gennaio 2013

31 gennaio 2013

Un album venduto ogni otto scaricati illegalmente

Dopo la notizia del lancio di Meta, è arrivata rapidamente quella del motore di ricerca dei contenuti illegali pubblicati sul nuovo servizio di Kim Dotcom. La stessa cosa era successa con qualsiasi servizio nato in buona fede o meno per ospitare contenuti multimediali; d’altra parte senza motori di ricerca non esisterebbero download fuori legge.

Il punto è che ormai per intere generazioni, in particolare quelle più giovani, “recuperare” in Rete brani musicali, libri, film e qualsivoglia altro contenuto digitale è la normalità. Certo, ci sono iTunes, Amazon o Google Play che propongono download legittimi; ma esistono davvero persone under-35 che comprano i file, magari protetti da DRM?

L'articolo 'Illegal music filesharing is now mainstream' del 18 settembre 2012

Il mercato digitale musicale ufficiale in Italia è tuttora appena del 33% del mercato discografico, pur con crescite annuali a due cifre. Ma si tratta sempre di numeri marginali: un’indagine svolta in Gran Bretagna ad esempio ha stimato che per 1,2 milioni di copie vendute dell’album di Ed Sheeran, 8 milioni sono state “acquisite” illegalmente.

È evidente che ormai si tratta di una partita persa per l’industria discografica; quella cinematografica resiste, anche se l’home video è andato a farsi benedire. Ora è il turno dei libri: senza difficoltà è possibile trovare Pdf dei libri più noti semplicemente cercandoli su Google. Di cosa vivranno nei prossimi anni coloro che campavano di diritti d’autore?

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21 gennaio 2013

Retorica elettorale in tempi di seggio sicuro

Paolo Ferrandi ha ripreso un articolo di Peter Coy commentando come la metafora del buon padre di famiglia ci abbia costretto in questi anni a subire vincoli pesantissimi sulle politiche macroeconomiche occidentali: può sembrare controintuitivo, ma è decisamente sbagliata se applicata ai bilanci pubblici.

Sta iniziando l’ennesima campagna elettorale e così dobbiamo prepararci ad ascoltare metafore sempre più complesse (magari sbagliate come questa) per spiegare agli elettori il perché di una situazione economica disastrosa perdurante; Crozza ad esempio ha costruito la sua imitazione di Bersani sulle metafore ardite.

C’è un fattore diverso, o quantomeno più esplicito, rispetto alle campagne precedenti: tutti i giornali parlano apertamente di seggi sicuri e in qualche modo anche i politici vi fanno riferimento in pubblico. Qualche quotidiano ha addirittura pubblicato le liste degli eletti “sicuri” e di quelli “probabili”, divisi per regione.

Con quali occhi guarderemo i dibattiti infiniti, con quali orecchie potremo ascoltare le solite promesse, se è già noto con precisione chi verrà eletto indipendentemente dai suffragi ottenuti? Persino Monti ha iniziato a promettere di tagliare le tasse, perdendo credibilità come molti degli altri candidati Premier.

Non è difficile immaginare un boom delle liste “alternative”, comunque tenuto già in conto dagli uffici elettorali degli altri partiti. Sarebbe divertente vedere le facce dei caporali dei grandi partiti qualora il boom fosse davvero enorme. Sarebbe divertente, ma micidiale per la serietà politica di un Paese già in difficoltà.

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11 gennaio 2013

LGBTQIA

L'articolo 'Generation LGBTQIA' del 9 gennaio 2013

The New York Times ha pubblicato un bell’articolo a proposito dell’evoluzione di uno dei più noti acronimi nell’ambito della definizione di identità di genere: dall’ormai classico LGBT (usato da una ventina di anni) si sta evolvendo verso un più ampio LGBTQIA, in modo da includere più preferenze e profili.

Con tutta evidenza, spiega l’articolo, non è un problema di sigle: si tratta di una maggiore attenzione che le organizzazioni statunitensi, università in primis, stanno dedicando a chi ha già definito un’identità diversa da quelle più frequenti o sta riflettendo sulla strada da intraprendere nella propria vita privata.

Sarebbe bello che anche in Europa ci fosse altrettanta sensibilità e rispetto; sicuramente nei Paesi del nord c’è maggiore spazio, ma in Italia assistiamo a un vero e proprio muro. Mentre in Francia, pur con qualche polemica, si avanza verso il riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali, da noi è tutto tabù.

Le amministrazioni pubbliche dovrebbero avviare campagne di comunicazione decisamente più “aggressive” nei confronti delle intolleranze fin troppo diffuse. Poi rimane a carico di chi è più sensibile cercare di adottare comportamenti che trasformino quelle campagne in gesti civili e censurino quelli incivili altrui.

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