultima Cena di Da Vinci (Il codice Da Vinci colpisce ancora) ed a 30 (?) miglia dalla Francia: d’altra parte scopriamo che il francese è la seconda lingua (ufficiale?) dei torinesi. Da non dimenticare, poi, le sue graziose attrazioni turistiche: il Palazzo Reale con la sua collezione di vasi cinesi (…) e la Sindone, che l’autore ipotizza poter essere, tanto per cambiare, un manufatto di Da Vinci o, come non ridere, la rappresentazione dello sportivo USA Johnny Damon (che stupida la guida a non capire la battuta).

    Abituiamoci, perché alla fine anche i media europei arriveranno a scavare nell’assurdo pur di cavare un po’ di sangue dalla nobile rapa sabauda: improvvisamente scopriremo le mille sfaccettature dell’aristocratica Torino, in un crescendo di fervore comunicativo che, finite le Olimpiadi, smetterà all’improvviso per trasferirsi a Pechino. Speriamo che l’evento non sia vittima di eccesiva disorganizzazione: a molti italiani già fischiano le orecchie a proposito dei soliti luoghi comuni che li descrivono piacioni, mafiosi e ritardatari.

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    2 Novembre 2005

    Viene voglia di vederci chiaro

    Uno sguardo indiscreto alla campagna VorticeTondo e snello, il sedere che ammicca nella campagna della storica azienda Vortice, fa davvero voglia di far svanire l’umidità che ne filtra i contorni: le donne per un rapido benchmarking, gli uomini per ammirare le rotondità di un corpo evidentemente femminile e, si direbbe, molto giovane.

    Tutto in regola, per un qualsiasi magazine italiano. Un po’ meno, visti i precedenti, per i lettori scandalizzati persino dai costumi da bagno del più venduto settimanale del nostro Paese, Famiglia Cristiana. Una rivista che ha fatto la storia del costume italiano, che ha seguito gli italiani nelle loro migrazioni nel mondo e li ha riaccolti quando sono tornati nelle regioni d’origine, mantenendo il ruolo di specchio fedele di quei valori che, nel bene e nel male, in Italia la fanno da padrone.

    La scelta è destinata a far parlare tanto di sé, anche oltre i limiti dell’interesse che merita. Tanta pubblicità gratuita anche per l’azienda di aspiratori, storico investitore dei periodici paolini. In ogni caso, sembra le stia andando meglio rispetto alla Sony, rea di una campagna blasfema, almeno a giudicare dal parere di Don Antonio Sciortino che, guardacaso, è proprio il direttore di Famiglia Cristiana e sulla campagna Vortice interviene a spada tratta per difendere la sua scelta “editoriale”.

    Due pesi e due misure? Conta di più un’ironia fine a sé stessa della liturgia religiosa o il tradimento più o meno velato dei valori strombazzati come fondamentali dai tradizionali(sti) lettori della rivista cattolica? Per ora, il risultato della campagna Vortice consiste nel far parlare tanto dei protagonisti coinvolti, direttamente e non. La campagna Sony, invece, è stata ritirata con tanto di promessa che “non succederà più”.

    Sarà interessante, comunque, vedere le reazioni dei lettori del settimanale paolino: potremmo prevedere rubriche epistolari infuocate. Alla fine della fiera, probabilmente, nessuna copia venduta in più ma neanche in meno, nessun aspiratore venduto in più e nessun aspiratore in meno: sarebbe strano che qualcuno decidesse di boicottare giornale ed aspiratori, per quanto possa essere contrario alle scelte di Sciortino. Che a trarne vantaggio diventando famosa possa almeno essere la modella dal bel sedere?

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