15 Febbraio 2005
Chatta, chatta, chatta… Tanto nessuno ti dice nulla
Sembra un po’ questo il senso profondo dell’indagine sull’uso delle chat in Italia, soprattutto di quello sul posto di lavoro…
Sembra un po’ questo il senso profondo dell’indagine sull’uso delle chat in Italia, soprattutto di quello sul posto di lavoro…
Chi torna indietro nel tempo ad osservare le prime comunità virtuali, trova spesso citati i “grandi classici”: The Well, ad esempio. In realtà, spazi virtuali di questo tipo andavano al di là del concetto contemporaneo (sempre più tendente a quello di “forum” e similari) poiché supportavano gli spazi comuni con un’attività più “sistemistica” di gestione di accessi, connettività, software condivisi.
Un esempio tipico, in Italia, era la Rete Civica di Milano: nata dalla fruttuosa collaborazione di enti pubblici, Università ed associazioni, ha visto nascere intere comunità all’interno delle “conferenze”, ha coordinato attività che hanno fatto breccia tra i cittadini di Milano e non solo, “educandoli” all’uso della Rete ed alle potenzialità insite negli strumenti informatici e telematici.
Sembrerebbe sulla stessa linea la nuova edizione di “Alla conquista del Web - Scopri il tesoro della comunicazione“, un’attività didattica per i più giovani… Eppure.
La grafica del sito, è evidente, è quantomeno dozzinale. Dov’è finita la classica eleganza che contraddistingueva le iniziative dell’RCM? Vada per il fatto che è un sito per i più giovani: ma forse proprio per questo, forse proprio per l’innato senso stylish che hanno le nuove generazioni, si poteva fare di meglio. Anche le descrizioni dell’iniziativa potevano assumere un tono meno luogocomunistico. Sarà che ormai, in Italia, la Rete è, per fortuna, tutto tranne che qualcosa di élite. Non per questo, però, è un piacere assisterne alla nazional - popolizzazione.
Permettono persino di scoprire figlie dimenticate in giro per il mondo…
Ed ora ne rimane ben poco, verrebbe da dire. Clarence, lo storico “wwworld apart” della Rete italiana, vaga ora come uno zombie sotto l’egida di Dada, la webcompany fiorentina che nel 2001 comprò il portale dai fondatori, che a loro volta l’avevano ricomprato dalla moribonda svedese Spray. Una storia societaria che passa anche attraverso l’euforia di inizio decennio e che si conclude con le insistenti voci di chiusura definitiva di qualche mese fa…
Oggi Clarence è un “qualcosa” non meglio definito, che cerca di portare traffico ai siti di Dada e raccoglie materiali, soprattutto free, dalla Rete. Esempio squalliduccio la sezione Giochi, silloge dei soliti giochini virali che girano di e-mail in e-mail. Si capisce così l’amarezza del sempre brillante Gianluca Neri nel vedere il proprio figlio prediletto arrancare con gli “arraponi” (?) che oggi frequentano Clarence.
Clarence suona per Dada come un’occasione fallita. È impressionante vedere la differenza qualitativa tra il Clarence “vecchia maniera”, riconoscibile dalla vecchia grafica ed ancora (per poco?) rintracciabile grazie ai motori di ricerca (un esempio: Noia Portale) ed il portale attuale, parente nobile dei siti “solo link a dialer” che sono nati e cresciuti negli ultimi mesi. Un caso molto interessante anche perché, di fatto, era una delle poche comunità italiane veramente coese. Così coesa che, piano piano, è scivolata via, verso sponde (culturalmente) più floride…
Qualcuno ha detto “Google è la Microsoft del Web”, spingendo questa immagine sino a teorizzare fusioni tra le due società. Qualcuno, poi, ha detto “Monster è la Google della ricerca del lavoro”. Il paragone, stavolta, è ancora più azzeccato. Sino a quando Google non lancerà il proprio servizio di ricerca di inserzioni / offerte di lavoro (manca tanto?), Monster Worldwide macina ricavi e per non farsi mancare niente si mangia in un boccone il principale concorrente europeo, JobPilot.
Su Monster, effettivamente, si trova di tutto. Si può cercare lavoro in tutto il mondo, persino in Iraq. Interessanti, le offerte di lavoro, irakene ma non troppo: sono fatte principalmente da aziende statunitensi. Ad esempio, ci si può specializzare in interrogatori (ma bisogna essere cittadini USA, peccato) oppure, se si ha una laurea in storia del Medioriente, si può lavorare come “Counterterrrorism Analyst” per Booz Allen Hamilton.
Non c’è granché da meravigliarsi in fatto di lavori dal sapore militare: nello shopping internazionale, Monster ha fiutato l’affare e si è comprato il sito da 3 milioni di iscritti Military.com: una comunità che macina utili e lancia persino un proprio programma di affiliazione…