6 Maggio 2008

Il traffico impazzisce? Questione di fortuna

Effetto StumbleUpon sulle statistiche di Pollicinor

L’immagine qui sopra, che molti riconosceranno come tratta da Google Analytics, rappresenta una curiosa storia di ordinaria follia Web-analitica. La linea blu rappresenta i visitatori di circa un mese di Pollicinor, il tumblelog che è nato a fine giugno 2007 come spazio per raccogliere annotazioni, foto, video e link interessanti che non trovano spazio su blog più “formali” come .commEurope. Un sito-bonsai che, negli ultimi mesi, ha avuto un traffico di un centinaio di visitatori unici quotidiani, cui vanno aggiunti i lettori via Feedburner (circa una cinquantina) e quelli via dashboard di Tumblr (un’ulteriore cinquantina).

Numeri onesti per uno spazio senza alcuna pretesa. Numeri “gonfiati”, la prima volta, ad inizio aprile (vedi bubble sul grafico), per la ri-pubblicazione dell’ormai celebre video di Luca Luciani, citata su Wikio. Numeri “impazziti”, a metà aprile, per la ri-pubblicazione di un divertente (ma dagli esiti seri) diagramma di flusso per decidere se e quando forwardare e-mail a catena, ripreso da un utente italiano su StumbleUpon. Una segnalazione che ha generato una girandola infinita di citazioni sulla piattaforma stessa, che ha raccolto anche le centinaia di commenti che comunque non sarebbero potuti essere inseriti sul tumblelog.

L’effetto è stato un incremento dei visitatori sino a 14.000 al giorno ed una stabilizzazione tra i 3.000 e i 5.000 utenti unici giornalieri. Qualcosa di simile, sebbene in miniatura, a ciò che è successo ad Alberto Falossi il giorno in cui, come racconta Luca Conti, ha avuto la prontezza di riflessi di rilanciare sul suo blog la notizia, letta da un quotidiano gratuito, dell’ormai nota pubblicazione in Rete delle dichiarazioni dei redditi 2005. Un botto, stavolta, fatto esclusivamente di utenti italiani e soprattutto compiuto nel più classico dei modi: grazie alla presenza temporanea al primo posto dei risultati di una ricerca su Google.

Prima il mini-picco di Luca Luciani via Wikio, poi il picco via StumbleUpon, poi il super-picco sulle dichiarazioni dei redditi via Google. Strumenti diversi ed utilizzati in maniera ancora maggiore di quanto previsto: tutti ottimizzano il traffico per il principale motore di ricerca, ma forse è arrivato il tempo di conoscere meglio anche strumenti che non abbiano i limiti intrinseci di un Technorati qualsiasi, ma che supportano bene gli utenti in ciò che amano di più: trovare informazioni interessanti nel momento giusto. Come fare ad intercettarli? Questione di fortuna, visto che nessun SEO potrà mai scrivere ciò che è di competenza dell’autore.

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    1 Maggio 2008

    Lo Stato che ama/odia Internet (e noi?)

    Non si riesce, francamente, ad avere una posizione precisa sul tema della pubblicazione integrale dei dati fiscali degli Italiani che il viceministro Vincenzo Visco ha predisposto negli scorsi giorni. Si inizia una riflessione a mente fredda e si arriva a pensare “Ottima idea, visto che così si sa chi paga veramente le tasse in Italia!”. Poi subentrano sentimenti come paura e invidia e si arriva a domandare “Ma se poi i ladri leggono i redditi dei benestanti e vanno a scassinare le loro villette?” oppure “Perché X dichiara un reddito così basso quando è un noto professionista locale?”.

    Non è una coincidenza, tuttavia, che questo stato di incertezza accompagni un po’ tutte le (ormai numerose) iniziative dello Stato che vanno verso un maggior utilizzo della Rete nell’interazione tra uffici della Pubblica Amministrazione e soprattutto cercano di migliorare l’interazione tra cittadini e Stato stesso: tutti gli heavy user di Internet in Italia ricorderanno, ad esempio, l’improbabile obbligo di mandare copia dei siti alla Biblioteca Nazionale di Firenze e le infinite polemiche che ne scaturirono, le nette prese di posizione a favore e soprattutto contro l’iniziativa.

    Siamo in uno Stato in cui il Presidente della Repubblica parla di un «mondo aggressivamente multimediale» per motivare i giornalisti della carta stampata a detrimento dell’informazione via Web, ma in cui lo Stato stesso, ormai da tempo orientato sulla strada dell’e-mail certificata, ha nel tempo scoperto i potenziali risparmi che un uso accorto di questi strumenti possono presentare nella perigliosa lotta alla burocrazia e ai suoi costi mostruosi. Noi, però, continuiamo a guardare in maniera preconcetta a qualsiasi decisione statale, senza essere mai convinti davvero della “buona fede” di queste iniziative.

    Capita così che nelle stesse ore in cui è stata resa nota una nuova piccola-grande rivoluzione in ambito Giustizia, con un rinvigorito approccio all’uso dell’e-mail certificata tra i Tribunali, la nostra attenzione è andata agli strali di Beppe Grillo contro Visco e la sua idea (teoricamente) anti-evasione. In fin dei conti, il problema non è l’improvvisa impennata della presenza dello Stato sul Web: è l’enorme sfiducia che abbiamo l’uno per l’altro. In un Paese perfetto, non si arriverebbe a parlare di aggressività multimediale e ad esercitarla per accusare lo Stato di essere governato dai mafiosi come ha fatto Grillo.

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