31 Dicembre 2005

Considerazioni di fine 2005

Come già avvenuto lo scorso anno, è il momento di tirare i fili di quanto avvenuto nel 2005 e di abbandonarsi a vaghe previsioni sull’anno incipiente. Obiettivamente, Capodanno è il momento dei bilanci e delle previsioni: per fortuna, quest’anno non ci sono fenomeni impressionanti in corso come lo Tsunami di fine 2005 a sfalsare auguri e riflessioni. I mezzi di comunicazione fanno a gara a fare rassegne dei “grandi avvenimenti” visti in questi mesi, ma hanno scarsa preveggenza sul futuro.

L’occhio al passato porta senza dubbio a Roma: la grande scoperta del 2005 è stato vedere quanto anche nella secolarizzata Europa la morte di un Pontefice sia l’Evento per eccellenza, quello che non lascia indifferente nessuno e trascina con sé tutti gli altri, concerti o eventi sportivi essi siano. La Chiesa Cattolica ha colto al balzo la palla dell’emotività collettiva dei suoi seguaci per proporre una rifocalizzazione sui core values del suo mondo, imponendo un nuovo leader che, pur peccando in termini di carisma, ha il potere di saper comunicare con precisione ai suoi adepti. Si aspettano le prossime mosse…

Da un punto di vista strettamente aziendale, la previsione sui successi di Trenitalia e keyword advertising si è in grande parte avverata: la Rete ha visto progressivamente affermarsi il suo potere commerciale, sebbene in molti Stati di Europa la diffidenza dell’utente medio sia ancora troppo alta. La consapevolezza collettiva delle potenzialità del mezzo è comunque cresciuta: ad esempio, l’atavica diffidenza per le transazioni con carta di credito via Web è stata superata da italiani e non attraverso espedienti artigianali come le ricariche delle carte di credito ricaricabili dei venditori all’asta.

Gran parte del successo di PostePay e prodotti simili deriva proprio da questo alto livello di fiducia nel mezzo frammisto ai bassi costi commissionali, imparagonabili a quelli di servizi più tradizionali come il bonifico bancario. Appare una lezione per i product manager di tutto il Mondo: attenzione all’uso che i clienti fanno dei vostri prodotti. In questo caso, Poste Italiane si sfrega le mani e PayPal piange: in altri, l’abbiamo visto nel 2005, aziende e clienti possono avere interessi troppo divergenti per consentire un sereno confronto. Alcuni settori, come appunto quello bancario, dovranno imparare nel 2006 ad assecondare maggiormente i desiderata dei propri clienti: il caso Genius One insegna che ormai siano finiti i tempi delle vacche grasse.

Il miglior articolo su Rete e dintorni visto nel 2005 è stato quello di Shirky sulle ontologie: in tempi di acquisti milionari di siti e sitarelli che hanno visto nel “Web 2.0″ il nuovo campo di battaglia commerciale ed a causa della perdurante assenza di business model sensati, sarà importante tenerlo a mente alle prossime notizie sulle mosse di Yahoo! e Google. Il più grande augurio per il 2006, d’altra parte, riguarda proprio questo tema: che i prossimi mesi non presentino una versione rivista (e poco corretta) di quanto avvenuto poco meno di 10 anni prima, che non si crei una nuova bolla speculativa. Il Web non è più un germoglio come allora: è una piantina che ha messo radici. Speriamo non si abbassi terribilmente la temperatura.

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    27 Dicembre 2005

    Buone feste con Lorenzo e Serena

    Un bel regalo per queste feste potrebbe essere Lorenzo e la Maturità, Come secernere agli esami, il cofanetto uscito qualche mese fa per ricordare ai maturandi di oggi com’erano i loro fratelli maggiori nella prima metà degli anni Novanta. Il DVD contiene morceaux di quel piccolo gioiello comico che fu la striscia quotidiana di Dandini e Guzzanti; il libro una volta tanto non è solo la scusa per far pagare l’IVA al 4%, visto che contiene anche una bella intervista agli autori.

    Un’intervista che fa riflettere, perché raccoglie i pareri di illuminati professionisti sul panorama dei media italiani. Eccone un estratto…

    «Tira una brutta aria in TV: oltre alla censura evidente e conclamata, gli autori sono vittime di una miope censura preventiva. Chi detiene le piccole leve del comando ha talmente il terrore di riuscire sgradito al re che opera tagli alla rinfusa e soffoca ogni spiritello di creatività, anche il più innocuo. Un detestabile atteggiamento servile che sta determinando un danno culturale per il Paese. È vero che non è facile “resistere” e trasformarsi in eroe quando si “tiene famiglia”, specialmente quando perdere il posto vuol dire perdere contemporaneamente varie possibilità di lavoro. Quando si risulta sgraditi in un sistema come questo è come se ti venisse apposto un marchio permanente. Purtroppo tutto questo è impalpabile, se ne parla nei corridoi ma è difficile denunciarlo apertamente.

    Il risultato è comunque una televisione mediocre, un abbassamento generale di creatività.»

    Purtroppo, la Dandini coglie nel segno nel descrivere i preoccupanti intrecci che condizionano l’attuale cultura attuale e che erano quasi del tutto assenti ai tempi della sua trasmissione: si parla di un’era lontana in cui l’eroe nazionale era Di Pietro, Berlusconi era un imprenditore e né Destra né Sinistra erano mai state al potere in Italia. Un’epoca in cui direttori coraggiosi come Angelo Guglielmi davano voce ad una satira che prima di essere politica, era divertente. Cosa affatto scontata, oggi.

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    23 Dicembre 2005

    Alta velocità, alto time to market

    I tecnofili di tutto il mondo ricordano (con tenerezza o con ironia?) la parabola di Ginger, la grande innovazione che doveva cambiare il mondo. Un passaparola creato ad hoc aveva fatto lievitare l’entusiasmo degli investitori e la curiosità della stampa: quel misterioso prodotto rivoluzionario che poi sarebbe diventato commercialmente noto come Segway sarebbe potuto essere qualsiasi cosa, in termini di dimensione, forma e finalità. Ciò che era stata ben alimentata era la curiosità e l’attesa fini a sé stesse.

    Allo stesso modo, a cavallo del cambio di secolo c’erano altre tecnologie, leggermente più definite in termini di etichette (”alta velocità”, “larga banda”, “cellulari di terza generazione”, etc.), che facevano immaginare ulteriori anni di floridità economica. Vista la fine ingloriosa di quelle speranze, forse legata proprio alla lentezza con cui queste immaginifiche rivoluzioni venivano pianificata, oggi rimane da valutare se le attese erano legittime o meno.

    Pensiamo all’UMTS: dopo anni di discussioni sulle miliardarie vendite delle licenze da parte degli Stati europei, l’introduzione commerciale è avvenuta di soppiatto, prima da parte di H3G e solo dopo molti anni da parte dei suoi concorrenti europei. Ancora oggi in tutta Europa H3G fa clamoroso dumping, Vodafone spinge principalmente sulla vendita di contenuti multimediali ed operatori alternativi quali Bouygues Telecom o Wind, che l’hanno importata dal Giappone, spingono sull’I-Mode, tecnologia mediocre di seconda generazione.

    Non cambia granché ad osservare la progressione della banda larga: qualche anno fa l’esempio era quello statunitense e la speranza era la cablatura di tutta l’Europa con fibre ottiche. La liberalizzazione delle telecomunicazioni sembrava spianare la strada: apparivano operatori alternativi come Fastweb o Hansenet ed i monopolisti apparivano impegnati a sperimentare una tecnologia apparentemente marginale, la Dsl. Oggi, dobbiamo ringraziare le divinità che proteggono il Continente per il fatto che, sebbene ormai gli investimenti sulla Rete fisica sono stati abbandonati, i monopolisti siano riusciti ad imporre la versione più povera, l’Adsl, come standard di mercato. Gli operatori alternativi, come al solito, vagano indecisi rimembrando i tempi che furono.

    Si badi che la parossistica lentezza nell’introduzione delle tecnologie non ha riguardato solo l’hi-tech: l’alta velocità ferroviaria prevede progetti di lunghissimo termine, misurabili in decenni. Proteste ecologiche a parte, i consumatori sembrano gradire molto questo tipo di innovazione: tuttavia, rimarranno a bocca asciutta ancora per molto, in panorami come quello italiano, in cui l’alta velocità tanto attesa da decenni è stata introdotta come l’UMTS, di sottecchi. Magari, un giorno l’alta velocità permetterà collegamenti fisici efficienti tra tutte le città europee, nel frattempo coperte alla perfezione dalla Rete via cavo e da un’eccellente copertura UMTS. Magari, un giorno.

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    19 Dicembre 2005

    Facciamoci un caffé per non pensarci

    Ovunque si vedono i tentacoli della campagna pubblicitaria delle cialde caffé Kimbo e della relativa macchina da caffé prodotta da Amstrad: accanto al solito protagonista Gigi Proietti, stavolta la protagonista è Consuelo, alias Natalia Estrada. Ipermercati, supermercati e grandi magazzini sono infatti invasi dalle maravigliose macchine nere: prezzo fisso 59,90 Euro, dal negozio di periferia al grande ipermercato. Prezzo tutto sommato limitato, se confrontato con quelli dei concorrenti.

    I vari produttori di home appliances che in Italia vendono i loro prodotti a prezzi ben più alti hanno d’altra parte una spesa in più rispetto ad Amstrad: quella della ricerca e sviluppo prodotti che, secondo De Longhi, Imetec ed altri, Amstrad semplicemente ignora. L’azienda si limiterebbe, infatti, a fare grandi investimenti di marketing per vendere prodotti - copia di quelli originali, producendoli con costi così limitati in Cina da poter agevolmente abbandonarsi a politiche di dumping.

    Questo è il motivo per cui Amstrad non è più (solo) il marchio dei PC venduti da Postalmarket negli anni Ottanta: vende tanti prodotti low cost, soprattutto decoder per la televisione digitale terrestre. D’altra parte i cittadini italiani sono piuttosto incentivati a comprare i videoregistratori senza nastro che il Governo continua a supportare con grandi elargizioni. In fin dei conti, sebbene la maggior parte della produzione di questo tipo di prodotti venga svolta all’estero, i proprietari spesso sono europei: è sempre un modo di far girare l’economia.

    Anche Amstrad è posseduta da un pool di soci europei ed anche il distributore italiano, Solari.com, ha un padrone italiano. Si tratta di Paolo Berlusconi, che non è solo il compagno della suddetta Consuelo, ma anche il fratello del Presidente del Consiglio che ha stanziato i fondi per il decoder e lo zio del manager che gestisce Mediaset e le sue controllate, Media Shopping e Mediaset Premium in primis. L’economia gira, ma sembra segua sempre lo stesso verso.

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    16 Dicembre 2005

    “Comunicare fa male” (col cellulare)

    Comunicare fa male” è il nome di un’interessante manifestazione che si svolge annualmente in Toscana, citata più volte da Lindo Ferretti nell’ambito delle sue vulcaniche idee cultural - spettacolari, canzoni comprese. Da oggi può divenire anche lo slogan riassuntivo di una ricerca pubblicata negli Stati Uniti sugli effetti sociali della comunicazione via cellulare, vero atto d’accusa verso il diabolico (?) elettrodomestico ed i suoi proseliti.

    In tutta Europa, dalla Finlandia all’Italia, dalla Gran Bretagna alla Spagna, si potrebbero sviluppare analoghi filoni di ricerca: non mancherebbero i soggetti patologici buoni per suffragare le tesi più nere. Dagli episodi da operetta di rapporti di coppia terminati a causa di qualche SMS letto da fidanzate gelose delle amanti alle storie più serie di persone che a causa dell’abuso da cellulare hanno avuto problemi di salute, non sarebbe difficile trovare europei vittime del mezzo.

    Peccato che, in realtà, è il libero arbitrio più che la tecnologia a fare la differenza tra utilizzo saggio di un mezzo e patologia. Il cellulare non è più uno status symbol da almeno 7 - 8 anni e l’utilizzo spasmodico ormai denota cafonaggine più che vita impegnata. Non fanno eccezione i professionisti con l’auricolare caliente: l’esperienza insegna che e-mail da una parte e comunicazione visiva dall’altra sono mezzi decisamente più efficienti di gestire il rapporto con colleghi e clienti di qualche telefonata fatta di fretta tra un avviso di chiamata ed una mancanza di campo.

    La voglia di comunicare a tutti i costi diventa mania soprattutto quando si ha paura di spegnere il cellulare, di staccare il proprio cordone ombelicale col Mondo: non solo quello professionale, ma anche quello di parenti ed amici. A volte sarebbe bello dedicare un po’ di tempo a scoprire o riscoprire modalità diverse di comunicare con i nostri interlocutori. Riflessione che potrebbero fare anche gli uomini politici, invece di progettare faraonici programmi di SMS elettorali

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