9 Marzo 2006

Comunicare le idee alle aziende

È un terreno interessante, quello che si trova all’intersezione delle practice più valide di comunicazione interna e knowledge management: si tratta di quello spazio ricco di potenzialità ove confluiscono le idee più brillanti degli stakeholders aziendali. Frontiera non troppo conosciuta in Europa, che tuttavia sta trovando nuovi adepti nel resto del Mondo e, c’è da augurarselo, progressivamente prenderà piede anche nei nostri Paesi. Lo farà, forse, anche grazie ai testi sull’argomento ed ai manager brillanti che li leggono.

Valorizzare le idee, sapere costruire un flusso di comunicazione che le porti da un lato ai piani decisionali, dall’altro alla Ricerca & Sviluppo, sono competenze che i manager dovranno apprendere e far evolvere: ne va di mezzo non la scoperta del Grande Prodotto Che Farà Esplodere Il Fatturato Aziendale, ma il consolidamento della conoscenza e dell’esperienza su passato e presente in qualcosa di molto utile per il futuro. Le piccole aziende, almeno quelle non troppo devote al figlio del titolare come unico vate (tipico caso italiano), lo fanno da sempre: grazie alla comunicazione orizzontale tra i pochi collaboratori, le idee fluiscono rapide ed incisive.

Non è questione di positività o negatività degli effetti: a volte persino un pettegolezzo su un dipendente dell’azienda concorrente è più utile di un sofisticato sistema di monitoraggio del mercato. Le grandi organizzazioni continuano a lottare con la burocrazia ed invece di esserne avvantaggiate, ne sono sistematicamente vittime: quando le parole viaggiano su moduli intestati, le idee rimangono incastrate nei blocnotes (virtuali, magari), di chi le possiede. Rendere fluida la comunicazione pluridirezionale garantisce qualcosa di più della gratificazione dell’individuo, interno od esterno, che quelle idee le ha partorite: permette di valorizzarle e renderle valore.

Chi della comunicazione e delle idee fa il suo mestiere, sa cogliere il punto: esempio intelligente è quello di Open-Nòva, l’area open source de Il Sole 24 Ore che è appena stata aperta ai contributi dei lettori più giovani, escludendo gli over - 26. Una scelta che sa dove andare a parare: saper cogliere le idee non vuol dire creare calderoni di ideuzze ed informazioni, ma individuare chi potrà apportare quelle opportune, nel momento corretto, offrendo gli strumenti ed i megafoni per farlo. Liceali ed universitari attuali hanno molto da dire ai lettori del quotidiano economico: restiamo in ascolto, apriamo le orecchie alle nostre aziende.

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    5 Marzo 2006

    Che fine hanno fatto le pornostar?

    La locandina della Mostra su CicciolinaC’è stato un tempo in cui in Europa le pornostar erano continuamente sui palcoscenici più prestigiosi: negli anni Ottanta in Italia arrivavano persino in Parlamento, negli altri paesi europei spadroneggiavano sugli schermi televisivi. Tendenza in seguito importata in Italia, grazie alla generazione di Moana - Cicciolina: antesignane di un doppio ruolo vissuto nell’immaginario degli uomini nelle situazioni più estreme e contemporaneamente nei salotti televisivi.

    L’assioma era semplice: chi sapeva rubare i sogni più intimi di notte, accumulava una notevole forza comunicativa di giorno, utile per poter interpretare ruoli non scontati e provocatori sui palcoscenici più illustri. Moana e le sue amiche non rappresentavano tanto l’idea delle “belle ed intelligenti”, quanto quella delle “sexy ma dotata di buon senso”. Basti pensare alla rilevanza che Moana Pozzi aveva assunto nell’immaginario culturale degli italiani, tanto da assurgere agli onori dell’imitazione del clan Dandini - Guzzanti. Populismo fatto carne, quello di Moana, che a posteriori è diventato santificazione.

    Cicciolina aveva scelto un nuovo modo di comunicare: attraverso l’arte, che era entrata nella sua vita grazie al matrimonio con Jeff Koons, artista che l’aveva utilizzata come materia prima delle sue particolari opere d’arte. Non meraviglia tanto perciò che Ilona sia protagonista di una nuova mostra, questa volta fotografica. Si tratta, probabilmente, dell’ennesimo tentativo di ritrovare il suo posto nel mondo: una scelta che sa di voglia di vita più che di provocazione. Strana la vita delle pornostar, che sembra quella degli sportivi: facendo del proprio corpo il proprio lavoro, ad un certo punto scoprono che invecchiando il primo, perdono il secondo.

    Una professione, quella dell’attore di film erotici, ormai svincolata dagli aloni della sporcizia da rimorso religioso. I protagonisti dei film hard dei padri diventano icone giocose per i figli: è l’ottica, probabilmente, con la quale si può leggere il riciclo di Rocco Siffredi in chiave pubblicitaria. La vecchiaia avanza ed è difficile immaginare che queste icone del sesso abbiano versato i contributi per la pensione: per quanti soldi possano girare nel mondo del sesso a pagamento, solo la minor parte arrivi agli attori, per quanto famosi. Il nome sopravvive al corpo: il buon Rocco potrà giocare col grande pubblico con doppi sensi e similari ancora per molti anni, mentre nell’ombra potrà produrre tutti i film hard che desidera e fa desiderare.

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    1 Marzo 2006

    Sorpresa, Internet non tende all’infinito

    Come tutte le nuove tecnologie e più di tutte le altre, essendo probabilmente la più importante, la Rete è stata in questi anni oggetto di numerose speculazioni in merito alla superba curva di crescita in termini di diffusione e potenzialità di connessione tra i suoi nodi. La legge di Metcalfe non ci ha deluso, visti i ritmi osservati negli ultimi dieci anni. Prima negli Stati Uniti, poi in Europa, successivamente nel Mondo, i tassi superlativi di crescita sono stati letti come segno del diffuso interesse per i contenuti prima proposti dai soliti media, poi progressivamente dai navigatori stessi.

    Ritmi di crescita da favola, più che da tecnologia a base di cavi e server: chi credeva di aver trovato un fenomeno sovrannaturale, ora è incredulo alla notizia che negli Stati Uniti il ritmo della corsa è sensibilmente rallentato. Non potrà credere che un terzo delle famiglie statunitensi non è ancora connesso e che, soprattutto, la stragrande maggioranza di questo corposo spicchio non ha nessuna volontà di farlo. Solo il 4% lo fa per motivi economici, gli altri per puro disinteresse. La grande novità è che ormai la penetrazione si avvicina alla sua soglia critica e per superarla, sarà necessario un cambio di paradigma: molte cose, nel vissuto culturale Occidentale, dovranno maturare.

    Siamo, infatti, troppo abituati ai classici mezzi di comunicazione per ammettere che il Web possa superarli con nonchalance ed affermarsi come il mezzo definitivo: ci nutriamo ancora alle fonti tradizionali, quelle che abbiamo conosciuto ed apprezzato nel ventesimo secolo. In Europa ed in Asia, probabilmente, siamo ancora un passo indietro rispetto agli Stati Uniti: è indubbio che presto si arriverà a livelli di penetrazione paragonabili alla soglia raggiunta negli Stati uniti ed è difficile immaginare che non siano gli Stati Uniti stessi a dover fare il primo passo per superarla e trascinare con sé il resto del Mondo.

    I tifosi dell’ubiquitous computing sono avvisati: sarà difficile giustificare ciclopiche coperture di Rete, ora che ci si è accorti che un terzo della popolazione non ha alcun interesse per le potenzialità del Web. Sarà forse questo il motivo per cui la crisi di Google non suona del tutto nuova e soprattutto non sarà l’ultimo trillo. Il mercato pubblicitario non potrà crescere per sempre, in un mondo virtuale che non riesce a raggiungere davvero le masse: per quanto possa essere triste da ammettere, il Web dovrà scoprire il valore della quantità, oltre al suo attributo storico della qualità.

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