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	<title>.commEurope &#187; Arte</title>
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	<description>.communication, .community, e.commerce, European style</description>
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		<title>La strana comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 20:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[A metà dicembre, la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali festeggia i primi 100 giorni di attività con una presentazione alla stampa. Vengono presentate attività interessanti come l&#8217;accordo con Google per visualizzare in Street View gli scavi di Pompei oppure il lancio delle attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.commeurope.com/images/mibac_colosseo.jpg" alt="Una delle immagini della campagna del Ministerto per i Beni e le Attività Culturali" width="282" height="400" /></p>
<p>A metà dicembre, la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali festeggia i primi 100 giorni di attività con una presentazione alla stampa. Vengono presentate attività interessanti come l&#8217;accordo con Google per visualizzare in Street View gli scavi di Pompei oppure il lancio delle attività su Facebook, Twitter e soprattutto Youtube.</p>
<p>Vengono annunciati eventi straordinari di ampio respiro culturale, di cui molti legati al sostegno del recupero del prezioso patrimonio culturale ed artistico abruzzese. Il Ministero pubblica anche <a title="Il comunicato stampa 'I primi 100 giorni della Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale e presentazione del programma 2010' del 16 dicembre 2009" href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset.html_86590640.html" target="_blank">un comunicato stampa sul proprio sito</a>, ma il tutto passa sostanzialmente inosservato, finché un mese dopo <a title="L'articolo 'Turismo: pubblicità con ricatto' del 20 gennaio 2010" href="http://robertoventurini.blogspot.com/2010/01/turismo-pubblicita-con-ricatto.html" target="_blank">Roberto Venturini pubblica sul proprio blog</a>, molto seguito dai markettari italiani, un commento alle foto che accompagnano il comunicato stampa.</p>
<p>Si tratta della campagna di comunicazione che, proprio nel suddetto incontro, è stata presentata con fare trionfale dal Ministro Sandro Bondi e che nel frattempo ha iniziato a viaggiare su più canali anche in formato mini-spot, sollevando diverse perplessità in Rete. Roberto la definisce ironicamente &#8220;unconventional&#8221; analizzandola tecnicamente, altri sono molto più aggressivi e criticano aspramente l&#8217;idea creativa e la sua implementazione.</p>
<p>Oltre al Colosseo smontato rappresentato qui sopra, anche il David di Michelangelo ed il Cenacolo di Leonardo Da Vinci vengono maltrattati e accompagnati dallo slogan perentorio &#8220;Se non lo visiti, lo portiamo via.&#8221; scritto a grandi caratteri. Al di là delle valutazioni politiche rispetto alle competenze del Ministro ed al suo operato, le perplessità dei navigatori sono giustificate: qual è il senso profondo di questa campagna, perché è stata ideata ed approvata così?</p>
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		<title>Europeana, simbolo delle grandi sfide culturali contemporanee</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 19:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sala gremita, auditorium universitario di una grande città: il docente che sta esponendo le sue slide ad un certo punto cita Europeana. Con la coda dell&#8217;occhio nota il viso perplesso di uno studente e gli sorge un dubbio. Si interrompe e chiede a tutta la platea, formata da docenti e studenti, quanti conoscano Europeana. Qualche docente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sala gremita, auditorium universitario di una grande città: il docente che sta esponendo le sue slide ad un certo punto cita <a target="_blank" href="http://www.europeana.eu" title="Il portale multilingue Europeana">Europeana</a>. Con la coda dell&#8217;occhio nota il viso perplesso di uno studente e gli sorge un dubbio. Si interrompe e chiede a tutta la platea, formata da docenti e studenti, quanti conoscano Europeana. Qualche docente bofonchia, solo uno studente annuisce.</p>
<p>Ci sarebbe da scommettere che lo studente conoscerà Europeana più per le difficoltà incontrate al tempo del <a target="_blank" href="http://punto-informatico.it/2482222/PI/Commenti/europeana-cultura-europea-un-click.aspx" title="L'articolo 'Europeana, cultura europea in un click' di Luca Spinelli">rilascio lo scorso novembre</a> che per un effettivo utilizzo in prima persona della piattaforma a fini di ricerca e approfondimento. Eppure, Europeana sembrerebbe fatta apposta per accompagnare studenti e docenti nella conoscenza della cultura europea.</p>
<p>Il progetto è infatti ambizioso: Europeana vuole censire e condividere fino a 10 milioni di opere culturali e artistiche prodotte nel corso dei secoli nei vari Stati dell&#8217;Unione Europea. Una volta risolti i problemi tecnici legati all&#8217;eccessiva curiosità dei cittadini ai tempi dell&#8217;annuncio, dovrebbero già essere consultabili oltre 2 milioni di opere, a titolo completamente gratuito.</p>
<p>Europeana è diversa da Google Book Search <a target="_blank" href="http://www.webgol.it/2008/12/02/da-europeana-al-wikipedia-il-valore-della-conoscenza-libera-a-qdc-frieda-brioschi/" title="Un'intervista di Antonio Sofi a Frieda Brioschi sulle differenze tra Europeana e Wikipedia">e da Wikipedia</a>: si tratta di un progetto internazionale senza scopo di lucro (ciò la differenzia dall&#8217;iniziativa di Google e dai vecchi tentativi di Microsoft) ed è seguito da un gruppo di professionisti (ed in questo diverge dalla seconda). Una sfida enorme, che ben rappresenta opportunità e difficoltà di questo tipo di progetti.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea sembra aver deciso di accettarla, insieme ad altri investimenti culturali finalizzati alla condivisione dell&#8217;enorme patrimonio proprio di questo Continente. La preoccupazione è che, spaventati dai risultati di pubblico prevedibilmente marginali, i gestori della piattaforma possano desistere dal portarla avanti. Costa solo 2 milioni di Euro annui, vale la pena.</p>
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		<title>La mostra complessa sul decennio lungo del secolo breve</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 21:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Merita una visita annisettanta &#8211; Il decennio lungo del secolo breve, la mostra inaugurata a fine ottobre alla Triennale di Milano. Fino a fine marzo, infatti, si ha la possibilità di immergersi nel clima, nei tempi e negli stili di quel decennio così rilevante per la nostra storia recente: presentando questa mostra, il Presidente del Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Merita una visita <a target="_blank" href="http://www.triennale.it/triennale/sito_html/annisettanta/home_2.html" title="Il mini-sito ufficiale della mostra annisettanta">annisettanta &#8211; Il decennio lungo del secolo breve</a>, la mostra inaugurata a fine ottobre alla Triennale di Milano. Fino a fine marzo, infatti, si ha la possibilità di immergersi nel clima, nei tempi e negli stili di quel decennio così rilevante per la nostra storia recente: presentando questa mostra, il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Triennale, <a target="_blank" href="http://www.triennale.it/triennale/sito_html/annisettanta/annisettanta_dossier.pdf" title="Il dossier stampa della mostra annisettanta">Davide Rampello, ha definito</a> gli «Anni Settanta il decennio più importante del secondo dopoguerra» e in effetti tutto l&#8217;allestimento restituisce ai visitatori il senso del &#8220;peso&#8221; che quella decade ha avuto sul nostro immaginario, sui nostri costumi, sulla nostra visione del mondo contemporaneo. Un &#8220;decennio&#8221; che la mostra fa iniziare nel 1969 e terminare nel 1980, un ponte che va dalle ferite del Vietnam ai primordi dell&#8217;edonismo reaganiano.</p>
<p>La peculiarità di questa mostra è soprattutto nella tipologia di opere esposte: non si tratta di un evento-reliquiario come molti possono immaginare sulla carta, visto che gli oggetti d&#8217;epoca sono veramente pochi, tendenti al nulla; non si tratta nemmeno di una mostra d&#8217;arte contemporanea in senso stretto, sebbene intere aree siano dedicate ad opere d&#8217;arte prodotte negli stili più variegati e negli anni più svariati (si parte dagli anni Settanta, ma si arriva anche ad opere prodotte nel XXI secolo, non senza qualche forzatura). Sicuramente la mostra si può definire &#8220;evento multimediale&#8221;, vista l&#8217;ampia disponibilità di materiali audiovisivi; molto meno attendibile l&#8217;etichetta di &#8220;evento memorabile&#8221;, visto che, tutto sommato, la stessa Triennale ha nel tempo prodotto mostre che lasceranno tracce più forti nella nostra mente.</p>
<p>Ciò che i visitatori della mostra non potranno dimenticare, tra l&#8217;altro, è il senso di acuto pessimismo che l&#8217;intera mostra proietta sul visitatore: dimenticatevi figli dei fiori e zampe d&#8217;elefante, visto che il tema dominante della mostra sembra essere il terrorismo ed in particolare il sequestro Moro. Statisticamente, almeno la metà delle installazioni hanno un qualche riferimento alla faccenda: alcune (vedi &#8220;3,24 mq&#8221;, che è la riproduzione 1:1 della &#8220;cella&#8221; di Aldo Moro) ne parlano in maniera esclusiva, in altre frammenti di questo dramma collettivo esplodono e deflagrano come incubo dominante di quel decennio e (correttamente?) dell&#8217;intera mostra. Molto meno presenti, invece, gli sprizzi di positività dell&#8217;epoca: l&#8217;immaginario <em>glamour</em> tanto tornato di moda negli ultimi anni emerge praticamente solo nell&#8217;installazione dedicata a Fiorucci.</p>
<p>Nel complesso, dunque, annisettanta è una mostra che deve essere vissuta, spremuta e interiorizzata con attenzione: è facile rimanere turbati dalle copertine di <em>Cannibale</em>, ma si può anche sorridere scorrendo quelle dei tanti periodici nati in quel periodo; si può rimanere rattristiti dal velo di pesantezza calato sui Carosello selezionati da Gianni Canova per dimostrare la scoperta del &#8220;cibo industriale&#8221; degli italiani nei Settanta, ma poi ci si potrà divertire a scorrere gli albi delle figurine Panini. Si tratta di un decennio complicato e la mostra, ampliandone i confini, lo rende ancora più complesso: sia onore ai creatori di annisettanta per il coraggio dimostrato nel metterci di fronte alle assurdità del nostro passato recente. In attesa che, non è difficile intuirlo, dopo gli anni Sessanta e gli anni Settanta, la Triennale possa dedicare un evento ai tanto bistrattati anni Ottanta.</p>
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