14 febbraio 2010

Nove centesimi

Estate 2005: su .commEurope ci si interrogava sulle campagne di basso profilo che scorrevano su Corriere.it. I fatturati della versione digitale del quotidiano evidentemente non andavano un granché e quindi l’editore raccimolava centesimi alla meno peggio. Una manciata di mesi dopo, il mercato accoglieva un annuncio a tratti sconvolgente e a tratti prevedibile: RCS Mediagroup annunciava con enfasi l’acquisisizione di Dada e la sua voglia di integrare i servizi multimediali dei due gruppi.

Un bel colpo, che si è tradotto in uno stillicidio lungo quasi un lustro. Ogni manciata di mesi, RCS Mediagroup ha annunciato l’acquisizione di qualche briciola del capitale sociale di Dada, sino all’annuncio di gennaio 2010 (!) di aver finalmente superato il 50% del gruppo fiorentino. Complice forse anche questa lunga danza finanziaria, delle possibili sinergie editoriali ed industriali tra i due gruppi, negli ultimi anni si è visto ben poco e quasi tutto in favore di Dada più che del gruppo editoriale.

Mentre Dada ha continuato la sua politica di acquisizioni in ambito digital goods, RCS Mediagroup ha continuato sulla sua strada di indecisioni sul proprio business model, complice la crisi economica generale e quella dell’editoria in particolare. Flessione continua delle vendite in edicola, qualche piccolo segno positivo in ambito display advertising, il lancio di Premium Publisher Network, gli investimenti per offrire i quotidiani del gruppo via mobile browsing e mobile application.

Proprio su quest’ultimo punto, in questi giorni, si stanno alzando gli strali verso l’editore, ritenuto colpevole, con la “complicità” di Tre (e si mormora presto con quella degli altri Operatori mobile), di aver iniziato a far pagare i contenuti del quotidiano indipendentemente dalla modalità di visualizzazione. Per la prima volta, notano i più arrabbiati sui social network, si esce dall’equazione walled garden=fregatura e si passa direttamente a l’Operatore sa cosa/dove navighi e te lo fa pagare di conseguenza.

Chi oggi si indigna per la scelta di RCS e magari si eccita per Apple iPad e per la possibilità di “consultare in mobilità i quotidiani”, forse dimentica che il quotidiano da sempre si consulta in mobilità. E dimentica pure di essere in un Paese in cui appena pochi mesi fa 40.000 persone hanno prenotato un abbonamento da 130 Euro a scatola chiusa al Fatto Quotidiano. Ed in cui si spende abitualmente 10/15 centesimi di Euro per inviare ogni SMS. E che forse 9 centesimi a pagina, molti, li spenderanno pure.

Filed under Editoria, Telecomunicazioni by

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Comments on Nove centesimi »

20 febbraio 2010

Gianluca Diegoli @ 5:06 pm

9 a pagina di quotidiano, forse. 9 ad articolo, nope.

[…] La situazione è veramente drammatica, ma non ci sono grandi vie d’uscita e 9 cents che tengano: sembra di osservare il telegrafo soffrire per il sopravvento del telefono.

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