Diritti d’autore

Vecchie e nuove forme di gestione dei diritti intellettuali

10 marzo 2004

La “Lotta europea a falsari e pirati” va avanti

Così si chiama l’articolo tratto dal resoconto parlamentare di ieri, dopo che il Parlamento Europeo ha approvato la tanto temuta Direttiva su «Measures and procedures to ensure the enforcement of intellectual property rights». A poco sono valse le proteste dell’International Campaign for an Open Digital Environment (CODE): probabilmente, solo a rifocalizzare la portata del provvedimento sulle attività illegali commerciali, piuttosto che sulle responsabilità dei privati.

In senso opposto, nota Zeus News, va il Decreto Urbani: Pier Luigi Tolardo paventa addirittura un possibile processo presso la Corte di Giustizia Europea. Il che, non sarebbe male: almeno muoverebbe le coscienze. Lorenzo Campani ha riportato la notizia per cui la RIAA dovrà chiamare in giudizio i singoli cittadini che violano il copyright: i singoli utenti, per quanto grave possa essere (o meno) il loro comportamento, non sono un’associazione a delinquere. Nelle stesse ore, in Canada venivano date delle belle spallate alle leggi sul copyright.

Curiosare su chi-ha-votato-cosa mostra che gli schieramenti erano tutt’altro che compatti: se molti parlamentari italiani di sinistra hanno votato contro, il resto del Partito Socialista Europeo si è diviso sul provvedimento. Un centinaio di parlamentari hanno appoggiato gli emendamenti del verde Cappato.

Alla fine, per far passare il provvedimento sono bastati una cinquantina di voti in più. Aspettando il parere del Consiglio dei Ministri, la Commissione Europea applaude. Ciò che conta, probabilmente, saranno le adozioni negli Stati membri. A livello europeo, come sempre, le lobby hanno sempre la loro parte, nel bene e nel male.

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28 febbraio 2004

L’EFF e la quadratura del cerchio

Un'immagine tratta dal sito dell'Electronic Frontier FoundationSolitamente l’Electronic Frontier Foundation è conosciuta per le battaglie in favore della libertà di pensiero e, potremmo dire, “di navigazione”: basta navigare sul sito istituzionale per trovare un accorato appello al Parlamento Europeo impegnato a propugnare la direttiva pro-copyright, ma anche l’interminabile lista RIAA v. The People, dedicata alle azioni legali nei confronti di utenti P2P.

Proprio questo tema sembra aver scaldato da un bel po’ l’animo della Fondazione: la nuova ideona è quella di proporre alle major un abbonamento mensile che consenta di scaricare, per una cifra del calibro di 5 dollari statunitensi, quanta musica si vuole. Qualcuno ha già ironizzato sul fatto che un solo brano su iTunes costa 99 centesimi e già questa cifra sembra troppo poco per alcuni produttori. Qualcun altro, nelle comunità virtuali dedicate all’argomento, si è lasciato andare ad ampi sfoghi perché stufo dell’equilibrio instabile tra aziende discografiche, artisti, consumatori.

Il cerchio continua ad essere tondo: fa tristezza vedere Napster 2.0 che arranca e c’è tanta rabbia da una parte e dall’altra dell’Oceano. Nessuno riesce a trovare la quadratura tra libertà e rispetto del lavoro altrui. E non sembra proprio così utile continuare a denunciare a destra e a manca

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5 febbraio 2004

Il ritorno di Morpheus e le (solite) nuvole sul P2P

Il logo di MorpheusTorna alla carica Morpheus, prodotto di StreamCast Networks che per qualche tempo era stato il “gemello scemo” di KaZaA, oggi leader incontrastato nel settore dei programmi peer to peer. Lo fa con una versione 4 che, interessante sulla carta (permette infatti un’ampia interoperabilità tra i maggiori network mondiali), è un concentrato di spyware ed adware: i commenti sul Forum di Punto Informatico vanno tutti nella direzione di allertare gli utenti a non scaricare il prodotto. Più complessi i giudizi pubblicati sulle piattaforme che permettono il download: c’è chi si lamenta che il programma gli ha “distrutto” il sistema operativo, costringendolo alla reinstallazione da zero, chi plaude all’innovatività.

Peccato che proprio Morpheus, nel luglio scorso, aveva dichiarato

«Morpheus 3.2 è la risposta alle legittime preoccupazioni dei nostri utenti circa l’invasione della loro privacy. Sebbene noi non giustifichiamo la violazione del copyright, non siamo neppure disposti a passare sopra il bersagliamento dei nostri utenti e l’invasione della loro privacy»,

come è ancora possibile leggere nell’archivio di Punto Informatico.

La stessa rivista elettronica, qualche giorno fa, informava dell’iniziativa del consorzio P2P United, l’“associazione di categoria” di alcuni dei maggiori produttori di software P2P statunitensi, di premere sul Congresso USA per essere scagionati dall’idea di favorire la diffusione di contenuti pedopornografci. Un modo per togliersi dalle scarpe almeno un sassolino, rispetto alle continue lotte legali che accompagnano la crescita del P2P.

Le lotte sono arrivate ad esiti paradossali: KaZaA porterà in giudizio RIAA e MPAA per violazione dei propri copyright… (!) Un altro protagonista di ripetute disavventure legali, il Michael Robertson CEO di Lindows, ha nel frattempo lanciato una versione gratuita del proprio sistema operativo attraverso i vari sistemi P2P. Un modo di superare le controversie legali che l’hanno visto soccombere in molti stati europei…

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21 gennaio 2004

Google più MikeRoweSoft uguale Booble?

Il logo di BoobleCome controcanto al caso MikeRoweSoft, colpiscono le agenzie di oggi relative a Booble, motore di ricerca “a luci rosse”. Interessante perché qualche giorno fa si era parlato proprio di Google, della sua innovatività e delle sue continue “imitazioni”, anche di classe. Booble è più di un’imitazione: riprende in toto l’interfaccia di Google, sostituendo le o con le boobs.Come reagirà Google, proprio alle soglie della quotazione in borsa? Un nuovo caso MikeRoweSoft, stavolta probabilmente più “giustificato”, vista l’evidente violazione dei diritti d’autore?

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