Comunicazione politica

Riti e tempi della comunicazione politica

16 gennaio 2012

Come comunica il Governo dei tecnici?

Sono ormai due mesi che il Governo Monti è in carica. Per alcuni commentatori sembra essere un periodo sufficiente per poterne giudicare l’operato, per altri questo bimestre rappresenta giusto l’avvio di un percorso che, per la volontà riformatrice del Premier e di chi gli ha affidato il mandato, deve essere sufficientemente lungo per poter incidere sulla realtà italiana in maniera “storica”. Anche se la scadenza della Legislatura è quasi dietro l’angolo e quindi è necessario immaginare qualche colpo di scena significativo nei prossimi mesi.

Questo non è un blog politico e d’altra parte anche a volerlo fare, è difficile esprimere un giudizio politico su un Governo che sin dall’inizio è stato presentato ai cittadini (e alle forze politiche) come “tecnico”. Ciò che risulta più interessante è la capacità dell’attuale compagine di gestire i rapporti con la stampa, nazionale e internazionale. Monti sta spendendo la sua credibilità professionale senza intaccarla, mentre i suoi Ministri riescono a risultare credibili nei loro campi d’azione, comunicando le proprie idee anche quando “difficili”.

In questi primi due mesi non sono mancati momenti interlocutori nella comunicazione del Governo: il Ministro del lavoro in lacrime per alcuni è stato un colpo di genio in termini di comunicazione e per altri una reazione incontrollata ed evitabile; lo stesso Premier qualche volta si è lasciato andare coi comunicati stampa peccando in eccessiva ironia aderendo a una tendenza in atto rispetto alla quale però ci si poteva aspettare discontinuità; al contrario, si potrebbe sperare in più incisività in risposta alle pretestuose accuse di conflitti di interesse.

A parte questi momenti poco convincenti, obiettivamente possiamo dire che il Governo Monti sta riuscendo a comunicare prima di tutto serenità, sia ai cittadini che agli interlocutori istituzionali. Un grande vantaggio dopo mesi di panico a tutti i livelli. La curiosità è su come evolverà il suo stile di comunicazione nel caso in cui, come si spera, le cose da qui alle Elezioni Politiche cambieranno davvero, in meglio: Monti vorrà spendere la sua fama di “duro ma buono” per candidarsi e ottenere il favore dei cittadini o riprenderà i suoi vecchi lavori?

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23 novembre 2011

Longitudini parastatali

Trotterellando nelle lounge di Trenitalia nelle ultime settimane era possibile trovare delle copie omaggio di Latitude. Un piccolo evento da cogliere al volo, non tanto per il prezzo di copertina del mensile (12 Euro in versione cartacea, 8,99 Euro su iPad), quanto per la sua fama, tra gli addetti ai lavori, di introvabile rivista fantasma. Longitudine è nato all’inizio di quest’anno sotto l’egida di Franco Frattini, Ministro degli Esteri che al lancio elogiò la «coraggiosa e indipendente iniziativa editoriale che punta ad illustrare la nostre decisioni in politica estera» ma non chiarì affatto i rapporti editoriali ed economici tra la rivista e il suo Ministero.

Nel corso dei mesi Longitude ha alternato begli articoli di approfondimento sulle dinamiche internazionali e obbrobriosi spazi lasciati all’ego dei politici al potere. Il tutto in lingua inglese, accompagnato con una grafica curata, da magazine di vocazione internazionale. Un prodotto editoriale tutto sommato interessante, anche se dalla diffusione piuttosto dubbia: da un lato può aver senso il non trovarlo in nessuna edicola italiana in quanto prodotto teoricamente rivolto all’Estero; dall’altro sorgono seri dubbi su chi possano essere i veri destinatari di un simile prodotto editoriale e quali i canali di distribuzione più adatti e/o in effetti adottati.

Ipotizzando dunque una diffusione prossima allo zero e comunque non sostenuta da acquisti di cittadini e studiosi di politica internazionale, si può ipotizzare che il business model di Longitude, ufficialmente prodotto da una omonima startup di Roma e dal service editoriale Koiné di Milano, sia basato sulla pubblicità: non frequentissima rispetto al totale della foliazione, ma decisamente caratterizzata. In questo numero di novembre 2011, oltre a marchi prestigiosi dell’economia italiana come UniCredit, Ferragamo e Versace, i posti d’onore sono occupati da Ferrovie dello Stato (questo spiegherebbe la presenza…), Enel, Eni e Finmeccanica.

Aziende parastatali, insomma, che in qualche modo potrebbero aver ricevuto “l’input” dal Ministero degli Esteri di contribuire a fondo perduto a questa iniziativa imprenditoriale di Pialuisa Bianco e dei suoi soci. Cosa succederà a queste aziende e soprattutto alla rivista col nuovo Governo? Longitude continuerà le pubblicazioni come se nulla fosse cambiato, con gli editoriali di Giulio Terzi di Sant’Agata al posto di quelli del suo predecessore? Verrà finalmente messo online il sito ufficiale? Si chiarirà una volta per tutte il rapporto tra rivista e Ministero? E soprattutto, Longitude troverà dei canali distributivi e un business model sensati?

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30 settembre 2011

Gli uffici stampa dei Ministeri

Tutto il bailamme intorno all'infelice comunicato stampa del Ministero della Pubblica Istruzione che si congratulava con sé stesso per il contributo determinante nella costruzione del tunnel tra il Cern e il Gran Sasso, è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che gli esperti di comunicazione pubblica e di comunicazione politica hanno notato da tempo e che con il Governo in carica ha spesso visto esiti esilaranti.

Negli ultimi anni, un numero spropositato di comunicati stampa ha iniziato a circolare rapidamente anche verso il grande pubblico grazie alla possibilità di pubblicazione istantanea sul Web; pochi quelli tradizionali, molti quelli in qualche modo incentrati sulla figura pubblica del Ministro (o del Presidente di una delle Camere o del Governatore di una regione o whatever) e dei suoi pareri/delle sue azioni.

Questo focus "personale" dello strumento ha fatto sì che i comunicati stampa siano stati agitati come clave rispetto a detrattori e nemici politici; abbiamo assistito a chicche come "Il Ministro non ha cenato" o ancora prima, sempre da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze, a precisazioni imbarazzanti che in qualche modo si ipotizza volessero marcare la distanza tra Tremonti e l'attualità "politica".

Il comunicato stampa, di per sé, sarebbe un mezzo di comunicazione nobile e prezioso, da usare con moderazione e professionalità. Nel mondo privato sempre più è diventato sinonimo di spam, specie quando i comunicati stampa, a dispetto del nome, hanno iniziato a girare anche verso blogger e affini. In quello istituzionale, è evidente come abbiano perso gran parte della propria credibilità/attendibilità.

Quelli più "eccessivi" vengono, infatti, vengono prima buttati come macigni nello stagno, poi ritirati alla meno peggio tramite cancellazione dal sito istituzionale, facendo finta che nulla sia successo. Un atteggiamento infantile, che non dovrebbe certo essere adottato da un Ministro o dal relativo staff di PR/relazioni con la stampa; l'effetto d'altronde è quello di una nuova ridicolizzazione, oltre a quella iniziale.

Non c'è parte politica che tenga, visto che la voglia di protagonismo dei responsabili delle grandi istituzioni pubbliche trascende le etichette politiche. Certo, l'uso poco professionale mostrato dal Governo di centrodestra fa attendere curiosità il possibile (remoto?) arrivo di un Governo di alterna sponda per vedere se i risultati saranno migliori. Qualche dubbio in merito c'è, ma non è chiaro di chi sia la colpa.

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1 agosto 2011

Pisapia, l’Obama de noantri

La notizia principale sui giornali milanesi di ieri era l’accordo notturno sulla manovra finanziaria proposta dalla nuova Amministrazione guidata da Giuliano Pisapia, eletto Sindaco di Milano poche settimane fa grazie a una strategia vincente di differenziazione dalla Giunta precedente e in generale dai trend politici nazionali.

La notizia principale sui giornali mondiali di oggi è l’accordo notturno sulla manovra finanziaria proposta dall’Amministrazione Obama per evitare il tracollo del debito pubblico statunitense, con evidenti impatti sull’economia mondiale. Accordo basato su molti compromessi, che minano la fiducia degli elettori verso il Presidente.

Anche lui, come il Giuliano dei Navigli, era stato eletto nel segno dell’innovazione, ddell’ottimismo di tutti noi nei confronti di un personaggio che sembrava incarnare una sinistra moderna, capace di coniugare egualitarismo e comunicazione tramite i canali più elitari, carisma e capacità di parlare ai cittadini bistrattati, dimenticati.

Oggi l’immagine di Obama è profondamente compromessa per colpa dell’incapacità di gestire correttamente l’agenda fiscale di una federazione di Stati troppo indipendenti per poter fare fronte comune nei momenti di crisi e colpisce che nelle stesse ore in Italia sia “l’Obama italiano”, Pisapia appunto, a ricevere critiche simili.

Come il Presidente degli Stati Uniti, nel suo piccolo il Sindaco di Milano ha cercato di tappare le buche del deficit portate dalle Amministrazioni precedenti, in entrambi i casi di centrodestra: a differenza del pauroso Barack Obama, però Giuliano Pisapia le tasse le ha alzate, alienandosi la simpatia di molti suoi elettori.

In questo momento a Milano ci sono più persone arrabbiate per l’aumento improvviso del 50% dei biglietti del tram che cittadini memori delle promesse di lungo termine di isapia. La riconferma di Obama tra poco più di un anno è quantomeno compromessa; Pisapia ha più tempo per cambiare immagine, chissà se ce la farà.

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16 maggio 2011

Aspettando i ballottaggi delle Elezioni amministrative

Per chi si occupa di comunicazione politica le Elezioni amministrative hanno due vantaggi: ci sono tipicamente centinaia di sindaci in ballo, quindi si può sempre dire di aver vinto "qualcosa" anche se poi le somme a livello nazionale difficilmente vanno contro il trend politico di moda al momento pro/contro Governo; nelle città più grandi ci sono i ballottaggi, quindi anche chi è temporaneamente dietro può tentare il colpo di coda.

La campagna elettorale è stata decisamente tranquilla, molto di più rispetto a Elezioni politiche ed Elezioni europee, in cui ogni volta sembravano in gioco le sorti dell'Umanità più che il destino di qualche centinaio di parlamentari. Stavolta i "big" nazionali si sono schierati ma non hanno gridato eccessivamente, lasciando ai candidati sindaci delle città più grandi il palcoscenico su cui sfogare la propria voglia di comunicare.

Su tutte ha scaldato gli animi la campagna elettorale a Milano, iniziata in realtà ormai parecchi mesi fa con le Primarie del Partito Democratico, che avevano visto uscire un candidato un po' diverso dal solito come Giuliano Pisapia in una città governata da quasi 20 anni dal Centrodestra dopo 40 anni di sindaci Socialisti; dall'altra parte la "solita" Letizia Moratti, con uno stile di comunicazione imbarazzante e una faccia troppo vista.

I due ora si lanceranno in una guerra senza esclusione di colpi per un paio di settimane, così come i colleghi delle città ancora in bilico; solo alla fine dei ballottaggi si potrà capire davvero chi avrà vinto non solo a livello numerico (tutti i sindaci pesano allo stesso modo o basta prendere Milano o Torino o Napoli e perdere il resto per essere felici?), ma soprattutto da quello della comunicazione politica e delle strategie future.

Non manca infatti tantissimo alle prossime Elezioni politiche, sempre ammesso che la XVI Legislatura giunga al suo termine naturale. Probabilmente molti faranno tesoro di quanto appreso in questa tornata, come un utilizzo un po' più maturo dei social network al posto dei siti imbalsamati (e abbandonati dopo le elezioni) o il fatto che non sempre candidare i ragazzini garantisce il successo (cfr. Centrosinistra a Catanzaro).

Tutto il film, però, sarà fortemente condizionato, come peraltro tutta la politica nazionale dell'ultimo ventennio, dalla scelta dei candidati Premier. Se correrà ancora una volta Silvio Berlusconi (sempre che ce la faccia fisicamente), forse i canoni saranno quelli delle Elezioni precedenti; se così non fosse e nel remotissimo caso in cui il Centrosinistra trovasse un candidato decente, finalmente ne vedremmo davvero delle belle.

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23 gennaio 2011

La settimana di Ruby e Signorini

A ottobre dello scorso anno la parabola di Ruby Rubacuori sembrava avviata a sgonfiarsi in uno sfarfallio di pixel, con la ragazzina destinata al dimenticatoio come una Letizia Noemi qualsiasi. La Procura di Milano, invece, non aveva dimenticato le possibili implicazioni legali dello scandalo politico-sessuale del Premier alle prese con una minorenne; ex nihilo, il caso è così riesploso negli scorsi giorni, con un poderoso faldone a base di intercettazioni e altre prove.

Il faldone, teoricamente riservato agli attori istituzionali coinvolti nelle fasi di autorizzazione a procedere rispetto a Silvio Berlusconi, ha avuto ampia diffusione online, con tutto il suo carico di numeri di telefono, rubriche, dialoghi privati, intercettazioni di varia natura. Coloro che negli scorsi mesi avevano sostenuto con forza i tentativi di legiferare in materia non aspettavano altro per dimostrare la “necessità” di un intervento rigido e profondo nel limitarle.

L’evento mediatico della settimana, ovviamente, è stato correlato alla vicenda: l’intervista di Alfredo Signorini a Ruby Rubacuori, dicono molti, entrerà nei manuali di comunicazione come esempio da manuale di lavaggio in profondità di un’identità profondamente macchiata. Entri entri “perversa” esci “maltrattata”, “sporca” esci “santa”, entri “furba” esci “sfruttata”; si dice che il lavaggio servirebbe a riqualificare il personaggio e indirettamente l’immagine del Premier.

La verità è che chi ha guardato l’intervista in diretta, era sufficientemente radical chic da avere già le idee piuttosto chiare su fatti e persone. Chi l’ha visto (e commentato) online, non aveva bisogno di quest’opera di convincimento, quindi al massimo ha ironizzato in merito. Così nei palinsesti di Mediaset hanno iniziato a riprendere e ri-contestualizzare l’intervista più volte, compreso oggi pomeriggio durante il contenitore su Canale 5, con tanto di dibattito.

Oggi probabilmente il tentativo di influenzare tramite l’intervista ha funzionato molto di più, anche grazie all’enorme frastuono accumulato in seguito alla puntata di Anno Zero e alle altre trasmissioni che nel frattempo hanno reso nota la vicenda anche a chi non era riuscito a coglierne le implicazioni e i contorni. Che sono quelli di un uso delittuoso e inopportuno delle intercettazioni da parte della magistratura politicizzata di sinistra contro il Presidente. O forse no?

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10 ottobre 2010

Parma, colonia Mediaset

È una città deliziosa. Parma rappresenta a tutti gli effetti una punta di diamante in termini di vivibilità e qualità della vita. Più animata della seriosa Reggio Emilia e più accogliente della fredda Piacenza, è una città piacevole da visitare, da vivere, da gustare. Un vero e proprio regno dell’enogastronomia e della cultura, che attrae quotidianamente turisti da tutto il Mondo e costituisce un esempio per molte città italiane.

Parma è da sempre città favorevole alla comunicazione: il quotidiano locale ha quasi 300 anni, la radio locale è stata la prima in Italia, nata a metà degli anni Settanta, quasi in contemporanea con la prima televisione locale. Così, pochi si sono stupiti della crescente attenzione che Mediaset ha dedicato a Parma, definita dai giornalisti “città-tubo catodico” per i set che si sono succeduti negli ultimi mesi per le strade.

Il culmine di questo rapporto tra il Gruppo editoriale e la Città lo si sta vedendo in questi giorni: Mediaset è media partner del Festival Verdi 2010, la più importante manifestazione culturale (e turistica) annuale: Fedele Confalonieri ha avuto grande spazio in fase di presentazione dell’evento e il logo Mediaset rifulge su tutti i cartelloni. Ma è in televisione che questa partnership mostra tutta la sua potenza.

Da parecchie settimane, i mini-spot del Festival Verdi accompagnano l’inizio di diversi programmi sulle reti Mediaset. In questi giorni, i collegamenti da Parma si moltiplicano, anche in trasmissioni nazional-popolari come quelli del pomeriggio. Per la prima volta, il Festival Verdi sembra un evento alla portata di tutti, “Parma e le terre di Verdi” diventano un punto di interesse anche per i non appassionati.

Tutto bello e positivo, perché la “democratizzazione” della musica alta attraverso la TV è importante, specie in previsione dell’imminente bicentenario dalla nascita del grande compositore e in considerazione della pessima presenza su Web del Festival Verdi. Tutto bello e positivo, anche se nei locali della città emiliana i cittadini hanno idee contrastanti sul perché Mediaset sia così attenta a “presidiare” la città.

In quei locali, i più maliziosi notano come Parma sia da anni nelle mani di un Centrodestra bizzarro, succube di Elvio Ubaldi, non esattamente un fedelissimo della coalizione oggi al Governo. Anche in considerazione dell’avanzata massiccia della Lega Nord, risulta importante non perdere un cuneo così importante nella (una volta) rossa Emilia Romagna, anzi potenziarlo e assicurarsi che resista nel tempo.

Sono voci senza fondamento, magari, basate sul solito pregiudizio che Mediaset e Forza Italia (o quello che è diventata) siano gestite in maniera coerente e sinergica. Magari è solo in’infatuazione dei Manager televisivi nei confronti della bella città. L’importante è che Parma ottenga i benefici di questa esposizione ancora a lungo. D’altra parte i Parmigiani sono furbi, non si lasceranno stordire da un po’ di spot.

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5 settembre 2010

Panorama: perché?

Le copertine dei primi dodici numeri di Panorama disponibili su iPad

Questo post potrebbe esaurirsi col titolo e con l’immagine di cui sopra: si tratta delle copertine degli ultimi dodici numeri di Panorama, come vengono presentate sull’applicazione iPad del magazine. Basta guardarle: tre presentano ministri del Governo in carica sorridenti, a introdurre le agiografie presenti all’interno; tre, consecutive e volutamente brutte (più due richiami sui numeri successivi) sono dedicate ai presunti illeciti del Presidente della Camera Gianfranco Fini, caduto in disgrazia politica rispetto al Governo di cui sopra; le altre… Si commentano da sole.

C’è un pregiudizio diffuso che vuole che i grandi periodici italiani siano popolati da donnine nude e trattino esclusivamente argomenti scabrosi; quanto ciò sia vero è statisticamente visibile nelle copertine di cui sopra, ma tendenzialmente si può dire che la moda del “donna nuda in copertina a tutti i costi” sia un po’ passata. Panorama, come L’Espresso, sono oggi magazine più completi ed eleganti (anche dal punto di vista grafico) di ciò che erano una decina di anni fa. In qualche modo sono riusciti a ricostruirsi un ruolo in un’era difficile per questo tipo di editoria.

Ad esempio, oggi le applicazioni dei due periodici, o quella di Internazionale, sono tra i contenuti più interessanti tra quelli in lingua italiana per iPad. È un piacere consultarli nei tempi morti e proprio l’app di Panorama è quella che forse merita un plauso per uso delle multimedialità e comodità di utilizzo. Ma il dubbio sui contenuti rimane: perché? Perché uno dei più prestigiosi magazine italiani deve sottostare in maniera così supina ad una determinata parte politica, in particolare quando la parte in questione è al Governo, invece di lanciarsi nel giornalismo di inchiesta?

Fa male scorrere le pagine della rivista e leggere gli editoriali supini di Vespa, Ferrara, Buttafuoco, a precedere articoli “a senso unico” frammisti a saltuari dossier interessanti, consoni alla storia del settimanale su cui scrissero i più importanti giornalisti e scrittori italiani. Non è sempre stato così, visto che a metà anni Novanta, pur sotto proprietà Fininvest, Panorama continuava a pubblicare copertine contrarie al Governo Berlusconi, se necessarie. Oggi invece continua a inseguire Il Giornale su terreni imbarazzanti e poco intellettualmente autonomi. Perché?

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14 marzo 2010

Volti e loghi delle Elezioni Regionali 2010

Guardate questa tabellina, resa possibile grazie all’interessante Speciale Elezioni 2010 di Repubblica.it

Centrodestra Centrosinistra
Piemonte Roberto Cota, candidato alla carica di Governatore della Regione Piemonte per la coalizione di Centrodestra Mercedes Bresso, candidata alla carica di Governatore della Regione Piemonte per la coalizione di Centrodestra
Liguria Sandro Biasotti, candidato alla carica di Governatore della Regione Liguria per la coalizione di Centrodestra Claudio Burlando, candidato alla carica di Governatore della Regione Liguria per la coalizione di Centrosinistra
Lombardia Roberto Formigoni, candidato alla carica di Governatore della Regione Lombardia per la coalizione di Centrodestra Filippo Penati, candidato alla carica di Governatore della Regione Lombardia per la coalizione di Centrosinistra
Veneto Luca Zaia, candidato alla carica di Governatore della Regione Veneto per la coalizione di Centrodestra Giuseppe Bortolussi, candidato alla carica di Governatore della Regione Veneto per la coalizione di Centrosinistra
Emilia Romagna Anna Maria Bernini, candidata alla carica di Governatore della Regione Emilia Romagna per la coalizione di Centrodestra Vasco Errani, candidato alla carica di Governatore della Regione Emilia Romagna per la coalizione di Centrosinistra
Toscana Monica Faenzi, candidata alla carica di Governatore della Regione Toscana per la coalizione di Centrodestra Enrico Rossi, candidato alla carica di Governatore della Regione Toscana per la coalizione di Centrosinistra
Marche Erminio Marinelli, candidato alla carica di Governatore della Regione Marche per la coalizione di Centrodestra Gianmario Spacca, candidato alla carica di Governatore della Regione Marche per la coalizione di Centrosinistra
Umbria Fiammetta Modena, candidata alla carica di Governatore della Regione Umbria per la coalizione di Centrodestra Catiuscia Marini, candidata alla carica di Governatore della Regione Umbria per la coalizione di Centrosinistra
Lazio Renata Polverini, candidata alla carica di Governatore della Regione Lazio per la coalizione di Centrodestra Emma Bonino, candidata alla carica di Governatore della Regione Lazio per la coalizione di Centrosinistra
Puglia Rocco Palese, candidato alla carica di Governatore della Regione Puglia per la coalizione di Centrodestra Nichi Vendola, candidato alla carica di Governatore della Regione Puglia per la coalizione di Centrosinistra
Campania Stefano Caldoro, candidato alla carica di Governatore della Regione Campania per la coalizione di Centrodestra Vincenzo De Luca, candidato alla carica di Governatore della Regione Campania per la coalizione di Centrosinistra
Basilicata Nicola Pagliuca, candidato alla carica di Governatore della Regione Basilicata per la coalizione di Centrodestra Vito De Filippo, candidato alla carica di Governatore della Regione Basilicata per la coalizione di Centrosinistra
Calabria Giuseppe Scopelliti, candidato alla carica di Governatore della Regione Calabria per la coalizione di Centrodestra Agazio Loiero, candidato alla carica di Governatore della Regione Calabria per la coalizione di Centrosinistra

Solo tre commenti, perché tanto le immagini dicono quasi tutto:

  • sostanzialmente, il Centrosinistra non ha un’identità; viene utilizzato il logo del partito di appartenenza del candidato solo nelle quattro regioni del Sud, mentre in tutto il resto d’Italia una cozzaglia di loghi fatti col Paint combatte quasi sempre contro l’armata azzurrina del brutto (ma uniforme) logo “Il Popolo della Libertà – Berlusconi per…”;
  • le candidate donne sono sempre troppo poche, ma “vince” il Centrodestra con quattro candidate contro tre e no, non sono veline;
  • esclusi casi limite (cfr. il suicidio politico di Marrazzo in Lazio), entrambi gli schieramenti cercano di godere di rendita, ricandidando tendenzialmente il Governatore uscente, anche quando questi ha ricevuto nel corso del mandato precedente forti critiche o addirittura è stato oggetto di indagini giudiziarie.

Il clima politico esacerbato è quello che è, la noia elettorale trionfa come al solito, ma la sensazione è una sola: che tendenzialmente molti candidati alla carica (sulla carta prestigiosa) di Governatore siano stati messi lì come placeholder, marionette che dovranno interpretare le direttive in arrivo da Roma anche sulle materie in cui, teoricamente, dovrebbero essere responsabili a pieno titolo.

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10 gennaio 2010

Noiosi mesi politichesi in corso, di nuovo

Inquietante notare che la campagna elettorale per le Elezioni Regionali 2010 sia iniziata ancora prima della decisione ufficiale relativamente alle date della tornata elettorale. Decine, centinaia, migliaia di manifesti hanno iniziato a tappezzare le nostre città con un fenomeno abbastanza nuovo: auto-candidati che hanno iniziato a proporsi al pubblico con manifesti 6×3 prima ancora di essere stati nominati tali da qualcuno.

Quando nel 2006 si parlava di noiosi mesi politichesi, si sperava in un crescente uso del Web per tagliare proprio questi stupidi costi, utili solo per giustificare crescenti richieste di rimborsi delle spese elettorali, non di certo per convincere i milioni di elettori indecisi. Due anni dopo si sperava nell’emulazione delle campagne Web statunitensi e si finiva per leggere in Rete solo a proposito dei soliti alterchi televisivi tra politici.

Ancora due anni e stavolta non siamo di fronte alle Elezioni Politiche, ma a quelle Regionali. Nel frattempo i blog sono passati di moda ed ora i politici nazionali hanno imparato ad utilizzare Twitter ed altri strumenti di interazione con gli elettori, almeno a livello teorico. I politici locali invece non ne vogliono sapere: dicono di essere parte della società civile e come tali si sentono in dovere di gridare come alla sagra del pollo.

Alcuni Governatori uscenti hanno veramente del coraggio a ripresentarsi, dopo svariati incarichi e magari anche qualche simpatica inchiesta sulle spalle. Altri, decapitati direttamente dai partiti a Roma, piangono miseria e reclamano poltrone ministeriali. Gli outsider sperano di venire eletti cercando di sparigliare, di arrivare al cuore degli elettori presentandosi come vergini della politica, senza macchia e senza macchie.

In ogni caso, la consueta noia è garantita. Nelle ultime settimane, il Premier è sospettosamente calmo e l’opposizione come al solito è non pervenuta. Nessuno ha voglia di colpi di scena ed il dibattito legislativo verte su argomenti di nessun interesse per gli elettori come la riforma della giustizia. Tratteniamo il fiato ed aspettiamo i risultati delle Elezioni: cambierà poco e probabilmente cambierà in peggio.

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