2 Giugno 2007

Anche i blogger leggono (e molto)

Qualche anno fa, durante uno dei mille incontri che fanno da cornice e sostanza della Fiera del Libro di Torino, un relatore sostenne che i blogger fossero “una cozzaglia di aspiranti gionalisti e mancati scrittori”. Visto l’esiguo numero di bloggari presenti in Italia in quel momento, nessuno volle ribattere: sorgeva il dubbio che in quel momento storico avesse persino ragione. Ora che invece i blog in lingua italiana sono centinaia di migliaia, sarebbe possibile controbattere: accanto alla suddetta cozzaglia c’è anche una grossa parte di autori “normali”, che utilizzano questo mezzo d’espressione, al pari di altri offerti dall’avanzamento tecnologico, con la semplicità un tempo riscontrabile solo nella posta elettronica.

Ciò che accomuna questa maggioranza e la “cozzaglia” è un’evidente affinità con la parola scritta: mantenere vivo un blog implica non solo un discreto numero di ore necessarie per garantire l’aggiornamento costante, ma anche una capacità di scrittura che renda l’aggiornamento stesso un piacere, non una via crucis. Tale capacità, va da sé, era quella che le professoresse di Lettere del Liceo ti invitavano a sviluppare leggendo, leggendo, leggendo. L’approccio era sensato: chi ha mantenuto quella passione nonostante il limitato tempo derivante dai troppi impegni lavorativi (sigh), sicuramente oggi ha una marcia in più anche nello scrivere con passione sul proprio blog sui quattrosaltinpadella o sull’anticoegittodeifaraoni.

Per la proprietà transitiva, se mantenere vivo un blog implica amare scrivere e ciò implica amare leggere, i blogger ameranno alla follia aNobii, il social network di origine giapponese che, grazie alla sponsorship illuminata di Giuseppe Granieri, ha permesso di dimostrare che i bibliofili italiani che vagano in Rete sono tanti e fieri di esserlo. La comunità internazionale cresce di giorno in giorno e quella europea sembra essere in forte ascesa: i filtri geografici applicabili in diverse zone del sito permettono d’altronde di calibrare i risultati delle proprie ricerche anche al fine di confrontarsi con altre culture ed altri interessi, magari distanti dai propri.

Il logo del Gruppo 'Comunicazione' su aNobii

Pur con tutti i problemi tecnici e concettuali ancora presenti, aNobii cresce ad una velocità incredibile: in una sola settimana sono stati aggiunti circa 100.000 libri, anche grazie agli sforzi della comunità di iscritti, che segnala gli eventuali libri non ancora censiti. Cresce allo stesso modo la coesione sociale, attraverso la nascita di Gruppi di interesse, che accomunano appassionati ed esperti di discipline specifiche, movimenti letterari, stili di scrittura. Giusto per non farsi mancare niente, è stato creato un Gruppo chiamato “Comunicazione”, con la finalità di condividere letture interessanti attinenti le discipline e le esperienze che attengono a questo campo. Tutti gli amici ed i lettori di .commEurope sono caldamente invitati a partecipare: l’ingresso è gratuito e non c’è nemmeno la consumazione obbligatoria…

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    29 Maggio 2007

    Il fascino delle diciottenni ed il volano del Web

    La famosa foto di Allison StokkeQuesta a sinistra è una delle foto che negli ultimi mesi ha avuto maggiore diffusione sulla Rete: ritrae Allison Stokke, studentessa diciottenne e campionessa giovanile di salto con l’asta, da oggi famosa in tutto il mondo grazie ad un articolo del Washington Post, prontamente ripreso da tutti i maggiori quotidiani europei, compreso l’italiano Corriere della Sera e lo spagnolo El Pais. Un tam tam che sta crescendo in queste ore in tutto il mondo attraversando blog ed altri spazi di condivisione multimediale: un video della giovane atleta furoreggia su YouTube ed il suo profilo su MySpace contiene ormai un numero improbabile di commenti, la maggior parte dei quali smaccatamente scritti da ragazzotti in calore, eccitati per le caratteristiche fisiche della tonica ragazzina.

    Si tratta, però, dell’ultima ondata di un fenomeno che in Rete va avanti da mesi e che vede nel suo sito non ufficiale la punta di un movimento sicuramente favorevole nei suoi confronti, ma dalle caratteristiche opprimenti: per una teenager, un conto è ricevere le battutine spinte dei propri compagni liceali, dall’altro diventare icona sexy di migliaia di persone in tutto il mondo, nonostante non si sia fatto nulla per raggiungere questo obiettivo. Nessun filmino osé, nessuna foto erotica, un look tutto sommato nemmeno molto provocante: eppure i navigatori, da quelli statunitensi a quelli europei passando persino dai sudafricani, si sprecano nel descrivere cosa desidererebbero fare alla studentessa, appena maggiorenne.

    Non è questo il luogo per esprimere un giudizio etico su tali desideri, ovviamente. Ciò che colpisce, ancora una volta, è il flusso mediatico come volano delle ascese (e delle cadute) di personaggi celebri, grazie ad un mix micidiale di Rete e media tradizionali. Ha correttamente notato Chad Goodman nelle scorse ore: la Rete è stracolma di riferimenti a Allison Stokke, ma milioni di persone, navigatori compresi, ne ignoravano del tutto l’esistenza; ora, grazie ad un articolo su un quotidiano prestigioso ed al relativo rimbalzo tra le maggiori testate del Mondo, tutti noi impariamo a conoscere questa ennesima figura che grazie al Web è ”nata dal basso” ed è evidentemente destinata a futuri successi di pubblico e critica. Nascita dal basso che, nota Goodman, potrebbe essere più legata ai media mainstream di quanto si pensi: persino la pubblicazione iniziale della famigerata foto sarebbe successiva a quella avvenuta su un quotidiano locale.

    Succedeva, lentamente, prima del Web: si creavano miti, si svolgevano riti, ma non c’erano i siti. Ora i tipi (e soprattutto le tipe) da copertina hanno una gestazione più veloce e soprattutto vengono da campi diversi: il pubblico desiderio non è più quello legato a cinema e spettacolo in genere, ma anche a personaggi dello sport, della cronaca, persino della politica. La Rete crea il substrato, omogeneizza le informazioni disponibili e le moltiplica; i media tradizionali prendono gli spunti, li pianificano e li mettono in circolazione. L’effetto volano del Web a quel punto fa il resto, contribuendo ad aumentare la notorietà e l’”appetibilità” del soggetto in questione. Non è difficile immaginare orde di markettari attratti dall’idea di mettere le zampe su questo magnifico flusso di pubblicità gratuita: attenzione, però, alla forza di attrito legata alla velocità del flusso. Le zampe, è facile bruciarsele.

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    9 Maggio 2007

    Il Sole 24 Ore alle grandi manovre

    Gira ormai da qualche giorno la notizia che Il Sole 24 Ore, tra un progetto di quotazione in Borsa e qualche altra iniziativa editoriale fuori dal core business (vengono in mente i prodotti “turistici” degli ultimi tempi), intenda anche imbastire una faraonica piattaforma di “blog d’autore”, con una previsione iniziale di 100 blog specialistici. C’è chi nota che il numero sia un po’ alto, chi si candida come autore e chi indice concorsi per definire i possibili dettagli dell’operazione: com’era prevedibile, la notizia non poteva passare inosservata per una questione di quantità prevista e di qualità attesa. Qualità, in particolare, che dev’essere veramente alta: il quotidiano non può rovinare la propria immagine per qualche “pensirerino” poco consono.

    L’iniziativa, d’altronde, avrebbe sicuramente il vantaggio di avvicinare alle iniziative dell’editore un pubblico più eterogeneo; tuttavia, non è difficile immaginare che i primi lettori arriveranno direttamente dalle pagine del quotidiano e saranno lettori tradizionali: liberi professionisti, professional aziendali ed altri membri del variegato mondo aziendale e finanziario. Dal punto di vista editoriale, l’idea non suona affatto malvagia: i blog di un consulente del lavoro o di un fiscalista appariranno irrimediabilmente noiosi per il pubblico tecnofilo di Nòva, ma potranno attrarre verso le mirabolanti spiagge del Web 2.0 anche gente che, in azienda, naviga decisamente poco.

    Sarebbe carino, però, capire il business model dell’iniziativa: se di blog veramente specialistici e di qualità si tratta, perché non prevedere forme di abbonamento ai contenuti? La proposta appare provocatoria rispetto alla filosofia in voga in questi anni, ma potrebbe segnare un punto a favore della sostenibilità del piano: se si tratta di far spendere tempo a preziosi professionisti del diritto o della finanza, è bene che gli stessi vengano retribuiti, magari in funzione delle sottoscrizioni del singolo blog. Non si vorrà, si spera, seguire la logica un po’ ridicolizzante di alcuni circuiti di nanopublishing: concedere agli autori una microparte dei microricavi derivanti dalle microinserzioni pubblicitarie dell’AdSense di turno.

    Non si tratta, si badi bene, di rendere quella del blogger una professione: al contrario, si tratta di fare entrare le professioni nel mondo delle opinioni condivise e di qualità. Sarà forse un peccato che in un modello simile le informazioni non possano, per ovvi motivi, essere aggregate su Technorati e dintorni: ma si tratta di un “pedaggio” a favore di iniziative che devono durare nel tempo per costituire riferimenti affidabili. Abbiamo già visto morire iniziative mirabili come NetManager per la solita miopia di imprenditori improvvisatisi editori, desiderosi solo di inserire banner e link pubblicitari ad ogni angolo di pagina: se di contenuti professionali stiamo parlando, dobiammo essere professionali anche nell’usufruirne.

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    1 Maggio 2007

    La febbre delle foto

    Ad inizio marzo la stampa alternativa pone l’accento su una vicenda da un lato bizzarra, dall’altro decisamente negativa: la versione cartacea de Il Corriere della Sera qualche mese prima ha pubblicato un articolo su Guantanamo allegano un’immagine tratta dalla locandina di un film invece che un’immagine reale dell’infermo americano. Tanto scalpore, niente scuse ufficiali ed un messaggio del presidente dell’Ordine dei Giornalisti al free-lance della serie “tutti possiamo sbagliare”. A dire della redazione, la colpa sembrerebbe da attribuire ad un’erronea ricerca su una banca dati fotografica commerciale.

    Primo d’aprile: Luca Zappa, un blogger con la passione della fotografia, scopre che una delle sue foto è stata pubblicata nell’ambito di una delle mille categorie gallerie pubblicate ogni giorno dai principali quotidiani on line, Repubblica.it in questo caso. La sua denuncia non rimane isolata: poche ore dopo, su Flickr, persone di tutto il mondo iniziano a discutere i furti delle proprie immagini da parte dei quotidiani italiani. Il buon Pandemia avvia il dibattito su questa pessima abitudine e piano piano tutti i maggiori blogger italiani hanno iniziato ad inveire contro lo scarso (anzi, nullo) rispetto dei diritti da parte di Repubblica.it, che negli stessi giorni ha avuto il coraggio di esaltare i propri record di traffico.

    Il risultato del Pandemonio sembrava essere di segno positivo: Repubblica.it aveva iniziato a pubblicare forme primordiali di riferimento all’autore delle foto, pur continuando ad ignorare le caratteristiche delle licenze pubblicate su Flickr e su altri siti simili, vero e proprio serbatoio di foto a costo zero per i quotidiani. Non solo di quelli on line, però: è proprio di ieri la “denuncia” di Macubu, un blogger genovese, rivolta a La Repubblica cartacea, edizione genovese. Il quotidiano ha infatti pubblicato una sua bella foto, senza citare i riferimenti all’autore che, se non altro per quanto riguarda la stampa cartacea, è espressamente previsto dalla Legge. Nel frattempo, passata la burrasca, anche i credits sono (ri)scomparsi dalle gallerie della versione digitale, ormai sempre più spesso “blindate” in Flash.

    Sia detto che la cattiva abitudine, in realtà, non è solo quella del Gruppo L’Espresso: poche ore fa anche Corriere.it ha dovuto pubblicamente scusarsi per aver rubato una foto dal sito di una blogger. Per aggiungere torto su torto, l’immagine è anche stata usata in un pessimo contesto: si trattava infatti di un articolo su una hostess dedita alla prostituzione. Se teniamo questo ritmo, prossimamente ogni articolo, dal giallo di Cogne al dibattito politico internazionale, sarà accompagnato dalla foto (ottenuta senza rispettare la licenza, ovviamente) di un blogger: possibilmente, super-decontestualizzta e magari scelta a casaccio. Tanto è gratis!

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    20 Dicembre 2006

    Il personaggio del 2006 sei tu, anzi voi, anzi noi, anzi loro

    Quando nello scorso fine settimana Time ha annunciato che il personaggio del 2006 non sarebbe stato (come prevedibile) Mahmoud Ahmadinejad, i media di tutto il mondo si sono scatenati nel comunicarlo ai propri spettatori cercando di spiegare cosa fosse incluso tra quegli «You» cui il settimanale ha dedicato l’ambito premio. Si tratta di una tradizione che dura da decenni e sino ad ora il premio non era mai stato assegnato ad un numero così elevato di persone: in fin dei conti, gli utenti di Internet ormai si misurano in miliardi e quelli che rispondono ai requisiti della rivista sono centinaia di milioni.

    I requisiti per sentirsi assegnatari del premio consistono nell’aver utilizzato attivamente i tanti servizi che siamo ormai abituati ad includere sotto l’etichetta Web 2.0: hai vinto il premio se hai condiviso un video su YouTube, partecipato attivamente ad una comunità di MySpace o contribuito ad un articolo su Wikipedia. Un po’ meno se hai mantenuto attivo il tuo blog: l’articolo che spiega le motivazioni del premio dedica molto poco spazio a questa attività, eppure come era prevedibile i blogger italiani si sono scatenati nell’auto-elogiarsi, auto-premiarsi, auto-incensarsi.

    L’osservazione sulla parziale rilevanza dei blog è semplice: il Time ha premiato chi è uno step avanti, considerando che mantenere un blog è ormai un’attività scontata come discutere in ufficio con i colleghi; chi invece ha prodotto contenuti multimediali, chi ha partecipato a piattaforme di knowledge sharing, chi ha avviato una propria stazione radiotelevisiva, ha portato un valore aggiunto alla comunità. Questo è davvero lo spirito innovativo di chi merita il premio del magazine: per la prima volta nella storia, non ci sono padroni della conoscenza, ma formichine operose che la creano, la migliorano, la fanno circolare vorticosamente.

    Nel frattempo, si può continuare amabilmente a discutere del colpo di mano verso i media classici o del pronome più corretto cui attribuire il premio. Ciò che conta, di questa iniziativa editoriale, è che finalmente la Rete ed i suoi cittadini più attivi abbiano ottenuto un riconoscimento positivo, dopo mesi di brutte notizie e persecuzioni. Per il resto, come ha brillantemente sintetizzato Squonk, «La “rilevanza”, o la “capacità di incidere concretamente” non sono attributi della blogosfera, bensì delle singole persone, le quali - a volte - usano per esprimersi uno strumento di produzione e gestione di contenuti».

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