ottobre 2011

31 ottobre 2011

Le nuove facce del digital divide

Qualche anno fa si parlava spesso di digital divide nelle zone più povere del mondo: i PC tardavano ad arrivare e in alcuni casi anche le telecomunicazioni erano difficili, se non impossibili. La rapida diffusione dei cellulari ha fatto letteralmente balzare in avanti intere economie locali: in molti casi sono stati “saltati” interi passaggi di digitalizzazione e il mobile è stata l’arma vincente.

L’attenzione sul digital divide si è così nel tempo spostata nuovamente sul mondo Occidentale, ove la crisi ormai costante sta facendo lievitare il coefficiente di Gini nei redditi di diversi Paesi. Qui ormai i cellulari da soli non bastano a muovere l’economia: sono smartphone e tablet probabilmente i tools più utili per poter contribuire a sostenere lo sviluppo economico. O a seguirlo.

In effetti non è chiarissimo il meccanismo: questi devices stanno contribuendo a sostenere i (pochi) settori economici ancora vivi o semplicemente la loro adozione è una conseguenza del livello di benessere necessario per comprarli? Al di là della moda imperante, quanti di coloro che hanno i mezzi per prenderli e mantenerli poi li utilizzano davvero sfruttandone l’enorme potenziale?

Una ricerca di Common Sense Media pubblicata negli scorsi giorni mostra come la correlazione tra benessere economico e adozione di media innovativi si ripercuota in ambito familiare: i bambini occidentali sono sempre più propensi all’utilizzo di smartphone e tablet rispetto ai media tradizionali, ma con tutta evidenza solo quelli più benestanti possono utilizzarli con continuità.

Questa prospettiva del digital divide è piuttosto inquietante: nel momento in cui la differenza tra ceti si evidenzia in così tenera età, sembra di tornare ai tempi in cui la differenza tra figli di analfabeti e scolari delle scuole private sembrava (e probabilmente era) incolmabile. La scuola pubblica aveva aiutato l’Occidente a superare questo iato, ma cosa potrà intervenire ora?

Sembra che in India si punterà proprio su tablet low cost, chiamato Aakash, per evitare di cadere in questa brutta frattura tra bimbi ricchi e poveri, in modo che il digital divide non nasca nemmeno o quantomeno non sia legato alla dotazione hardware. Ci sono molti altri elementi utili per eguagliare i destini economici di famiglie diverse, ma questo è un modo decisamente moderno.

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23 ottobre 2011

Quattro salti nella vita quotidiana

Spot televisivi, annunci radio e affissioni ovunque: Findus ha iniziato l’autunno facendo la voce grossa soprattutto con il rilancio della linea 4 Salti (in padella, anche se queste 2 paroline stanno progressivamente scomparendo). Un tentativo vistoso di cambiare target, di passare dai single incapaci di cucinare alle madri di famiglia uscite direttamente dagli anni Sessanta.

“Madri di famiglia”? Le immagini e gli slogan rimandano a una realtà che oggi non ha riscontro sulla realtà quotidiana del nostro Paese. L’effetto straniamento è probabilmente voluto, ma guardare le scenette retrò non mette tutti di buon umore come avrebbero voluto i creativi della McCann Worldgroup. Soprattutto se a guardare gli spot sono proprio i clienti attuali dei prodotti.

Uno dei soggetti della campagna 2011 per i 4 salti FindusSi tratta di un’intera generazione di 30-40enni semi-disoccupati-permanenti, che la campagna in questione etichetta implicitamente come “bamboccioni”, figli di donne esclusivamente viste come massaie silenziose e scodinzolanti. Per di più, se è pur vero che le mamme dei 40enni capiranno i richiami grafici dei tempi d’oro, difficilmente porteranno in cucina dei piatti semipronti stile 4 salti.

La campagna riesce a far parlare di sé, soprattutto tra i professionisti, ma di fatto riesce ad alienarsi la simpatia di tutti gli acquirenti attuali e magari potenziali. Probabilmente i pubblicitari saranno soddisfatti della propria idea e della sua declinazione creativa: immagini e lettering sembrano essere usciti direttamente da Mad Men, loro serie TV di riferimento, ambientata nei Sessanta.

In tempi in cui la maggior parte delle campagne strizza l’occhio alla crisi, il tentativo di elevare a modello un’epoca glamour, ma non certo un riferimento per il ruolo della donna, è un tentativo rischioso. Probabilmente i 4 Salti sono un FMCG la cui scelta dipende solo parzialmente dalle campagne pubblicitarie, ma non renderà molto il rendersi antipatici cercando di fare i simpatici.

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16 ottobre 2011

Gli effetti di CSI sulla vita reale

L'Europa ha accolto con notevole entusiasmo l'ondata di produzioni televisive che, da una decina di anni, hanno invaso le televisioni di tutto il mondo: da CSI in poi, un numero imprecisato di telefilm ispirati al mondo della medicina forense ha costituito probabilmente il principale filone di fiction di questi anni. Non a caso, il primo impatto di questo successo globale è stato l'avvio di produzioni europee dello stesso tipo, tanto per amplificare ulteriormente il fenomeno.

Ma gli effetti di queste serie vanno ormai molto al di là dell'entertainment. CSI e le serie figlie/sorelle han cambiato la vita di poliziotti, giudici, medici, avvocati, persino di ladri e assassini. Come un enorme manuale che si dipana di settimana in settimana, lo svolgersi delle puntate del serial statunitense ha insegnato ai criminali come evitare di lasciare tracce, ha reso cool anatomopatologi e coroner, ha illuso i giurati nei processi che la scienza spieghi sempre le scene del crimine.

Gli esperti di comunicazione scientifica parlano ormai di un vero e proprio "Effetto CSI", una riedizione moderna del Perry Mason Effect che 50 anni fa ha iniziato a modificare la percezione della giustizia negli Stati Uniti. Oggi i ragazzini amano guardare CSI all'ora di cena, poi magari sogneranno di diventare bravi consulenti medico-legali come i protagonisti dei telefilm. Sarebbe interessante vedere le loro facce il giorno in cui si troveranno davanti al primo cadavere caldo.

Negli scorsi giorni i giornali di tutto il mondo hanno segnalato l'apertura della mostra CSI: the experience a New York, che permette ai visitatori di simulare le indagini scientifiche post-delitto tipiche della serie televisiva. Sicuramente sarà un successone, come tutto il resto dei prodotti derivati dalla serie madre. La grande curiosità collettiva è invece per gli anni a venire: quanto durerà ancora la "moda"? Nuove serie si affiancheranno o il fenomeno andrà a morire?

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8 ottobre 2011

La settimana delle morti apparenti e delle morti vere

Nonciclopedia è una sorta di enciclopedia alternativa che, ironizzando sull'approccio serioso di Wikipedia, ha nel tempo pubblicato una serie consistente di articoli surreali su fatti, persone, località. Negli scorsi giorni ha commesso una sorta di harakiri per colpa delle diffide legali ricevute dallo staff di Vasco Rossi. Gli utenti della Rete hanno avviato un'azione consistente di mobilizzazione in suo favore, nonostante probabilmente molti dei sottoscrittori degli appelli per la sua salvezza (125.000 iscrizioni su Facebook in 8 ore, ad esempio, in uno dei tanti gruppi di supporto istantanei) non conoscessero nemmeno la sua esistenza e i suoi contenuti, nel frattempo oscurati. Negli ultimi giorni, grazie a tutta questa pubblicità e a una sorta di atto di clemenza del cantante emiliano (o del suo staff), il wiki è tornato online.

Per una sorta di bizzarra coincidenza, poche ore dopo il tentato suicidio di Nonciclopedia, Wikipedia Italia ha fatto altrettanto. Imitando la sua sorellina ironica, l'enciclopedia virtuale più famosa nel nostro Paese si è imbavagliata ipotizzando una possibile chiusura definitiva in caso di approvazione della "legge bavaglio" che avrebbe comportato l'obbligo di rettifica in alcune situazioni di diffamazione, in alcuni casi simili a quelle di Vasco Rossi vs. Nonciclopedia. Mentre alcuni giornalisti esultavano per la morte di Wikipedia Italia, i blogger non aspettavano altro per sfogare tutta la propria rabbia verso l'ipotesi normativa, che avrebbe in qualche modo costretto anche loro a prendere provvedimenti drastici. La mossa "forte" di Wikipedia Italia sembra essere servita, ma il rischio di un nuovo suicidio è ancora nell'aria, visto i tempi biblici parlamentari.

Negli stessi giorni, molti avranno scoperto del silenzio di Wikipedia Italia cercando informazioni su Steve Jobs. La scomparsa del fondatore della Apple purtroppo stavolta era vera, dopo tanti falsi allarmi e in una settimana in cui, appunto, gli animi degli Italiani in Rete erano già esacerbati da questi movimenti di mobilitazione per la difesa della libertà di parola. Jobs ci ha lasciato appena un paio di giorni dopo un deludente evento Apple e quindi in un momento in cui sulla Società già volteggiavano gli avvoltoi di chi sosteneva che senza il suo spirito guida sarebbero presto iniziati problemi di credibilità sul mercato. Tanto per cambiare, blogger e affini di tutta Italia e in questo caso di tutto il mondo si sono stagliati in difesa della mela morsicata e hanno pianto amare lacrime per la scomparsa del presidente. Ci aspetteranno citazioni a non finire, per mesi.

Bisogna pur dire che gli animi più sensibili avevano nei giorni precedenti già sofferto, e probabilmente ancora di più, per l'addio a due figure a loro modo peculiari della blogosfera italiana. Per una macabra coincidenza, a distanza di poche ore ci hanno lasciato Madisonav e Anna staccato Lisa, due giovani blogger stroncate da brutti mali. Le parole degli amici, di chi le aveva lette su Internet e ancor di più di chi le aveva conosciute dal vivo, per giorni si sono accavallate lasciando solchi profondi nelle nostre anime. Con tutto il rispetto per Nonciclopedia, Wikipedia e Steve Jobs, di questa tristissima settimana ricorderemo soprattutto loro. Ci mancherete.

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