Comunicazione religiosa

Comunicazioni sociali e proselitismo

18 gennaio 2015

Morti a Parigi, libertà di espressione e complottisti

Gli ultimi giorni sono stati pieni di tweet col tag #jesuischarlie e di vignette piene di matite spezzate; noi europei in prmis siamo rimasti molto colpiti dai 3 giorni di violenza cupa in Francia. Molti si sono spinti a definire la tragedia “l’11 settembre dell’Europa”: forse gli stessi che nel 2005 avevano etichettato come tale la strage nella metropolitana di Londra e l’anno prima la morte di 200 persone a Madrid. Sfortunatamente si ha la sensazione che la prima decade insanguinata del millennio non abbia insegnato nulla e che questa seconda decade non vada certo meglio.

La strumentalizzazione politica della strage nella redazione di Charlie Hebdo ha raggiunto livelli paradossali: a ergersi come paladini della libertà di stampa tanti personaggi, soprattutto di destra, che non aspettavano altro per sputare addosso ai credenti di religione musulmana, reclamando a gran voce la revisione di Schengen. Peccato che poi gli assassini fossero francesi e che i politici stessi negli scorsi anni avevano ampiamente demolito chi in Europa provasse a fare la stessa satira corrosiva: Carlo Freccero ha ricordato la fine infelice di Daniele Luttazzi.

Charlie Hebdo sparava inchiostro contro tutti e contro tutte le religioni; finita la fase di paladini-per-la-libertà-di-stampa ora ad esempio alcuni Cristiani stanno iniziando ad accorgersi di cosa fosse davvero il giornale. Il caso più curioso è quello di Daniela Santanchè, che si è proposta di editarlo in Italia, magari censurandolo giusto un po’; ma alla fine a pubblicarne il primo numero post-strage è stato Il Fatto Quotidiano, che della Santanchè potrebbe essere considerata la nemesi. Sulla storia del furto delle vignette da parte del Corriere della Sera meglio sorvolare.

Dopo l’attentato il Financial Times ha parlato apertamente di “Muslim baiting” sostenendo che il settimanale francese avesse fondato le proprie vendite negli ultimi anni sulla sistematica ridicolizzazione dell’Islam; ora è il momento di chi inizia a scrivere “un po’ se la sono cercata”, mentre da giorni a livello mondiale montano centinaia di articoli complottisti sulla strage, sui suoi mandanti e sui suoi esecutori. Retorica a parte, purtroppo non è vero che una penna è più forte di un kalashnikov; anche se fosse, peraltro, siamo più bravi a puntarcela contro da soli.

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30 aprile 2014

I Papi e la suora

Sentire parlare di share televisivi superiori al 50% in Italia avviene raramente; tipicamente per le partite di calcio clou della Nazionale e per qualche picco di qualche puntata del Festival di Sanremo in annata buona (circostanza che avviene un po’ random, peraltro). Se poi lo stesso programma è tendenzialmente trasmesso uguale anche su altre piattaforme come quelle satellitari, ci si domanda su quanto possa essere stato alto l’ascolto complessivo reale.

Domenica l’ondata blu di Rai1 (il riferimento è ai puntuali approfondimenti Auditel di TVblog.it) è stata alta e sostenuta per ore grazie alla cerimonia di canonizzazione di due nuovi santi da parte dell’attuale Papa. Il tormentone mediatico ha posto l’accento sulla curiosa coincidenza della compresenza dell’ex Ratzinger e sul fatto che i prescelti avessero svolto lo stesso mestiere da vivi: quando capita un’altra occasione con quattro Pontefici protagonisti?

Il merito, dicono gli esperti, è della nuova aurea della Chiesa Cattolica costruita rapidamente da Bergoglio con atti di umiltà e dichiarazioni intelligenti, sin dalla nomina avvenuta appena pochi mesi fa. Non è difficile vedere atei e agnostici che tributano onore a Francesco I dopo anni di insulti verso i suoi predecessori, ritenuti di volta in volta troppo amici dei potenti, troppo omertosi rispetto agli scandali, troppo poco empatici per un ruolo così “universale”.

Persino un programma televisivo fantasma come The Voice ha visto un’impennata nell’attenzione (e quindi negli ascolti) grazie alla comparsa di una suora canterina: il messaggio che passa è quello di una rinnovata attenzione del pubblico verso i religiosi. Il Papa argentino è riuscito a incidere profondamente sulla comunicazione della sua Chiesa, pur in un periodo in cui le notizie negative non mancano, a cominciare dagli scandali sessuali che durano da anni.

Sembra che più di un politico citi l’attuale Papa nei brief con lo staff come esempio da seguire in vista delle prossime elezioni europee; il che può sembrare irrispettoso, ma è comunque un segno di apertura verso un nuovo stile di comunicazione, basato su buoni sentimenti, onestà e qualche strizzata d’occhio sugli aspetti positivi della realtà. Ora siamo tutti curiosi di vedere quali saranno le prossime azioni, le prossime comunicazioni, i prossimi messaggi espliciti e non.

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31 luglio 2013

Normalità e sobrietà

Enrico Letta va al Quirinale per ricevere l’incarico di formare un Governo indossando un giubottone sportivo e guidando la sua monovolume privata. I notisti politici esultano per questo suo understatement e lo interpretano come un segno della misura che contraddistinguerà l’Esecutivo.

William e Kate escono dalla clinica e i giornali commentano lui che sistema il seggiolino per il bebè o lei che si comporta come una giovane mamma che ha partorito da poche ore. La folla intorno a loro è in visibilio, contenta che il principino raccoglierà il testimone della monarchia.

Jorge Mario Bergoglio aka Francesco I sale sull’aereo Alitalia con una ventiquattrore e tutti in visibilio come peraltro è stato sin dal giorno dell’ascesa al trono pontificio e dalla scelta del nome, sinonimo di sobrietà. In pochi notano come fossero i predecessori a essere sopra la righe.

I potenti in tutta Europa si comportano come persone “normali” ipotizzando che le persone “normali” apprezzeranno la loro “semplicità” riconoscendo un segno di frattura rispetto ai loro predecessori. La strategia funziona nel breve termine, ma andrà verificata nel medio.

Prima o poi i politici torneranno alle urne e i monarchi dovranno prendere decisioni pesanti. Il credito accumulato nel tempo potrà essere utile per placare parzialmente i malumori, ma solo in quel momento si capirà se il mondo sta davvero cambiando o se sia tutto pura strategia.

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31 dicembre 2005

Considerazioni di fine 2005

Come già avvenuto lo scorso anno, è il momento di tirare i fili di quanto avvenuto nel 2005 e di abbandonarsi a vaghe previsioni sull’anno incipiente. Obiettivamente, Capodanno è il momento dei bilanci e delle previsioni: per fortuna, quest’anno non ci sono fenomeni impressionanti in corso come lo Tsunami di fine 2005 a sfalsare auguri e riflessioni. I mezzi di comunicazione fanno a gara a fare rassegne dei “grandi avvenimenti” visti in questi mesi, ma hanno scarsa preveggenza sul futuro.

L’occhio al passato porta senza dubbio a Roma: la grande scoperta del 2005 è stato vedere quanto anche nella secolarizzata Europa la morte di un Pontefice sia l’Evento per eccellenza, quello che non lascia indifferente nessuno e trascina con sé tutti gli altri, concerti o eventi sportivi essi siano. La Chiesa Cattolica ha colto al balzo la palla dell’emotività collettiva dei suoi seguaci per proporre una rifocalizzazione sui core values del suo mondo, imponendo un nuovo leader che, pur peccando in termini di carisma, ha il potere di saper comunicare con precisione ai suoi adepti. Si aspettano le prossime mosse…

Da un punto di vista strettamente aziendale, la previsione sui successi di Trenitalia e keyword advertising si è in grande parte avverata: la Rete ha visto progressivamente affermarsi il suo potere commerciale, sebbene in molti Stati di Europa la diffidenza dell’utente medio sia ancora troppo alta. La consapevolezza collettiva delle potenzialità del mezzo è comunque cresciuta: ad esempio, l’atavica diffidenza per le transazioni con carta di credito via Web è stata superata da italiani e non attraverso espedienti artigianali come le ricariche delle carte di credito ricaricabili dei venditori all’asta.

Gran parte del successo di PostePay e prodotti simili deriva proprio da questo alto livello di fiducia nel mezzo frammisto ai bassi costi commissionali, imparagonabili a quelli di servizi più tradizionali come il bonifico bancario. Appare una lezione per i product manager di tutto il Mondo: attenzione all’uso che i clienti fanno dei vostri prodotti. In questo caso, Poste Italiane si sfrega le mani e PayPal piange: in altri, l’abbiamo visto nel 2005, aziende e clienti possono avere interessi troppo divergenti per consentire un sereno confronto. Alcuni settori, come appunto quello bancario, dovranno imparare nel 2006 ad assecondare maggiormente i desiderata dei propri clienti: il caso Genius One insegna che ormai siano finiti i tempi delle vacche grasse.

Il miglior articolo su Rete e dintorni visto nel 2005 è stato quello di Shirky sulle ontologie: in tempi di acquisti milionari di siti e sitarelli che hanno visto nel “Web 2.0” il nuovo campo di battaglia commerciale ed a causa della perdurante assenza di business model sensati, sarà importante tenerlo a mente alle prossime notizie sulle mosse di Yahoo! e Google. Il più grande augurio per il 2006, d’altra parte, riguarda proprio questo tema: che i prossimi mesi non presentino una versione rivista (e poco corretta) di quanto avvenuto poco meno di 10 anni prima, che non si crei una nuova bolla speculativa. Il Web non è più un germoglio come allora: è una piantina che ha messo radici. Speriamo non si abbassi terribilmente la temperatura.

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19 aprile 2005

Morto un Papa se ne fa un altro e tutti e due lavano la faccia

Nella secolarizzata Europa anche l’appartenenza intransigente alla Chiesa Cattolica è uno stile di vita: richiede molto spirito di sacrificio ed una netta voglia di rimanere fuori dalle cose del mondo. A seguire le “normative” della Chiesa, d’altra parte, il rigore morale è il fulcro di tutta la vita del cattolico. Tutto sembra muoversi verso la “deriva” cui accennava l’ex presidente di Azione Cattolica Antonio Tombolini molte ore prima delle elezioni di Ratzinger.

L’arzillo tedesco, d’altra parte, è noto per le sue posizioni: nell’ideale marketing della Chiesa, l’averlo cooptato ad uomo – immagine è stata una scelta forte, fortissima. Un messaggio, verrebbe da dire, per gli intransigenti di cui sopra: “siate forti, il Papa è con voi”. Certo, è ben difficile che il “servizio” trovi nuovi clienti, ma è pur sempre una strategia: fidelizzare i loyal customers (anche se hanno mediamente novanta anni e magari sono l’1% dei propri clienti) piuttosto che ambire a nuovi segmenti di mercato o quantomeno fidelizzare i clienti tentati dalla concorrenza.

Papa Benedetto XVI, vista l’età, forse non vivrà a lungo: tra qualche anno potremo di nuovo giocare al “Toto-Papa”, ma in un mondo diverso. Perché Ratzinger l’avrà cambiato, ma anche perché i media saranno cambiati: già in questi giorni abbiamo visto quanto fosse importante la loro ombra sul Conclave, quanto si discutesse di papi e cardinali su blog, newsgroup, comunità virtuali di tutto il mondo.

Quando Ratzinger ci lascerà, la Chiesa dovrà ri – focalizzare, ancora una volta, la sua strategia: chissà che, stavolta, non scelga un Papa sudamericano, come molti si auguravano in segno di attenzione ai popoli più vasti (e sofferenti) del mondo cattolico. Nel frattempo, c’è tanta nostalgia per Giovanni Paolo II: chissà cosa penserà di questa elezione, lassù.

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6 aprile 2005

Se vai a Roma x omaggio Papa…

All'assalto dei mezzi pubblici (ma è solo l'inizio)Non l’ha scritto un adolescente, l’SMS che la protezione civile sta mandando (random?) agli Italiani: l’ha scritto un organo ufficiale dello Stato, sdoganando l’uso ufficiale dell’X per “per” e confermando ancora una volta che, di fronte ai grandi eventi, l’invio degli SMS è diventata una regola. Era successo per il blackout, per le elezioni, per lo tsunami.

«PROT. CIVILE — SE VAI A ROMA X OMAGGIO PAPA USA MEZZI TRASPORTO COLLETTIVO. PREPARATI A CODE ORGANIZZATE MA MOLTO LUNGHE. CALDO DI GIORNO FRESCO DI NOTTE. X INFO ISORADIO 103.3»,

recita l’SMS, che al tempo stesso riesce ad invitare all’utilizzo di mezzi pubblici e consigliare la radio per gli automobilisti. La situazione, d’altronde, sta precipitando, come si era già intuito domenica, quando a fine Messa le folle si accalcavano per uscire dalla Piazza ed era facile spostarsi senza muovere i piedi: ora il tutto è moltiplicato per 10 e le persone non si misurano più in decine ma in centinaia di migliaia. Pare che si siano moltiplicate anche le forze dell’ordine, praticamente inesistenti durante quel primo evento.

Si tratta, stavolta, dell’Evento, quello con la E maiuscola. Sebbene non si capisca quale sia esattamente (la coda o il funerale?), nel suo complesso il post mortem del buon Wojtyla sta smobilitando mezza Italia e mezza Polonia, oltre a colonie sparse di fedeli e politici proveniente da altri Paesi. Dopo che ha raggiunto il Centro Storico di Roma ed ha fermato la città, Bertolaso si è finalmente deciso a chiudere la fila ma in un impeto di ottimismo ha fissato la fine a stasera alle 22, immaginando “solo” 24 ore per esaurire la gente in coda.

Non è difficile immaginare che, domani sera alle 22, a fine esposizione, decine (o centinaia?) di migliaia di persone saranno ancora sul sagrato di San Pietro e sulle vie limitrofe. Arrabbiati per essere rimasti fuori ad un passo dalla visione mistica ma furbescamente già pronti ad aspettare ulteriori 12 ore (cosa vuoi che siano…) per assistere in pole position ai funerali. Ovviamente, nel frattempo, qualche altro centinaio di migliaia di persone sarà lì lì pronto ad accodarsi giù giù verso il centro di Roma.

I media, ovviamente, stanno impazzendo. Di gioia, sì. Sabato sera chiunque camminava per Castel Sant’Angelo poteva capire come stessero mugugnando “speriamochemuoiasperiamochemuoia”, dopo 48 ore ad aspettare. Dopo che è avvenuto, si son resi conto che questo voleva dire aspettare almeno un’altra settimana, fermi lì, nonostante si fossero finite la fantasia e la forza.

E giù ad aspettare, aspettare, aspettare. A vedere la fila di pellegrini crescere fino a davanti le telecamere, poi vederla andare ben oltre, ormai strabordante verso il Tevere ed oltre, giù per il Centro. Ormai avranno capito che è l’Evento e saranno felici di poterlo testimoniare e raccontare ai propri figli. A meno che non avvenga qualcosa di terribile venerdì: allora, diventerà l’Ecatombe. E non ci sarà SMS che tenga.

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30 marzo 2005

La sofferenza continua a dare spettacolo

Al di là di ogni possibile giudizio (etico e morale) di merito, il caso di Terri Schiavo sta esageratamente sostenendo gli ascolti dei telegiornali europei, oltre a quelli americani: Beppe Grillo – un comico, una persona “normale”, non un santo – chiede di staccare la spina della TV, di far tacere per un attimo i media che strillano ogni particolare pulp per poterla far tornare la ragazza sconosciuta ai più che era prima della terribile lotta che va avanti da anni ed anni.

La difficoltà a giudicare “il caso umano”, però, non deve far dimenticare, con Vittorio Zucconi, che sì, la vicenda della bulimica Terri è triste, ma è solo l’apice politicizzato di qualcosa molto più grande di lei. I media utilizzano lei ed il marito come l’alfa e l’omega della santità e della perdizione, perdendo tutte le sfumature positive e negative di entrambi i personaggi. Il sito ufficiale continua a sputare anatemi e raccogliere l’enorme rassegna stampa sull’argomento.

Morirà presto, Terri. Moriranno presto, probabilmente, anche il Papa e Ranieri di Monaco. Ognuno di loro sarà santificato, perché il / la morente è una persona buona per principio. Le telecamere ci canteranno le lodi di questi personaggi mediatici mantenendo alto il loro ricordo. Poi si stuferanno, ed andranno a cercare altre notizie.

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27 marzo 2005

Buona Pasqua a tutti, anche al Papa

Quando qualche settimana fa il Papa è stato ricoverato per la prima volta al Gemelli, i media si sono scatenati nel sottolineare la “stranezza” di un ricovero per una banale influenza. I tedeschi, aveva notato Paolo Graziani sul suo blog, cercavano di “gridare la verità”, che il Papa (a causa del Morbo che lo affligge da anni) soffrisse molto di più del previsto.

Quando era riapparso dal balcone di Piazza San Pietro, la gente aveva tirato un sospiro di sollievo. Poi aveva bofonchiato un ringraziamento per essere venuti, suscitando le lacrime tra la folla. Il ritorno in ospedale, qualche giorno dopo, aveva nuovamente fatto preoccupare l’Italia, l’Europa, il Mondo. Un intervento chirurgico, settimane di convalescenza, il ritorno in Vaticano.

Durante la Celebrazione delle Palme, il Papa si era affacciato per pochi secondi, richiesto da veri e propri cori da stadio: d’altra parte, doveva essere un viatico alla Giornata della Gioventù e di persone giovani, nella Piazza, ce ne erano tante. Stavolta, poche lacrime, solo applausi interrogativi.

Oggi pare che il Papa si sia affacciato per una dozzina di minuti, senza parlare. Tentando di parlare, con tanto di microfono messo a massimo volume, senza riuscirci. Poche ore prima, la Rai, dopo aver deliziato gli italiani con una celebrazione evangelista svizzera della Pasqua (molto più vivace di quella cattolica, probabilmente), ha riproposto un collage di immagini melodrammatiche commentate da vecchi interventi del Papa. Stasera, un documentario sui quasi 30 anni di Pontificato, a mo’ di coccodrillo.

Ormai, la Chiesa ha una conduzione del tutto virtuale. L’immagine pubblica del Papa continua ad essere solida, ma il gioco rischia di rompersi. Un tempo era scontato che le encicliche venissero scritte da team di prelati e “presentate” dal Pontefice di turno. Poi il Papa polacco ha introdotto la novità dei libri – bestseller, ed è diventato acquisito che fossero dei giornalisti professionisti, come sempre accade nei casi di libri scritti da vip, a collaborare all’editing delle opere.

In queste settimane, anche i messaggi (e le celebrazioni) vengono pronunciati da cardinali e monsignori di fiducia. I media speculano sull’immagine di un Papa simbolo della sofferenza etc. etc. ed a noi umani resta il dubbio su cosa pensi davvero, quell’omino malridotto sempre vestito di bianco, mentre lo portano via con la sedia a rotelle. Ricorda un po’ Fidel Castro quando, dopo essere caduto, si era sottoposto all’intervento chirurgico senza anestesia: grandi vecchi chiamati a rappresentare regimi più grandi di loro, nonostante l’età e le malattie. Verrebbe voglia di leggere un intervento del Papa ospite da Personalità Confusa, che riesce a ritrarlo in maniera sempre divertente.

Cosa succederà quando il cervello del Papa deperirà del tutto? Il Papa verrà chiuso dentro ed esposto alla finestra solo sotto sedativi? Chi condurrà la Chiesa, prima ancora che il mini – Stato in cui regna? Rizzoli avrà ancora il coraggio di pubblicare libri, una volta strappato l’autore di culto (in tutti i sensi) a Mondadori? Cosa dovrà inventare, il marketing della Chiesa, per convincere i cattolici che è ancora il Papa a guidarli?

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23 novembre 2004

Coscienze pulite, polmoni sporchi

Si dice spesso che le religioni “tradizionali” hanno problemi di “immagine” nell’attrarre i nuovi adepti o quantomeno conservare quelli esistenti. D’altra parte, se la religione fosse un servizio per il quale ideare campagne di marketing, sarebbe quanto meno un prodotto bizzarro. Pensiamo ad una nazione come l’Italia in cui sulla totalità dei potenziali “clienti” (qualunque cittadino, dal neonato al moribondo) una grande parte ha già aderito subito dopo la nascita alla religione col più ampio marketshare: concretamente, però, gli heavy users sono pochi, molto pochi.

Negli ultimi anni abbiamo visto un po’ di tutto per attrarre nuovi proseliti: convention, grandi eventi, direct marketing per ogni Chiesa che vuole partecipare alla festa annuale dell’8 per mille. La Chiesa Valdese, ad esempio, è diventata quantomeno nota proprio grazie alla crescente insofferenza rispetto alle concorrenti: quanti hanno messo la crocetta su questa Chiesa semisconosciuta sulla propria dichiarazione dei redditi per “sfregio” rispetto ad una rigida formazione cattolicheggiante?

Oggi piove una nuova tegola sulle Chiese europee: pare che andare in chiesa faccia male. A voglia a lamentarsi che nessuno vada più a seguire le funzioni della propria religione: i fumi di incenso e candele, presenti pressoché in tutte le religioni “classiche”, arrivano a superare di 20 volte i limiti delle particelle dannose stabiliti dall’Unione Europea.

Sarà anche un bel colpo di immagine per l’Università di Maastricht, quello di pubblicare dati che scavano così a fondo nell’immaginario di ognuno di noi. Ma quanti, onestamente, hanno passato un’intera giornata in una chiesa e quanti, invece, l’hanno passata nel traffico? Peggio la vita del corista da chiesa o del vigile urbano?

Dopo quella che ci metteva in guardia contro i fumi della cucina, spettiamoci la prossima ricerca su quanto faccia male frequentare i pub: la quantità incredibile di fumo che vi si respira, effettivamente, dà spesso più fastidio di quella che si trova nelle strade.

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14 ottobre 2004

La Chiesa Cattolica italiana ed il mondo della comunicazione

Si lancia in progetti faraonici, la Conferenza Episcopale Italiana, che in un documento schianta-PC (un PDF di 1,3 MB?) ci illustra la propria visione del “nuovo” mondo di quelle che definisce comunicazioni sociali

Il tutto con lati molto positivi, lati oscuri, lati difficili da attuare. Tra i primi, sicuramente, l’osservazione che ci siano troppi sacerdoti in televisione: cosa non deprecabile di per sé, ma per il messaggio che gli stessi vorrebbero portare. O quello che, al di là degli buone intenzioni, passa davvero.

Tra quelli più oscuri, il desiderio impellente di attribuire ad ogni diocesi un ufficio stampa, con tanto di portavoce ufficiale del vescovo. Cosa hanno da comunicare, di particolarmente interessante? Quanta disponibilità sincera possono ottenere presso i mass media e quanto, invece, filtrerà nelle pagine locali per le solite amicizie fraterne tra direttori di giornali e potentato locale?

Tra le tante proposte, alcune sono molto interessanti (altre molto discutibili). Quella di dotare ogni parrocchia di un sito Web appare affascinante ma di difficile attuazione pratica. A meno che non si voglia percorrere la strada di una paginetta statica per ogni chiesa della diocesi, la prospettiva ancora più sbiadita è quella dei soliti siti caserecci con tante gif animate e pochi contenuti aggiornati. Un vero peccato (è il caso di dirlo).

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