12 luglio 2009

La parabola di Debora Serracchiani

Questa è la storia di un’eroina del Web che, in appena 3 mesi, è passata dall’adorazione totale alla diffidenza completa da parte di chi l’aveva appoggiata e non ha poi condiviso le sue scelte politiche. Si tratta di Debora Serracchiani, che a fine marzo è diventata famosa per aver osato sfidare “dal basso” le gerarchie del Partito Democratico, ad aprile è stata candidata a Strasburgo e a giugno, una volta eletta al Parlamento Europeo, si è ufficialmente schierata con gli attuali vertici del Partito, appoggiando la candidatura di Dario Franceschini a segretario del Partito Democratico.

La storia è fatta con le voci di blogger noti che, progressivamente, hanno dedicato alla parlamentare post di tono e carattere diverso. Non vuole essere esaustiva e probabilmente si potrebbe trovare qualche post che la criticava quando era all’apogeo e la esalta ora che il Web l’ha abbandonata. Qualcuno l’ha accusata di tradimento, altri di incoerenza. Qualunque sia la verità politica della sua scelta, ora Debora Serracchiani è un personaggio pubblico dalla visibilità ampia su tutti i media: in qualche modo, la sua strategia di comunicazione politica (volontaria o involontaria che sia) ha funzionato.

Massimo Moruzzi, 24 marzo 2009

«E questa da dove arriva? – si dice abbia sussurrato Franceschini. Da Udine. Non so se Debora Serracchiani possa essere la Obama italiana o solo un altro Nanni Moretti che ci ricorda di dire qualcosa di sinistra – o anche solo di buonsenso, ma comunque: grazie, Debora!»

Luca Sofri, 27 marzo 2009

«Debora Serracchiani è meritatamente sulla cresta dell’onda da qualche giorno, ormai. A quelli che dicono “vabbè, è stato solo il discorso di un giorno: voglio vedere cosa è capace di fare poi”, bisogna rispondere: “è stata capace di fare quel discorso di un giorno”. Ma l’informazione che volevo aggiungere e che mi pare non sia sufficientemente nota è un’altra. Anche se è vero che non si dovrebbe parlare dell’età di una signora, mi pare giusto smontare i paternalismi di chi la tratta come una ragazzina simpatica, e far presente che ha 38 anni: tanto per mettere qualche ansia a chi non se ne sente impensierito.»

Daria Bignardi, 1 aprile 2009

«Debora Serracchiani dimostra 24 anni ma ne ha 38, ed è avvocato del lavoro a Udine. Con un intervento di 12 minuti all’Assemblea dei circoli democratici di Roma, sabato 21 marzo, primo giorno di primavera, le ha suonate a tutti, mettendo in imbarazzo i notabili del partito e infiammando la cosiddetta base. Il suo video ha invaso il web e Debora è diventata l’eroina della settimana: su Facebook in poche ore sono sorti i seguenti gruppi: «Debora Serracchiani al Parlamento Europeo», «Debora Serracchiani presidente del Consiglio», «Debora Serracchiani leader del Pd», «Debora Serracchiani for President», «Quelli che avrebbero detto le stesse cose che ha detto Debora Serracchiani» e «Debora Serracchiani e quelli come lei». Come ha fatto Debora senza acca a scatenare un tale entusiasmo? Ha solo detto quello che tutti i simpatizzanti del Partito democratico pensano.»

Luca Sofri, 5 aprile 2009

«La candidatura di Debora Serracchiani è una buona cosa: non si può apprezzare che una responsabile del PD dica delle cose convincenti e riscuota grandi consensi tra la “base” e gli elettori, e poi non apprezzare altrettanto che le siano date delle responsabilità e degli spazi e che il suo consenso sia sfruttato (e la sua corsa sarà in salita, comunque). L’unica cosa di cui bisogna essere preoccupati è che la sua candidatura diventi la solitaria foglia di fico che copre altre scelte assai deludenti e lontane dalle annunciate intenzioni di rinnovamento e congruità con il ruolo di deputato europeo.»

Marco Massarotto, 16 maggio 2009

«Debora Serracchiani posta su flickr la sua sidebar di facebook. Thanks for sharing, Debora: ti uso come cavia, a questo punto. Nell’immagine vediamo molti dati significativi, uno in particolare: 2.358 richieste di amicizia inevase. Ora le alternative possono essere:
– Debora Serracchiani trascura facebook e le tantissime richieste si sono accumulate nel tempo.
– Debora Serracchiani NON trascura facebook, ma ha oggettivamente difficoltà a tenere il ritmo con la sua popolarità crescente.»

Alessandro Gilioli, 9 giugno 2009

«Alla dirigenza del Pd evidentemente il caso Serracchiani – 144.558 preferenze – non dice nulla. Pensano di aver fatto bella figura candidandola e mandandola a Strasburgo: ora però ragazzina lasciaci lavorare che dobbiamo scannarci tra Franceschini e Bersani. L’idea di farsi da parte tutti e di lasciare spazio a mille Serracchiani, ai cuori contenti del meno sette per cento non viene neppure in mente.»

Sir Squonk, 28 giugno 2009

«Ho visto e ascoltato gli interventi di Ignazio Marino e di Debora Serracchiani, due persone del PD che mi interessano, delle quali ho una buona opinione, delle quali in tanti dicono un gran bene e per le quali si disegnano magnifiche sorti e progressive. E insomma, non saprei come metterla diversamente: che delusione. Perché qui, noi semplici elettori ci saremmo anche un po’ stancati delle belle enunciazioni di metodo fini a se stesse. Perché è intristente e umiliante ascoltare nove minuti e quaranta secondi di dissertazione il cui punto più alto viene toccato pronunciando l’immortale massima “Io vorrei che da queste riunioni qui venissero fuori anche le proposte”. Non so, forse l’evento di ieri non aveva questo come obiettivo – quello di fare proposte, dico – o forse le proposte le hanno fatte altri e non i due che ho seguito con attenzione. So solo che se io non avessi saputo chi fosse Debora Serracchiani, al termine del suo intervento non lo avrei saputo comunque. E so anche che invece pensavo di sapere chi fosse Debora Serracchiani, e adesso non lo so più.»

Nicola Mattina, 28 giugno 2009

«Non mi ha convinto neanche un po’ il discorso di Debora Serracchiani a Torino. Il motivo è molto semplice: è praticamente lo stesso del famoso discorso che ha segnato l’inizio della sua fortuna politica. Mi sarei aspettato che, invece di continuare a dire “dobbiamo dare delle risposte”, avesse detto “queste sono le mie risposte”. Così è il pistolotto di una maestrina, non il discorso di una leader: un’occasione persa!»

Massimo Mantellini, 30 giugno 2009

«La Serracchiani sta con Franceschini. Che sta con Rutelli, che sta con Fioroni che sta con la Binetti (e insomma…)»

Alessandro Gilioli, 1 luglio 2009

«Serracchiani molla e accetta di fare la linea giovani del marchio Franceschini. Senza offesa, il contenuto delle sue risposte a Curzio Maltese è di profilo bassino. Occorre evidentemente arrendersi al fatto che il Pd non ha una generazione di trenta-quarantenni con le palle: alla fine preferiscono tutti accomodarsi all’ombra dei leader.»

Luca Sofri, 1 luglio 2009

«Che Debora Serracchiani abbia deciso di stare assieme a Franceschini a questo giro è un dato, e io ne sono il primo critico. È una scelta fallimentare politicamente e disgraziata per lei stessa. Ma che questa scelta si spieghi con gli argomenti sintetizzati oggi dalla sua intervista su Repubblica è una cosa che escludo del tutto, avendo ascoltato assai i suoi motivi negli ultimi tempi, e che dovrebbe escludere qualunque lettore intelligente. Quindi se dobbiamo criticarla sulla scelta, non facciamolo per quelle parole, non all’altezza delle sue intenzioni e della sua lucidità. E chi oggi la attacca allegro su quelle parole o ha seconde intenzioni o pensa di essere l’unico furbo. Dai, non facciamo la solita cosa di passare dall’adorazione alle monetine.»

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Comments on La parabola di Debora Serracchiani »

[…] Pochi mesi fa si sperava che la comunicazione politica del Partito Democratico cambiasse radicalmente, che dal fragore di “una consultazione dopo l’altra” si passasse a comunicare agli elettori i risultati dell’opposizione parlamentare. Poco è stato fatto, anzi: si sono bruciati dei profili che pochi mesi fa sembravano interessanti (Franceschini e Serracchiani sono i casi più evidenti) sull’altare di lotte intestine degne dell’operetta più che di uno dei maggiori partiti d’Europa. […]

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