14 ottobre 2007

Intel e i cubicoli ammazza-comunicazione

Grande risalto, nell’home page di Corriere.it, ad un articolo che presenta “Zero e-mail Friday, l’iniziativa avviata da Intel al fine di garantire un giorno di pace ai collaboratori statunitensi della multinazionale informatica. L’obiettivo è quello di costringere con gentilezza 150 dei propri collaboratori ad alzarsi dalla sedia per chiedere informazioni ai colleghi dell’ufficio vicino oppure di intrattenersi telefonicamente con quelli più lontani. L’ipotesi di fondo è quella che l’interazione dal vivo (o quanto meno vocale) abbia la stessa portata informativa di quella mediata dal PC, ma è potenziata da aspetti soft che migliorano la qualità della vita in azienda.

Per capire la rilevanza di questo esperimento, bisogna comprendere ciò di cui non parla l’articolo italiano, cioè il motivo di fondo per il quale Intel ha avviato questo programma. Lo possiamo ritrovare in un articolo che parla di un’inchiesta nemmeno tanto ironica di Conan O’Brien, che pure è il figlio professionale di Jay Leno:

«In April, Conan O’Brien filmed a visit to the Intel headquarters in Santa Clara, Calif., mockingly praising the working environment. He called the color scheme of gray, gray and grayish-blue “imaginative” and the signs on columns such as B9 and H10 defining cubicle sections, “like you’d see in a parking garage.”

“It makes people feel as though they’re all basically the same. There’s no individuality, there’s no hope, there’s no sense that life has possibilities,” joked O’Brien as he wandered through a seemingly endless maze of identical cubes.»

Uno scenario del tutto terrificante, che richiama alla mente il riso amaro delle strisce di Dilbert: ingegneri ed impiegati costretti in pochi metri quadri, che incontrano dal vivo i loro colleghi solo in pause caffè nelle quali, per ovvi motivi, non hanno alcuna voglia di discutere di problematiche lavorative. Ciò fa sì, tra l’altro, che la qualità dei gruppi di lavoro si abbassi sensibilmente: non è un caso che le e-mail oggetto del programma sul “venerdì libero” non siano tutte, indiscriminatamente, ma solo quelle interne ai team (sconsigliate, ma ovviamente non vietate), non quelle che permettono a gruppi diversi di interagire e lavorare insieme.

Si tratta di un esperimento interessante, che fa parte di un programma più ampio contro l’information overload. L’iniziativa precedente, Quiet Time“, è stata lanciata ad agosto in maniera ancora più ambiziosa: 300 collaboratori si isolano per mezza giornata ogni martedì, deviando le telefonate in segreteria, chiudendo la porta del cubicolo e non consultando l’e-mail. Un tentativo di azzerare del tutto la comunicazione interna, per poi farla rifiorire 3 giorni dopo dal vivo, qualcosa da tenere d’occhio, visto che noi Europei siamo ancora nella fase “confusione negli open space“: quando a qualche manager illuminato verrà in mente di sostituirli con i cubicoli, sapremo già in partenza come sopravvivere…

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Comments on Intel e i cubicoli ammazza-comunicazione »

15 ottobre 2007

nikink @ 9:03 am

E così, tornato nel tuo cubicolo, hai lasciato da parte le vendette markettologiche per darti alla celebrazione della relazione; ma tu guarda 😉

Certo che l’idea dell’impiegato recluso nel cubicolo per mezza giornata (a fare meditazione?) è angosciante

Gianluca Diegoli @ 4:35 pm

Io un po’ il cubicolo lo invidio, che qui ascolto i c***i di tutti e viceversa… 🙂
Però l’esperimento dovrebbero farlo anche qui.

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