<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>.commEurope &#187; Editoria</title>
	<atom:link href="http://www.commeurope.com/category/editoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.commeurope.com</link>
	<description>.communication, .community, e.commerce, European style</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 22:21:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Longitudini parastatali</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2011/11/23/longitudini-parastatali/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2011/11/23/longitudini-parastatali/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 20:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=883</guid>
		<description><![CDATA[Trotterellando nelle lounge di Trenitalia nelle ultime settimane era possibile trovare delle copie omaggio di Latitude. Un piccolo evento da cogliere al volo, non tanto per il prezzo di copertina del mensile (12 Euro in versione cartacea, 8,99 Euro su iPad), quanto per la sua fama, tra gli addetti ai lavori, di introvabile rivista fantasma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trotterellando nelle lounge di Trenitalia nelle ultime settimane era possibile trovare delle copie omaggio di <em>Latitude</em>. Un piccolo evento da cogliere al volo, non tanto per il prezzo di copertina del mensile (12 Euro in versione cartacea, 8,99 Euro su iPad), quanto per la sua fama, <a title="L'articolo 'L’Italia è un laboratorio vivente' del 20 febbraio 2011" href="http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=17671" target="_blank">tra gli addetti ai lavori</a>, di introvabile rivista fantasma.<em> Longitudine</em> è nato all&#8217;inizio di quest&#8217;anno sotto l&#8217;egida di Franco Frattini, Ministro degli Esteri che al lancio elogiò la «coraggiosa e indipendente iniziativa editoriale che punta ad illustrare la nostre decisioni in politica estera» ma non chiarì affatto i rapporti editoriali ed economici tra la rivista e il suo Ministero.</p>
<p>Nel corso dei mesi <em>Longitude</em> ha alternato begli articoli di approfondimento sulle dinamiche internazionali e obbrobriosi spazi lasciati all&#8217;ego dei politici al potere. Il tutto in lingua inglese, accompagnato con una grafica curata, da magazine di vocazione internazionale. Un prodotto editoriale tutto sommato interessante, anche se dalla diffusione piuttosto dubbia: da un lato può aver senso il non trovarlo in nessuna edicola italiana in quanto prodotto teoricamente rivolto all&#8217;Estero; dall&#8217;altro sorgono seri dubbi su chi possano essere i veri destinatari di un simile prodotto editoriale e quali i canali di distribuzione più adatti e/o in effetti adottati.</p>
<p>Ipotizzando dunque una diffusione prossima allo zero e comunque non sostenuta da acquisti di cittadini e studiosi di politica internazionale, si può ipotizzare che il business model di <em>Longitude</em>, ufficialmente prodotto da una omonima startup di Roma e dal service editoriale Koiné di Milano, sia basato sulla pubblicità: non frequentissima rispetto al totale della foliazione, ma decisamente caratterizzata. In questo numero di novembre 2011, oltre a marchi prestigiosi dell&#8217;economia italiana come UniCredit, Ferragamo e Versace, i posti d&#8217;onore sono occupati da Ferrovie dello Stato (questo spiegherebbe la presenza&#8230;), Enel, Eni e Finmeccanica.</p>
<p>Aziende parastatali, insomma, che in qualche modo potrebbero aver ricevuto &#8220;l&#8217;input&#8221; dal Ministero degli Esteri di contribuire a fondo perduto a questa iniziativa imprenditoriale di Pialuisa Bianco e dei suoi soci. Cosa succederà a queste aziende e soprattutto alla rivista col nuovo Governo? <em>Longitude</em> continuerà le pubblicazioni come se nulla fosse cambiato, con gli editoriali di Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata al posto di quelli del suo predecessore? Verrà finalmente messo online <a title="Il sito longitude.it è vuoto sin dalla nascita" href="http://www.longitude.it/" target="_blank">il sito ufficiale</a>? Si chiarirà una volta per tutte il rapporto tra rivista e Ministero? E soprattutto, <em>Longitude</em> troverà dei canali distributivi e un business model sensati?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2011/11/23/longitudini-parastatali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il valzer eterno</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2011/06/20/il-valzer-eterno/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2011/06/20/il-valzer-eterno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 19:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=832</guid>
		<description><![CDATA[Omnitel e Infostrada erano nate come costole di un&#8217;Olivetti febbricitante, con grandi campagne pubblicitarie e una spinta amichevole da parte delle Società del Gruppo L&#8217;Espresso nel presentarle al grande pubblico come le prime vere alternative ai monopoli del Gruppo Telecom Italia. Esattamente l&#8217;azionista che poi, sotto la guida di Colannino, avrebbe preso a breve la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Omnitel e Infostrada erano nate come costole di un&#8217;Olivetti febbricitante, con grandi campagne pubblicitarie e una spinta amichevole da parte delle Società del Gruppo L&#8217;Espresso nel presentarle al grande pubblico come le prime vere alternative ai monopoli del Gruppo Telecom Italia. Esattamente l&#8217;azionista che poi, sotto la guida di Colannino, avrebbe preso a breve la proprietà di Olivetti e dismesso le società &#8220;in verde&#8221; per ovvi motivi di libera concorrenza.</p>
<p>Nel frattempo, sempre il Gruppo Telecom Italia elaborava <a title="L'articolo 'Le mirabolanti sinergie pubblicitarie (e non?) del Gruppo Telecom Italia' dell'8 aprile 2005" href="http://www.commeurope.com/2005/04/08/le-mirabolanti-sinergie-pubblicitarie-e-non-del-gruppo-telecom-italia/" target="_blank">fantasiose sinergie</a> tra tutte le sue attività, concentrando in Seat Pagine Gialle attività eterogenee come ISP, TV, directory, cancelleria. Il passaggio a Telecom Italia Media aveva permesso di razionalizzare un po&#8217; le attività, tra cui MTV Italia, il cui marchio era arrivato in Italia su Rete A, lo stesso canale che negli anni successivi è stato comprato dal Gruppo L&#8217;Espresso per diventare Deejay TV.</p>
<p>Così come MTV Italia aveva preso il posto di Videomusic, anche l&#8217;altro canale, TMC divenuta poi La7, derivava dall&#8217;acquisizione delle attività dal Gruppo Cecchi Gori. L&#8217;altra attività televisiva di Telecom Italia, Stream, è andata a farsi benedire confluendo in Sky. Con l&#8217;arrivo del satellite prima e del digitale terrestre poi, Telecom Italia Media ha lanciato ulteriori canali, anche se l&#8217;audience complessiva è sempre stata minima rispetto ai grandi gruppi televisivi.</p>
<p>Ora si parla di un possibile ingresso del Gruppo L&#8217;Espresso nel capitale Telecom Italia Media, per realizzare un polo televisivo con tre canali sull&#8217;LCN (La7 è il canale 7 del digitale terrestre, MTV l&#8217;ottavo, Deejay TV il nono), alla pari di Rai e Mediaset (ma si parla di una razionalizzazione con cessione di frequenze a Sky/Cielo), ma soprattutto una nuova squadra di conduttori importanti, per la maggior parte di identità politica simile a quella di De Benedetti.</p>
<p>Sarebbe l&#8217;ennesimo passaggio di un valzer eterno che negli anni ha visto semi-immobili Rai e Mediaset/Mondadori ma ha visto turbinare il resto del mondo editoriale/Telco. Un polo Telecom Italia Media/L&#8217;Espresso/Sky, in tutte le possibili configurazioni alternative, è comunque l&#8217;unico a poter concentrare sufficiente competenze e forza politica per costruire un player significativo in ambito televisivo. Poi l&#8217;audience verrà, qualificatissima o di massa, ma arriverà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2011/06/20/il-valzer-eterno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Autarchia culturale edizione 2011</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2011/03/06/autarchia-culturale-edizione-2011/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2011/03/06/autarchia-culturale-edizione-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 22:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=796</guid>
		<description><![CDATA[Una classifica musicale composta da 13 artisti italiani nelle prime 15 posizioni: no, non post-Sanremo, ma prima di Sanremo. Una lista guidata da Jovanotti, con nomi ormai consolidati come Ligabue o Antonacci, con qualche nome più recente come Mengoni o i Negramaro; una lista non troppo dissimile a quella attuale, in cui sono apparsi i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una classifica musicale composta da 13 artisti italiani nelle prime 15 posizioni: no, non post-Sanremo, ma <a title="La classifica FIMI della settimana dal 7 al 13 febbraio 2011" target="_blank" href="http://www.fimi.it/classifiche_result_artisti.php?anno=2011&amp;mese=02&amp;id=357"><em>prima</em> di Sanremo</a>. Una lista guidata da Jovanotti, con nomi ormai consolidati come Ligabue o Antonacci, con qualche nome più recente come Mengoni o i Negramaro; una lista non troppo dissimile a quella attuale, in cui sono apparsi i nomi dei principali protagonisti del Festival, ovviamente italiani.</p>
<p>Oggi il mix tra cantautori e interpreti &quot;da reality&quot; è molto omogeneo: un personaggio come Alessandra Amoroso ormai ha fatto un percorso professionale fuori dalla scuola di <em>Amici</em> sufficiente a levarle (o quantomeno limarle) la lettera scarlatta; stasera, che quel talent show è alla finale, è previsto un intervento di Roberto Vecchioni, la cui immagine pubblica ha avuto un cambio radicale dopo Sanremo.</p>
<p>In questa sorta di compattamento inter-generazionale di pubblico e artisti, è appunto la canzone italiana a trionfare, rispetto ai grandi nomi internazionali. Qualcosa di simile a quanto avvenuto nel cinema: appena poche settimane fa ha fatto scalpore l&#39;arrivo di <em>Che bella giornata</em> di Zalone/Nunziante al secondo posto per incassi storici nei cinema italiani, incastrato tra <em>Avatar</em> e <em>Titanic</em> di James Cameron. </p>
<p>In entrambi i campi il trionfo dell&#39;italianità era abbastanza imprevedibile: il cinema italiano ogni anno sembrava schiacciato sul cinepanettone come unico film nostrano di successo; Sanremo <a title="L'articolo 'Perché Sanremo è Sanremo (anche in classifica)' del 12 gennaio 2004" target="_blank" href="http://www.commeurope.com/2004/01/12/perche-sanremo-e-sanremo-anche-in-classifica/">fino a pochi anni</a> fa produceva fuochi fatui più che successi commerciali. A metà strada tra i due percorsi, attingendo in entrambi i campi (e dalla televisione) persino il musical italiano ha conosciuto una nuova giovinezza.</p>
<p>L&#39;unico campo in cui l&#39;italica autarchia culturale è ancora sfumata sembra essere quello della letteratura. Negli anni recenti si sono affermati blockbuster italiani come quelli di Giorgio Faletti, ma il mercato è ancora abbastanza variegato e i mattoni internazionali per ragazzetti sono le opere che vanno per la maggiore. In ogni caso, è bene che continui la contaminazione piuttosto che ci si chiuda del tutto.</p>
<p>Fa infatti piacere che artisti giovani e meno giovani trovino successo in patria, ma il vero successo sarebbe portare tutti questi capolavori musical-cinematografici fuori confine. Ciò tuttavia è ancora piuttosto raro e forse fa sorgere qualche dubbio sul rapporto tra qualità e aspettative del pubblico. Non sia mai che tutto quest&#39;innamoramento per le produzioni italiane derivi da pigrizia intellettuale verso il mondo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2011/03/06/autarchia-culturale-edizione-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Regalare il Kindle (visto quanto costano gli e-book)</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2011/02/27/regalare-il-kindle-visto-quanto-costano-gli-e-book/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2011/02/27/regalare-il-kindle-visto-quanto-costano-gli-e-book/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 22:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=792</guid>
		<description><![CDATA[Su queste pagine i giudizi nei confronti di Amazon Kindle non sono mai stati del tutto positivi. Il più famoso tra i lettori di e-book sin dal debutto sul mercato non ha brillato per innovazione tecnologica o ergonomia, ma va riconosciuto come sia riuscito a diventare l&#8217;oggetto più amato dai clienti del superstore di Seattle. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su queste pagine i giudizi nei confronti di Amazon Kindle non sono mai stati del tutto positivi. Il più famoso tra i lettori di e-book <a title="L'articolo 'Amazon Kindle, Google Wave e le mode degli early adopters' del 8 novembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/11/08/amazon-kindle-google-wave-e-le-mode-degli-early-adopters/" target="_blank">sin dal debutto</a> sul mercato non ha brillato per innovazione tecnologica o ergonomia, ma va riconosciuto come sia riuscito a diventare l&#8217;oggetto più amato dai clienti del superstore di Seattle.</p>
<p>La sua vita su Amazon scorre ormai tranquilla: periodicamente vengono rilasciate nuove versioni che migliorano parzialmente l&#8217;esperienza utente, ma è ovviamente la crescente disponibilità di libri digitali che cerca di fare la differenza rispetto agli altri terminali; il modello è sempre più simile all&#8217;ecosistema iTunes/iPod di Apple.</p>
<p>Il prezzo finale dei libri non è particolarmente competitivo: spesso le versioni elettroniche dei libri costano quanto (o addirittura di più) di quelle cartacee. In loro favore c&#8217;è ovviamente la comodità di un testo virtuale, ricercabile e oggi addirittura prestabile a terzi; sui lettori forti, però, il cartaceo esercita ancora fascino.</p>
<p>Negli scorsi giorni il cofondatore di <em>Wired</em> <a title="L'articolo 'Free Kindle This November' del 25 febbraio 2011" href="http://www.kk.org/thetechnium/archives/2011/02/free_kindle_thi.php" target="_blank">Kevin Kelly ha ipotizzato</a> che il pricing decrescente del Kindle possa presto arrivare a zero, o quantomeno essere affogato in bundle relativamente economici, sostenuti appunto dal costo più o meno integrale dei libri elettronici; il successo potrebbe trasformare il Kindle in uno standard.</p>
<p>Per quanto i (semi-)monopoli non siano mai augurabili, ci sarebbe <a title="L'articolo 'Ciò che rimarrà impresso del 2010' del 31 dicembre 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/12/31/cio-che-rimarra-impresso-del-2010/" target="_blank">bisogno di un po&#8217; di standardizzazione</a> nel settore; dall&#8217;altra parte, i negozi di libri digitali (anche in Italia) sono ormai diversi, quindi qualcun altro potrebbe prendere spunto dall&#8217;idea prima di Amazon stessa. Magari un editore di periodici, magari in Europa&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2011/02/27/regalare-il-kindle-visto-quanto-costano-gli-e-book/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Panorama: perché?</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2010/09/05/panorama-perche/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2010/09/05/panorama-perche/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 19:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=726</guid>
		<description><![CDATA[Questo post potrebbe esaurirsi col titolo e con l&#8217;immagine di cui sopra: si tratta delle copertine degli ultimi dodici numeri di Panorama, come vengono presentate sull&#8217;applicazione iPad del magazine. Basta guardarle: tre presentano ministri del Governo in carica sorridenti, a introdurre le agiografie presenti all&#8217;interno; tre, consecutive e volutamente brutte (più due richiami sui numeri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.commeurope.com/images/copertine_panorama_ipad.jpg" alt="Le copertine dei primi dodici numeri di Panorama disponibili su iPad" width="547" height="816" /></p>
<p>Questo post potrebbe esaurirsi col titolo e con l&#8217;immagine di cui sopra: si tratta delle copertine degli ultimi dodici numeri di <em>Panorama</em>, come vengono presentate sull&#8217;applicazione iPad del magazine. Basta guardarle: tre presentano ministri del Governo in carica sorridenti, a introdurre le agiografie presenti all&#8217;interno; tre, consecutive e volutamente brutte (più due richiami sui numeri successivi) sono dedicate ai presunti illeciti del Presidente della Camera Gianfranco Fini, caduto in disgrazia politica rispetto al Governo di cui sopra; le altre&#8230; Si commentano da sole.</p>
<p>C&#8217;è un pregiudizio diffuso che vuole che i grandi periodici italiani siano popolati da donnine nude e trattino esclusivamente argomenti scabrosi; quanto ciò sia vero è statisticamente visibile nelle copertine di cui sopra, ma tendenzialmente si può dire che la moda del &#8220;donna nuda in copertina a tutti i costi&#8221; sia un po&#8217; passata. <em>Panorama</em>, come <em>L&#8217;Espresso</em>, sono oggi magazine più completi ed eleganti (anche dal punto di vista grafico) di ciò che erano una decina di anni fa. In qualche modo sono riusciti a ricostruirsi un ruolo in <a title="L'articolo 'La crisi letale dell’editoria tradizionale' del 23 maggio 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/05/23/la-crisi-letale-dell-editoria-tradizionale/" target="_blank">un&#8217;era difficile per questo tipo di editoria</a>.</p>
<p>Ad esempio, oggi le applicazioni dei due periodici, o quella di <em>Internazionale</em>, sono tra i contenuti più interessanti tra quelli in lingua italiana per iPad. È un piacere consultarli <a title="L'articolo 'Una settimana senza Web' del 18 agosto 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/08/18/una-settimana-senza-web/" target="_blank">nei tempi morti</a> e proprio l&#8217;app di <em>Panorama</em> è quella che forse merita un plauso per uso delle multimedialità e comodità di utilizzo. Ma il dubbio sui contenuti rimane: perché? Perché uno dei più prestigiosi magazine italiani deve sottostare in maniera così supina ad una determinata parte politica, in particolare quando la parte in questione è al Governo, invece di lanciarsi nel giornalismo di inchiesta?</p>
<p>Fa male scorrere le pagine della rivista e leggere gli editoriali supini di Vespa, Ferrara, Buttafuoco, a precedere articoli &#8220;a senso unico&#8221; frammisti a saltuari dossier interessanti, consoni alla storia del settimanale su cui scrissero i più importanti giornalisti e scrittori italiani. Non è sempre stato così, visto che a metà anni Novanta, pur sotto proprietà Fininvest, <em>Panorama</em> continuava a <a title="L'articolo 'La bufera passerà' del 29 luglio 1994" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/07/29/la-bufera-passera.html" target="_blank">pubblicare copertine contrarie al Governo Berlusconi</a>, se necessarie. Oggi invece continua a inseguire <em>Il Giornale</em> su terreni imbarazzanti e poco intellettualmente autonomi. Perché?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2010/09/05/panorama-perche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La crisi letale dell&#8217;editoria tradizionale</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2010/05/23/la-crisi-letale-dell-editoria-tradizionale/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2010/05/23/la-crisi-letale-dell-editoria-tradizionale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 19:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=690</guid>
		<description><![CDATA[Chi si occupa di Investor Relations sa che c&#8217;è sempre una via d&#8217;uscita nel comunicare in maniera positiva la maggior parte delle situazioni: quando l&#8217;utile lordo non brilla si può citare l&#8217;Ebit, se l&#8217;Ebitda è in calo rispetto all&#8217;anno precedente si può esaltare la posizione finanziaria netta; se il fatturato è inferiore alle aspettative degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si occupa di Investor Relations sa che c&#8217;è sempre una via d&#8217;uscita nel comunicare in maniera positiva la maggior parte delle situazioni: quando l&#8217;utile lordo non brilla si può citare l&#8217;Ebit, se l&#8217;Ebitda è in calo rispetto all&#8217;anno precedente si può esaltare la posizione finanziaria netta; se il fatturato è inferiore alle aspettative degli analisti, si può sottolineare che la propria performance negativa è comunque leggermente migliore a quella del proprio settore industriale di riferimento. Quando però anche il settore è in crisi profonda, c&#8217;è poco da sorridere.</p>
<p>Il rapporto <a title="Il report sul sito della FIEG" href="http://www.fieg.it/upload/studi_allegati/La%20Stampa%20in%20Italia%202007-2009.pdf" target="_blank"><em>La Stampa in Italia (2007-2009)</em> della Federazione Italiana Editori Giornali</a> cerca di dimostrare in maniera lucida in cosa consista la crisi dell&#8217;editoria in Italia ed in effetti il sorriso lo fa passare davvero. Tutti gli indicatori, anno su anno, in valore assoluto e spesso con percentuali a due cifre, sono in calo. Il Margine operativo lordo delle imprese editrici di giornali, ad esempio, in un solo anno (2009 vs. 2008) è crollato dell&#8217;89,7%; i loro ricavi pubblicitari sono diminuiti del 16,6%; le vendite medie giornaliere ormai sono sotto i 5 milioni.</p>
<p>Ci sono dei valori in crescita, a dire il vero, ma solo lato costi: basti dire che il costo del lavoro per addetto è decollato fino a oltre 107mila Euro, un valore incredibile se paragonato alla media delle altre società (51mila quelle industriali, 45mila quelle del terziario). Il tutto assume un carattere tragico, in considerazione del fatto che tutti noi, purtroppo, siamo a conoscenza di giornalisti, pubblicisti, operatori della comunicazione di seniority e percorsi diversi che negli ultimi anni hanno perso il lavoro o sono oggi costretti ad accettare contratti ridicoli.</p>
<p>L&#8217;associazione chiede aiuto al Governo, con incentivi fiscali e crediti d&#8217;imposta, scagliandosi violentemente da un lato col &#8220;saccheggio&#8221; operato da motori di ricerca e rassegne stampa radiotelevisive (!), ma anche col sistema postale che viene presentato come costoso ed inefficiente e con l&#8217;affollamento pubblicitario in televisione rispetto agli investitori in fuga dalle testate cartacee. La situazione è veramente drammatica, ma non ci sono grandi vie d&#8217;uscita e <a title="L'articolo 'Nove centesimi' del 14 febbraio 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/02/14/nove-centesimi/" target="_blank">9 cents che tengano</a>: sembra di osservare il telegrafo soffrire per il sopravvento del telefono.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2010/05/23/la-crisi-letale-dell-editoria-tradizionale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nove centesimi</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2010/02/14/nove-centesimi/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2010/02/14/nove-centesimi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 20:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=634</guid>
		<description><![CDATA[Estate 2005: su .commEurope ci si interrogava sulle campagne di basso profilo che scorrevano su Corriere.it. I fatturati della versione digitale del quotidiano evidentemente non andavano un granché e quindi l&#8217;editore raccimolava centesimi alla meno peggio. Una manciata di mesi dopo, il mercato accoglieva un annuncio a tratti sconvolgente e a tratti prevedibile: RCS Mediagroup [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'articolo 'Come si guadagna da vivere Il Corriere della Sera digitale?' del 14 agosto 2005" href="http://www.commeurope.com/2005/08/14/come-si-guadagna-da-vivere-il-corriere-della-sera-digitale/" target="_blank">Estate 2005: su .commEurope ci si interrogava</a> sulle campagne di basso profilo che scorrevano su <em>Corriere.it</em>. I fatturati della versione digitale del quotidiano evidentemente non andavano un granché e quindi l&#8217;editore raccimolava centesimi alla meno peggio. Una manciata di mesi dopo, il mercato accoglieva un annuncio a tratti sconvolgente e a tratti prevedibile: <a title="L'articolo 'La vendetta degli Editori sul Web' del 13 novembre 2005" href="http://www.commeurope.com/2005/11/13/la-vendetta-degli-editori-sul-web/" target="_blank">RCS Mediagroup annunciava con enfasi l&#8217;acquisisizione di Dada</a> e la sua voglia di integrare i servizi multimediali dei due gruppi.</p>
<p>Un bel colpo, che si è tradotto in uno stillicidio lungo quasi un lustro. Ogni manciata di mesi, RCS Mediagroup ha annunciato l&#8217;acquisizione di qualche briciola del capitale sociale di Dada, sino all&#8217;annuncio di gennaio 2010 (!) di aver finalmente superato il 50% del gruppo fiorentino. Complice forse anche questa lunga danza finanziaria, delle possibili sinergie editoriali ed industriali tra i due gruppi, negli ultimi anni si è visto ben poco e quasi tutto in favore di Dada più che del gruppo editoriale.</p>
<p>Mentre Dada ha continuato la sua politica di acquisizioni in ambito <em>digital goods</em>, RCS Mediagroup ha continuato sulla sua strada di indecisioni sul proprio business model, complice la crisi economica generale e quella dell&#8217;editoria in particolare. Flessione continua delle vendite in edicola, qualche piccolo segno positivo in ambito display advertising, <a title="L'articolo 'I quotidiani si agitano e si aggregano' del 5 aprile 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/04/05/i-quotidiani-si-agitano-e-si-aggregano/" target="_blank">il lancio di Premium Publisher Network</a>, gli investimenti per offrire i quotidiani del gruppo via mobile browsing e mobile application.</p>
<p>Proprio su quest&#8217;ultimo punto, in questi giorni, si stanno alzando gli strali verso l&#8217;editore, ritenuto colpevole, con la &#8220;complicità&#8221; di Tre (e si mormora presto con quella degli altri Operatori mobile), di aver iniziato a far pagare i contenuti del quotidiano indipendentemente dalla modalità di visualizzazione. Per la prima volta, notano i più arrabbiati sui social network, si esce dall&#8217;<a title="L'articolo 'Altro che walled gardens…' del 18 febbraio 2007" href="http://www.commeurope.com/2007/02/18/altro-che-walled-gardens/" target="_blank">equazione walled garden=fregatura</a> e si passa direttamente a <a title="L'articolo 'Net Neutrality ora e sempre (anche se…)' del 21 agosto 2006" href="http://www.commeurope.com/2006/08/21/net-neutrality-ora-e-sempre-anche-se" target="_blank">l&#8217;Operatore sa cosa/dove navighi e te lo fa pagare</a> di conseguenza.</p>
<p>Chi oggi si indigna per la scelta di RCS e magari si eccita per Apple iPad e per la possibilità di &#8220;consultare in mobilità i quotidiani&#8221;, forse dimentica che il quotidiano <em>da sempre</em> si consulta in mobilità. E dimentica pure di essere in un Paese in cui appena pochi mesi fa 40.000 persone hanno prenotato un abbonamento da 130 Euro a scatola chiusa al <em>Fatto Quotidiano</em>. Ed in cui si spende abitualmente 10/15 centesimi di Euro per inviare ogni SMS. E che forse 9 centesimi a pagina, molti, li spenderanno pure.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2010/02/14/nove-centesimi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fine ingloriosa della coda lunga</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2009/11/29/la-fine-ingloriosa-della-coda-lunga/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2009/11/29/la-fine-ingloriosa-della-coda-lunga/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 20:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/?p=587</guid>
		<description><![CDATA[Visto che in Rete tutto si muove per simpatie/affetti/innamoramenti, persino quando si parla di economia/marketing/trend di mercato, non è difficile ricordare le migliaia di messaggi eccitati a proposito di Chris Anderson e della sua coda lunga. Lettori o meno di The Long Tail, tutti ci sentivamo in diritto di esprimere il nostro parere su un&#8217;idea rivoluzionaria: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che in Rete tutto si muove per simpatie/affetti/innamoramenti, persino quando si parla di economia/marketing/trend di mercato, non è difficile ricordare le migliaia di messaggi eccitati a proposito di Chris Anderson e della sua coda lunga. Lettori o meno di <em>The Long Tail</em>, tutti ci sentivamo in diritto di esprimere il nostro parere su un&#8217;idea rivoluzionaria: che sarebbero stati i micro-gusti, le decisioni individuali, le tendenze sotterranee e non più le imposizioni dall&#8217;alto a guidare le evoluzioni dei principali settori economici, industria culturale in primis.</p>
<p>Mentre ci imbottivamo di gadget tecnologici uguali per tutti (leggi iPod) e rendevamo di massa anche quelli nati come &#8220;di élite&#8221; (leggi iPhone), dichiaravamo che li avremmo riempiti di materiali sonori di gusto sopraffino e peculiare, finendo poi per saturarli di hit estive e tormentoni della pubblicità. Lo stesso fenomeno poi visto anche in termini di libri e film: leggermente più guidati dal passaparola i primi, totalmente guidati dai gusti di massa i secondi. Qualche piccola stellina in ambito editoriale, le solite stellone in ambito cinematografico.</p>
<p>Negli scorsi giorni, <a title="L'articolo 'A world of hits' del 26 novembre 2009" href="http://www.economist.com/displayStory.cfm?story_id=14959982" target="_blank"><em>The Economist</em> ha evidenziato che il re è nudo</a>. Con un dossier equilibrato e non gridato, ha rilevato il successo del vampiresco <em>New Moon</em> e ha ipotizzato un probabile successo di <em>Avatar</em>, a confermare la rinascita dei grandi blockbuster rispetto al previsto boom delle produzioni alternative. I numeri riportati dal giornale sono impressionati e dovrebbero far fischiare le orecchie a Chris Anderson che, nel frattempo, fa finta di aver parlato sempre e solo di &#8220;altro&#8221;, concentrando la sua <a title="L'articolo 'No media, no news, no business model per Chris Anderson' del 30 luglio 2009" href="http://giornalaio.wordpress.com/2009/07/30/no-media-no-news-no-business-model-per-chris-anderson/" target="_blank">attenzione sul mercato delle news</a>.</p>
<p>Può essere che il destino florido della coda lunga sia stato limitato dai limiti cognitivi dell&#8217;uomo, più propenso a seguire il gregge piuttosto che <a title="L'articolo 'La coda lunga in pizzeria' del 15 luglio 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/07/15/la-coda-lunga-in-pizzeria/" target="_blank">individuare nicchie appassionanti</a>. Il problema è che le evoluzioni del mercato per inseguirla hanno esiti imprevedibili: ad esempio, si lancia il digitale terrestre per aumentare il numero di canali a disposizione dell&#8217;utente, poi <a title="L'articolo 'Consorziatevi o sparite' del 26 novembre 2009" href="http://www.01net.it/articoli/0,1254,0_ART_104009,00.html" target="_blank">li si nasconde ancora di più</a> di come avveniva sulle frequenze analogiche. Abbiamo inseguito il mito del meglio per ognuno, siamo finiti sotto il giogo del meno peggio per tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2009/11/29/la-fine-ingloriosa-della-coda-lunga/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I quotidiani si agitano e si aggregano</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2009/04/05/i-quotidiani-si-agitano-e-si-aggregano/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2009/04/05/i-quotidiani-si-agitano-e-si-aggregano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 19:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/2009/04/05/i-quotidiani-si-agitano-e-si-aggregano/</guid>
		<description><![CDATA[Il primo step gli editori italiani lo hanno fatto nel momento in cui hanno iniziato ad aggreggare la versione online di tutte le proprie testate sotto un unico dominio. Prima utilizzando il dominio dell&#8217;editore o di un&#8217;iniziativa specifica per il canale (pensiamo alla genesi di Kataweb), poi quello della testata principale del gruppo. Hanno così prevalso i grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo step gli editori italiani lo hanno fatto nel momento in cui hanno iniziato ad aggreggare la versione online di tutte le proprie testate sotto un unico dominio. Prima utilizzando il dominio dell&#8217;editore o di un&#8217;iniziativa specifica per il canale (pensiamo alla genesi di Kataweb), poi quello della testata principale del gruppo.</p>
<p>Hanno così prevalso i grandi quotidiani, sotto i cui domini, con esiti spesso bizzarri in termini di naming, sono finite anche tutte le iniziative editoriali dei gruppi non riconducibili ad una testata specifica: dai siti promozionali agli annunci di lavoro, tutto ha trovato casa sotto tre-quattro cappelli principali e conosciutissimi.</p>
<p>Questo ha fatto sì che, nelle statistiche pubbliche, questi domini cappello esplodessero in termini di pageviews. La tendenza, peraltro, si è poi vista anche a livello internazionale: è notizia recente la <a target="_blank" href="http://gawker.com/5189745/times-nukes-itself-on-google" title="L'articolo 'Times Nukes Itself On Google' di Ryan Tate">scomparsa del sito dell&#8217;<em>International Herald Tribune</em> in favore del <em>New York Times</em></a>, con clamorosi danni all&#8217;indicizzazione dei contenuti.</p>
<p>Quella che invece è una peculiarità del tutto italiana è l&#8217;agitazione che ha contraddistinto il mercato a partire dall&#8217;annuncio della nascita di <a target="_blank" href="http://www.premiumpublishernetwork.com/" title="Il sito ufficiale del consorzio">Premium Publisher Network</a>, il consorzio fondato inizialmente da Rcs Mediagroup e Gruppo Editoriale L’Espresso poi arricchitosi con l&#8217;ingresso dell&#8217;Editoriale La Stampa e recenemente di Athesis.</p>
<p>L&#8217;agitazione deriva forse dall&#8217;entusiasmo di aver osato sfidare, a livello nazionale, i giganti internazionali della pubblicità a performance. In barba a qualsiasi normativa a tutela della concorrenza, il prossimo passo potrebbe essere un bel super-dominio che aggreghi tutti gli editori del consorzio. Tanto, se la concessionaria è la stessa per tutti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2009/04/05/i-quotidiani-si-agitano-e-si-aggregano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Europeana, simbolo delle grandi sfide culturali contemporanee</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2009/02/01/europeana-simbolo-delle-grandi-sfide-culturali-contemporanee/</link>
		<comments>http://www.commeurope.com/2009/02/01/europeana-simbolo-delle-grandi-sfide-culturali-contemporanee/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 19:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.commeurope.com/2009/02/01/europeana-simbolo-delle-grandi-sfide-culturali-contemporanee/</guid>
		<description><![CDATA[Sala gremita, auditorium universitario di una grande città: il docente che sta esponendo le sue slide ad un certo punto cita Europeana. Con la coda dell&#8217;occhio nota il viso perplesso di uno studente e gli sorge un dubbio. Si interrompe e chiede a tutta la platea, formata da docenti e studenti, quanti conoscano Europeana. Qualche docente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sala gremita, auditorium universitario di una grande città: il docente che sta esponendo le sue slide ad un certo punto cita <a target="_blank" href="http://www.europeana.eu" title="Il portale multilingue Europeana">Europeana</a>. Con la coda dell&#8217;occhio nota il viso perplesso di uno studente e gli sorge un dubbio. Si interrompe e chiede a tutta la platea, formata da docenti e studenti, quanti conoscano Europeana. Qualche docente bofonchia, solo uno studente annuisce.</p>
<p>Ci sarebbe da scommettere che lo studente conoscerà Europeana più per le difficoltà incontrate al tempo del <a target="_blank" href="http://punto-informatico.it/2482222/PI/Commenti/europeana-cultura-europea-un-click.aspx" title="L'articolo 'Europeana, cultura europea in un click' di Luca Spinelli">rilascio lo scorso novembre</a> che per un effettivo utilizzo in prima persona della piattaforma a fini di ricerca e approfondimento. Eppure, Europeana sembrerebbe fatta apposta per accompagnare studenti e docenti nella conoscenza della cultura europea.</p>
<p>Il progetto è infatti ambizioso: Europeana vuole censire e condividere fino a 10 milioni di opere culturali e artistiche prodotte nel corso dei secoli nei vari Stati dell&#8217;Unione Europea. Una volta risolti i problemi tecnici legati all&#8217;eccessiva curiosità dei cittadini ai tempi dell&#8217;annuncio, dovrebbero già essere consultabili oltre 2 milioni di opere, a titolo completamente gratuito.</p>
<p>Europeana è diversa da Google Book Search <a target="_blank" href="http://www.webgol.it/2008/12/02/da-europeana-al-wikipedia-il-valore-della-conoscenza-libera-a-qdc-frieda-brioschi/" title="Un'intervista di Antonio Sofi a Frieda Brioschi sulle differenze tra Europeana e Wikipedia">e da Wikipedia</a>: si tratta di un progetto internazionale senza scopo di lucro (ciò la differenzia dall&#8217;iniziativa di Google e dai vecchi tentativi di Microsoft) ed è seguito da un gruppo di professionisti (ed in questo diverge dalla seconda). Una sfida enorme, che ben rappresenta opportunità e difficoltà di questo tipo di progetti.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea sembra aver deciso di accettarla, insieme ad altri investimenti culturali finalizzati alla condivisione dell&#8217;enorme patrimonio proprio di questo Continente. La preoccupazione è che, spaventati dai risultati di pubblico prevedibilmente marginali, i gestori della piattaforma possano desistere dal portarla avanti. Costa solo 2 milioni di Euro annui, vale la pena.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.commeurope.com/2009/02/01/europeana-simbolo-delle-grandi-sfide-culturali-contemporanee/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

