gennaio 2011

31 gennaio 2011

Febbre alta in ambito home shopping

I primi numeri che circolano in merito al fatturato dell’e-commerce italiano nell’ultimo trimestre del 2010 sono del tutto lusinghieri. Il ciclone Amazon Italia ha ancora dispiegato parzialmente le sue ali e quello strano mix di crisi perdurante e ripresa che circola in questi mesi ha spinto molti di noi a ricorrere alle offertone tipiche del commercio elettronico. I valori totali, comunque, sono ancora sotto il potenziale mostrato nel resto d’Europa. L’osservazione vale in generale per il mercato delle vendite a distanza: già qualche anno fa Home Shopping Europe aveva debuttato sul mercato televisivo italiano osservando l’enorme delta rispetto in particolare a Gran Bretagna e Germania.

I risultati non erano tuttavia stati esplosivi: buona parte di quell’esperienza era confluita in Mediashopping, la piattaforma di vendita a distanza che negli anni si è contraddistinta per un approccio multicanale. Mediashopping vende in TV, ma anche negli ipermercati e via e-commerce, sia in proprio che tramite una partnership con “la solita” Terashop. Grazie alla spinta portentosa della comunicazione sui canali Mediaset, nel tempo Mediashopping è diventata una realtà da decine di milioni di Euro di fatturato annuo, con un catalogo differenziato e non concentrato sulle carabattole come avviene nelle televendite sulle TV locali, esplose negli ultimi anni.

Oggi Mediashopping è un soggetto in profondo cambiamento: gli esperti ipotizzano a breve una trasformazione in Mediaset Me, canale con contenuti di intrattenimento oltre le televendite. Un tentativo di scalare il maledetto LCN, il posizionamento automatico dei canali del digitale terrestre, per cercare di risolvere la confusione attuale: basti dire che sul sito istituzionale Mediashopping viene oggi segnalato al canale 32; peccato che 32 è in realtà la posizione di QVC, il canale leader negli Stati Uniti che ha debuttato in Italia lo scorso autunno ed è al momento il peggiore incubo per Mediashopping stessa.

Situazione piuttosto tesa, che sta per complicarsi ulteriormente. Home Shopping Europe infatti tornerà presto in Italia, stavolta con mezzi propri e puntando sul Digitale Terrestre. Sulla scia di QVC (e di Mediaset Me?), HSE24 sarà un canale che trametterà televendite spettacolari, puntando su centinaia di ore di diretta ogni mese. Quello che invece non è chiaro per tutti e 3 i canali sarà l’evoluzione multicanale; da un lato si ha paura che Mediashopping perda per strada gli investimenti in “formazione” degli spettatori sulle potenzialità dell’e-commerce, dall’altro c’è grande curiosità rispetto a possibili accordi coi retailer da parte dei due grandi player internazionali. In ogni caso, si prevedono molte scintille (e tanti posti di lavoro in più).

Filed under E-commerce, Televisione by

Permalink Print 1 Comment

23 gennaio 2011

La settimana di Ruby e Signorini

A ottobre dello scorso anno la parabola di Ruby Rubacuori sembrava avviata a sgonfiarsi in uno sfarfallio di pixel, con la ragazzina destinata al dimenticatoio come una Letizia Noemi qualsiasi. La Procura di Milano, invece, non aveva dimenticato le possibili implicazioni legali dello scandalo politico-sessuale del Premier alle prese con una minorenne; ex nihilo, il caso è così riesploso negli scorsi giorni, con un poderoso faldone a base di intercettazioni e altre prove.

Il faldone, teoricamente riservato agli attori istituzionali coinvolti nelle fasi di autorizzazione a procedere rispetto a Silvio Berlusconi, ha avuto ampia diffusione online, con tutto il suo carico di numeri di telefono, rubriche, dialoghi privati, intercettazioni di varia natura. Coloro che negli scorsi mesi avevano sostenuto con forza i tentativi di legiferare in materia non aspettavano altro per dimostrare la “necessità” di un intervento rigido e profondo nel limitarle.

L’evento mediatico della settimana, ovviamente, è stato correlato alla vicenda: l’intervista di Alfredo Signorini a Ruby Rubacuori, dicono molti, entrerà nei manuali di comunicazione come esempio da manuale di lavaggio in profondità di un’identità profondamente macchiata. Entri entri “perversa” esci “maltrattata”, “sporca” esci “santa”, entri “furba” esci “sfruttata”; si dice che il lavaggio servirebbe a riqualificare il personaggio e indirettamente l’immagine del Premier.

La verità è che chi ha guardato l’intervista in diretta, era sufficientemente radical chic da avere già le idee piuttosto chiare su fatti e persone. Chi l’ha visto (e commentato) online, non aveva bisogno di quest’opera di convincimento, quindi al massimo ha ironizzato in merito. Così nei palinsesti di Mediaset hanno iniziato a riprendere e ri-contestualizzare l’intervista più volte, compreso oggi pomeriggio durante il contenitore su Canale 5, con tanto di dibattito.

Oggi probabilmente il tentativo di influenzare tramite l’intervista ha funzionato molto di più, anche grazie all’enorme frastuono accumulato in seguito alla puntata di Anno Zero e alle altre trasmissioni che nel frattempo hanno reso nota la vicenda anche a chi non era riuscito a coglierne le implicazioni e i contorni. Che sono quelli di un uso delittuoso e inopportuno delle intercettazioni da parte della magistratura politicizzata di sinistra contro il Presidente. O forse no?

Filed under Comunicazione politica, Personaggi, Televisione by

Permalink Print Comment

16 gennaio 2011

Tempo di tech detox?

L'immagine di Scott Pollock che accompagna l'articolo di Elizabeth Bernstein

The Wall Street Journal ha pubblicato negli scorsi giorni un articolo di Elizabeth Bernstein particolarmente stimolante: l’eccessiva dipendenza dai device multimediali in ogni momento della giornata è un argomento che tocca da vicino tutti noi, per motivi di lavoro o per piacere. C’è un limite accettabile e un tipo di comportamento inaccettabile; l’autrice propone un decalogo per scoprire se abbiamo scavalcato il primo per adottare il secondo.

«10 Signs Your Devices Are Hurting Your Relationships:

  1. You can’t get through a meal without emailing, texting or talking on the phone.
  2. You look at more than one screen at a time, checking email while watching television, for example.
  3. You regularly email or text, other than for something urgent, while your partner or another family member is with you.
  4. You sleep with your phone near you, and you check your email or texts while in bed.
  5. You log onto your computer while in bed.
  6. You have had an argument with a loved one about your use of technology.
  7. You text or email while driving.
  8. You no longer go outside for fun.
  9. You never turn off your phone.
  10. When you spend time with your family—a meal, a drive, hanging out—each person is looking at a different screen.»

Alzi la mano chi non ha totalizzato 1-2-5 o magari tutti e 10 i punti. Con gradi diversi, ci siamo tutti in mezzo: abbiamo passato decenni a sfottere le casalinghe di Voghera e i loro televisori sempre accessi (durante il giorno) e siamo finiti con schermi piccoli/medi/giganti sempre accesi (sempre davvero stavolta). Gli smartphone sono stati la tecnologia più abilitante rispetto alle nostre comunicazioni quotidiane, ma anche lo strumento più invasivo.

Spegniamo il notebook e leggiamo un libro. Ma il libro ora è sul reader, quindi ecco acceso un nuovo device. Ascoltiamo un po’ di musica di sottofondo ma poi visto che lo facciamo via PC perché non fare una scappatina sul Web per leggere l’e-mail? Questa sciarada tecnologica può andare avanti all’infinito, perché tanto non c’è occasione sociale, anche solo a livello familiare, in cui non c’è almeno uno schermo acceso, una suoneria che trilla.

La Bernstein propone un detox tecnologico progressivo, partendo magari con poche ore al giorno. Il problema è che, conoscendoci, possiamo pure evitare di accendere il notebook/il tablet/lo smartphone/il televisore per qualche ora, ma tanto poi facciamo il riperduto appena torniamo, tutti felici, in mezzo al flusso. Il fornitore di energia elettrica esulta, i nostri amici online pure. Magari vogliono dirci di aver tentato anche loro un detox tecnologico.

Filed under Vita in Rete by

Permalink Print Comment

10 gennaio 2011

Ora la televisione italiana sta cambiando davvero

Tra gli item rilevanti del 2010 non è stato citato il passaggio di significative porzioni della popolazione italiana alla televisione digitale terrestre. Il tema è infatti ampio e in qualche modo ciò che si è visto negli scorsi mesi è l’inizio di un fenomeno che richiederà ancora un po’ di tempo per manifestarsi in pieno. I segni di un cambiamento culturale, però, sono ormai evidenti.

Se si guardano i principali dati Auditel del 2010, salta all’occhio come le reti tradizionali Mediaset stiamo perdendo terreno in favore dei nuovi canali: satellitari ovviamente, ma anche del digitale terrestre. Perde terreno Canale 5 e nonostante le scelte di programmazione molto discutibili (es. regalare tutti i sabati sera autunnali a Maria De Filippi trasmettendo le repliche di Don Matteo) Rai 1 resta la rete più seguita.

Peccato che notoriamente il pubblico affezionato alle reti Rai sia sempre più anziano e per di più nemmeno così interessante per i pubblicitari, visto che non di solo Algasiv vive l’uomo. Le altre reti tradizionali, come sempre, non sono nemmeno pervenute: nonostante gli sforzi, La 7 o MTV o Deejay TV non hanno mai ottenuto sufficiente credibilità. Il trionfatore numero uno, anche dal punto di vista dell’impatto culturale, è il satellite.

Chi ha tenuto d’occhio i risultati durante l’anno ha visto un trionfo costante sul target AA e posizioni significative sull’audience totale e certo solo per il campionato di calcio. È vero che il dato significativo della voce satellitare (quasi il 15% di media) è la somma di tanti micro-ascolti, ma la qualità dei programmi della piattaforma è ormai un fattore chiave nel panorama culturale italiano. Le piattaforme digitali costruiranno una propria dignità altrettanto significativa? O rimarranno il salvadanaio di Mediaset?

Filed under Televisione by

Permalink Print 2 Comments
Made with WordPress and the Semiologic theme and CMS • Boxed skin by Denis de Bernardy