8 Gennaio 2006

Il marketing dei prodotti biologici cannibalizza i prodotti standard

La linea Prima Natura Bio di GranaroloSono obiettivamente buoni, i prodotti della linea Prima Natura Bio di Granarolo: prendiamo il burro, il più classico dei prodotti caseari, che il sito descrive come «pieno di… garanzie». Si tratta di un prodotto con un solo ingrediente, l’83% di materia grassa derivante «esclusivamente da panne di latte fresco da agricoltura biologica». Stessa quantità del prodotto base della Granarolo: la differenza è appunto la qualità del latte.

La confezione del burro Prima Natura Bio esalta ulteriormente questi aspetti:

«Burro PRIMA NATURA BIO da Agricoltura Biologica

L’Agricoltura Biologica è un metodo di produzione che opera nel pieno rispetto della natura, adottando solo tecniche di coltivazione che mantengono l’equilibrio biologico e tecniche di allevamento che rispettano il benessere degli animali ed escludendo l’uso di Organismi Geneticamente Modificati.»

Bellissimo, non c’è nulla da eccepire. Molto affascinanti anche l’etichetta relativa al “Controllo biologico” del Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici, quella “Ricerche alimentari Granarolo - Rispettiamo l’Uomo e la Natura”, i riferimenti alla validazione ISO 9001:00 degli stabilimenti. Sembra di essere davanti al burro perfetto, naturale e rispettoso dell’ambiente e della salute umana. In confronto, il tradizionale burro azzurrino Granarolo, fa sorgere seri dubbi di coscienza: perché acquistarlo, quando non presenta tutte le garanzie elencate sul suo cugino verde? Resta solo, evidentemente, un tema di budget disponibile per ognuno dei mille prodotti che compongono la nostra dispensa.

In Italia, almeno, si rischia poco in termini di OGM: in alcuni paesi europei, al contrario, non è così infrequente incappare in prodotti in cui l’assenza di label “no OGM” non è casuale. Le maggiori catene di ipermercati, ad esempio, vendono ormai prodotti alimentari “primo prezzo” di vaghe origini, prodotti private label con un minimo di controlli, prodotti ecologici di marca (e non) con premium price. I prodotti di marca standard rimangono tramortiti, stretti tra alto e basso senza troppi razionali per essere scelti.

Il tutto dipende da decisioni internazionali di altissimo livello, quasi politico più che economico: il marketing tradizionale cerca di adeguarsi, ma vive un equilibrio instabile. Nel breve termine, si creano le premesse per prodotti destinati a target danarosi, ma nel lungo termine si uccidono i prodotti storici. Negli Stati Uniti, si ragiona per eccezione: nella stragrande maggioranza dei prodotti alimentari sono abitualmente presenti tracce di processi produttivi non troppo tradizionali ed i prodotti ecologici vengono venduti a caro prezzo. Probabilmente, anche l’Europa si sta avviando su questa strada: chi può, mangia naturale, chi no… Che fa?

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    4 Gennaio 2006

    Noiosi mesi politichesi in vista

    A meno di qualche clamoroso quanto improbabile tentativo di scalata a qualche grande gruppo industriale, l’attualità socioeconomica italiana del 2006 sarà probabilmente occupata da un lato dalle solite considerazioni delle Cassandre macroeconomiste sul declino della Nazione, dall’altro dalle varie campagne elettorali in agguato, soprattutto durante la prima metà dell’anno. Non ci sono solo le Politiche, che da sole basterebbero a monopolizzare i dibattiti di mezza Italia: molte grandi città dovranno eleggere i nuovi amministratori.

    Già da qualche settimana, in effetti, freme il dibattito sull’iniziativa della Moratti di acquistare diverse migliaia di domini .it riferiti alle vie di Milano e di riempirli con degli pseudo - blog che parlino di argomenti interessanti per la vita quotidiani dei cittadini. Uno sforzo di costo modesto (non più di cinquantamila Euro, probabilmente, più le spese di ideazione e mantenimento dei sitarelli da parte dell’agenzia specializzata incaricata) ma di grande impatto sul popolo dei navigatori: non se ne può non parlare e gli occhi di tutti, milanesi e non, sono puntati a scoprire l’effettivo uso che di questi spazi virtuali verrà fatto durante la campagna elettorale e subito dopo, soprattutto nel caso di elezione.

    Siamo solo al primo esempio di ciò che alcuni guardano con occhi inorriditi, ma altri ritengono interessante, almeno in via di principio: è un nuovo approccio dei politici alla Rete, non necessariamente negativo, ma sicuramente fin troppo “interessato”. I costi marginali della comunicazione politica via Web faranno sì che il 2006 ci offrirà curiose sperimentazioni di utilizzo della Rete a fini elettorali: il successo di Cofferati ed il successivo abbandono di questi mezzi una volta eletto hanno insegnato tanto ai colleghi politici, ma poco agli elettori. I giornalisti continueranno a raccontarci con piglio incuriosito queste iniziative balzane di politici vecchi e nuovi, i lettori leggono divertiti ma poco interessati.

    Era dai tempi di Grauso che non assistevamo ad un simile dispendio di fantasia nell’acquisto a tappeto di domini: la differenza nel caso della Moratti ed in quelli di chi vorrà seguire il suo esempio nei prossimi mesi, è che servirà inserire contenuti in tutti i domini, raccogliendo e censendo quelli inseriti dai navigatori. Il cybersquatting politichese non può essere unidirezionale: deve ascoltare e saper parlare. Tutto ciò, a dire il vero, dovrebbe essere uno dei doveri principali di ogni politico: chissà che da queste iniziative auto - innescate, i politici si ritrovino auto - costretti ad imparare il loro mestiere.

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