18 Dicembre 2007

Nintendo - Resto del mondo: 1 a 0

Ad inizio 2007 si discuteva dell’andamento del mercato delle piattaforme ludiche digitali nel periodo successivo al lancio di Sony PlayStation 3 e Nintendo Wii: molti si meravigliavano del fatto che la Nintendo fosse riuscita a ripetere la lezione impartita con le proprie console portatili rispetto alla (presunta) portentosa PSP. La notizia, infatti, recitava che le vendite della Wii erano partite alla grande, fino al punto di doppiare le vendite della console Sony nel periodo più caldo dell’anno (Natale 2006) e soprattutto nel periodo del lancio nei paesi orientali (tanto bramato) della PS3. Oggi, con lo shopping relativo alle Feste 2007 in pieno svolgimento, ci si rende conto che non si trattava di un fuoco fatuo, ma di un crescente trend di mercato in tutto il mondo.

È notizia di queste settimane, ad esempio, che la Wii guida ormai stabilmente la classifica delle piattaforme di terza generazione: ha superato in scioltezza la Xbox 360 (ferma a 14 milioni di pezzi a livello globale) vendendo 16 milioni di console contro gli appena 7 della PlayStation 3; come se non bastasse, si stima che Nintendo perderà un miliardo di dollari in termini di mancate vendite, non riuscendo a stare dietro alla domanda. Numeri impressionanti per oggetti un tempo dichiarati infantili e che oggi vengono utilizzati da persone di tutte le età: se già gli strumenti delle ultime generazioni avevano spostato in alto l’età media, quest’ultima ondata ha definitivamente universalizzato l’interesse nell’utilizzarli come piattaforme di svago per tutta la famiglia. Fa sorridere ma è credibile l’anziana arzilla che negli spot Nintendo sfida Panariello con il proprio Wiimote: qualche anno fa sarebbe stata una caricatura fine a sé stessa.

D’altronde, basta curiosare tra il materiale esposto nell’esposizione sui trent’anni di videogiochi presentato nell’ambito di annisettanta per vedere come questi strumenti non siano cambiati solo in termini di resa grafica e giocabilità, quanto soprattutto di potenziale interesse verso i bacini più disparati: un tempo i bambini sognava il Sega MegaDrive per giocare col riccio Sonic, poi da ragazzini sono passati al PC per giocare con Doom, un attimo prima di vedere emergere le console, quelle che da sempre hanno puntato tutto sulla grafica tridimensionale ed oggi ragionano in termini più ampi. Ci si è in fondo resi conto non è più solo l’hardware a contare o solo il software ad attrarre: ciò che rende stimolante uno strumento rispetto all’altro sono proprio le infinite combinazioni che l’utente può scegliere per giocare (e non solo).

Oggi infatti si può scegliere la propria console in base alla propria nicchia di appartenenza in termini di utilizzo di materiale multimediale, ma soprattutto rispetto ai propri interessi: il naufragio della PS3 forse deriva proprio dall’aver puntato tutto sulla potenza dell’hardware, facendosi sfuggire il fatto che da un lato Xbox era un PC multimediale travestito da consolle per gli heavy users e dall’altro che Wii ha iniziato ad offrire giochi magari semplicissimi, ma divertenti da giocare da parte di grandi e piccini con strumenti innovativi come il Wiimode di cui sopra. Sia onore a Nintendo, che ancora una volta ha dimostrato di conoscere bene il suo mercato, più dei newcomers Sony e Microsoft che hanno abbaiato per qualche anno ed ora devo abbassare la cresta: vedremo ancora in giro Mario Bros e Zelda per parecchi anni.

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    17 Giugno 2007

    Ricky Records, la televisione senza televisore

    Il logo di Ricky RecordsDopo un po’ di mesi di rodaggio, si può dire che Ricky Records, la piattaforma italiana di Digital Video Recording remoto che ha rappresentato l’avanguardia di questo tipi di servizi nel nostro Paese, è oggi stabile ed affidabile. L’idea è semplice e già vista all’estero, ma quest’applicazione italiana ha dei punti di merito che possono essere apprezzati ed esportati in tutta Europa: lo standard tecnologico sottostante è quello del digitale terrestre, che garantisce una buona qualità delle registrazioni ed una discreta compatibilità con i più diffusi sistemi casalinghi, vista l’esportabilità dei filmati prodotti direttamente su DVD.

    La semplicità tecnologica, d’altra parte, è uno dei vantaggi di questo sistema: la scelta tra i formati disponibili viene guidata e spiegata in termini di qualità percepita. Accanto al formato digitale di alta qualità, infatti, vengono offerte due alternative che garantiscono risultati più modesti, ma sufficienti per essere viste via PC. Questa flessibilità garantisce ai clienti anche la possibilità di evitare download da 2 GigaByte, in favore di file compressi della metà o addirittura di due terzi. La possibilità di utilizzare download manager come il “solito”, grandioso, GetRight, evita di dover cestinare file che si scoprono rovinati o incompleti a causa dei tradizionali problemi di gestione dei grossi download da parte dei browser.

    I prezzi del servizio variano in base a queste differenziazioni di qualità e dipendono dalle modalità di pagamento scelte: si va da 3 Euro per l’acquisto di un programma in alta qualità pagato via telefonata all’899, fino ai 40 centesimi per ognuno dei programmi low-fi acquistabili con una “ricarica” da 50 Euro pagabile via PayPal. La scelta è per ora limitata ai principali canali televisivi nazionali: le tre reti Rai, le tre reti Mediaset, La 7. Su questo punto, effettivamente, si potrebbe osare di più: proprio perché il segnale di origine è quello del digitale terrestre, si potrebbe inizialmente ampliare il bouquet almeno ad altri canali disponibili su quelle frequenze.

    Riassumendo, il progetto è ad un buono stadio di sviluppo e può continuare a crescere bene, come e più dei siti che offrono servizi analoghi, ma in streaming. Accanto a punte di eccellenza come l’assistenza puntuale tramite il forum pubblico (un ottimo esempio di trasparenza), ci sono aree di miglioramento come la promozione del servizio stesso: più che la campagna in giro per i siti RCS/Dada, forse sarebbe stato più utile concentrare i fondi sull’avvio di un programma pay-per-action. Tuttavia, è opportuno dare fiducia al servizio ed a chi l’ha fondato, sperando che i crediti saggiamente distribuiti gratuitamente all’atto dell’iscrizione, non spingano troppi Furbetti del Webbetino a sottoscrivere troppi fake account con e-mail fantasma.

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    5 Maggio 2007

    Cinema e Web: update 2007

    Periodicamente è opportuno verificare l’interazione che esiste tra Cinema e Web: esattamente un anno fa, ad esempio, l’occasione era stata data dal lancio di H2Odio,  il film di Alex Infascelli lanciato dal Gruppo L’Espresso nelle edicole italiane e sul Web, in streaming. Allora i dubbi sul pricing erano più che fondati: frutto della solita paura atavica degli editori nel confronto dell’e-commerce, non avevano alcun confronto plausibile con le esperienze internazionali. Siamo alle solite: gli editori in questi anni si sono mostrai bravi a proporre informazioni, ma imbranati nel vendere servizi (basti provare, sempre per restare in ambito L’Espresso, il costosissimo acquisto di arretrati di opere tramite il Servizio Clienti de La Repubblica). Molto più “sul pezzo”, si direbbe, ISP ed operatori specializzati.

    Il logo del servizio Tiscali Movies NowSul Corriere di oggi, è Tiscali a diventare innovatrice di mercato. La sua reincarnazione inglese, infatti, ha lanciato il servizio Tiscali Movies Now, una piattaforma di download di film integrali a basso prezzo: titoli di varia natura (dai bestseller di Woody Allen a misteriosi filmetti inglesi) da scaricare per una manciata di sterline, con un buon margine di scelta nella qualità desiderata. I film possono infatti essere scaricati in un formato adatto ai player portatili, ma anche in qualità VHS ed in qualità DVD: in molti casi, inoltre, è possibile scegliere se noleggiare il film o acquistarne una copia digitale.

    Auchan Bergamo offre il noleggio DVD a 1,50 EuroLa piattaforma di Tiscali non sarà innovativissima dal punto di vista tecnologico (il sistema gira grazie allo schema Playforsure di Microsoft ed ai relativi sistemi di rights management), ma è un buon segnale per il mercato home video europeo. Le catene di noleggio tradizionali sono già state messe in crisi da TV satellitari ed ipermercati (persino in Italia è possibile noleggiare le ultime novità a 1,90 Euro al giorno): speriamo trovino nuovi stimoli da questa sfida lanciata dalla Rete, solitamente temuta come foriera di illegalità tramite il download non autorizzato dei film.

    Il mondo della televisione ha già capito che i video su Internet non sono solo quelli di YouTube e corre a creare marketplace per gli affezionati. Il Cinema è un po’ più timoroso e per ora vede la Rete soprattutto come uno strumento di marketing ed informazione sui propri prodotti: è ormai abitudine produrre un sito per ogni film distribuito, con tanto di blog a raccontare l’avanzamento della produzione (bisognerebbe capire in cosa sarebbe “blog” quello di Shkrek III, però). Peccato che di solito queste iniziative svengono dopo il termine delle proiezioni, rinascono per l’uscita in home video e muoiono definitivamente poche settimane dopo.

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    23 Aprile 2007

    La tecnologia come status, tra Euro e Dollari

    L’urlo disperato di Leander Kahney, l’autore di Wired specializzato nel mondo Apple, suona strano alle orecchie degli europei: vedere un pur brillante giornalista lamentarsi per la perdita di “geekitudine” della sua marca preferita fa nascere qualche sospetto sulla capacità di distinguere passione e professionalità, status e tecnologia. In questo, Kahney è un po’ interprete di molti altri macintoshiani della prima e della seconda ora: non di quelli attuali, che ormai vedono la mela morsicata con occhio diverso e fanno appunto arrabbiare i primi. Da un lato i duri e puri del mouse ad un tasto, contrapposti agli acquirenti dei nuovi prodotti, molto più pragmatici e semmai coscientemente modaioli.

    Quei ragazzini che Kahney critica tanto, sono stati la salvezza della Apple: l’aver perso la label “Computers” nel nome è stato non solo l’ultimo passo della rivoluzione intelligente di Steve Jobs, quanto il primo di una nuova azienda che opera in un nuovo mercato. Informatica ed elettronica di consumo, di fatto, convergono sempre più e questo sta cambiando il nostro modo di vivere entrambi i mondi: un approccio più soft verso il mondo dei computer va ad unirsi con una maggiore predisposizione a gestire il cambiamento tecnologico a proprio favore. Per la prima volta non è tanto il potersi permettere un Mac da migliaia di dollari ad attribuire uno status, quanto l’assaporare il pezzettino mancante della mela.

    L’unico problemino, per noi europei, è che le politiche commerciali di Apple prima e dei suoi competitor poi, stanno facendo lievitare sensibilmente i prezzi anche per gli oggetti meno impegnativi. La stessa diffusione dei famigerati iPod in Europa, di fatto, potrebbe essere sensibilmente maggiore qualora i prezzi al consumo seguissero l’andamento del cambio Euro/Dollaro, piuttosto che essere partoriti a tavolino da chi sa che la domanda è rigida, ma non stima il mercato europeo come sufficientemente ampio per rischiare di più. Questo, in un circolo vizioso, non fa che acuire il divario tra le varie anime del nuovo mercato: troppo distanti, ancora, per potersi avvicinare.

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    22 Marzo 2007

    Il Capodanno fallito della PlayStation3

    Non riuscendo a smarcarsi dalla consuetudine che deve vedere le folle impazzite alla mezzanotte del giorno di lancio del prodotto giovanile di turno, la Sony aveva sognato l’ennesima notte da sogno. Che si tratti di console o di Harry Potter, la scena è sempre la stessa: azienda e distributori organizzano eventi sui punti vendita per attrarre i fan di turno, ma soprattutto i media. I quali ogni volta − Ooooh! − producono servizi ed articoli meravigliati (…) ed esultanti sull’evento di turno. I telegiornali si riempiono di immagini di orde di ragazzini accampati, i quotidiani di “anticipazioni” sul libro o sul prodotto tecnologico oggetto dell’adorazione collettiva.

    Peccato che stavolta qualcosa non abbia funzionato. Il lancio commerciale della PlayStation3 prima era stato rovinato dalla notizia della scarsa compatibilità della versione europea della console con i giochi realizzati per le versioni precedenti della piattaforma; poi, negli scorsi giorni, le grandi catene dell’elettronica hanno lanciato sul mercato la bomba. Ha iniziato Darty, gigante francese nano in Italia, poi sono state soprattutto Mediaworld e Saturn a puntare su un’aggressiva campagna pubblicitaria in cui esaltare l’anticipo dell’arrivo nei negozi come azione di risposta all’aggressione della concorrenza… Una scusa a lungo attesa, evidentemente.

    L'immagine strappalacrime della FNACC’è chi aveva puntato tanto nei propri punti vendita, con spazi promozionali e vetrine interamente dedicate all’evento e si è trovato del tutto spiazzato. Questo è il caso, ad esempio, di Fnac: sono stati i suoi conterranei di Darty a rovinarle la festa, ma la catena che in Italia conta pochissimi punti vendita ne ha fatto una questione di principio. Ha inondato i suoi acquirenti fidelizzati con un’e-mail strappalacrime in cui teorizza che il lancio della PS3 sia una sorta di evento religioso cui attenersi rigidamente. Si parla di tradimento della PlayStation (?) e di tradimento del potenziale cliente (!) da parte dei concorrenti che hanno cercato di rovinare la festa collettiva. Peccato che, dal punto di vista dei clienti, è difficile teorizzare che un anticipo causi problemi invece che vantaggi, nonostante Sony abbia subito cercato di giustificare l’incompatibilità dei primi modelli in vendita proprio con l’anticipo rispetto alla data.

    Chissà cosa sarebbe cambiato con 48 ore in più, visto che gli stock ormai erano stati inviati ai distributori. Gli unici ad essere danneggiati, tra l’altro, sono stati i piccoli negozianti specializzati: la Sony Computer Entertainment Italia li ha rassicurati sino all’ultimo della data di lancio, poi si è ritirata in buon ordine rispetto allo strapotere delle grandi catene, che le garantiscono spazi e possibilità commerciali infiniti anche per gli altri prodotti della casa madre giapponese. Gli acquirenti del mostriciattolo nero a 599 Euro saranno tanti e c’è qualche dubbio sul fatto che saranno tutti soddisfatti, visto che i primi feedback sono tutto tranne che positivi: per ora, dovranno correre ad acquistare i preziosi giochi ad alta definizione ed i film Blue-Ray. Altri soldini che vanno via: cosa non si fa per un po’ di intrattenimento digitale!

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