8 Dicembre 2006

Perché dire, quando si può stupire?

Lei ha 26 anni e non è bellissima: ha un corpo vivace ed il fascino della sua età, eppure sta diventando il sogno erotico dei milanesi. Appare di notte sulla linea verde della Metropolitana di Milano, quella frequentata dai giovani che vivono la movida dei Navigli, balla una sfrenata lap dance circuendo un palo dei vecchi vagoni e poi passa a raccogliere le offerte. I ragazzotti più svegli le danno la caccia per immortalarla col cellulare e pubblicarne le gesta sul Web, i più scafati intuiscono le potenzialità di marketing dell’iniziativa e si lanciano in ipotesi improbabili come quella che vede nella danza un messaggio promozionale di ATM.

Lui ha esattamente il doppio dei suoi anni ed è veramente brutto: grasso, stanco, volgare, eppure è l’eroe di centinaia di padri italiani. Ha vissuto una storia drammatica di separazione dalla moglie: lei è scappata in Australia con suo figlio ed i tentativi legali di recuperare un rapporto con questo ragazzo ormai sconosciuto gli sono costati centinaia di migliaia di euro. Dopo che l’incontro col figlio è stato seguito da media ed istituzioni pubbliche, l’ospitata a TG2 Dieci Minuti, in prima serata, gli è sembrata l’occasione migliore per richiamare l’atenzione dell’opinione pubblica su vicende come la sua: altro che lap dance, ha preso della benzina ed ha cercato di darsi fuoco.

Per quanto le due storie siano drammaticamente diverse in termini di protagonisti, storie pregresse e finalità dei gesti, le loro surreali caratteristiche le accomunano in termini di strategia: far parlare il più possibile di sé media e cittadini comuni per generare attenzione sui propri progetti. Alla fine, la ballerina ha fatto i suoi show in metropolitana per pubblicizzare il sito SickGirl.it, non certo per amore dell’arte; alla fine, De Martino non aveva nessuna intenzione di darsi fuoco davvero, voleva solo attirare l’attenzione degli altri programmi televisivi più che leggere davvero le sue recriminazioni.

Ciò che lascia un po’ perplessi è che rispetto alle idee vincenti di self marketing che stanno dietro i gesti dei due, il loro effetto finale è mal gestito da entrambi: migliaia di persone si precipitano sul sito della lap dancer e scoprono che non funziona; milioni di persone vogliono ascoltare ciò che il tizio ha da dire sui rapimenti di familiari e lui passa il tempo a minacciare nuovi gesti estremi come il dirottamento di un aereo, invece che utilizzare l’attenzione dei giornalisti per esprimere contenuti. Vedremo chi sarà il prossimo genio del marketing e quale la prossima idea estrema: speriamo solo che alle parole faccia seguire i fatti

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    4 Dicembre 2006

    L’addio a Jolly Hotel ed il trionfo della Spagna capitalista

    Se si dedica un po’ di tempo a scorrere gli andamenti in Borsa delle aziende italiane nel corso degli ultimi 12 mesi, ci si renderà conto della sorprendente crescita del titolo Jolly Hotel: dai circa 8 Euro, ai circa 24 Euro di questi giorni. Un’ascesa irresistibile dopo un periodo turbolento per un’azienda che ha profonde origini nel Nord Est italiano: un investimento avviato ormai decine di anni fa in un settore che nel mercato italiano si è presentato tutto sommato anticiclico. Jolly Hotel infatti ha saputo affiancare alla cura dei clienti in viaggio d’affari, principale core business del Gruppo, un’offerta turistica volta a saturare l’uso delle camere e dei servizi durante tutti i periodi dell’anno, vista l’attrattività delle destinazioni del nostro Paese.

    Esperimento decisamente riuscito ed apprezzato, evidentemente, anche oltre confine: proprio in questi giorni è stato perfezionato l’accordo, preannunciato nella prima metà di novembre, che di fatto cede il controllo della catena di origini italiane (ma che opera anche in altri Paesi europei e negli USA) agli spagnoli di NH Hoteles, già possessori di un’ampia rete di strutture ricettive in giro per il mondo. Addio spirito imprenditoriale da provincia italiana, insomma: l’esperienza di Jolly Hotel diventa un asset in più nelle mani degli ormai esperti manager iberici. Basta dare un occhio alla presentazione riservata agli investitori per comprendere la portata dell’operazione.

    Errori sparsi qui e lì a parte (un po’ di cura in più sarebbe stata gradita), il documento NH Hoteles evidenzia le forti sinergie col gruppo (ex) italiano: è indubbio, d’altra parte, che basterebbe da sola la copertura del nostro mercato da parte degli Hotel della matta per dimostrare i vantaggi che gli spagnoli ottengono dall’operazione. Un po’ meno comprensibili le grida di giubilo che nelle scorse settimane si sono levate da parte dei politici italiani: gli stessi che avevano osteggiato il takeover della spagnola (ci risiamo) Albertis sull’italiana Autostrade, si sono mostrati entusiasti all’idea che la catena italiana passasse in mani straniere interessate, tra l’altro, a procedere ad ulteriori acquisizioni.

    La Spagna, per chi non l’avesse notato, esce ancora una volta vincitrice in Europa: chiunque, in Germania come in Italia, in Francia o in Sud America, dovrà tener conto del fatto che questa nazione, un tempo cenerentola del Vecchio Continente, ora ne sta diventando locomotiva. Tanti fattori vincenti mescolati saggiamente ed una nuova classe dirigente ambiziosa (nel senso migliore del termine) hanno permesso il miracolo: dopo Jolly ed Autostrade, teniamoci pronti a nuove, importanti acquisizioni anche nel nostro Paese. Chissà che strategia adotteranno le piccole aziende dell’indotto delle prede: magari le saponette degli alberghi italiani non saranno più prodotte in Veneto, oppure, se si sapranno ben posizionare con i nuovi padroni del vapore, potranno fornirle a gruppi sempre più europei e sempre meno italiani. Dovranno imparare, inutile dirlo, proprio dalle sorelle spagnole.

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