29 Agosto 2008

L’assalto a Best Western e l’etica del giornalismo

Anche i più distratti avranno letto con apprensione, magari mentre passavano le proprie ferie in un hotel della catena Best Western, dell’assalto informatico che la catena avrebbe recentemente subito da parte di un cracker infiltratosi nei sistemi informativi passando attraverso un client di un albergo di Berlino.

Lo avranno letto perché, soprattutto se si è stati in passato clienti della catena (e chi non lo è stato?), non avranno potuto ignorare i titoloni che sui giornali parlavano di una cifra impressionante di 8,2 miliardi di dollari di danni e di un bacino di 8 milioni di possibili clienti truffati in tutto il mondo.

Basti leggere l’articolo che su Punto Informatico annunciava l’ecatombe informatica, etichettandola come «una delle più clamorose di sempre» e non lesinando particolari sul destino infelice dei titolari di carta di credito che avevano malauguratamente alloggiato presso un qualsivoglia albergo dell’enorme catena alberghiera.

Cotanto clamore, d’altra parte, era stato promosso dal Sunday Herald, giornale su cui era apparso il primo lancio sul tema. Il giornalista, ovviamente, era convinto di aver fatto il colpo della vita: centrare uno scoop simile a volte può cambiare un’intera carriera e tanto vale girare il coltello nella piaga finché è calda.

Per fortuna, tuttavia, Best Western ha risposto con chiarezza alle accuse: il comunicato stampa italiano, ad esempio, limita i danni ad un accesso improprio ai sistemi dell’hotel berlinese, spiegando con trasparenza il sistema di collegamento tra questi e quelli centrali della catena che, notoriamente, è composta da alberghi molto indipendenti e “federati” sotto il marchio Best Western.

Altro che 8 milioni di clienti danneggiati in tutto il mondo: le vittime del furto di dati sarebbero solo 10 clienti (di cui 8 tedeschi), già contattati dalla catena e tranquillizzati sulla loro situazione. Tanta disponibilità per tutti: chiunque sia stato turbato dalla vicenda può telefonare al numero verde Best Western per chiedere informazioni e supporto.

Bravi quelli di Best Western, meno bravi i singoli alberghi che in effetti non brillano per coerenza con le iniziative della catena, riservatezza delle informazioni e gestione dei pagamenti. Pessimi invece i giornalisti, che si sono buttati a pesce sulla notizia ingigantendola in maniera inopportuna e dannosa per l’immagine di Best Western e degli albergatori aderenti al circuito.

Solo pochi giornali hanno pubblicato rettifiche adeguate ed ovviamente nulla può garantire che chi ha letto il primo articolo possa anche incappare in quello di smentita. Tra i giornali italiani che avevano esagerato nel lanciare la notizia, proprio il succitato Punto Informatico è riuscito a riequilibrare i toni, pur dando conto del fatto che Iain Bruce, il giornalista che aveva buttato il masso nello stagno, continui a voler difendere il suo scoop a dispetto di ogni evidenza, senza alcuna etica e senso di responsabilità per aver causato danni così gravi a Best Western.

Questo è uno di quei casi in cui un’azienda farebbe bene a portare in giudizio un giornalista: altro che danno di immagine, questa è stata proprio una coltellata, ingiustificata e ingiustificabile, sul business di un’azienda seria ed affidabile.

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    4 Aprile 2007

    Mondo cane, il mondo non cambia

    Un’attività divertente per i curiosi del mondo televisivo nostrano consiste nello spulciare i palinsesti notturni: a parte Gabriele La Porta che pontifica sulla “sua” RaiNotte, sugli altri canali si sviluppa un florilegio di contenuti “alternativi”, frutto di attenta attività di raschiamento dei fondi di magazzino da parte dei programmatori. I dati infinitesimali sugli ascolti, d’altronde, non giustificano molto l’investimento in produzioni di eccellenza: al massimo, si propongono a nastro repliche di ciò che è andato in onda durante il giorno. Nel frattempo, sarebbe bello capire a che punto è l’applicazione delle disposizioni dell’Authority sulle reti minori.

    La palma di stanotte, ad esempio, va a Mondo Cane, uno dei film più strani della storia del cinema. “Film”, di per sé, è riduttivo: si tratta da un lato di un documentario, dall’altro di un inquietante collage di scene artefatte vogliose di documentare realtà esasperate; il tutto, comunque, condito da una bella colonna sonora di Riz Ortolani. Mondo Cane fu il capostipite del filone “mondo movie“, che dal primo presero soprattutto lo spirito prosaico e perverso, fino al filone (a dir poco) erotico di Joe D’Amato e Russ Meyer.

    Più dei suoi epigoni (si andò avanti per 25 anni, a partire da inizio anni Sessanta e fino alla fine degli Ottanta), Mondo Cane lasciava intendere qual era e qual è lo spirito europeo dei nostri tempi nei confronti dei contenuti multimediali. Non si tratta della spettacolarizzazione ludica hollywoodiana: dalle nostre parti lo spirito critico si è trasformato in ludibrio investigativo, la voglia di conoscenza in desiderio di emozioni forti. A volte si ha la sensazione che alcuni rimpiangano la mancanza di uno snuff movie rispetto agli eventi di Cogne o Erba.

    Che questo approccio sia spavaldo durante l’adolescenza e voyeuristico negli anni successivi, sta nella natura delle cose; tuttavia, la crescita esponenziale dell’attenzione che i media prestano a bullismo ed altri fenomeni gravi nella scuola secondaria sicuramente sollazza gli appassionati del genere, ma ha ormai innestato un fenomeno di emulazione inarrestabile. Finire sull’home page di Repubblica.it, che sistematicamente ogni giorno pubblica una notizia a tema, è una medaglia che vale probabilmente più di un buon voto. E se Repubblica.it continua a dar credito a queste notizie, è perché si tratta di irresistibili attira-traffico.

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    30 Marzo 2007

    Trionfa il comune senso del pudore (yawn)

    L’ondata di pudicismo che ha colpito l’Italia nelle ultime settimane solleva più di uno sbadiglio: ci manca solo che Sircana pubblichi le recensioni sui trans che frequenta o che l’Autority per le Comunicazioni vieti la pubblicazione dei romanzi di Anaïs Nin. Siamo la stessa Italietta di quaranta anni fa, sebbene ci si spacci per Paese culturalmente moderno ed industrialmente competitivo. In realtà, siamo la solita provincia dell’impero che lotta contro i suoi fantasmi; il sesso, come nei più banali trattati di antropologia, è la pulsione e la paura primaria. Peccato che questa rinnovata voglia censoria abbia risvolti che vanno oltre il focolare, trascinando ambiti che dovrebbero rimanere impermeabili, come l’economia o la politica.

    Basti prendere il divieto imposto dall’Autorità per le Comunicazioni di trasmettere immagini e filmati “morbosi” a tutte le ore, compresa la notte. Non si capisce quale sia il vantaggio immediato per la comunità, visto che di seni e sederi nudi sulla televisione analogica se ne vedono di continuo. Semmai, si vede bene quale sarà il danno economico per le televisioni locali: un drastico calo dei fatturati e la potenziale chiusura di diverse emittenti che grazie al sesso quasi parodistico che propinavano ogni notte ai pochi insonni eccitati, riuscivano a mantenere un regime economico sufficiente a (sotto)pagare i propri impiegati. Una hotline in più al giorno, un telegiornale locale in più al giorno.

    A questo punto c’è da immaginare che prenderanno il sopravvento le trasmissioni che vendono numeri del lotto via 899, inframmezzate da qualche demenziale televendita statunitense maldoppiata in italiano. Con il moltiplicarsi delle estrazioni settimanali, effettivamente, le stragi come quella di Signa rischiano di moltiplicarsi. Eppure, contrariamente alle hotline, lo Stato guadagna notevoli cifre con il Lotto: sarà difficile perciò che qualcuno vieti queste vacue trasmissioni di starnazzatori numerici. Altrimenti chi paga il profumato stipendio a Sircana ed a tutti gli altri eletti da parte delle segreterie dei partiti (non di certo dagli elettori)?.

    Chissà se come tanti altri italiani, anche il portavoce di Prodi ora vagherà sconsolato per i pulitissssimi canali della televisione analogica, oppure sceglierà i canali a pagamento di Sky che, grazie alle decisioni delle nostre amate Autority, è rimasta l’unica piattaforma satellitare in Italia e perciò può imporre i suoi prezzi allucinanti a chi vuole aprire un nuovo canale. Addio ad esperimenti come Mediasex del vulcanico Corrado Fumagalli, che sopravvive grazie alla pubblicità sexy e non fa male a nessuno. Vedremo quali saranno le prossime censure: basta che non siano ulteriori colpi di machete alla già sufficientemente frastornata libertà d’impresa nel mondo dei media italiani. Il resto degli europei, tedeschi in primis, sono alle porte e su questo terreno hanno poco da perdere e tutto da guadagnare…

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    26 Marzo 2007

    Vodafone scrive ai suoi clienti

    ——— Messaggio Originale ——–
    Da: Vodafone.it@mls.vodafone.it
    Per: Cliente
    Oggetto: Vodafone fa chiarezza su SMS Vocale
    Data: 26/03/07 18:48

    Vodafone
     
    Vodafone fa chiarezza sul servizio SMS Vocale:
    un comunicato ufficiale per fornire tutte le informazioni.
    Gentile Cliente,

    in seguito al lancio avvenuto nel mese di marzo del servizio SMS Vocale, nei principali forum dedicati alla telefonia mobile, in alcuni siti web, tra i consumatori ed i Clienti, hanno iniziato a diffondersi informazioni non corrette sulle modalità, l’uso e i costi del servizio, che hanno generato incertezza e confusione.

    Vodafone ha il piacere di fornire direttamente ai propri Clienti una corretta informazione in merito al servizio.

    SMS Vocale permette di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non raggiungibile.

    Il Cliente che chiama ascolta il messaggio gratuito di avviso:
    “SMS Vocale Vodafone, messaggio gratuito. La persona chiamata non è al momento disponibile. Per inviare un SMS Vocale parli dopo il segnale acustico e poi riagganci.
    Info e costi al numero gratuito 42055.”
    Il Cliente può scegliere se riagganciare o registrare un messaggio con la propria voce, dopo il segnale acustico.

    • Il messaggio gratuito dura 15 secondi.
    • Dopo il messaggio ci sono un paio di secondi di silenzio
    • Dopo il silenzio c’e’ il segnale acustico, dopo il quale il Cliente puo’ registrare il messaggio.
    • Se il Cliente non parla, o parla meno di 2 secondi, il messaggio non viene inviato e il Cliente non riceve nessun addebito.
    • L’SMS Vocale ha un costo di 29 centesimi per chi lo invia.
    • E’ gratuito per chi lo riceve.
    • Il servizio può essere disattivato chiamando il numero gratuito 42070 oppure dall’Area personale “190 Fai da te”.

    Si precisa che, contrariamente a quanto diffuso:

    • il Cliente non ha 1,5 secondi ma ha 15 secondi per riagganciare prima di vedersi addebitare il costo della registrazione dell’SMS Vocale.
    • non paga 10 cent quando ascolta il messaggio dell’SMS Vocale, in quanto è gratuito.
    • non sono cambiati i criteri di tariffazione della segreteria telefonica.

    Mentre continua la campagna disinformativa sul servizio, lo stesso è stato temporaneamente sospeso da Vodafone al fine di dissipare ogni dubbio e contestare ogni critica infondata.

    Vodafone resta a disposizione dei propri Clienti attraverso i tradizionali strumenti di comunicazione.

    Distinti Saluti

    Servizio Clienti Vodafone

    Questa e-mail è stata inoltrata stasera a tutti i clienti registrati su 190.it, il portale di Vodafone che come è noto è stato quasi del tutto offline per una settimana. Qualcuno dirà che il contenuto ha qualcosa di familiare: effettivamente, è una copia quasi integrale del comunicato stampa dello scorso 21 marzo. Ciò fa emergere un serio dubbio: che senso ha l’inoltro individuale a tutti i clienti, dopo una settimana dalla pubblicazione del comunicato, quando ormai la bufera sembra essersi placata?

    L’effetto immediato è che i media si accorgeranno di questo invio e ricominceranno a parlare della storia, ma soprattutto anche i clienti che non sapevano nulla della vicenda, entreranno in stato confusionale: se Vodafone Italia scrive un’e-mail per la prima volta nella sua storia, vuol dire che è successo qualcosa di grosso ed ora cerca di metterci una pezza. Come esempio di crisis management, non è esattamente un caso da manuale così come non era stata una grande idea di marketing lanciare di soppiatto il servizio, che potrebbe anche essere di per sé interessante. Cosa sta succedendo in casa Vodafone?

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    5 Marzo 2006

    Che fine hanno fatto le pornostar?

    La locandina della Mostra su CicciolinaC’è stato un tempo in cui in Europa le pornostar erano continuamente sui palcoscenici più prestigiosi: negli anni Ottanta in Italia arrivavano persino in Parlamento, negli altri paesi europei spadroneggiavano sugli schermi televisivi. Tendenza in seguito importata in Italia, grazie alla generazione di Moana - Cicciolina: antesignane di un doppio ruolo vissuto nell’immaginario degli uomini nelle situazioni più estreme e contemporaneamente nei salotti televisivi.

    L’assioma era semplice: chi sapeva rubare i sogni più intimi di notte, accumulava una notevole forza comunicativa di giorno, utile per poter interpretare ruoli non scontati e provocatori sui palcoscenici più illustri. Moana e le sue amiche non rappresentavano tanto l’idea delle “belle ed intelligenti”, quanto quella delle “sexy ma dotata di buon senso”. Basti pensare alla rilevanza che Moana Pozzi aveva assunto nell’immaginario culturale degli italiani, tanto da assurgere agli onori dell’imitazione del clan Dandini - Guzzanti. Populismo fatto carne, quello di Moana, che a posteriori è diventato santificazione.

    Cicciolina aveva scelto un nuovo modo di comunicare: attraverso l’arte, che era entrata nella sua vita grazie al matrimonio con Jeff Koons, artista che l’aveva utilizzata come materia prima delle sue particolari opere d’arte. Non meraviglia tanto perciò che Ilona sia protagonista di una nuova mostra, questa volta fotografica. Si tratta, probabilmente, dell’ennesimo tentativo di ritrovare il suo posto nel mondo: una scelta che sa di voglia di vita più che di provocazione. Strana la vita delle pornostar, che sembra quella degli sportivi: facendo del proprio corpo il proprio lavoro, ad un certo punto scoprono che invecchiando il primo, perdono il secondo.

    Una professione, quella dell’attore di film erotici, ormai svincolata dagli aloni della sporcizia da rimorso religioso. I protagonisti dei film hard dei padri diventano icone giocose per i figli: è l’ottica, probabilmente, con la quale si può leggere il riciclo di Rocco Siffredi in chiave pubblicitaria. La vecchiaia avanza ed è difficile immaginare che queste icone del sesso abbiano versato i contributi per la pensione: per quanti soldi possano girare nel mondo del sesso a pagamento, solo la minor parte arrivi agli attori, per quanto famosi. Il nome sopravvive al corpo: il buon Rocco potrà giocare col grande pubblico con doppi sensi e similari ancora per molti anni, mentre nell’ombra potrà produrre tutti i film hard che desidera e fa desiderare.

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