settembre 2014

30 settembre 2014

Quando muore un blogger

Marco Zamperini è stato un amico e un maestro per molti di noi: uno dei primi in Italia a conciliare capacità di scrivere su un blog, voglia di confronto nella vita reale e attività professionale in un contesto consulenziale hi-tech. La sua scomparsa ha fatto venire i lacrimoni: perché era già scampato una volta all’infarto e da allora aveva vissuto ancora più intensamente, ma soprattutto perché la sua famiglia è bella e giovane.

Donato Carrisi e il suo blog Markingegno all’inizio erano venuti fuori in un contesto in cui fiorivano i blog di settore (qualcuno ricorderà la competizione Marketing Blog Playoffs). Quando Donato è andato via aveva la metà degli anni di Marco ma la sua esperienza aveva lasciato segni profondi: in Rete, ma soprattutto tra le persone che l’avevano conosciuto dal vivo, scoprendo un professionista e un uomo simpatico, davvero indimenticabile.

Alberto D’Ottavi è scomparso da poche ore ma ha lasciato voragini nei cuori di chi gli voleva bene, di chi lo stimava professionalmente o anche solo lo leggeva sul suo blog, sui social network o anche su testate prestigiose. Un inctus fulminante a 48 anni è qualcosa che non può non far venire la pelle d’oca: quasi un monito per chi vive di Rete e in Rete, per far sì che il suo esempio resti fulgido e faccia riflettere a lungo.

Ogni volta che un blogger muore è andare a vedere i suoi ultimi post, ma anche i suoi profili social. Spesso si trovano scampoli di realtà risalenti a poche ore prima della scomparsa; difficilmente quelle persone pensavano che quel piccolo pensiero sarebbe stata la loro traccia finale su quell’Internet tanto vissuta. A noi rimane tanto tanto freddo nel cuore, pensando ai loro sorrisi, ai loro bronci e a quanto ci mancheranno.

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15 settembre 2014

Alitalia trova marito

Ci sono due primi effetti del futuro matrimonio tra Alitalia ed Etihad: il primo, più nascosto, è la progressiva scomparsa dal sito della compagnia dei riferimenti all’alleanza SkyTeam, che rimane pallidamente rappresentata dal loghino accanto al logotipo Alitalia e in qualche pagina nascosta; il secondo, più eclatante, è l’avvio delle cancellazioni delle tratte.

La prima a cadere sotto l’accetta è AirOne, tentativo altalenante di tenere in vita il brand storico di Toto dandogli una veste low cost (si fa per dire, viste le tariffe): cancellati i voli, respinti progressivamente al mittente gli aerei in leasing che ancora venivano dai vecchi accordi. A farne le spese soprattutto i collegamenti diretti tra nord e sud Italia.

Uno dei razionali è che per viaggiare dalla Torino di turno da/verso la città meridionale di turno basta fare scalo a Roma; prospettiva che mette in difficoltà parecchi viaggiatori, visto i tempi infiniti di transito a Roma (compresi i sistematici ritardi di decollo dovuti al troppo traffico) e fa sorgere qualche dubbio sulle ragioni dei tagli, visti i load factor alti.

Probabilmente alla fine sarà tutta una questione di slot da liberare, a Linate in primis: sarà un bene per chi deve andare all’estero, ma i collegamenti interni diventeranno un calvario. Peraltro, diminuendo anche le “navette” verso Roma, da alcune città (tra cui proprio Milano) sarà più difficile anche raggiungere il tanto sospirato hub di Fiumicino.

Verso Oriente la strada è tracciata: non sarà una meraviglia vedere crescere a dismisura i voli verso Abu Dhabi per poter raggiungere i Paesi asiatici; fortuna e geografia vuole che verso le Americhe potrebbe venir comodo agli arabi fare leva sugli scali italiani (il caso Emirates a Malpensa insegna), quindi almeno qualche viaggio intercontinentale diretto resisterà.

Cosa succederà alle bistrattate tratte nazionali in Italia? A Venezia si parla di nuovi collegamenti operati da low cost spagnole, a Torino arrivano le rumene, mentre a Milano tutti aspettano il Frecciarossa 1000 che dovrebbe abbassare ulteriormente i tempi dell’alta velocità verso Roma. Al sud ci si dispera e basta, pensando a quanto dureranno i viaggi un tempo così veloci.

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