Cinema

News e commenti sul mondo cinematografico

29 novembre 2009

La fine ingloriosa della coda lunga

Visto che in Rete tutto si muove per simpatie/affetti/innamoramenti, persino quando si parla di economia/marketing/trend di mercato, non è difficile ricordare le migliaia di messaggi eccitati a proposito di Chris Anderson e della sua coda lunga. Lettori o meno di The Long Tail, tutti ci sentivamo in diritto di esprimere il nostro parere su un’idea rivoluzionaria: che sarebbero stati i micro-gusti, le decisioni individuali, le tendenze sotterranee e non più le imposizioni dall’alto a guidare le evoluzioni dei principali settori economici, industria culturale in primis.

Mentre ci imbottivamo di gadget tecnologici uguali per tutti (leggi iPod) e rendevamo di massa anche quelli nati come “di élite” (leggi iPhone), dichiaravamo che li avremmo riempiti di materiali sonori di gusto sopraffino e peculiare, finendo poi per saturarli di hit estive e tormentoni della pubblicità. Lo stesso fenomeno poi visto anche in termini di libri e film: leggermente più guidati dal passaparola i primi, totalmente guidati dai gusti di massa i secondi. Qualche piccola stellina in ambito editoriale, le solite stellone in ambito cinematografico.

Negli scorsi giorni, The Economist ha gridato che il re è nudo. Con un dossier equilibrato e non gridato, ha rilevato il successo del vampiresco New Moon ed ha ipotizzato un probabile successo di Avatar, a confermare la rinascita dei grandi blockbuster rispetto al previsto boom delle produzioni alternative. I numeri riportati dal giornale sono impressionati e dovrebbero far fischiare le orecchie a Chris Anderson che, nel frattempo, fa finta di aver parlato sempre e solo di “altro”, concentrando la sua attenzione sul mercato delle news.

Può essere che il destino florido della coda lunga sia stato limitato dai limiti cognitivi dell’uomo, più propenso a seguire il gregge piuttosto che individuare nicchie appassionanti. Il problema è che le evoluzioni del mercato per inseguirla hanno esiti imprevedibili: ad esempio, si lancia il digitale terrestre per aumentare il numero di canali a disposizione dell’utente, poi li si nasconde ancora di più di come avveniva sulle frequenze analogiche. Abbiamo inseguito il mito del meglio per ognuno, siamo finiti sotto il giogo del meno peggio per tutti.

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27 settembre 2009

Baarìa e l’epica fai da te

Baarìa, il film definito “kolossal” girato negli ultimi due anni da Giuseppe Tornatore, sicuramente sbancherà i botteghini. Notizia probabilmente positiva, visto che gli unici film che realmente riescono a fare mercato in Italia sono quelli natalizi a base di battute insulse. Il film di Tornatore e quei film, comunque, qualcosa in comune ce l’hanno: la presenza asfissiante di vip e starlette di chiara matrice televisiva. Parte del successo quindi sarà anche merito loro, più che della presupposta liricità dell’opera ambientata a Bagaria.

Il film non è brutto, ma è lontano anni luce da Nuovo Cinema Paradiso. In quell’occasione, Tornatore aveva girato una pellicola capolavoro e vinto un meritatissimo Oscar. Stavolta, ha cercato di girare una pellicola da Oscar, ma difficile da definire capolavoro. Baarìa sembra più l’unione di un paio di puntate delle serie televisive che vanno tanto di moda in Italia, più che un film da 30 milioni di Euro. Ovviamente è piaciuto a Silvio Berlusconi che l’ha prodotto e sostenuto pubblicamente: è un buon ritratto dell’Italietta da cartolina.

In questo film i Comunisti sono buoni ma sciocchi, ottimisti ma corrotti. I mafiosi sono invisibili ma potenti, negativi ma utili. Si va avanti così, di luogo comune in luogo comune, riuscendo solo in parte a restituire la magia culturale che ha dato vita a Renato Guttuso, Dacia Maraini, Ignazio Buttitta e Giuseppe Tornatore stesso. Si va avanti e indietro nel tempo per due ore e mezzo, con un montaggio che fa fatica a inseguire la visione onirica del regista e una fotografia che non brilla certo per originalità (qualcuno li ha definiti “omaggi”).

Sopra tutto questo e sopra le musiche di Ennio Morricone, c’è tuttavia un fattore che è veramente, ma veramente debole. Baarìa racconta la storia di un uomo qualsiasi, troppo qualsiasi per essere interessante. Tutti noi vorremmo raccontare in un libro o in un bio-pic le storie dei nonni partigiani o dei genitori migranti e può essere che alcuni di noi riuscirebbero a scrivere storie appassionanti ed auto-conclusive, magari epiche pur se vissute da gente comune. Tornatore non ci riesce, concentrato com’è ad esaltare le figure dei propri parenti.

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21 dicembre 2008

Tra crisi e crasi

Crisi, crisi, crisi. Non si sente parlar d’altro né nei notiziari economici che in quelli di attualità. L’agenda setting non perdona e così anche per noi “crisi” sta diventando il termine più frequente nei nostri dialoghi tra amici, parenti e colleghi. C’è paura diffusa e si dice che sia dovuta alla crisi. Paura di cosa? Difficile a dirsi: alcuni ovviamente vivono in prima persona le difficoltà del mercato e quindi soffrono davvero subendo casse integrazioni, chiusure di contratti temporanei, cambi drammatici di condizioni economiche. Per gli altri, si tratta soprattutto di temere il futuro.

Se tutti comunicano incertezza, il futuro diventa grigio ancor prima che nero. Le aziende non hanno nemmeno il coraggio di approntare i budget, i manager si bloccano impauriti, i subordinati partono per le vacanze natalizie come se fossero l’ultimo momento di felicità prima del baratro chiamato 2009. Esiste però ovviamente un’industria che deve cercare di rimanere immune dal pessimismo ed è quella che opera sul mercato dell’intrattenimento. Può scherzare con la crisi, può ridicolizzare i comportamenti più irrazionali per dar fiducia a chi ancora può… Ma non può chiudere baracca e burattini.

Ecco così uscire a Natale i film preparati da mesi e lanciati con cura in questo periodo per allietare le folle: Madagascar 2, Aldo Giovanni e Giacomo e soprattutto l’ennesimo cine-panettone con De Sica e conmpagnia. Bisogna pur far ridere le folle e non si può rinunciare agli schemi consolidati della comicità. Entra così in scena la parola più citata in recensioni cinematografiche, trailer e presentazioni di Natale a Rio sugli altri media: si tratta di “crasi”. Che è il termine che dovrebbe riassumere la distanza culturale tra Ghini e De Sica, tra l’Italia “acculturata” (?) e l’Italia dei furbi-simpaticoni-fai-da-te.

La cosa notevole è che l’ormai stra-nota battuta sul misunderstanding del termine “crasi” non verrà capita dai furbi-simpaticoni-fai-da-te che guarderanno il film, cioè la maggior parte degli spettatori di questo filone cinematografico nonché principali vittime della crisi economica attuale. Siamo insomma di fronte ad un delirio collettivo: la popolazione che soffre la crisi va al cinema per sorridere e scopre di dover sorridere fingendo di comprendere battute espresse nel film da un rappresentante dell’altra parte della barricata, quella che si ritiene colpevole del disastro economico. Che incubo.

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14 settembre 2008

Tutti al Milano Film Festival!

Furoreggia da qualche ora a Milano la tredicesima edizione del Milano Film Festival, la maratona cinematografica che anche quest’anno terrà svegli i milanesi sino a tarda notte grazie a proiezioni, dibattiti, dj set, concerti. Un evento assolutamente imperdibile per chiunque graviti in Lombardia e dintorni: che si sia raffinati cinefili o adolescenti in calore, si noterà che gli spunti non mancano per nessuno.

L’ampio cartellone, infatti, spazia dal tradizionale concorso di cortometraggi ad una selezione poliedrica di lungometraggi (opere prime), passando per diversi percorsi tematici sponsorizzati e da una retrospettiva su Terry Gilliam che non ha precedenti nella storia: lo stesso regista, presente oggi al Teatro Strehler, si è meravigliato per un tributo talmente ampio e per il notevole affetto del pubblico.

Interessante notare che il pubblico del Milano Film Festival non è variegato solo in termini di interessi culturali, ma anche di età: la coesistenza di film d’essai e di aperitivi all’aperto riesce ad attrarre allo stesso tempo liberi professionisti e studenti universitari come raramente avviene in una città così grande e frammentata come può essere Milano (specie in periodo di ripresa delle attività dopo l’estate).

Per il resto, la bella cornice di Brera (gli eventi si svolgono tra Piccolo, Parco Sempione e Del Verme) ed un abbonamento da 20 Euro (in convenzione con la card de La Feltrinelli) meritano di visitare la rassegna con occhio curioso, anche solo per i corti: alcuni di una bruttezza allucinante, altri romanticamente deliziosi, in particolare le animazioni che si stagliano un palmo sopra gli altri corti in concorso.

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4 agosto 2008

L’alta definizione? Non interessa a tutti

Sei in giro per la città e sbadigli nel traffico mentre cerchi di sintonizzare la radio. Passi una, due, tre frequenze e poi ti fermi su quella che si sente decentemente. Scendi dall’auto, indossi le cuffiette e vai a fare una corsetta: alle orecchie hai l’iPod e ti congratuli con te stesso per la qualità dell’audio rispetto a quella sentita prima in auto. Fai un allungo fino a Blockbuster per riportare un DVD noleggiato, scaduto da mesi.

Torni a casa e accendi il televisore: Inizi lo zapping e guardi un po’ di secondi di tante trasmissioni in onda. Alla fine ti fermi su un canale che sembra attirare la tua attenzione ma in realtà ti viene in mente che devi fare altro, nella stanza vicina. La TV sta accesa in sottofondo e magari la ricezione non sarà perfetta, ma non ti va di accendere il decoder per cercare il canale più pulito tra quelli in arrivo via satellite.

“Fare altro” si traduce nel dare un occhio alla coda del client P2P che hai lasciato a scaricare bit per tutto il giorno. Al mattino hai scelto due-tre film tra i più popolari del momento ed ora puoi guardarli senza andare al cinema o aspettare che siano pubblicati in DVD. Spegni la TV accesa nella stanza vicina ed inizi a guardare un DivX che, si direbbe, è stato ripreso con una telecamera nel buio di un cinema di provincia.

Mentre il film va avanti, ti cade l’occhio sulla fotocamera che hai lasciato domenica sera accanto al PC. Approfitti della serata attaccata allo schermo (altrimenti sarebbe difficile carpire il parlato del film) e inizi la copia delle foto. Il download è veloce: nonostante la tua fotocamera supporti i 7 MegaPixel, tu scatti le foto con qualità media. Tanto pensi che non le stamperai mai e così sulla schedina SD ce ne vanno di più.

Poi vai a dormire e ti fermi un attimo a pensare: continui a circondarti di apparecchi elettronici di alta qualità ed alta definizione, poi li utilizzi alla meno peggio. Ti diletti con i video formato francobollo di YouTube invece di vedere gli originali sullo schermo al plasma nel soggiorno, ascolti le canzoncine sull’iPod a 128 Kbps invece di ricorrere all’ampia discografia in CD che giace impolverata sulla libreria.

Preferisci scaricare film in bassissima qualità in DivX piuttosto che ricorrere al DVD fisico da comprare o noleggiare sotto casa. Hai MySky HD compreso nel tuo pacchetto satellitare, ma alla fine lo utilizzi sì e no una volta l’anno per registrare una partita di basket che poi non guarderai mai. Se tutti fossero come te, il mercato dei dischi ad alta definizione tipo Blu-Ray non decollerebbe mai.

E in effetti il mercato dei dischi ad alta definizione non sta decollando affatto. Chissà perché?

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5 agosto 2007

Anica, AnicaFlash e Coming Soon

Tra tutte le associazioni aderenti a Confindustria, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, per gli amici Anica, è tra le più vive e promettenti. Sarà per l’effervescenza del settore industriale di appartenenza (principalmente cinema ed indotto), ma Anica svolge bene i suoi compiti istituzionali e spesso espande il proprio ruolo anche ad ambiti inaspettati. Dalla sua fondazione nel Dopoguerra ad oggi, non solo è diventata l’antenna italiana dell’Academy Awards, ma si è anche affermata a livello internazionale come ente leader di molti progetti internazionali.

Anica supporta quotidianamente la aziende socie, in vari modi: promuovendone attivamente le produzioni e le distribuzioni, monitorando la legislazione del settore, promuovendo accordi internazionali, mediando la complessità delle istutizioni europee attraverso MediaDesk Italia. Negli anni, soprattutto la prima attività è riuscita a crearsi credibilità e fiducia presso il grande pubblico: “Appuntamento al cinema” è un’etichetta che ci accompagna da anni e fa spesso capolino nei palinsesti televisivi delle reti Rai. I trailer sono d’altra parte brandelli di cinema e non è un caso che, rispetto agli spot tradizionali, riescano a rappresentare uno spettacolo di per sé.

Proprio su questo assioma si basa il mondo di Coming Soon, costola di AnicaFlash, alias la società che da 30 anni distribuisce le “rubriche cinematografiche” a radio e televisioni private. Coming Soon è il marchio che progressivamente, prima via satellite, poi via digitale terrestre e Web, ha iniziato a rappresentare un vero e proprio faro per gli appassionati di cinema italiano ed internazionale. Se il canale televisivo è riuscito a creare un palinsensto low cost, ma decisamente guardabile, è stata soprattutto la Rete a far decollare l’infotainment cinematografico: oggi il sito istituzionale di Coming Soon è una delle community più attive in questo ambito.

Con il tempo, nuovi strumenti promozionali sono stati partoriti grazie alla flessibilità delle nuove tecnologie ed alla maggiore disponibilità di banda sul Web: l’esempio più eclatante è il box chiamato “Andiamo al Cinema” (ti pareva), che tutti i gestori di blog personali o siti dedicati al mondo del cinema possono inserire sulle proprie pagine, dopo averne fatto formale (…) richiesta a Coming Soon. Le informazioni (ad esempio le sale in cui è possibile vedere il film, per provincia) vengono fornite nel frame stesso e quindi non è necessario lasciare il sito ospitante. In fin dei conti, è carino da guardare e non crea grossi problemi tecnici: così si farà pubblicità ai film in uscita ma non si guadagnerà un centesimo… Ma vuoi mettere la soddisfazione di offrire un servizio così ai propri lettori?

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5 maggio 2007

Cinema e Web: update 2007

Periodicamente è opportuno verificare l’interazione che esiste tra Cinema e Web: esattamente un anno fa, ad esempio, l’occasione era stata data dal lancio di H2Odio,  il film di Alex Infascelli lanciato dal Gruppo L’Espresso nelle edicole italiane e sul Web, in streaming. Allora i dubbi sul pricing erano più che fondati: frutto della solita paura atavica degli editori nel confronto dell’e-commerce, non avevano alcun confronto plausibile con le esperienze internazionali. Siamo alle solite: gli editori in questi anni si sono mostrai bravi a proporre informazioni, ma imbranati nel vendere servizi (basti provare, sempre per restare in ambito L’Espresso, il costosissimo acquisto di arretrati di opere tramite il Servizio Clienti de La Repubblica). Molto più “sul pezzo”, si direbbe, ISP ed operatori specializzati.

Il logo del servizio Tiscali Movies NowSul Corriere di oggi, è Tiscali a diventare innovatrice di mercato. La sua reincarnazione inglese, infatti, ha lanciato il servizio Tiscali Movies Now, una piattaforma di download di film integrali a basso prezzo: titoli di varia natura (dai bestseller di Woody Allen a misteriosi filmetti inglesi) da scaricare per una manciata di sterline, con un buon margine di scelta nella qualità desiderata. I film possono infatti essere scaricati in un formato adatto ai player portatili, ma anche in qualità VHS ed in qualità DVD: in molti casi, inoltre, è possibile scegliere se noleggiare il film o acquistarne una copia digitale.

Auchan Bergamo offre il noleggio DVD a 1,50 EuroLa piattaforma di Tiscali non sarà innovativissima dal punto di vista tecnologico (il sistema gira grazie allo schema Playforsure di Microsoft ed ai relativi sistemi di rights management), ma è un buon segnale per il mercato home video europeo. Le catene di noleggio tradizionali sono già state messe in crisi da TV satellitari ed ipermercati (persino in Italia è possibile noleggiare le ultime novità a 1,90 Euro al giorno): speriamo trovino nuovi stimoli da questa sfida lanciata dalla Rete, solitamente temuta come foriera di illegalità tramite il download non autorizzato dei film.

Il mondo della televisione ha già capito che i video su Internet non sono solo quelli di YouTube e corre a creare marketplace per gli affezionati. Il Cinema è un po’ più timoroso e per ora vede la Rete soprattutto come uno strumento di marketing ed informazione sui propri prodotti: è ormai abitudine produrre un sito per ogni film distribuito, con tanto di blog a raccontare l’avanzamento della produzione (bisognerebbe capire in cosa sarebbe “blog” quello di Shkrek III, però). Peccato che di solito queste iniziative svengono dopo il termine delle proiezioni, rinascono per l’uscita in home video e muoiono definitivamente poche settimane dopo.

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4 aprile 2007

Mondo cane, il mondo non cambia

Un’attività divertente per i curiosi del mondo televisivo nostrano consiste nello spulciare i palinsesti notturni: a parte Gabriele La Porta che pontifica sulla “sua” RaiNotte, sugli altri canali si sviluppa un florilegio di contenuti “alternativi”, frutto di attenta attività di raschiamento dei fondi di magazzino da parte dei programmatori. I dati infinitesimali sugli ascolti, d’altronde, non giustificano molto l’investimento in produzioni di eccellenza: al massimo, si propongono a nastro repliche di ciò che è andato in onda durante il giorno. Nel frattempo, sarebbe bello capire a che punto è l’applicazione delle disposizioni dell’Authority sulle reti minori.

La palma di stanotte, ad esempio, va a Mondo Cane, uno dei film più strani della storia del cinema. “Film”, di per sé, è riduttivo: si tratta da un lato di un documentario, dall’altro di un inquietante collage di scene artefatte vogliose di documentare realtà esasperate; il tutto, comunque, condito da una bella colonna sonora di Riz Ortolani. Mondo Cane fu il capostipite del filone “mondo movie“, che dal primo presero soprattutto lo spirito prosaico e perverso, fino al filone (a dir poco) erotico di Joe D’Amato e Russ Meyer.

Più dei suoi epigoni (si andò avanti per 25 anni, a partire da inizio anni Sessanta e fino alla fine degli Ottanta), Mondo Cane lasciava intendere qual era e qual è lo spirito europeo dei nostri tempi nei confronti dei contenuti multimediali. Non si tratta della spettacolarizzazione ludica hollywoodiana: dalle nostre parti lo spirito critico si è trasformato in ludibrio investigativo, la voglia di conoscenza in desiderio di emozioni forti. A volte si ha la sensazione che alcuni rimpiangano la mancanza di uno snuff movie rispetto agli eventi di Cogne o Erba.

Che questo approccio sia spavaldo durante l’adolescenza e voyeuristico negli anni successivi, sta nella natura delle cose; tuttavia, la crescita esponenziale dell’attenzione che i media prestano a bullismo ed altri fenomeni gravi nella scuola secondaria sicuramente sollazza gli appassionati del genere, ma ha ormai innestato un fenomeno di emulazione inarrestabile. Finire sull’home page di Repubblica.it, che sistematicamente ogni giorno pubblica una notizia a tema, è una medaglia che vale probabilmente più di un buon voto. E se Repubblica.it continua a dar credito a queste notizie, è perché si tratta di irresistibili attira-traffico.

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15 febbraio 2007

Beyoncé, we love you

La copertina con Beyonché di Sports IllustratedL’uscita annuale di Sport Illustrated dedicato alla moda da spiaggia è un piccolo evento che ogni anno segna il polso della cultura pop statunitense ed occidentale in genere: il fatto che la sua copertina per la prima volta nella storia quest’anno non presenti le solite modelle o sportive dai corpi torniti ma una bella cantante dalla pelle ambrata è di per sé una notizia. Ad occhi chiusi, chi è un po’ avvezzo alle cose di mondo, può indovinare di chi si tratti: ovviamente di Beyoncé Giselle Knowles, per gli amici Beyoncé, per i fan la donna più bella degli Stati Uniti, anzi del mondo.

Ad essere precisi, appena qualche giorno fa i lettori di AskMen.com l’avevano etichettata “fidanzata ideale”, preferendola ad un altro centinaio di belle protagoniste dello show business. Nelle stesse ore, la cantante-attrice dal fisico mozzafiato e dalla simpatia irresistibile, stava come al solito mietendo vittime ai Grammy Awards. Appena pochi giorni prima, era stata protagonista ai Golden Globe con lo staff di DreamGirls, tanto per coronare il suo dominio ormai incontrastato sul mondo dello spettacolo al femminile. Da tempo d’altra parte non si vedeva un’artista così completa. Anzi, è difficile farsene venire altre in mente.

Quale altra cantante, d’altra parte, negli ultimi decenni è riuscita a portare al successo globale il proprio gruppo, avere un successo straordinario come solista ed essere emersa come ottima attrice in ruoli e film molto diversi, da La pantera rosa al succitato DreamGirls? Tutto ciò, tra l’altro, ad appena 25 anni. Tutto ciò imponendosi come personaggio talmente popolare da far venire voglia di lavorare quasi gratis con lei: ciò che Beyoncé tocca diventa oro, visto che il suo pubblico è ormai così eterogeneo da garantirle popolarità ad oltranza, indipendentemente dai singoli prodotti culturali che produce.

La descrizione del suo successo, si noti, ricorda molto da vicino quanto già descritto qualche mese fa su queste pagine: si parlava di un dossier del Financial Times sul più noto (e ricco) cantante hip hop del mondo. Chi? Jay-Z, ovviamente. Colui che, nemmeno a dirlo, è l’attuale fidanzato di Beyoncé. Il circolo si chiude: la coppia d’oro è sulla breccia dell’onda e lo sarà ancora a lungo. Apparentemente per il loro essere così glamour; nella realtà, per aver capito prima e più di tutti gli altri i meccanismi del successo e gli ingredienti del gran circo dei media: onore al merito, complimenti per l’intelligenza.

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5 gennaio 2007

L’apocalisse truculenta del cinema mondiale

Una scena tratta da ApocalyptoChi l’avrebbe mai detto, mentre si dimenava nel ruolo di bello di turno in melense commedie romantiche, che Mel Columcille (?) Gerard Gibson, per gli amici Mel Gibson, sarebbe stato l’inventore di un nuovo genere cinematografico? Soprattutto, era difficile immaginare che con La Passione di Cristo prima e Apocalypto poi, l’(ex)attore mascellone potesse voler dare vita alla moda dell’”apocalisse truculenta”, un mix di sangue, lingue astruse, religioni e credenze popolari. La moda, per ora, non è seguitissima: un film in aramaico – maya – eschimese ogni due anni prodotto e diretto dal nostro basta ed avanza. Eppure, non mancheranno i proseliti.

I successori di Gibson potranno infatti contare su un pubblico sorprendentemente attento ed interessato a qusto tipo di polpettoni: dall’anziano deportato alla proiezione collettiva degli ultimi giorni di Cristo ai ragazzini trascinati dai genitori alla ricostruzione “storica” degli ultimi giorni della civiltà sudamericana, i “convertiti” al nuovo verbo cinematografico sono decisamente di più all’uscita dal cinema che all’entrata. In fin dei conti i film truculenti piacciono, se riescono a muovere gli animi e magari suscitare un po’ di lacrime sostanziate da ideologie sufficientemente diffuse.

Il “simpaticissssimo” Gibson, d’altra parte, è molto furbo: fa un film per i cristiani più intransigenti e non si dimentica di chiamare a recitare attori delle nazioni più cattoliche del mondo; parla delle antiche cività Americane e dimostra che in fin dei conti si sono auto-sterminate, con buona pace degli attuali abitanti. I detrattori del suo ultimo film come Maria Rita Parsi, riconoscono l’uso furbesco anche delle tecniche di regia: secondo la psicologa Apocalypto «andrebbe vietato almeno ai minori di 16 anni, tanto più perché girato con le caratteristiche e la tempistica del videogioco e quindi confezionato a uso e consumo dei ragazzi».

Proprio il dibattito sulla mancata censura italiana del film ha avviato un ampio confronto pubblico sulla sua violenza gratuita e soprattutto è stato il volano pubblicitario che nemmeno il più grande dei budget promozionali cinematografici italiani potrebbe permettersi. In queste ore tutti gli italiani hanno appreso dell’esistenza del nuovo film di Gibson, si sono fatti un’idea del contenuto e delle forme ed hanno deciso se andare o meno a vederlo. Ancora una volta Mr. Columcille ce l’ha fatta: nel bene e nel male, ha tirato fuori dal cappello un altro evento culturale e questo va molto al di là del puro film.

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