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	<title>.commEurope &#187; Eventi</title>
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		<title>Basta con le messe tecnologiche</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Software e hardware]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando qualche mese fa Andrea Beggi commentava la malcurata presentazione di Android Ice Cream Sandwich e Galaxy Nexus, suggeriva l&#8217;efficacia della demo di Siri di Scott Forstall come buon esempio di presentazione ben curata a priori e ben gestita durante. Che Apple abbia fatto scuola nella presentazione delle novità è un dato di fatto, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando qualche mese fa <a title="L'articolo 'Presentazione di Android Ice Cream Sandwich' del 23 ottobre 2011" href="http://www.andreabeggi.net/2011/10/23/presentazione-di-android-ice-cream-sandwich/" target="_blank">Andrea Beggi commentava</a> la malcurata presentazione di Android Ice Cream Sandwich e Galaxy Nexus, suggeriva l&#8217;efficacia della demo di Siri di Scott Forstall come buon esempio di presentazione ben curata a priori e ben gestita durante. Che Apple abbia fatto scuola nella presentazione delle novità è un dato di fatto, ma come aveva notato Andrea in quell&#8217;occasione, non basta dichiararsi &#8220;excited&#8221; a spron battuto per conquistare la platea dal vivo e chi segue in streaming dall&#8217;altra parte del mondo.</p>
<p>I concorrenti di Steve Jobs infatti non ne possiedono né il carisma (e passi), né la capacità di comunicare in maniera convincente le proprie idee innovative; in alcuni casi sorge il dubbio che sia anche sfiducia nei confronti del prodotto, in cui non credono davvero. Al Consumer Electonics Show di Las Vegas, negli scorsi giorni, pare che di keynote e piccoli grandi eventi analoghi ce ne siano stati diversi, ma è difficile leggere commenti entusiastici da parte degli astanti. Nemmeno i giornalisti son sembrati molto esaltati.</p>
<p>La formula del keynote come messa tecnologica è logora e non è solo colpa della scomparsa di Jobs, visto che come detto sopra comunque i suoi discepoli hanno internalizzato la lezione e cercano di dare continuità al &#8220;credo&#8221; Apple, che sull&#8217;attesa entusiasta degli eventi ha costruito il suo appeal negli scorsi anni. Eventi proprietari, lontani dalla logica di eventi come il suddetto CES, che si stanno avviando sempre più verso un futuro incerto, nonostante al contrario l&#8217;attenzione di massa per l&#8217;hi-tech sia in costante crescita.</p>
<p>Per capire quanto sia necessario un nuovo stile di comunicazione delle novità tecnologiche basti guardare l&#8217;atteggiamento di Steve Ballmer all&#8217;inaugurazione dell&#8217;evento di Las Vegas. È vero che da una parte doveva presentare le novità Microsoft e dall&#8217;altro tutti sapevano si trattasse dell&#8217;ultima partecipazione dell&#8217;azienda all&#8217;evento, ma se è possibile è stato ancora meno convincente del solito. Eppure stavolta i prodotti (tra cui Windows 8 ) da comunicare li aveva&#8230; Son proprio lo stile e il formato che non vanno più bene.</p>
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		<title>Le ferite dell&#8217;irresponsabilità aziendale non si rimarginano mai</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 22:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Non esiste probabilmente manuale universitario o saggio specialistico che, parlando di Corporate Social Responsibility, non accenni al disastro di Bhopal, alle migliaia di vittime riconosciute e non, all&#8217;imbarazzante condotta di Union Carbide. Una tragedia ambientale, umana, ma anche aziendale: un esempio di come non gestire uno stabilimento e una società, di come non riuscire nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste probabilmente manuale universitario o saggio specialistico che, parlando di Corporate Social Responsibility, non accenni al disastro di Bhopal, alle migliaia di vittime riconosciute e non, all&#8217;imbarazzante condotta di Union Carbide. Una tragedia ambientale, umana, ma anche aziendale: un esempio di come non gestire uno stabilimento e una società, di come non riuscire nemmeno a riparare dopo il torto.</p>
<p>La filiale indiana di Union Carbide venne venduta a un&#8217;azienda locale, mentre la capogruppo finì nel gruppo Dow Chemical. Ancora oggi, quasi 30 anni dopo la vicenda, gli attivisti di tutto il mondo considerano responsabile l&#8217;azienda chimica statunitense di non aver dato risposta alle popolazioni coinvolte nella tragedia di Bhopal. Dow smentisce ogni responsabilità diretta, non vuol rimborsare vittime e territorio.</p>
<p>L&#8217;infelice acquisizione di Union Carbide è una condanna continua per Dow: ad esempio, la sola possibilità di <a title="L'articolo 'Londra 2012, uno sponsor ha sulla coscienza il disastro di Bhopal' di Riccardo Noury" href="http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/10/27/le-olimpiadi-di-londra-e-lo-sponsor-avvelenatore/" target="_blank">collaborare con le Olimpiadi di Londra 2012</a> ha alzato un polverone internazionale. Amnesty International ha chiesto chiarimenti al Comitato Olimpico, ma anche l&#8217;India ha sollevato proteste per questo affare: non c&#8217;è stato nulla da fare, <a title="L'articolo 'Cannot evade moral issues' di Ajay Vaishnav" href="http://timesofindia.indiatimes.com/home/opinion/edit-page/Cannot-evade-moral-issues/articleshow/11022713.cms" target="_blank">la risposta</a> ha escluso la possibilità di rompere il rapporto con Dow.</p>
<p>Già <a title="Il sito ufficiale di BP dedicato a London 2012" href="http://www.bplondon2012.com/" target="_blank">BP ha investito molto sulle Olimpiadi</a> per cercare di rifarsi una verginità dopo il <a title="L'articolo 'BP distrutta dal disastro del secolo' del 7 giugno 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/06/07/bp-distrutta-dal-disastro-del-secolo/" target="_blank">disastro ambientale nel Golfo del Messico</a> e questo ha creato molti malumori tra i cittadini britannici; ora l&#8217;appoggio incondizionato del Comitato Olimpico Internazionale a Dow in qualche modo rovina ulteriormente la fiducia nei confronti delle Olimpiadi estive, il cui &#8220;spirito&#8221; era già stato messo a dura prova <a title="L'articolo '2008, l’anno della caduta dei miti' del 28 dicembre 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/12/28/2008-anno-della-caduta-dei-miti/" target="_blank">a Pechino 2008</a>.</p>
<p>Si dirà che le Olimpiadi di Londra erano già iniziate male <a title="L'articolo 'Promozione fa rima con corruzione' del 6 agosto 2004" href="http://www.commeurope.com/2004/08/06/promozione-fa-rima-con-corruzione/" target="_blank">prima ancora dell&#8217;assegnazione, nel 2004</a>; ora rischiano di diventare il contesto in cui cercare di riciclare l&#8217;immagine di aziende dai fatturati miliardari ma dall&#8217;immagine pessima, distrutta da comportamenti irresponsabili magari lontani nel tempo, ma ancora vividi nella memoria di tutti noi, di tutti coloro che nelle Olimpiadi &#8220;credevano&#8221; ancora.</p>
<p>L&#8217;insegnamento per chi si occupa di strategia aziendale e di comunicazione è che non basta investire budget importanti per provare a salvarsi l&#8217;anima; i disastri bisogna evitarli a priori e piuttosto, una volta che ci si trova a confrontarsi con le vittime, meglio assumere un profilo di alto livello. Altro che scappare di fronte alle responsabilità, sanare le ferite del passato è la migliore delle promozioni, la più seria.</p>
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		<title>La settimana delle morti apparenti e delle morti vere</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 19:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonciclopedia è una sorta di enciclopedia alternativa che, ironizzando sull&#39;approccio serioso di Wikipedia, ha nel tempo pubblicato una serie consistente di articoli surreali su fatti, persone, località. Negli scorsi giorni ha commesso una sorta di harakiri per colpa delle diffide legali ricevute dallo staff di Vasco Rossi. Gli utenti della Rete hanno avviato un&#39;azione consistente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonciclopedia è una sorta di enciclopedia alternativa che, ironizzando sull&#39;approccio serioso di Wikipedia, ha nel tempo pubblicato una serie consistente di articoli surreali su fatti, persone, località. Negli scorsi giorni ha commesso una sorta di harakiri per colpa delle diffide legali ricevute dallo staff di Vasco Rossi. Gli utenti della Rete hanno avviato un&#39;azione consistente di mobilizzazione in suo favore, nonostante probabilmente molti dei sottoscrittori degli appelli per la sua salvezza (125.000 iscrizioni su Facebook in 8 ore, ad esempio, in uno dei tanti gruppi di supporto istantanei) non conoscessero nemmeno la sua esistenza e i suoi contenuti, nel frattempo oscurati. Negli ultimi giorni, grazie a tutta questa pubblicità e a una sorta di atto di clemenza del cantante emiliano (o del suo staff), il wiki è tornato online.</p>
<p>Per una sorta di bizzarra coincidenza, poche ore dopo il tentato suicidio di Nonciclopedia, Wikipedia Italia ha fatto altrettanto. Imitando la sua sorellina ironica, l&#39;enciclopedia virtuale più famosa nel nostro Paese si è imbavagliata ipotizzando una possibile chiusura definitiva in caso di approvazione della &quot;legge bavaglio&quot; che avrebbe comportato l&#39;obbligo di rettifica in alcune situazioni di diffamazione, in alcuni casi simili a quelle di Vasco Rossi vs. Nonciclopedia. Mentre <a title="xxxx" target="_blank" href="http://www.iltempo.it/2011/10/05/1290705-wikipedia_protesta_meglio_treccani.shtml">alcuni giornalisti esultavano per la morte di Wikipedia Italia</a>, i blogger non aspettavano altro per sfogare tutta la propria rabbia verso l&#39;ipotesi normativa, che avrebbe in qualche modo costretto anche loro a prendere provvedimenti drastici. La mossa &quot;forte&quot; di Wikipedia Italia sembra essere servita, ma il rischio di un nuovo suicidio è ancora nell&#39;aria, visto i tempi biblici parlamentari.</p>
<p>Negli stessi giorni, molti avranno scoperto del silenzio di Wikipedia Italia cercando informazioni su Steve Jobs. La scomparsa del fondatore della Apple purtroppo stavolta era vera, dopo tanti falsi allarmi e in una settimana in cui, appunto, gli animi degli Italiani in Rete erano già esacerbati da questi movimenti di mobilitazione per la difesa della libertà di parola. Jobs ci ha lasciato appena un paio di giorni dopo un deludente evento Apple e quindi in un momento in cui sulla Società già volteggiavano gli avvoltoi di chi sosteneva che senza il suo spirito guida sarebbero presto iniziati problemi di credibilità sul mercato. Tanto per cambiare, blogger e affini di tutta Italia e in questo caso di tutto il mondo si sono stagliati in difesa della mela morsicata e hanno pianto amare lacrime per la scomparsa del presidente. Ci aspetteranno citazioni a non finire, per mesi. </p>
<p>Bisogna pur dire che gli animi più sensibili avevano nei giorni precedenti già sofferto, e probabilmente ancora di più, per l&#39;addio a due figure a loro modo peculiari della blogosfera italiana. Per una macabra coincidenza, a distanza di poche ore ci hanno lasciato <a title="L'articolo 'Due anni' di m.fisk" target="_blank" href="http://blog.mfisk.org/2011/10/due-anni.html">Madisonav</a> e <a title="L'articolo 'Anna staccato Lisa, in memoria di una blogger.' su River Blog" target="_blank" href="http://www.river-blog.com/2011/10/04/anna-staccato-lisa-in-memoria-di-una-blogger">Anna staccato Lisa</a>, due giovani blogger stroncate da brutti mali. Le parole degli amici, di chi le aveva lette su Internet e ancor di più di chi le aveva conosciute dal vivo, per giorni si sono accavallate lasciando solchi profondi nelle nostre anime. Con tutto il rispetto per Nonciclopedia, Wikipedia e Steve Jobs, di questa tristissima settimana ricorderemo soprattutto loro. Ci mancherete.</p>
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		<title>Twitterremoto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 20:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[Massima solidarietà e partecipazione per il dramma giapponese. Un terremoto così forte non solo fa male a chi è colpito direttamente dalla morte dei familiari, ma anche a chi ha vissuto quelle scosse sulla propria pelle e ne avrà un ricordo indelebile, uno di quelli che cambiano la vita e il modo stesso di intenderla. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Massima solidarietà e partecipazione per il dramma giapponese. Un terremoto così forte non solo fa male a chi è colpito direttamente dalla morte dei familiari, ma anche a chi ha vissuto quelle scosse sulla propria pelle e ne avrà un ricordo indelebile, uno di quelli che cambiano la vita e il modo stesso di intenderla. I media a più riprese hanno sottolineato come, mentre le linee telefoniche continuavano a crollare, gli accessi a Internet rimanevano ancora attivi. Non è molto chiara la modalità tecnica di questa sopravvivenza, ma è stata sicuramente l&#8217;occasione per tirare nuovamente in mezzo il ruolo di Twitter come megafono.</p>
<p>Come avvenuto negli scorsi anni con <a title="L'articolo 'E tutti twittavano “Al lupo! Al lupo!”' del 20 settembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/09/20/e-tutti-twittavano-al-lupo-al-lupo/" target="_blank">la scomparsa di personaggi celebri</a>, Twitter ha fatto da risonanza dell&#8217;accaduto nelle prime ore e poi da punto di sintesi della solidarietà mondiale. Quello che è mancato, oggi come allora, è stata però l&#8217;informazione &#8220;di prima mano&#8221;, la fonte magari non famosa, ma utile a capire. Il meccanismo perverso della piattaforma, peraltro, fa sì che sia impossibile che una notizia salga di livello in tempi brevi; magari un giornalista ha 1.000 fans tra i suoi iscritti, ma a sua volta non è iscritto a nessuno di essi, quindi qualora pubblicassero qualcosa non se ne accorgerebbe. Figurarsi gli amici degli amici.</p>
<p>Il Giappone è uno dei Paesi a più alta concentrazione di Internet-users e in questo caso le fonti dirette, sul territorio, all&#8217;apparenza avevano molto da dire. Ma cosa, esattamente? «Oh mio Dio, un forte terremoto» o «Gulp, la mia scrivania è crollata sotto i miei occhi» sono tweet emozionanti, ma aggiungono poco. Se qualcuno avesse avuto qualcosa importante da dire (tipo «Ho sentito dei superstiti sotto le macerie del palazzo XYZ, andate a scavare lì») difficilmente l&#8217;avrebbe scritto su Twitter; chi ha voluto rassicurare i propri parenti e amici è ricorso a Facebook, instaurando mini-conversazioni coi dettagli personali per rassicurarli.</p>
<p>La discussione via Twitter si è ripiegata su sé stessa. Come al solito è diventato il giochino in cui gli Occidentali, davanti al PC, scambiavano commenti sulle immagini proposte dai media facendo entrare il terremoto tra i trend topics prima di passare il giorno dopo al Nord Africa o a qualche Camp o whatever. La sensazione come al solito è quella di essere di fronte a un mezzo potente, che è uscito dalla logica dell&#8217;SMS erga omnes per entrare in quella della chat pubblica universale; un mezzo troppo generalista per competere con applicazioni specifiche, troppo scarno per diventare mass market. Che farà da grande l&#8217;uccellino blu?</p>
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		<title>Che aria tira nei programmi di loyalty</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 19:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno il tradizionale Convegno sul Micromarketing dell&#8217;Università di Parma ha regalato spunti interessanti. Dietro la cattedra, i migliori ricercatori italiani su loyalty e dintorni e qualche esempio di azienda virtuosa; tra i banchi, diverse centinaia di addetti marketing, consulenti vari e professionisti della grande distribuzione. Il miglior meeting sul tema disponibile in Italia, peraltro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno il tradizionale Convegno sul Micromarketing dell&#8217;Università di Parma ha regalato spunti interessanti. Dietro la cattedra, i migliori ricercatori italiani su loyalty e dintorni e qualche esempio di azienda virtuosa; tra i banchi, diverse centinaia di addetti marketing, consulenti vari e professionisti della grande distribuzione. Il miglior meeting sul tema disponibile in Italia, peraltro gratuito.</p>
<p><img src="http://www.commeurope.com/images/acqua_parma_convegno_loyalty_micromarketing.jpg" alt="Nei convegni markettari anche l'acqua è sposorizzata :-)" width="560" height="768" /></p>
<p>Ascoltando interventi pubblici e spunti dei partecipanti, è evidente come nell&#8217;ultimo anno il panorama italiano sia profondamente mutato rispetto a quello presentato un anno fa. Il movimento è stato spinto soprattutto dai <a title="L'articolo 'Grande distribuzione, grande evoluzione' del 21 marzo 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/03/21/grande-distribuzione-grande-evoluzione/" target="_blank">cambiamenti in ambito Grande Distribuzione Organizzata</a>, ma anche dall&#8217;aumento esponenziale nel nostro Paese dell&#8217;attenzione dei markettari verso i social network.</p>
<p>SSi è iniziato a discutere anche del futuro, in qualche modo simboleggiato dalla tecnologia mobile, che tutto sembra ammantare: il cellulare come strumento di raccordo tra consumatori e aziende, ma soprattutto tra clienti della grande distribuzione e catene, che piano piano stanno capendo opportunità e minacce del mezzo, anche se le sperimentazioni non sono sempre così convincenti.</p>
<p>Bisogna anche dire che i grandi numeri stanno ancora sulle iniziative tradizionali, raccolte punti in primis; la cosa notevole è che le ricerche presentate dimostrano un interesse modesto da parte dei sottoscrittori che, nemmeno a dirlo, sembrano attratti soprattutto dalle promozioni di prezzo più che dagli altri fattori. In un certo senso, non c&#8217;è loyalty che tenga davvero in tempi di crisi.</p>
<p>Nei prossimi giorni gli atti del Convegno verranno pubblicati su <a title="Partnership4loyalty è il portale dedicato ai professionisti del Micromarketing" href="http://www.partnership4loyalty.com/" target="_blank"><em>Partnership4loyalty.com</em>, il portale</a> che raccoglie le iniziative dell&#8217;Osservatorio della Facoltà di Economia dell&#8217;Università di Parma e dei suoi partner. La registrazione è gratuita, la visione dei documenti è consigliata anche a chi non c&#8217;era. Per tutti i lettori di .commEurope: ci vediamo a Parma il prossimo anno, non si può mancare.</p>
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		<title>Parma, colonia Mediaset</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 19:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[È una città deliziosa. Parma rappresenta a tutti gli effetti una punta di diamante in termini di vivibilità e qualità della vita. Più animata della seriosa Reggio Emilia e più accogliente della fredda Piacenza, è una città piacevole da visitare, da vivere, da gustare. Un vero e proprio regno dell&#8217;enogastronomia e della cultura, che attrae [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È una città deliziosa. Parma rappresenta a tutti gli effetti una punta di diamante in termini di vivibilità e qualità della vita. Più animata della seriosa Reggio Emilia e più accogliente della fredda Piacenza, è una città piacevole da visitare, da vivere, da gustare. Un vero e proprio regno dell&#8217;enogastronomia e della cultura, che attrae quotidianamente turisti da tutto il Mondo e costituisce un esempio per molte città italiane.</p>
<p>Parma è da sempre città favorevole alla comunicazione: il quotidiano locale ha quasi 300 anni, la radio locale è stata la prima in Italia, nata a metà degli anni Settanta, quasi in contemporanea con la prima televisione locale. Così, pochi si sono stupiti della crescente attenzione che Mediaset ha dedicato a <a title="L'articolo 'Dopo Salemme, Mengacci Parma strizza l'occhio alla tv' del 20 settembre 2010" href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/09/20/news/dopo_salemme_mengacci_parma_strizza_l_occhio_alla_tv-7257563" target="_blank">Parma, definita dai giornalisti &#8220;città-tubo catodico&#8221;</a> per i set che si sono succeduti negli ultimi mesi per le strade.</p>
<p>Il culmine di questo rapporto tra il Gruppo editoriale e la Città lo si sta vedendo in questi giorni: Mediaset è media partner del Festival Verdi 2010, la più importante manifestazione culturale (e turistica) annuale: Fedele Confalonieri ha avuto grande spazio <a title="L'articolo 'Festival Verdi 2010' del 30 settembre 2010" href="http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pdi=37133&amp;pda=CSP" target="_blank">in fase di presentazione dell&#8217;evento</a> e il logo Mediaset rifulge su tutti i cartelloni. Ma è in televisione che questa partnership mostra tutta la sua potenza.</p>
<p>Da parecchie settimane, i mini-spot del Festival Verdi accompagnano l&#8217;inizio di diversi programmi sulle reti Mediaset. In questi giorni, i collegamenti da Parma si moltiplicano, anche in trasmissioni nazional-popolari come quelli del pomeriggio. Per la prima volta, il Festival Verdi sembra un evento alla portata di tutti, &#8220;Parma e le terre di Verdi&#8221; diventano un punto di interesse anche per i non appassionati.</p>
<p>Tutto bello e positivo, perché la &#8220;democratizzazione&#8221; della musica alta attraverso la TV è importante, specie in previsione dell&#8217;imminente bicentenario dalla nascita del grande compositore e in considerazione della pessima presenza su Web del Festival Verdi. Tutto bello e positivo, anche se nei locali della città emiliana i cittadini hanno idee contrastanti sul perché Mediaset sia così attenta a &#8220;presidiare&#8221; la città.</p>
<p>In quei locali, i più maliziosi notano come Parma sia da anni nelle mani di un Centrodestra bizzarro, succube di Elvio Ubaldi, non esattamente un fedelissimo della coalizione oggi al Governo. Anche in considerazione dell&#8217;<a title="Una mappa del successo elettorale della Lega Nord in Emilia Romagna" href="http://pollicinor.giuseppemazza.it/post/664319937" target="_blank">avanzata massiccia della Lega Nord</a>, risulta importante non perdere un cuneo così importante nella (una volta) rossa Emilia Romagna, anzi potenziarlo e assicurarsi che resista nel tempo.</p>
<p>Sono voci senza fondamento, magari, basate sul solito pregiudizio che Mediaset e Forza Italia (o quello che è diventata) siano gestite in maniera coerente e sinergica. Magari è solo in&#8217;infatuazione dei Manager televisivi nei confronti della bella città. L&#8217;importante è che Parma ottenga i benefici di questa esposizione ancora a lungo. D&#8217;altra parte i Parmigiani sono furbi, non si lasceranno stordire da un po&#8217; di spot.</p>
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		<title>Expo 2015, che paura</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 18:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alberto Fattori ci sta raccontando, con dovizia di particolari, l&#8217;avventura dell&#8217;Esposizione Universale di Shangai 2010. Ha iniziato a farlo ormai molti anni fa ed ora è arrivato all&#8217;apoteosi dell&#8217;entusiasmo: l&#8217;evento ha avuto ufficialmente inizio ad inizio maggio sia nel mondo fisico, sia in quello virtuale. Si può infatti visitare 150 padiglioni via Internet, tramite un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="I post su 'Yi bu-yi bu China' dedicati all'Expo di Shangai 2010" href="http://yibuyibu.blogspot.com/search/label/Expo%202010" target="_blank">Alberto Fattori ci sta raccontando</a>, con dovizia di particolari, l&#8217;avventura dell&#8217;Esposizione Universale di Shangai 2010. Ha iniziato a farlo ormai molti anni fa ed ora è arrivato all&#8217;apoteosi dell&#8217;entusiasmo: l&#8217;evento ha avuto ufficialmente inizio ad inizio maggio sia nel mondo fisico, sia in quello virtuale. Si può infatti <a title="La versione in Inglese del sito ufficiale dell'Expo di Shangai 2010" href="http://en.expo.cn/" target="_blank">visitare 150 padiglioni via Internet, tramite un sito</a> che recupera in digitale i fasti architettonici dell&#8217;Expo di Shangai. Fasti giustificati dal numero impressionante di visitatori attesi e dal record di stand presenti: 240, cioè due volte quelli presenti all&#8217;Esposizione Universale svoltasi cinque anni fa in Giappone.</p>
<p>I Cinesi sono perfezionisti, sopratutto quando si tratta di grandi eventi internazionali. Le Olimpiadi di Pechino 2008 passeranno alla storia <a title="L'articolo '2008, l’anno della caduta dei miti' del 28 dicembre 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/12/28/2008-anno-della-caduta-dei-miti/" target="_blank">ccome quelle più &#8220;fredde&#8221; di sempre</a>, ma questo è stato dovuto anche alla volontà degli organizzatori di far girare il tutto con la massima puntualità. Con l&#8217;Expo 2010 sembrerebbe si sia cercato di calcare un po&#8217; la mano sugli aspetti emozionali dei tanti padiglioni, ma non è difficile immaginare un&#8217;attenzione altrettanto esasperata per cura dei dettagli ed ospitalità nei confronti di turisti e partecipanti internazionali. Una macchina ben oliata, che vuole stupire a tutti i costi.</p>
<p>In questo tripudio di efficienza, un pensiero marginale prende corpo e si traduce in una vera e propria paura tra tutti gli Italiani che gravitano intorno a Milano: cosa succederà all&#8217;Expo 2015? Considerando le lungaggini burocratiche, le lotte di potere, i cantieri non ancora avviati, gli interessi economici in gioco, lo scarso appeal del tema portante, un brivido scende lungo la schiena di chi si prepara a cinque anni di forsennati lavori per recuperare il tempo perso rispetto all&#8217;assegnazione dell&#8217;evento a Milano, oltre due anni fa. Ci piace correre, sperando che questo voglia comunque dire preparare il tutto per bene.</p>
<p>Forse solo buttarla in caciara potrà salvare l&#8217;esposizione di Milano. Come al solito, passeremo per il popolo del volemose bene, che magari non prepara gli eventi nel dettaglio come fanno i Cinesi, ma ci mette tanto cuore. Il che è un bel problema, visto che le colate immense di cemento resteranno nel corso dei decenni e dovranno essere ben progettate per non divenire inutili come è successo alle infrastrutture di Torino 2006 o cadenti come quelle di Italia &#8217;90. Forse solo l&#8217;esperienza dell&#8217;Esposizione Internazionale di Genova, col Porto Antico rinnovato ed il nuovo Acquario, lasciano qualche speranza.</p>
<p>Tuttavia, dalle Colombiadi del 1992 saranno passati oltre 20 anni ed il mondo sarà cambiato: ai tempi, andare ad un&#8217;esposizione internazionale voleva dire confrontarsi con mondi e popoli lontanissimi; ora bastano un paio di ore in Rete per saperne di più e meglio. Nessuno ha mai capito quanti visitatori ci furono: <a title="La scheda ufficiale dell'Esposizione Internazionale di Genova 1992" href="http://www.bie-paris.org/site/en/library-a-publications/bulletin/doc_details/270-genova-1992.html" target="_blank">al di là degli 1,7 milioni ufficiali</a>, emersero biglietti venduti per meno della metà, con tanto di dimissioni del Sindaco ed un buco di decine di miliardi di Lire. Ora sono in ballo miliardi di Euro e si parla di decine di decine di milioni di visitatori attesi, su una durata di appena sei mesi, a cavallo dell&#8217;estate.</p>
<p>Avevamo bisogno di questo evento, è vero. <a title="L'articolo 'Iniziano le Olimpiadi!' del 10 febbraio 2006" href="http://www.commeurope.com/2006/02/10/iniziano-le-olimpiadi/" target="_blank">Come è avvenuto per Torino</a>,, anche Milano ha cercato in un evento di portanza internazionale la motivazione per chiedere a voce alta nuovi fondi contro il declino industriale della città. Non è un caso che ora si parli di Roma e Venezia come candidate alle Olimpiadi del 2020, ancora una volta con l&#8217;obiettivo di rilanciare l&#8217;economia locale e nazionale. Non possiamo però illuderci che bastino questi picchi per rilanciare territori ed immagine del Paese: anche perché, una volta che le opportunità ci vengono regalate, poi siamo bravissimi a giocarcele come dilettanti.</p>
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		<title>Il Festival di Sanremo e i segnali del Paese reale</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 00:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Febbraio 2009: all&#8217;ultimo giro di votazioni del Festival di Sanremo un brivido scorre per l&#8217;Italia. La triade finale è formata da Sal Da Vinci, da Marco Carta e da Povia: se vince il primo è un brutto segno (il trionfo dei neomelodici?), se vince il secondo è un bruttissimo segno (la musica italiana è in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Febbraio 2009: all&#8217;ultimo giro di votazioni del Festival di Sanremo un brivido scorre per l&#8217;Italia. La triade finale è formata da Sal Da Vinci, da Marco Carta e da Povia: se vince il primo è un brutto segno (il trionfo dei neomelodici?), se vince il secondo è un bruttissimo segno (la musica italiana è in mano ai talent show?), se vince il terzo è un pessimo segno (l&#8217;Italia è così omofoba da appoggiare chi odia i gay?).</p>
<p>Alla fine, vince il giovane sardo Marco Carta, sia al televoto (con quasi il 60% dei voti), sia nelle classifiche di vendita dei dischi (con oltre 120.000 copie). Tutti si convincono che <a title="L'articolo 'Festival di Sanremo 2009: un parere' del 28 febbraio 2009" href="http://www.lacuccia.org/2009/02/28/festival-di-sanremo-2009-un-parere/" target="_blank">ha vinto il male minore</a>, che in fin dei conti &#8216;sto ragazzotto allievo di Maria De Filippi non è così male, che è la solita canzone d&#8217;amore sanremese: viene consacrato un nuovo &#8220;Big&#8221; della canzone italiana, idolo delle ragazzine.</p>
<p>Febbraio 2010: all&#8217;ultimo giro di votazioni del Festival di Sanremo il terrore scorre per l&#8217;Italia. La triade finale è formata da Marco Mengoni, da Valerio Scanu e dal trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici: se vince il primo è un brutto segno (il trionfo di <em>X-Factor</em>?), se vince il secondo è un bruttissimo segno (di nuovo un prodotto creato nel laboratorio di <em>Amici</em>?), se vincono i terzi&#8230; No comment.</p>
<p>Alla fine, vince il giovane sardo Valerio Scanu ed è sancita nuovamente la superiorità del programma di Canale5 rispetto a quello di Rai2 (che comunque si consola col primo premio al &#8220;giovane&#8221; Tony Maiello). Poche decine di minuti prima, Maurizio Costanzo ha lasciato il suo segno indelebile sulla finale del Festival; poche ore dopo, la trasmissione della De Filippi scorrerà sull&#8217;ammiraglia Mediaset.</p>
<p>La loro <a title="L'articolo 'La televisione come modello formativo' del 7 febbraio 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/02/07/la-televisione-come-modello-formativo/" target="_blank">egemonia culturale</a> è sempre più palese. E questo Festival di Sanremo così surreale, con le Tagliatelle di Nonna Pina mischiate con la Banda dei Carabinieri mischiata con Dita Von Teese mischiata con la Fiat di Termini Imerese è un degno specchio del Paese reale, quello da cui gli heavy users di Internet, che stravedono per i (pochi) cantanti &#8220;eleganti&#8221; saliti sul palco dell&#8217;Ariston <a title="L'articolo 'I Blogger alle prese col Paese reale' del 20 dicembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/12/20/i-blogger-alle-prese-col-paese-reale/" target="_blank">sono lontani anni luce</a>.</p>
<p><img src="http://www.commeurope.com/images/sanremo_2010_rivolta_orchestra.jpg" alt="La rivolta degli orchestrali contro il podio di Sanremo 2010" width="620" height="412" /></p>
<p>I monarchici populisti vs. gli orchestrali in rivolta, i fan dei talent show vs. gli intellettuali che stravedono per la vincitrice del premio per la critica. Qualcuno ha qualche dubbio su chi vincerà le prossime elezioni? E quelle successive? E quelle di fine legislatura? Se ce l&#8217;ha, è perché ha infilato la testa sotto la sabbia e non ha colto quelli che una volta erano &#8220;segnali deboli&#8221; ed ora sono tronchi di albero.</p>
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		<title>L&#8217;immagine internazionale dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 22:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa foto dell&#8217;attuale pagina del sito CNN rimarrà nelle nostre memorie per lungo tempo. Testimonia con forza quella che è l&#8217;immagine che in questi giorni, in queste settimane, l&#8217;Italia presenta a livello internazionale. Da un lato ciò che è successo a Milano poche ore fa, al centro un richiamo alle ultime notizie da Perugia, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.commeurope.com/images/home_page_cnn_13_dicembre_2009.png" alt="L'immagine dell'attuale home page di CNN" width="599" height="352" /></p>
<p>Questa foto dell&#8217;attuale pagina del sito CNN rimarrà nelle nostre memorie per lungo tempo. Testimonia con forza quella che è l&#8217;immagine che in questi giorni, in queste settimane, l&#8217;Italia presenta a livello internazionale. Da un lato ciò che è successo a Milano poche ore fa, al centro un richiamo alle ultime notizie da Perugia, a destra un indicatore del peso che queste notizie gridate in home page hanno rispetto al resto dei contenuti.</p>
<p>L&#8217;interesse per entrambe le vicende potrebbe essere morboso: un anziano maltrattato e sanguinolento, una ragazzina incarcerata dopo losche storie di sesso e morte. Vicende accomunate non solo dall&#8217;essersi svolte a poche centinaia di kilometri ed entrambe nel nostro Paese, ma anche dall&#8217;avere direttamente o indirettamente un rapporto con la Legge, con la Giustizia ed i suoi rapporti con la Politica e le attese delle persone.</p>
<p>Attese di giustizia che si scontrano con la voglia di linciaggio. Sete di serenità che si infrange contro vicende occulte, poco chiare e mal comunicate dai media. Non si saprà mai se Amanda Knox ed i suoi amici siano stati davvero i truci esecutori, non si saprà mai perché il deficiente abbia aggredito Silvio Berlusconi. Tutti ci faremo un&#8217;idea, contorta per cause di forza maggiore, delle vicende e dei protagonisti. E non solo in Italia.</p>
<p>Qualche giorno fa <a title="L'articolo 'Fare opposizione danneggia il turismo' di Alessandro Gilioli" href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/12/10/fare-opposizione-danneggia-il-turismo/" target="_blank">il Ministro Michela Brambilla ha dichiarato</a> che, in sostanza, le manifestazioni contro il Governo delle scorse settimane abbiano danneggiato l&#8217;immagine dell&#8217;Italia a livello internazionale. Può essere vero, ma né più né meno di queste altre vicende squallide che contraddistinguono ormai ciò che sembriamo più ciò che siamo. Non è colpa di Opposizione, Governo o Magistratura: è un intero sistema che va a rotoli.</p>
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		<title>Fantàsia, la fantasia in danza</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 19:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Se per la maggior parte dei nostri connazionali &#8220;Fantàsia&#8221; è il nome del regno de La storia infinita di Michael Ende, per un piccolo (ma in forte crescita) nucleo di appassionati di danza contemporanea è piuttosto il titolo di un musical che, ormai da qualche anno, spunta qui e lì nei programmi di teatri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se per la maggior parte dei nostri connazionali &#8220;Fantàsia&#8221; è il nome del regno de <em>La storia infinita</em> di Michael Ende, per un piccolo (ma in forte crescita) nucleo di appassionati di danza contemporanea è piuttosto il titolo di un musical che, ormai da qualche anno, spunta qui e lì nei programmi di teatri e centri congressi italiani, suscitando generalmente buoni riscontri.</p>
<p>Fantàsia è uno spettacolo molto particolare: vuol essere un musical, ma anche uno <em>show competence</em> dell&#8217;eccellenza salseira in Italia. Un musical atipico, insomma, in cui più degli attori parla la musica caraibica e soprattutto la danza. Tanta salsa, appunto, ma anche cha cha cha ed altri spunti stilistici che, miscelati in maniera quantomeno originale, riescono ad emozionare.</p>
<p>Obiettivo (centrato) di Fantàsia è riuscire a destare interesse anche in chi non è affatto appassionato di danza e magari guarda con sospetto ai trenini da villaggio turistico su sfondo musicale latino-americano. Finalmente si ha la possibilità di capire, divertendosi e imparando, il perché di tanto successo dei ritmi latini in scuole di danza e palestre di mezza Italia.</p>
<p>Sul palco, i gruppi Tropical Gem e Flamboyan Dancers danzano con entusiasmo ed emozione, riuscendo a trasmettere al pubblico la sana follia di uno spettacolo che, di rappresentazione in rappresentazione, cambia pelle, si allunga, evolve, sotto la guida matura (ma non per questo appassita) di <a target="_blank" href="http://www.salsa.it/interviste_intervista_a_fernando_sosa_sul_bilancio_di_fantasia.aspx" title="Un'intervista di Salsa.it a Fernando Sosa in vista della rappresentazione di Fantàsia tenutasi oggi a Rozzano">Fernando Sosa, motore ultimo dell&#8217;iniziativa</a> e ballerino eccellente.</p>
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