15 novembre 2015

Siamo un po’ sotto schock

Siamo un po’ imbarazzanti quando facciamo la classifica dei peggiori eventi; quando di fronte all’orrore consumatosi nelle scorse ore a Parigi tutto sommato ridimensioniamo quanto successo a gennaio da Charlie Hebdo in poi e col bilancino posizioniamo i nuovi attentati dopo quelli del 2004 a Madrid, perché in fin dei conti il numero di morti è l’unico KPI cui guardiamo con sospetta attenzione.

Siamo un po’ terrorizzati quando sappiamo benissimo che prima o poi avverrà anche in Italia; non ci sono grandi razionali perché la furia cieca degli assassini continui a sfogarsi nel resto d’Europa e non da noi. C’è solo da sperare di non trovarci nel posto sbagliato al momento sbagliato: di sicuro chi abita a Milano, Roma, Venezia o Firenze probabilmente ha qualche preoccupazione in più.

Siamo un po’ manipolati quando non ci rendiamo conto che siamo i migliori alleati dei terroristi: ci teniamo ad aggiungere il peso da novanta a ogni avvenimento, aggiungiamo terrore a terrore sguazzando nei dettagli delle stragi, nella descrizione di profili e atti di chi ha speso la propria vita inseguendo un ideale di odio. Alcuni giornali in particolare sembra ci provino davvero gusto.

Siamo un po’ sognatori quando pensiamo che da un giorno all’altro tutto ciò finirà. Così, come è iniziato. Che a un certo punto non ci siano più attentati, massacri, stragi e decapitazioni. Che si possa tornare a uno stato di serenità che poi, nella realtà, non abbiamo mai vissuto davvero; in 60 anni siamo passati dalla grande guerra al terrorismo nero alla mafia al terrorismo islamico.

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