29 gennaio 2007

I prodotti immortali

Basta andare un po’ indietro con la mente, ad esempio agli anni Ottanta, per ricordare alcuni prodotti che, magari spinti dalle campagne pubblicitarie o dal passaparola, sembravano andare per la maggiore. Presenze comuni nelle nostre case, di uso quotidiano: prodotti di grandi organizzazioni internazionali o di casa nostra, che apparivano indispensabili per (quasi) ogni famiglia. Ebbene, alcuni di quei prodotti vivono ancora tra di noi, magari meno frequentemente nella maggior parte delle case, ma in maniera assidua per chi, magari per venti anni, non ha mai smesso di utilizzarli. Qualche esempio?

  • Il libretto postale
    L'immagine promozionale del Libretto Postale tratta da Poste.itSembra surreale, in un mondo in cui è possibile aprire un Conto Arancio nelle gallerie dei centri commerciali e operare con semplicità sui mercati dei derivati con Fineco, che in Italia siano diffusi diversi milioni di libretti postali. Non più gli ingombranti libricini compilati a mano, certo, ma un foglietto compilato col PC inserito in una custodia gialloblu, con il quale è possibile depositare e ritirare gratuitamente i propri fondi presso tutti gli sportelli postali. I rendimenti non sono più quelli del 1977, in cui il tasso netto era del 6,72%: oggi siamo all’1,17%, eppure capita sempre di vedere qualcuno in fila alla posta con il libretto in mano. E se guardiamo nei nostri cassetti, un libretto postale a noi intestato probabilmente lo troveremo pure.
     
  • Le chewing-gum Brooklyn
    Una barretta di chewing-gum BrooklynOra contengono lo Xilitolo come le sorelle Vivident o Vigorsol, ma il packaging delle gomme da masticare della Perfetti è sempre lo stesso: un parallelepipedo con un po’ di stecchette ricoperte con uno strato di finto alluminio ed incartate singolarmente. Uno spreco notevole di involucri, verrebbe da dire: guai a dirlo agli irriducibili che continuano ad acquistarle al bar sotto casa e le consumano con eleganza mentre i loro coetanei ormai hanno aderito a nuove scuole gommistiche. Provate ad acettarle la prossima volta che ve le offrono: hanno un gusto decisamente diverso da quello dei confetti di moda in questi anni e sono incredibilmente morbide. Un tuffo nel passato per le vostre papille gustative.
     
  • Il Bimby
    Il modello di Bimby in vendita negli anni NovantaQuando è arrivato in Italia una ventina di anni fa, poche famiglie potevano permetterselo: il prezzo era compreso tra i 2 e i 3 milioni di lire e la distribuzione avveniva in maniera semi-clandestina attraverso la distribuzione porta a porta della Vorwerk, che fino a qualche anno prima era il mito delle casalinghe italiane solo per gli aspirapolvere Folletto. Oggi il prezzo è sceso sotto i mille Euro ed ormai non è più un oggetto riservato ai single con poca voglia di fare in cucina: le migliori casalinghe italiane, anzi, non possono farne a meno. Alcune lo usano più o meno come un frullatore, altre lo utilizzano per cucinare intere cene: lui, inossidabile, va avanti da anni e non sembra presentare graffi.
     
  • Il formaggio (?) Philadelphia
    Le mille declinazioni di Philadelphia in vendita in ItaliaQualche markettaro l’ha definito “formaggio di plastica”, eppure non è riuscito a spiegarne il continuo successo. Negli anni si è adeguato ai gusti europei, arricchendosi di varianti arricchite con varie spezie ed ingredienti, ma probabilmente è il prodotto originale quello di maggior successo. Noi che ci vantiamo di non averlo mai nemmeno assaggiato, il Philadelphia Kraft, forse ci perdiamo qualcosa dal sapore indescrivibile. O forse è merito di Kaori prima e della fatina golosa di oggi e del loro continuo passare sui nostri teleschermi: i prodotti di largo consumo che vendono di più sono quelli che è normale avere in casa.
     
  • Rete Quattro
    Il logo storico di ReteQuattroSpesso è stata candidata a finire sul satellite o sul digitale terrestre, ma ad oggi la rete che nacque in casa Mondadori è ancora lì a trasmettere Emanuela Foliero a tutte le ore ed in tutte le salse: conduttrice, annunciatrice, showgirl. Trasmette le telenovele di giorno ed i migliori film tra tutte le televisioni generaliste la sera, inframmezzando il tutto con gli improbabili telegiornali di Emilio Fede. Non c’è alcun motivo apparente per cui possa essere ancora in onda, ma i centri media contiuano a pianificare le campagne dei propri clienti su questo bizzarro canale televisivo. Se e quando non sarà più in onda, per molti sarà un buco nello zapping fantozziano serale: strano, visto che nessuno ammette di guardarla.

Filed under Marketing, Pubblicità, Televisione by

Permalink Print Comment

Comments on I prodotti immortali »

30 gennaio 2007

nikink @ 10:53 pm

Post molto divertente, autore inossidabile 🙂

Un saluto da un esule che almeno una volta al mese passa a trovare gli amici di tastiera

31 gennaio 2007

Giuseppe Mazza @ 12:00 am

Ho letto il tuo post ed effettivamente non ti si vede più on line… 🙁

nikink @ 2:42 pm

Forse non hai letto bene l’ultimissimo, con gli url per ritrovarmi in giro; particolarmente questo, dove posto circa tutti i giorni:

http://surripedia.blogspot.com/

Giuseppe Mazza @ 6:14 pm

Mi riferivo ai tuoi commenti sulla vita quotidiana ed i grandi eventi. 🙂

Marco Tracinà @ 10:36 pm

Applausi, meriti di essere premiato direttamente dalla Foliero 😉

1 febbraio 2007

Giuseppe Mazza @ 11:49 am

Accidenti, fa anche questo? Mi preparo alla mia apparizione con Emanuelona a Rete 4 allora…

Marco Tracinà @ 2:46 pm

ehm… non vorrei deluderti, ma hai notato, vero, che la inquadrano sempre da più distante?

in città si mormora che stiano approntando i successori della prosperosa emanuela e del simpatico emilione: maggiori informazioni qui.

Ho detto qui, non lì!!!! 😉

2 febbraio 2007

Giuseppe Mazza @ 12:35 am

Uhm, potremmo prepararle una maschera di bellezza col Bimby…

[…] Che si sia sentilmente legati ad un brand storico o si abbiano ferme in testa le campagne più note, non si può negare che l’azienda sia un vero e proprio vanto per l’economia italiana […]

Leave a Comment

Made with WordPress and Semiologic • Boxed skin by Denis de Bernardy