marzo 2014

30 marzo 2014

Il successo delle televendite glamour

L’ultima notizia in ambito home shopping televisivo è che HSE24 ha deciso di portare da 6 a 9 le ore di diretta quotidiane. Chiunque abbia una vaga idea dei costi di gestione di una diretta televisiva sa che lo sforzo è importante per una rete che opera su un canale a due cifre del digitale terrestre; eppure i numeri importanti di ascolto (si parla di 300.000 clienti affiatati) giustificano l’investimento.

Lo scorso anno si erano susseguite notizie simili sull’espansione di tutti i principali canali specializzati, anche in termini di approccio industriale al mercato italiano (leggi il mega-polo logistico di Qvc inaugurato lo scorso autunno in Emilia Romagna), con numeri davvero rilevanti, che testimoniano il successo anche in Italia di un modello su cui ormai si lavora da qualche anno, con qualche ricaduta multicanale.

Il successo di questi canali, dal punto di vista editoriale, è probabilmente da rintracciare nel tentativo di offrire una qualche forma di intrattenimento, ben lontano dalle terribili televendite straniere doppiate fuori sincrono e dai numeri del lotto che pure tengono in piedi diversi canali televisivi locali, funzionando sulle nicchie grazie ai meccanismi di spinta commerciale di cui parlava Gianluca Diegoli in un suo bel post.

È comunque un bene che ci siano player televisivi diversi dai soliti Rai, Mediaset, Sky, Discovery, specie nel bistrattato day time. In fin dei conti almeno la loro missione aziendale è chiara e gli show prodotti non lasciano spazio a misunderstanding sulla vera natura della comunicazione televisiva, al contrario del tanto branded entertainment che si legge sui palinsesti. Ma su questo si tornerà un’altra volta, perché merita.

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15 marzo 2014

Piattaforme svenute

Bisogna ammettere che è un po’ triste vedere 2Spaghi, ex astro nascente della Rete italiana, così abbandonata a sé stessa; nella maggior parte dei ristoranti le recensioni si fermano a 3-4 anni fa, giusto qualche stellina è più recente. La redazione continua a vagliare e pubblicare i profili di nuovi ristoranti, ma il tutto pare un esercizio solipsistico di una community che non è mai diventata davvero tale. Dall’altra parte Tripadvisor cresce vertiginosamente anche in Italia, ma attirando critiche aspre dei ristoratori, che si trovano invischiati in vendette trasversali e racket criminali. Quindi si continua a utilizzare 2Spaghi sperando non muoia del tutto.

Uno use case per chi progetta sistemi di EPG: visto che è difficile ricordare se si è già visto un film o un episodio di una serie televisiva, aggiungere un flag “già visto” accanto ai programmi, magari col richiamo di un eventuale commento inserito. Non serve creare nuovi database, visto che molti utenti hanno già raccolto queste informazioni su siti come IMDb o su quella che all’apparenza era la piattaforma più promettente per seguire i programmi televisivi, Miso. Oggi è una landa semi-desolata, probabilmente a causa della volontà di offrire badge e punti (incomprensibilmente inutili) invece di sviluppare una discussione “second screen”.

La piattaforma sospesa per eccellenza, almeno in alcuni stati europei, resta comunque FriendFeed. In questo caso la comunità c’è e continua a resistere, nonostante gli investimenti pari a zero di Facebook, che ha cristallizzato il sito all’estate 2009. Ogni volta che FriendFeed è giù le varie community nazionali (pare che quella italiana e quella turca siano le più attive) si riversano su Facebook a discutere di quanto ci si trovi bene laggiù, di come i meccanismi tecnici e le dinamiche sociali siano talmente oliati da andare avanti da soli, sperando ci sia sempre un sistemista di Facebook che riavvii i server quando si impallano.

Ogni tanto ci arrivano le e-mail di piattaforme un tempo sottoscritte sull’orlo dell’entusiasmo e poi sparite rapidamente dal nostro radar: Diaspora, So.cl, MySpace se la giocano con piattaforme ancora attive come Flickr o Klout, che tirano a campare grazie al nostro smisurato ego. Alla fine spendiamo il nostro tempo social su Facebook, LinkedIn e Twitter, con qualche fuga “di nicchia” su Tumblr, Instagram, Pinterest; ma un occhio ai vari 2Spaghi, Miso, FriendFeed lo diamo volentieri. Perché sono piattaforme svenute, ma contengono pezzi importanti della nostra vita recente, dei nostri consumi e delle nostre passioni.

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