gennaio 2010

31 gennaio 2010

Google Street View diventa grande

La copertura Google StreetView del'Europa continentale a gennaio 2010Da quanto tempo non vi capita di utilizzare Google Street View? Dall’ultima volta che avevate provato a cercare casa vostra senza risultato? Riprovateci oggi, potreste rimanere molto colpiti: come testimonia questa mappa, la copertura di Italia, Francia e Spagna è letteralmente esplosa nelle ultime settimane. Le foto come sempre non sono aggiornatissime (nella maggior parte dei casi si direbbe risalenti alla scorsa estate), ma la copertura è molto ampia anche nelle zone più remote delle nostre provincie.

Le possibilità offerte da questo sensibile miglioramento del mezzo sono notevolissime: ludiche in primis, visto l’innegabile fascino di lanciare Pegman (la mascotte arancione di Google Street View) in posti a sorpresa e scoprire ogni volta angoli nuovi, stimolanti ed a volte molto affascinanti; commerciali, considerato che la vista “dal vivo” delle vie può risultare particolarmente utile, ad esempio, nella scelta degli esercizi commerciali da visitare o degli immobili per i quali richiedere maggiori informazioni.

Il vero aspetto business di Google Street View, tuttavia, si noterà sempre di più mano a mano che Google riuscirà a liberare l’estremo potenziale che la manipolazione delle immagini della realtà (e dei relativi spazi pubblicitari) potrà concedere a tutti i partecipanti ai suoi network pubblicitari: quasi per caso (sebbene nel caso di Google il “caso” è sempre sospetto), l’estensione della copertura del servizio è coincisa con la diffusione della notizia di un nuovo brevetto che va proprio in questa direzione.

L’idea di fondo è quella di consentire agli inserzionisti di “aggiornare” in tempo reale i contenuti dei cartelloni pubblicitari fotografati sulle foto di Google che, come noto, difficilmente vengono aggiornate. L’evoluzione dell’idea però è molto più interessante: Google si candida a vendere i cartelloni “unclaimed” tramite le sue consuete aste, rendendo particolarmente interessante, per gli inserzionisti, contestualizzare i propri annunci non più accanto a pagina di testo, quanto ad immagini tratte dalla realtà.

I portavoce di Google si sono affrettati a moderare il clamore derivante da questa notizia, sottolineando che non tutte le migliaia di brevetti registrati annualmente diventano necessariamente prodotti/servizi della grande G. Involontariamente o meno, però, la pietra nello stagno è stata lanciata e sicuramente è un segno in più dell’impatto che Google avrà nella nostra vita offline nei prossimi anni. Non solo attraverso la tecnologia (non sarà certo il Nexus One di turno a cambiare lo scenario di mercato), quanto nel doppio flusso di informazioni “fisiche” che vengono digitalizzate (è il caso di Google Books) e di investimenti “digitali” rispetto a contesti reali (è sicuramente il caso limite cui potrebbe arrivare Google in veste di concessionaria pubblicitaria). Per ora, godiamoci i nostri giri virtuali per spiagge, piazze e colline di mezza Europa.

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24 gennaio 2010

La strana comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Una delle immagini della campagna del Ministerto per i Beni e le Attività Culturali

A metà dicembre, la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali festeggia i primi 100 giorni di attività con una presentazione alla stampa. Vengono presentate attività interessanti come l’accordo con Google per visualizzare in Street View gli scavi di Pompei oppure il lancio delle attività su Facebook, Twitter e soprattutto Youtube.

Vengono annunciati eventi straordinari di ampio respiro culturale, di cui molti legati al sostegno del recupero del prezioso patrimonio culturale ed artistico abruzzese. Il Ministero pubblica anche un comunicato stampa sul proprio sito, ma il tutto passa sostanzialmente inosservato, finché un mese dopo Roberto Venturini pubblica sul proprio blog, molto seguito dai markettari italiani, un commento alle foto che accompagnano il comunicato stampa.

Si tratta della campagna di comunicazione che, proprio nel suddetto incontro, è stata presentata con fare trionfale dal Ministro Sandro Bondi e che nel frattempo ha iniziato a viaggiare su più canali anche in formato mini-spot, sollevando diverse perplessità in Rete. Roberto la definisce ironicamente “unconventional” analizzandola tecnicamente, altri sono molto più aggressivi e criticano aspramente l’idea creativa e la sua implementazione.

Oltre al Colosseo smontato rappresentato qui sopra, anche il David di Michelangelo ed il Cenacolo di Leonardo Da Vinci vengono maltrattati e accompagnati dallo slogan perentorio “Se non lo visiti, lo portiamo via.” scritto a grandi caratteri. Al di là delle valutazioni politiche rispetto alle competenze del Ministro ed al suo operato, le perplessità dei navigatori sono giustificate: qual è il senso profondo di questa campagna, perché è stata ideata ed approvata così?

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17 gennaio 2010

Il futuro ha il touchscreen

Qualche settimana fa, Vittorio Zambardino stava sperimentando l’Amazon Kindle quando si rese conto di continuare a tastarne lo schermo in attesa di feedback, senza risultato. L’oggettino modaiolo infatti non è dotato di touchscreen e questo è sicuramente un grosso neo per il reader, il cui successo continua in queste settimane nonostante gli oggettivi limiti hardware e software che lo accompagnano sin dal rilascio delle prime versioni.

L’esperienza di Zambardino l’hanno vissuta molti di noi passando dai cellulari tradizionali ai palmari come iPhone e BlackBerry Storm, dai PC tradizionali ai nuovi notebook che puntano sul multitouch nativo di Windows 7, o magari adottando un UMPC come strumento di lavoro in mobilità. Una volta fatto uno o più di questi salti (molti di noi li hanno fatti tutti e tre), è difficile tornare indietro e non iniziare a toccare qualsiasi schermo.

In queste settimane, tutti i gossip a proposito del (presunto) e-book reader/tablet di Apple vertono sulle caratteristiche hardware e tra questi la maggior parte si concentra nell’immaginare una versione “gigante” dell’iPod Touch, la cui caratteristica principale è appunto l’interazione via touchscreen. Un aspetto interessante, visto che al contrario l’Amazon Kindle concentra la propria interazione con l’utente su una classica tastiera QWERTY.

Il futuro ha il touchscreen per tutti noi. Perché è una modalità di interazione comoda, efficiente ed efficace per la navigazione tra informazioni, pagine Web e dati memorizzati sui terminali. Rimane ancora piuttosto scomodo per scrivere, visto che né il riconoscimento della scrittura né le tastiere virtuali riescono ancora a garantire una velocità di digitazione adeguata: sicuramente la ricerca e sviluppo delle più importanti software house lavorerà su questo.

Indipendentemente dal fatto che Apple lancerà o meno un nuovo terminale, la strada è segnata. La HCI del futuro passerà dal touchscreen e questo rappresenterà un passo avanti significativo nei mondi contigui dell’informatica e della telematica. Sarà sicuramente una svolta per il modo di comunicare, di interagire tra le informazioni e con le persone. Sperando che, spinti dall’abitudine, non si inizi anche a tastarci l’un l’altro.

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10 gennaio 2010

Noiosi mesi politichesi in corso, di nuovo

Inquietante notare che la campagna elettorale per le Elezioni Regionali 2010 sia iniziata ancora prima della decisione ufficiale relativamente alle date della tornata elettorale. Decine, centinaia, migliaia di manifesti hanno iniziato a tappezzare le nostre città con un fenomeno abbastanza nuovo: auto-candidati che hanno iniziato a proporsi al pubblico con manifesti 6×3 prima ancora di essere stati nominati tali da qualcuno.

Quando nel 2006 si parlava di noiosi mesi politichesi, si sperava in un crescente uso del Web per tagliare proprio questi stupidi costi, utili solo per giustificare crescenti richieste di rimborsi delle spese elettorali, non di certo per convincere i milioni di elettori indecisi. Due anni dopo si sperava nell’emulazione delle campagne Web statunitensi e si finiva per leggere in Rete solo a proposito dei soliti alterchi televisivi tra politici.

Ancora due anni e stavolta non siamo di fronte alle Elezioni Politiche, ma a quelle Regionali. Nel frattempo i blog sono passati di moda ed ora i politici nazionali hanno imparato ad utilizzare Twitter ed altri strumenti di interazione con gli elettori, almeno a livello teorico. I politici locali invece non ne vogliono sapere: dicono di essere parte della società civile e come tali si sentono in dovere di gridare come alla sagra del pollo.

Alcuni Governatori uscenti hanno veramente del coraggio a ripresentarsi, dopo svariati incarichi e magari anche qualche simpatica inchiesta sulle spalle. Altri, decapitati direttamente dai partiti a Roma, piangono miseria e reclamano poltrone ministeriali. Gli outsider sperano di venire eletti cercando di sparigliare, di arrivare al cuore degli elettori presentandosi come vergini della politica, senza macchia e senza macchie.

In ogni caso, la consueta noia è garantita. Nelle ultime settimane, il Premier è sospettosamente calmo e l’opposizione come al solito è non pervenuta. Nessuno ha voglia di colpi di scena ed il dibattito legislativo verte su argomenti di nessun interesse per gli elettori come la riforma della giustizia. Tratteniamo il fiato ed aspettiamo i risultati delle Elezioni: cambierà poco e probabilmente cambierà in peggio.

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3 gennaio 2010

Il 2010 sarà l’anno del Mobile Internet

Un giorno qualsiasi del 2003, in un’aula della Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino: un gruppetto di middle manager dell’ex Omnitel, da poco Vodafone Italia, presenta agli studenti del Master in Business Administration le strategie dell’Azienda all’alba dell’UMTS e poco tempo dopo il lancio di Vodafone Live! e degli MMS, servizi adeguati ai terminali a colori da pochissimo presenti sul mercato.

Ad un certo punto, un allievo dell’MBA alza la manina e chiede come mai Vodafone Italia non abbia ancora lanciato tariffe flat per navigazione GPRS, nemmeno per la clientela aziendale. I manager rispondo indispettiti, rispondendo che la navigazione col cellulare non trova interesse sul mercato. Chi muore dalla voglia, può ricorrere agli interessantissimi servizi di Vodafone Live! via Wap.

Passano pochi anni ed Internet Mobile diventa un fulcro dell’offerta di Vodafone in tutta Europa. Tutti gli operatori concorrenti, d’altra parte, hanno da tempo lanciato le ormai diffusissime chiavette USB per sostituire gli ingombranti modem PCMCIA e la rete si è evoluta offrendo prima l’UMTS, poi l’HSDPA/HSUPA. I cellulari evoluti, sempre più simili a PDA evoluti, hanno fatto il resto.

La domanda c’è, eccome. Sebbene la copertura in alcune zone d’Italia sia instabile o addirittura assente, molti di noi hanno capito i vantaggi della navigazione in movimento. Si accennava in merito parlando di trend 2009: durante le feste, molti di noi avranno notato un aumento drastico degli auguri via social network. Dall’altro lato, milioni di persone hanno continuato a far crollare la rete TIM come tradizione.

Quest’anno ci sarà la svolta. Se proprio bisogna individuare un macrotrend per il 2010, sarà sicuramente l’esplosione del Mobile Internet, anche tra gli “insospettabili” utenti del mass market. I dati di Gartner confermano un’ampia crescita della diffusione degli smartphone, ma più che un’evoluzione hardware sarà soprattutto uno shift culturale (prezzi della connettività permettendo).

In maniera abbastanza incredibile, Morgan Stanley ha rilasciato materiale prezioso in maniera pubblica, utile per immaginare l’evoluzione del mercato e confermare sostanzialmente questa evoluzione del mercato anche a livello internazionale. Teniamocelo da parte, perché potrà esserci utile per comprendere uno dei pochi sviluppi positivi che ci riserva questo difficile 2010.

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