dicembre 2012

31 dicembre 2012

Solite lagne di fine anno

Si potrebbero copia-incollare qui i post lamentosi degli ultimi anni su .commEurope e scoprire quanto siano tristemente di attualità; durante l’anno che sta per iniziare si “festeggerà” il quinto anno di crisi consecutivo. Un intero lustro di opportunità perse, di crescite bloccate, di disperazioni a tutti i livelli.

Alcuni di noi sono stati relativamente fortunati nel 2012: progetti interessanti magari con budget più bassi di quelli di un tempo, contesti di lavoro amichevoli senza eventi traumatici come licenziamenti e razionalizzazioni. Continua tuttavia la mestizia di cui si scriveva lo scorso Natale, che non fa investire.

È continuato il sali e scendi dei mercati e l’Italia si ritrova nuovamente con una crisi di Governo; stavolta però la fine del travaglio avverrà con le elezioni politiche e l’avvio di una legislatura che si spera non sarà del tutto vissuta in crisi economica: un decennio consecutivo sarebbe veramente letale per tutti.

Abbiamo visto qualche evento mediatico interessante ed è nata qualche startup notevole: come si anticipava a Capodanno NTV è stata quella che ha attirato più attenzione in Italia; a livello internazionale, forse l’unica operazione rilevante in termini di marketing è stato il lancio di Mondelēz (ex Kraft/Cadbury).

Buona fine d’anno e soprattutto buon 2013 a tutti i lettori di .commEurope: la speranza è quella di non dover scrivere l’ennesimo post-lagna a fine anno, di poter chiudere questo lustro di strazi e dare una svolta significativa alla nostra vita professionale, alle nostre strategie, alle nostre aziende.

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21 dicembre 2012

Gli affluent hanno abbandonato la TV

Insultare Elsa Fornero è diventato lo sport preferito di chi ha più di 50 anni, in particolare di chi si è visto allungare di svariati anni l’età in cui potrà andare in pensione. Ormai ogni sua dichiarazione viene passata ai raggi X, smontata e analizzata nei talk show, nei bar e sui blog. Qualche mese fa era stata tirata sulla graticola quando, lamentandosi dell’immagine della donna in TV, aveva ipotizzato che fosse «più salutare» spegnerla. In particolare Giovanna Cosenza era andata giù pesante, lamentandosi dell’atteggiamento diffuso di rifiuto verso la TV.

Un atteggiamento che la professoressa bolognese attribuiva a «una certa élite intellettuale e sociale, ricca di beni culturali e/o materiali» e che in effetti molti di noi possono riconoscere come proprio e vedere nei propri pari; qualcuno conosce un top manager che la guarda ancora? Molti di noi il televisore in casa non ce l’hanno nemmeno; molti di noi passano tante ore davanti a notebook, tablet e smartphone (a letto e non) e sono talmente sommersi dalle informazioni che la TV è del tutto superflua. Che senso ha guardare il TG che dà notizie vecchie di ore?

Dal punto di vista dell’intrattenimento, non è che i palinsesti offrano materiale imperdibile: tanto sport, poco cinema; tanti talent show, poca musica di qualità. Il risultato è che gli affluent scappano; anzi, non fanno più il gesto banale di accendere la TV al ritorno a casa. Il crollo verticale degli investimenti pubblicitari riguarda tutti i media ma ormai anche la televisione; da un lato l’offerta agli inserzionisti è diventata enorme, col moltiplicarsi di canali specializzati e generalisti, dall’altro i target commercialmente interessanti sono sempre meno intercettabili.

Già i metodi di rilevazione degli ascolti sulle nicchie sono poco credibili; quale inserzionista vorrà approfittare dei listini sempre più scontati che gli account delle concessionarie stanno proponendo? Certo rimane la pubblicità dei detersivi e del dado da brodo, ma difficilmente gli investitori più pregiati continueranno a trovare interessanti le programmazioni “mass market” dei canali, non solo generalisti. E considerando che ormai le riviste non le legge più nessuno e che il Web è ancora un canale limitato, il dubbio rimane: come è possibile comunicare con gli affluent?

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11 dicembre 2012

L’anno di Psy e Lana Del Rey

Non c’è bisogno di aspettare l’ultimo giorno dell’anno per incoronare Psy e Lana Del Rey trionfatori assoluti dello show business nel 2012. Il primo in particolare ha tracimato su tutto il mass market, ma con una sola canzone; la cantante statunitense ha invece infilato una serie notevole di singoli, affascinando le nicchie.

Scorrendo i premi pop assegnati durante l’anno, spuntano nomi come Taylor Swift o Carly Rae Jepsen; eppure la sensazione è che di quest’anno ricorderemo più di ogni altra cosa Gangnam Style e il suo video travolgente. Non è la prima e non sarà l’ultima manifestazione della K-wave che ci bagna da anni.

Prima erano state le auto, poi la cucina, ora la musica. La Corea del Sud è diventata trendy come lo era stato il Giappone anni fa, proprio negli anni in cui la Corea del Nord è diventata un baluardo incomprensibile di un potere assoluto. L’espressione divertente di Psy è un toccasana in tempi di crisi e depressione.

L'immagine tratta da Coedmagazine.com

Lana Del Rey è invece la sua nemesi. Canzoni melodiche, tristi, riflessive che da un anno accompagnano fan insospettabili: non solo ragazzini su Tumblr, dove i suoi testi e le sue foto spopolano, ma anche appassionati di musica indie che la accusano di essere un prodotto delle major, ma poi la ascoltano a sfinimento.

Ciò che accomuna Psy e Lana Del Rey è che dopo aver “spaccato” nel 2012 dovranno confermarsi nei prossimi anni; l’ondata di curiosità che li ha portati in cima alle classifiche di popolarità si esaurirà presto e non bastano un video funny o un album azzeccato per rimanere nei cuori dei fans di tutto il mondo.

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