10 Aprile 2006

Il riconoscimento ufficiale della musica digitale

In un impeto di buon senso, non così scontato viste le performance degli ultimi anni, la Fimi ha riconosciuto che 14 milioni di download in un anno sono una cifra consistente per un paese da 60 milioni di abitanti e pertanto ha ritenuto di regalare alla musica digitale un riconoscimento ufficiale: evento che avviene attraverso l’avvio della classifica musicale dedicata, con cadenza similare a quelle più tradizionali dei dischi di Luttazziana memoria. Un giro di affari da 11,6 milioni di Euro che, per l’asfittico mondo discografico italiano, è pura manna dal cielo, viene finalmente dimensionato e promosso.

Gli attori principali del mercato partecipano tutti alla rilevazione: dal classico iTunes italiano a MediaWorld, da MTV a Coca Cola (…), i paladini della musica digitale italiana sono un po’ quelli che regnano in tutta l’Europa. Mancano però Libero, RossoAlice e le compagnie telefoniche: dato che sorprende solo parzialmente, vista la notoria diffidenza delle TelCo nel mettere in piazza i numeri dei propri giri di affari. Il problema non è indifferente: se da un lato è male che la classifica ignori le produzioni indipendenti, in questo caso è un vero problema il fatto di non riuscire a determinare un pezzo rilevante del mercato.

Incredibile o meno che sia, infatti, l’80% della musica downloadata è destinata ai cellulari: per la maggior parte si tratta di suonerie o quantomeno di brani destinati a diventarlo. Non è difficile immaginare che i 190 negozi censiti in Europa debbano molto ai produttori di telefonia mobile: non c’è niente di meglio di un mercato che nasce dal nulla, si fortifica nel giro di pochi anni e soprattutto è fortemente radicato tra i più giovani, clienti che hanno anni di potenziali download davanti.

Peculiarità ancora una volta italiana, comunque: in Gran Bretagna come negli Stati Uniti, è la musica “vera” e non le suonerie TrueTones che produce il maggior fatturato alle major discografiche. Sarebbe curioso capire quanto la preferenza per la “musica in miniatura” condizioni i gusti: la prima leader della classifica è Gianna Nannini, poi seguono le hit radiofoniche del momento. Siamo al 4% del mercato discografico nazionale ed al 6% di quello mondiale: vedremo se sarà il gusto a determinare le suonerie, o il dover creare musica per suonerie ad incidere sui gusti.

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    4 Agosto 2005

    La pubblicità è morta, viva la pubblicità

    La strada era stata aperta dall’ultimo numero di Prima Comunicazione, che in copertina poneva il mascherone di Darth Vader a simboleggiare il «volto spaventoso» della crisi europea della pubblicità. Una crisi che assume sfaccettature diverse da quelle degli scorsi anni, in cui il problema principale era la brusca frenata degli investimenti. Oggi assistiamo a fenomeni eterogenei che, tuttavia, contribuiscono in maniera fin troppo efficace a mettere in dubbio un modello solo, quello pubblicitario: fenomeni che si possono ricondurre all’esplosione (anzi, all’implosione) del modello industriale di offerta pubblicitaria.

    Sulla strada tracciata dal magazine si son posti Beppe Grillo ieri e Antonio Tombolini oggi: da punti di vista diversi, tutti condividono che il punto che il business della pubblicità ha soffocato le possibilità stesse del mezzo pubblicitario. Grillo ne fa un’analisi molto meno demagogica di quella dei suoi lettori, Tombolini ci regala una riflessione semplice ma fondamentale: di fatto, i costi pubblicitari stanno crescendo così tanto da mettere seriamente in crisi non tanto e non solo il fatturato aziendale, quanto i ricavi, sempre più ridotti. Grillo risponde che si è di fatto di fronte ad una sorta di meccanismo perverso per cui paghiamo sempre di più prodotti e servizi che, a loro volta, avranno bisogno di maggiori introiti per giustificare gli investimenti pubblicitari.

    La pubblicità, di per sé, non sarebbe affatto una cosa negativa. Per prima cosa, svolge un’attività informativa non secondaria: qualsiasi cittadino può testimoniare che almeno una volta è venuto a conoscenza di nuovi prodotti, di nuove offerte, di nuove possibilità, grazie a degli annunci pubblicitari, magari nemmeno troppo insistenti quanto abbastanza chiari. Secondariamente, è un serbatoio di creatività che a volte supera la qualità dei programmi mediamente in onda sulle reti europee. Terzo, per quanto possa sembrare meno importante dal punto di vista delle persone coinvolte, alimenta una filiera non indifferente, che offre occupazione a molte migliaia di professionisti di tutto il Continente.

    Si è esagerato, tuttavia. Ormai è evidente, ad esempio, che il bollino “Ticket” sui CD per giustificare la pubblicità in onda su Odeon TV (?) svolge un ruolo alquanto surreale: perché un cliente dovrebbe aggiungere una cifra pari al 10% del costo del CD per pagare l’inutile promozione che qualcuno ha deciso di fare su media poco significativi? Perché uno spettatore di uno spettacolo cinematografico, dopo 7 - 8 Euro di biglietto, deve sottoporsi a decine di minuti di spot in attesa che la sala si riempia? Restituiamo alla pubblicità il valore che le è proprio: informare il cliente per spingere all’acquisto, non opprimere per convincerlo a causa della disperazione.

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    17 Novembre 2004

    Tira più un filo di MTV che un carro di buoi

    Non si tratta di un concerto imperdibile, non si tratta di una sfilata di moda di stra-belle, non si tratta di un evento sportivo memorabile. È la solita premiazione annuale degli MTV Europe Awards, stavolta ospitati a Roma. Un’interessante parata di stelle (yawn) del calibro di Eminem, Anastacia, The Hives (?), Franz Ferdinand, Nelly e con presentatori molto professionali come Naomi Campbell, Natasha Bedingfield e Paolo di Canio (eh?).

    Come prevedibile, la pollination week ha fatto entusiasmare i ragazzotti di Roma e zone limitrofe: si è arrivati a scontri con la polizia davanti al Foot Locker per accaparrarsi gli ultimi 100 biglietti che poi, con un colpo di genio markettaro, si è deciso di regalare durante la trasmissione TRL, in diretta dalla Terrazza del Pincio.

    I ragazzini spingono, le vere star (come gli U2) tirano pacchi, la solita Naomi Campbell flirta: insomma, tutto il chiasso prevedibile e prevedibilmente organizzato dagli organizzatori. Che sanno benissimo quanto tirino più le starlette da MTV che altri artisti più convincenti. Amen, è la loro festa, non infieriamo oltre.

    Da notare che per l’occasione, anche la musica italiana potrà schierare i suoi cavalli migliori (…), come Articolo31, Caparezza, Elisa, Linea77, Tiziano Ferro. Deo gratias, pare facciano esibire solo quest’ultimo, che almeno un pubblico in giro per l’Europa è riuscito a disseminarlo. Rimane da verificare l’espressione da mucca che assumeranno i conduttori, come già avvenne per il premio dato nel 1998 ai Bluvertigo, nel premiare questi illustri sconosciuti italici.

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    10 Novembre 2004

    Il mondo onirico di Adriano Celentano e Claudia Mori

    Adriano Celentano fa un nuovo album: peccato che a presentarlo non ci va, lasciando che sia Claudia Mori a diffondere a noi comuni mortali il suo verbo. Parte così la solita serie di deliri di onnipotenza, di autocelebrazioni poco credibili per un cantante che, dopo aver cercato di cambiare il mondo, ora canta canzoni di Gianni Bella e Cheope.

    L’album, a quanto pare, uscirà

    «nei formati cd, cd+dvd, super audio cd, musicassetta, lp picture disc e cofanetto per i fans a tiratura limitata con libro e t-shirt»,

    manca solo in formato freesbee, insomma. Come se non bastasse, pare che delle canzoni (due? tre? tutte?) saranno disponibili via Web (a pagamento? gratis? su quale piattaforma? in streaming? scaricabili?), nonostante le polemiche che il personaggino in questione aveva avviato qualche tempo fa col mondo P2P, forse grazie alla posizione più liberale di Claudia Mori.

    Ma nel mondo dei sogni che diventano business della coppia più bella del mondo (…) non può mancare la televisione: tipico strumento che Celentano aborrisce ma che brama continuamente come la volpe desidera l’uva. Come se non bastasse, cerca anche di convincerci che siamo noi a desiderarlo: che, se non fosse per le censure Rai, ci avrebbe già deliziato con un programma in quattro puntate.

    Ecco, forse a volte bisogna ringraziarla, la censura di regime.

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    20 Ottobre 2004

    Musica e fantasia

    De Gregori e Guccini cantano per Emergency, Laura Pausini canta Madonna, Meg ricanta Toquino e De Moraes con Elio e le Storie tese. Poi dicono che non sono fantasiosi, i cantanti italiani. Chi ha al mondo una così fervida immaginazione, soprattutto nel far parlare di sé?

    Questa sembra essere la prima impressione, mentre si spulciano le notizie del mondo musicale italiano. Vista la continua crisi del mercato discografico, ogni plus che si riesce a dare all’artista è una speranza per il successo nei negozi. Forse.

    Ad esempio, la notizia che Battiato stia realizzando un inno per il padiglione italiano all’Expo giapponese, in confronto a quelle citate in apertura, appare del tutto secondaria. Questo, forse, perché l’ultimo album ha un discreto successo. Magari ha meno bisogno di ulteriore pubblicità: in altri tempi, qualche astuto PR avrebbe magnificato questa notiziola con chissà quali chicche.

    Bella l’iniziativa benefica, senza dubbio. Tanto alla fine è la SIAE che si arricchisce, sull’immancabile bollino. Bella l’idea di tirare in mezzo Madonna, Vasco Rossi e Biagio Antonacci per rivitalizzare un album che rischia di morire (dal sonno) prima della nascita. Ancora migliore l’idea di Meg, che può uscire dall’anonimato grazie all’enorme traino mediatico degli EELST.

    Ancora uno sforzo, forse qualcuno la comprerà, una copia di un CD a prezzo intero. Forse.

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