16 Maggio 2008

Eventi di primavera

Un anno fa, di questi tempi, la blogo-pallina italiana (soprattutto quella più marketing-oriented) si divertiva a confrontarsi nei Marketing blog Playoffs 2007: tante allegre discussioni, un gran patema d’animo da parte dei partecipanti ed un sommo divertimento da parte dei giudici. La simpatica scampagnata finale del Marketing Barbecue, poi, ha chiuso in bellezza un mese di maggio 2007 soleggiato e decisamente segnato da un sacco di eventi a tutti i livelli.

Anche questo piovoso maggio 2008, a dire il vero, non è da meno. È mancato un Barcamp non tecnologico com’era stato il Litcamp l’anno scorso, ma a sbirciare resoconti e foto dei partecipanti al Materacamp, verrebbe da dire che l’amicizia trasversale tra blogger tecnofili e blogger tuttofili ha comunque avuto un’occasione di rafforzamento. Anche il prossimo Microcamp, vista l’ampia partecipazione, sembrerebbe altrettanto foriero di nuovi rapporti umani.

Il mese di maggio ci ha regalato anche eventi meno informali, ma dall’alto spessore scientifico e culturale: primo tra tutti il Forum della ricerca e dell’innovazione, che è in corso in questi giorni a Padova. Molti blogger si sono concentrati sugli interessanti incontri a proposito del futuro di Rete e social networking; tuttavia, il programma è ampio ed articolato e fa veramente rimpiangere l’impossibilità di partecipare alla maggior parte dei dibattiti.

L’altro grande evento impossibile da non vivere, quantomeno indirettamente, è stata la tradizionale Fiera del Libro di Torino, che mai come quest’anno è riuscita a far parlare di sé con l’idea di invitare Israele come paese “guida” dell’evento. Il lato positivo della faccenda è stato attirare attenzione sulla Fiera, quello negativo il prevedibile calo di visitatori dovuto al terrore di attentati terroristici. La Fiera del Libro forse meritava una promozione di livello più alto.

L’ultimo pensierino va invece al prossimo evento clou per i markettari residenti in Lombardia e regioni limitrofe: l’incontro di metà giugno a Milano con Philip Kotler. Chi sia Kotler e perché la sua presenza in Italia abbia sollevato una così ampia attesa è difficile da dire a chi non si è mai occupato di marketing: basterà dire che metà di chi l’ha fatto, ha imparato a farlo sui suoi testi sacri. E l’altra metà, lavora abitualmente alle dipendenze di chi l’ha imparato ormai decenni fa.

  • Permalink • Stampa • 1 commento

    3 Dicembre 2007

    La mostra complessa sul decennio lungo del secolo breve

    Merita una visita annisettanta - Il decennio lungo del secolo breve, la mostra inaugurata a fine ottobre alla Triennale di Milano. Fino a fine marzo, infatti, si ha la possibilità di immergersi nel clima, nei tempi e negli stili di quel decennio così rilevante per la nostra storia recente: presentando questa mostra, il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Triennale, Davide Rampello, ha definito gli «Anni Settanta il decennio più importante del secondo dopoguerra» e in effetti tutto l’allestimento restituisce ai visitatori il senso del “peso” che quella decade ha avuto sul nostro immaginario, sui nostri costumi, sulla nostra visione del mondo contemporaneo. Un “decennio” che la mostra fa iniziare nel 1969 e terminare nel 1980, un ponte che va dalle ferite del Vietnam ai primordi dell’edonismo reaganiano.

    La peculiarità di questa mostra è soprattutto nella tipologia di opere esposte: non si tratta di un evento-reliquiario come molti possono immaginare sulla carta, visto che gli oggetti d’epoca sono veramente pochi, tendenti al nulla; non si tratta nemmeno di una mostra d’arte contemporanea in senso stretto, sebbene intere aree siano dedicate ad opere d’arte prodotte negli stili più variegati e negli anni più svariati (si parte dagli anni Settanta, ma si arriva anche ad opere prodotte nel XXI secolo, non senza qualche forzatura). Sicuramente la mostra si può definire “evento multimediale”, vista l’ampia disponibilità di materiali audiovisivi; molto meno attendibile l’etichetta di “evento memorabile”, visto che, tutto sommato, la stessa Triennale ha nel tempo prodotto mostre che lasceranno tracce più forti nella nostra mente.

    Ciò che i visitatori della mostra non potranno dimenticare, tra l’altro, è il senso di acuto pessimismo che l’intera mostra proietta sul visitatore: dimenticatevi figli dei fiori e zampe d’elefante, visto che il tema dominante della mostra sembra essere il terrorismo ed in particolare il sequestro Moro. Statisticamente, almeno la metà delle installazioni hanno un qualche riferimento alla faccenda: alcune (vedi “3,24 mq”, che è la riproduzione 1:1 della “cella” di Aldo Moro) ne parlano in maniera esclusiva, in altre frammenti di questo dramma collettivo esplodono e deflagrano come incubo dominante di quel decennio e (correttamente?) dell’intera mostra. Molto meno presenti, invece, gli sprizzi di positività dell’epoca: l’immaginario glamour tanto tornato di moda negli ultimi anni emerge praticamente solo nell’installazione dedicata a Fiorucci.

    Nel complesso, dunque, annisettanta è una mostra che deve essere vissuta, spremuta e interiorizzata con attenzione: è facile rimanere turbati dalle copertine di Cannibale, ma si può anche sorridere scorrendo quelle dei tanti periodici nati in quel periodo; si può rimanere rattristiti dal velo di pesantezza calato sui Carosello selezionati da Gianni Canova per dimostrare la scoperta del “cibo industriale” degli italiani nei Settanta, ma poi ci si potrà divertire a scorrere gli albi delle figurine Panini. Si tratta di un decennio complicato e la mostra, ampliandone i confini, lo rende ancora più complesso: sia onore ai creatori di annisettanta per il coraggio dimostrato nel metterci di fronte alle assurdità del nostro passato recente. In attesa che, non è difficile intuirlo, dopo gli anni Sessanta e gli anni Settanta, la Triennale possa dedicare un evento ai tanto bistrattati anni Ottanta.

  • Permalink • Stampa • 1 commento

    9 Ottobre 2007

    Perugina: 100 anni di dolcezza (e pubblicità)

    C’è chi li ha visti davanti alla Stazione Cadorna a Milano nel week-end e chi in questi giorni li sta vedendo parcheggiati nelle città lombarde ed emiliano-romagnole: i due camion che la Perugina ha realizzato per festeggiare il proprio centesimo compleanno hanno iniziato la lunga marcia che, fino alle soglie del Natale 2007, permetterà alla maggior parte degli italiani di assaggiare le specialità della casa umbra e di conoscerne meglio la storia e i prodotti. Cento piazze di medio-grande dimensione da attraversare con calma, con la convinzione di costituire una piccola, dolce attrazione in ognuna delle tappe.

    Molto interessante ed istruttivo,  l’allestimento dei camion promozionali: il contenuto della mostra dimostra quanto pubblicità e packaging rimangano i capisaldi più forti della nostra memoria collettiva. Tolta qualche immagine storica, infatti, il resto del materiale esposto è costituito dalle principali campagne pubblicitarie dell’azienda dolciaria (tra l’altro per la maggior parte indimenticabili) e da qualche confezione degli anni d’oro. Un po’ meno interessante lo spazio destinato alla presentazione dei prodotti attuali: non si capisce se è uno shop o un puro spazio dimostrativo, ma sicuramente è l’angolo più abbandonato dello spazio promozionale.

    In nove città (Milano, Torino, Bologna, Perugia, Pescara, Roma, Napoli, Bari e Palermo), inoltre, è stata prevista un’iniziativa in più: ai camion viene aggiunto un tendone in cui pasticcieri esperti illustrano l’arte e la professionalità necessarie per trasformare i coriacei grani in fluida lava nera. Il professionista chiamato a raccontare la sua esperienza a Milano si è dimostrato quantomeno scintillante fino alla fine, pur dopo due giornate consecutive passate a presentare la sua attività e raccontare curiosità sul mondo del cioccolato, continuando nel frattempo a mescerlo e prepararlo: chissà come saranno gli altri, ma in ogni caso l’esperienza della Scuola del Cioccolato Perugina vale una visita alla mostra itinenerante.

    Bisogna ammettere che la Nestlé ha fatto le cose in grande. Si tratta, d’altronde, di un saggio percorso promozionale iniziato con la visita del Presidente della Repubblica agli stabilimenti di Perugia: avendo sempre lasciato abbastanza libere di crescere autonomamente la Perugina e la sua azienda sorella, quella Buitoni che nel frattempo compie 180 anni, Nestlé è sempre riuscita a farle percepire come marchi italiani, profondamente legati ai propri territori di origine. Oggi i Baci Perugina o i prodotti Buitoni vengono esportati in tutto il mondo come simboli dell’alta tradizione alimentare europea: chissà che prima o poi Perugia non venga annessa di diritto al territorio di Vevey…

  • Permalink • Stampa • 2 commenti

    25 Maggio 2007

    Spotanatomy è il migliore Junior Marketing Blog del 2007

    Il tabellone finale dei Marketing Blog Playoffs 2007Quando ad inizio aprile i Marketing blog Playoffs 2007 erano stati lanciati, l’idea sembrava innovativa, ma soprattutto divertente: un passatempo per i lettori, una sfida per i giurati, un tentativo di farsi notare da parte di quasi una quarantina di blogger. Col tempo, però, in oltre un mese e mezzo di selezioni progressive, il gioco è diventato serio ed impegnativo: mano a mano che le votazioni progredivano, i blogger si impegnavano nel mantenere i propri blog aggiornati ed interessanti; i giurati, invece, sudavano e basta. Scelte difficili, una dopo l’altra: in fin dei conti, i blog di qualità erano tanti e meritevoli di attenzione anche da parte dei non “addetti ai lavori”. Oggi, finalmente, la classifica finale:

    1. Spotanatomy,
    2. doubleBBlog,
    3. MarketingArena.

    Un bel podio, senza dubbio, che riassume un po’ tutte le tipologie di blog partecipanti: Spotanatomy è un blog collettivo edito da professionisti, doubleBBlog è un blog individuale di un pubblicitario, MarketingArena è opera di un gruppo di brillanti studenti. Combinando queste caratteristiche, si può ricostruire l’insieme della realtà degli Junior Marketing Blog partecipanti alla competizione: “junior” solo nell’anzianità in Rete, ma per la maggior parte decisamente maturi nella qualità degli interventi. Blog che vengono tenuti aggiornati con particolare attenzione qualitativa e con un saggio dosaggio delle quantità: il record assoluto, comunque, è nelle mani di Spotanatomy, il cui ritmo di aggiornamento è decisamente elevato, anche rispetto a blog non specialistici come quelli che hanno partecipato ai Marketing blog Playoffs 2007. Merito della vittoria, forse, va anche a questa caratteristica.

    Speriamo che nel futuro questa piccola grande comunità di interessi possa consolidarsi e dare il via ad altre iniziative affascinanti come questa: il ringraziamento per averla ideata e l’invito a tirare fuori altre meraviglie dal suo cappello vanno a Gianluca, che di questa comunità mostra di essere sempre il fulcro e l’ispiratore. Non poteva che essere sua anche l’idea del bell’incontro di domani, il MKTG Barbecuecamp, che si terrà nella campagna lombarda: un incontro di markettari e consulenti un po’ folli, ma innamorati del mondo della comunicazione. Niente PC, niente wi-fi e niente protagonismi tipici dei BarCamp italici: finalmente, un incontro tra amici appassionati e non sovraeccitati.

  • Permalink • Stampa • 2 commenti

    22 Maggio 2007

    Quella volta che Miss Padania vendette l’anima

    Leggere gli impietosi commenti sulla finale di Miss Padania, tenutasi dal vivo sabato sera e trasmessa in un’interminabile differita domenica notte su Rete 4, fa sorgere qualche dubbio sull’effettivo successo della manifestazione. Di per sé è già difficile provare simpatia per gli ideali razzisti dei leghisti più esagitati: fino a qualche anno fa, però, il concorso Miss Padania destava una certa simpatia derivante dal suo essere la punta kitsch del movimento, una sorta di parata di bizzarre donne nordiche non esattamente corrispondenti agli ideali di bellezza comunemente condivisi. Era un modo come un altro per far parlare del movimento del Nord attaverso codici per quei tempi innovativi.

    Allora come oggi, Bossi ed i suoi soci hanno considerato quest’occasione per esternare le proprie posizioni sulla politica nazionale. La differenza principale, però, è che un tempo la manifestazione aveva una dimensione locale e gli sponsor erano i macellai della zona; oggi, si tratta di un improbabile show trasmesso su una rete televisiva nazionale, scandito nei suoi tempi per divenire un prodotto televisivo prima che un evento fine a sé stesso. Questa mutazione genetica ha fatto sì che un tempo la platea fosse formata dai notabili leghistoidi della zona, mentre ora in prima fila stanno i vip e dietro di loro, idealmente, oltre 500.000 spettatori televisivi.

    Tutti con il fascino per l’orrido, si direbbe, visto il programma della serata:: un concentrato di ospiti surreali come Edoardo Raspelli o Mariangela (la lagnosa cantante tormentone di qualche mese fa) coordinati da presentatori riciclati tipo Marco Balestri e DJ Ringo, invitati a regalare 12 (dodici!) fasce alle aspiranti miss “padane” (per modo di dire, visto che arrivavano anche dalle “nordiche” Marche). Modalità di selezione per la fascia più prestigiosa: dei microesami di portamento, cucina, cultura celtica (…), recitazione, canto, ballo tenuti sul palco dalle dodici finaliste sotto l’occhio attento dei “professori”, dei quali si è portati a credere la fede leghista.

    Il noiosissimo spettacolo, con le sue punte trash, ha segnato un po’ la svolta per la comunicazione politica del movimento leghista, che ha strategicamente tenuto la manifestazione durante la campagna elettorale per le amministrative prossime venture. Venduta l’anima più grezza (e più radicata nei ceti medio-bassi), il movimento che sogna la Padania libera, ha dovuto indossare il vestito elegante del PalaSharp per finire su un canale televisivo connivente, ma nazionale. Bisognerebbe capire cosa ne pensi la base: che il movimento avesse perso la sua identità già da tempo era evidente, ma a questo punto non è né carne né pesce. In attesa che anche la prossima Miss Padania finisca a La Pupa e il Secchione come la precedente…

  • Permalink • Stampa • 2 commenti
    Made with WordPress and an easy to customize WordPress theme • Boxed skin by Denis de Bernardy