9 Maggio 2006

Viva la Fiera del Libro

È ormai terminata la Fiera del Libro di Torino: anche quest’anno un programma abbastanza intenso ha fatto sì che, in una manciata di giorni, si siano tenuti 800 incontri che, con una crescita decisamente virtuosa rispetto alle ultime edizioni, hanno attratto oltre 300.000 visitatori. Numeri interessanti, che testimoniano da una parte il successo delle formula, dall’altra il desiderio diffuso, non solo in Piemonte, di cultura. A Torino, infatti, sono giunti visitatori di tutta Italia: si tratta ormai di una piacevole tradizione per persone di tutte le età e di tutte le regioni italiane, forse ulteriormente incuriosite dalla bella città conosciuta grazie alle Olimpiadi.

Si sono notati, a voler trovare degli spazi di miglioramento, i primi segni della febbre di crescita: gli espositori sono stati felici del poter vendere il 20 - 30% in più di libri, ma hanno dovuto trascorrere decine di minuti in fila per il bagno, mentre nei loro stand i furti crescevano del 10%. Problemi che sembrerebbero già stati presi in considerazione da parte degli organizzatori in modo da potervi porre rimedio nell’edizione del 2007, che si preannuncia elefantiaca rispetto ai ristretti spazi dei padiglioni di Lingotto Fiera di quest’anno. Già quest’anno, l’aver spostato gli intrattenimenti serali in padiglioni diffusi per la città, ha evitato il soffocamento delle arterie circostanti il Lingotto.

Servirebbe un po’ più di respiro, effettivamente, in termini di spazi a disposizione di incontri, esibizioni ed esposizioni: è vero che Mondadori e Rizzoli possono mantenere i loro grandi stand (noiosi come una superette di periferia), ma sarebbe carino che anche i piccoli editori potessero permettersi spazi un po’ più nobili di quelli condivisi su iniziativa degli enti locali o delle associazioni di categoria. La Fiera riesce infatti a comunicare egregiamente ai suoi visitatori la vitalità dell’editoria italiana: completerebbe l’opera di divulgazione riuscendo a dar voce anche ad iniziative di nicchia.

Quello che tira, infatti, sono i bestseller già noti in libreria: nel solo giorno di venerdì Federico Moccia era ospite di tre incontri diversi, con seguito di adolescenti adoranti, mentre nello stand Feltrinelli le copie del suo ultimo libro erano padrone incontrastate del 10% dello spazio totale (!) dello stand; domenica, gli incontri di Fabio Volto e di altri protagonisti del sottobosco culturale italico erano del tutto sold out. Gli incontri con autori ed editori minori servirebbero a spingere ancora di più lo spirito nobile della Fiera: per attrarre pubblico, però, servirebbero spazi ed idee innovativi. Incrociamo le dita: c’è da scommettere che presto il Salone (oooops, Fiera) ce la farà.

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    5 Maggio 2006

    Virtualizzare la lingua

    Annunciato qualche giorno fa a Roma, il “Tesoro della lingua italiana delle origini” è un’iniziativa importante per la cultura italiana: si tratta di un corposo dizionario storico della lingua italiana, contenente già 15.000 voci ed in piena evoluzione. La consultazione è gratuita ed è di grande valore per cultori della materia e non: sebbene alcuni dettagli siano ostici per i novizi, la possibilità stessa di poter interagire col corpus è un bel regalo per tutti noi. Se si considera che è un progetto iniziato nel 1965, si può capire la rilevanza dell’evento.

    Quasi contemporaneamente, l’Accademia della Crusca ha presentato la “Lessicografia della Crusca in Rete”, altra iniziativa ambiziosa che si fregia della collaborazione della stessa Opera del Vocabolario Italiano madre del TLIO. In questo caso, il Progetto (per gli amici “Cruscle”) si occupa di portare in Rete il contenuto delle varie edizioni del Vocabolario degli Accademici: da una parte, la possibilità di sfogliare virtualmente i volumi digitalizzati; dall’altra, l’accesso diretto alle voci tramite un motore di ricerca dedicato.

    In entrambi i casi, l’apporto del CNR è fondamentale: si tratta di progetti che prevedono risorse ridotte ma che risultano importanti per il loro ruolo nello sviluppo della conoscenza della lingua italiana degli esordi. Probabilmente, si sarebbe potuta adottare una strategia di comunicazione migliore per differenziare i due lanci di agenzia, che si sono accavallati sui giornali a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro: in ogni caso, si tratta di iniziative che dovranno incontrare da una parte il sostegno degli studiosi e dall’altra l’interesse dei navigatori per poter continuare ad essere seguite.

    Il rischio, testimoniato dal link di richiesta del 5 per mille nell’home page dell’OVI, è che i fondi vengano tagliati e quanto iniziato rimanga incompiuto o peggio svanisca nel nulla. Passi qualche ingenuità tecnologica, a patto che si continui a lavorare nella giusta direzione. L’importante, infatti, è che le istituzioni più alte abbiano capito l’importanza del pubblicare in Rete al fine di minimizzare gli investimenti e massimizzare la diffusione: la carta, in questi casi, non è proprio il supporto migliore.

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    1 Maggio 2006

    E-mail marketing de noantri vs. Web marketing spagnolo

    Spopolano sul Web i riferimenti all’Asociacion Nuevo Renacer, sedicente lega spagnola per la promozione della castità: sito in apparenza moraleggiante, fastidioso, ridicolarmente sovraccarico di colori. Lo si direbbe una trovata di una sorta di Moige spagnolo: vengono presi di mira MTV ed i messaggi che il network internazionale passa da ormai un paio di generazioni a tutti gli adolescenti. Valori decisamente in contrasto con quanto propagandato nel sito: verginità a tutti i costi, zero tatuaggi, zero mode.

    La cosa migliore del sito è sicuramente il video musicale di quella sorta di inno dell’associazione che è Amo a Laura pero esperaré hasta el matrimonio: una canzoncina dal testo surreale che però colpisce già dal primo ascolto. Un successo che ammalia ironicamente l’MTV Generation da un lato e conquista sorprendentemente i movimenti ultracattolici: bravo l’autore della canzone, ma soprattutto complimenti alla BBDO locale, la Tiempo. Si tratta, infatti, di una campagna pubblicitaria di MTV stessa: creativa, affascinante, convincente.

    Un ottimo esempio di Web marketing a supporto dei media tradizionali. Quasi la stessa cosa della campagna di E-mail marketing avviata in questi giorni dalla Fnac: un’orripilante immagine mappata che fotografa un word processor della famiglia Microsoft. Non è difficile notare la grafica approssimativa, il miscuglio di caratteri, ma soprattutto i termini segnalati come errore dai dizionari Microsoft italiani (”bookshop”, “clicca”) e persino il puntatore del mouse, immortalato sulla parola “anziché”.

    Non era facile far di peggio: non è saggio paragonare il budget dell’iniziativa di MTV España con quello di Fnac Italia, ma non è nemmeno corretto pensare che Fnac possa permettersi di comunicare in maniera talmente approssimativa. I pubblicitari spagnoli riescono a muovere emozioni, di qualsiasi segno esse siano; quelli che hanno creato la newsletter della multinazionale francese, riescono a banalizzare persino informazioni interessanti come il biglietto ridotto riservato ai destinatari dell’e-mail, i già fidelizzati (e paganti) titolari di Carta Soci. Impareremo mai?

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