5 Febbraio 2006

Il trionfo della “macchinetta”

Si terrà domani a Rimini il convegno Il Futuro della Distribuzione Automatica tra Qualificazione e Sperimentazione, che segna il successo della distribuzione automatica nel Mercato B2C. Si tratta di un settore che, un tempo trascurato dagli uffici marketing, oggi assicura alle aziende margini eccezionali, non raggiungibili nei canali più classici. Si tratta, nella sola Italia, di un mercato con 800.000 punti vendita e 17 milioni di clienti giornalieri, dati da sogno per qualsiasi ufficio vendite che si rivolge ai consumatori finali.

Product manager di prodotti del largo consumo quali caffé, acqua minerale e snack, ormai devono fare i conti con questo mercato da 1,5 miliardi di Euro annui. Gli spazi, infatti, sono tanti e molto diffusi sul territorio: ai distributori i consumatori non si rivolgono più solo per fare il break di metà mattinata, ma li utilizzano anche per pranzi e cene, visti i ritmi ossessivi e la vita sedentaria vissuta notte e giorno. Nei distributori così si trovano ormai anche cibi freschi e salutari, quali yogurt e mele. In Francia, sono diffusi i negozi automatici di Casinò: stanzini di pochi metri quadri con un muro di prodotti di uso quotidiano.

La rilevanza del business per il mondo del marketing è ormai evidente anche in iniziative quali quella dell’Università Roma Tre, che ha politicamente scelto la linea del cibo equo - solidale vs. le multinazionali, oppure nelle varie sperimentazioni di Cesena e Cuneo, che premiano i prodotti agricoli locali cercando di replicare i primi successi di Melinda. Non meraviglia quindi che, vista la crescente differenza tra prezzi all’ingrosso ed al dettaglio dei prodotti agricoli, vengano fuori idee bizzarre come il latte alla spina.

Dopo l’evento di Rimini, il prossimo appuntamento per gli operatori del settore sarà VendItalia, la fiera internazionale che si terrà a Milano in primavera. Chissà che non si inizino a vedere i primi esempi dei distributori non alimentari che stanno apparendo nel mondo anglosassone. Non è più tempo solo di caffé in ufficio, siringhe in farmacia e lattine in stazione: presto ne vedremo delle belle. In fin dei conti, è una forma di disintermediazione redditizia in un mondo che della disintermediazione sta facendo il suo credo, non sempre in favore della bottom line.

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    1 Febbraio 2006

    La Costituzione Italiana garantisce la libertà di pensiero e di espressione

    Sebbene non dedichino al tema la stessa enfasi che negli Stati Uniti viene data al quinto emendamento, le Costituzioni europee pongono al cuore stesso del loro sistema i temi delle libertà civili, in particolare di quella di pensiero e di espressione. Lo fanno in maniera più o meno ampia, più o meno estesa, ma sembrano crederci fino in fondo: le democrazie europee sono nate grazie al sacrificio di chi quei diritti non ha potuto esercitarli, ma ha donato la propria vita ed il proprio lavoro affinché altri potessero darli per scontati.

    Questo, ovviamente, fa sì che oggi si goda, per diritto acquisito, della possibilità di dire, fare e vedere ciò che si desidera, come e quando lo si desidera. Persino l’accusa ai fanatici del calcio di sfruttare lo streaming delle televisioni orientali per guardare in formato francobollo le partite potrebbe, in qualche modo, essere un esercizio di libertà e diventare perciò una limitazione l’impedirne l’uso tramite inquietanti filtri su scala nazionale. Si tratta dello stesso atteggiamento visto sulla vicenda delle scommesse sportive: per impedire l’utilizzo illecito di servizi forniti da stranieri si cerca di tutelare gli operatori italiani attraverso limiti alla libertà. Se non è possibile sconfiggere diplomaticamente il nemico, si abbatte il ponte che ci collega alle sue terre.

    Per fortuna, verrebbe da dire, lo Stato tutela almeno la stampa tradizionale, anche quando la sua diffusione è inferiore a quella di un sito Web di media rilevanza: vengono tutelate le idee dei giornalisti, spesso portavoci di importanti questioni di interesse comune. Un tema caldo, sentito dai cittadini, che due settimane dopo il post sul tema di Beppe Grillo, continuano a commentare la sua indignazione per i contributi “a pioggia”, in particolare a quelli editi da cooperative e movimenti politici. In un generale clima di sfiducia verso politici e tycoon dei media (quando la figura non coincide…), d’altra parte, ci si schiera rapidamente su un lato o sull’altro della barricata.

    Il sonno della ragione populistica, però, genera mostri: Grillo tira in mezzo persino Il Mucchio selvaggio, storica rivista appoggiata dalla scena alternative italiana. Al contrario, sfuggono dalla trivella operazioni editoriali poco chiare in cui interessi economici e sostentamenti alla politica si mischiano: tema molto più preoccupante dei contributi dello Stato, ufficiali e noti a tutti. Contributi che, comunque, sono lo specchio della realtà economica: se un settore va male, la sua editoria specialistica soffrirà e soffocherà, senza l’aiuto indiretto da parte dei cittadini. Naturalmente, non tutti gli operatori del settore desidereranno gli aiuti: l’importante, come al Pronto Soccorso, è che chi merita di star bene ed ha un periodo di difficoltà, riceva le cure adeguate.

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