25 Gennaio 2007

Viva Diario Aperto, viva SWG

Qualche milione di italiani conosce SWG per essere il fornitore di sondaggi di alcuni dei più prestigiosi magazine italiani. Qualche decina di italiani ricorda SWG come l’organizzatore dello strano incontro tra blogger e sondaggisti in occasione delle ultime elezioni politiche. Qualche centinaio di italiani ora conoscerà SWG come l’organizzatore di Diario Aperto, l’iniziativa che mira a sondare la blogosfera italiana ed i suoi protagonisti in profondità. Un’iniziativa lodevole, che ricalca analoghe iniziative internazionali ma che è profondamente calata sulla realtà nazionale.

Il banner di Diario ApertoIl questionario ora disponibile sul sito di SWG è infatti il frutto della raccolta dei feedback di autori e lettori dei principali blog italiani ed è un lungo tentativo di tastare il polso ai lettori da molti punti di vista: di fatto, molte delle conclusioni che verranno dalla ricerca, che si spera saranno rese il più possibile note al grande pubblico in maniera gratuita, potranno essere estere alla maggioranza dei navigatori, al di là del loro interesse verso il mondo dei blog. Peccato solo per la seconda parte del questionario: i siti sui quali è possibile esprimere un giudizio sono probabilmente poco rappresentativi della blogosfera o comunque troppo pescati tra “i soliti noti” per essere un buon campione statistico.

La rete dei blog, infatti, è ormai ampia e diffusa in ambiti troppo diversi per essere sintetizzata da un gruppetto di siti che, ad esempio, ignora quasi completamente il mondo adolescenziale. Le ricerche internazionali mostrano quanto i lettori siano giovani ed attenti alla realtà ed i casi di brillanti e preparati adolescenti che mantengono un blog (basti citare Salvatore Aranzulla come rappresentante della categoria) meritano maggiore attenzione di alcune imbolsite presunte blogstar italiane. Nessun razzismo al contrario verso gli “adulti”, però: ad esempio, i Maestrini per Caso meritano un 10 soprattutto grazie alla loro autoironia, al contrario di altri blogger citati nel panel che non brillano certo per acume.

Aspettiamo con ansia, dunque, i risultati della ricerca. Per quante critiche siano state mosse all’iniziativa, è un bene che l’SWG da un lato ed i suoi partner (Università di Trieste in primis) abbiano avuto il coraggio di sondare a fondo il nostro piccolo grande mondo. C’era bisogno di un approccio professionale e c’è da essere sicuri che le sorprese non mancheranno. Per chi ha gradito la partecipazione al sondaggio, nel frattempo, è ampiamente consigliata la partecipazione al panel on line di SWG: periodicamente si riceveranno inviti a partecipare alle iniziative dell’azienda e finalmente si potrà leggere i sondaggi sulle riviste e pensare “Hanno ascoltato anche me!”.

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    11 Giugno 2006

    Il World Retail Banking Report 2006 arriva in Italia

    Verrà presentato a Roma il prossimo 19 giugno il World Retail Banking Report 2006, lo studio sul mondo bancario B2C annualmente curato da Capgemini, ING ed European Financial Management & Marketing Association. Si tratta di un’iniziativa interessante che, al di là dei fini meramente promozionali dei redattori, offre agli operatori finanziari di tutto il Mondo un’occasione di confronto sull’evoluzione dei principali temi commerciali nei vari mercati mondiali.

    Basterebbe leggere la conclusione del rapporto per avere un’idea dei principali risultati; tuttavia, gli insight migliori possono derivare dai dati grezzi da un lato e dalle pagine di approfondimento sull’evoluzione della multicanalità dall’altro. Soprattutto quest’ultima sezione è quella che evidenzia i trend più comuni a tutte le aree mondiali: le banche attendono sensibili incrementi nelle vendite sui canali diretti e spostano perciò il lavoro delle filiali verso un approccio più destinato alla relazione col Cliente.

    Nulla di nuovo sotto il sole, a dire il vero, se non il fatto che dalle parole degli scorsi lustri si è passati ai fatti: le interviste ai top manager interessati alla multicanalità suggeriscono qualcosa che va oltre l’incremento dal 2% del 2000 al 17% previsto per il 2010 nelle vendite pure (non pre-sales o marketing) via Web. Emerge l’attesa che, sempre nel 2010, di fatto filiali, ATM e Web offriranno lo stesso bouquet di servizi, con evidenti profili reddituali diversi: chissà che finalmente non si smetta di considerare l’ATM come il viatico alla migrazione sul Web.

    Per il resto, colpiscono soprattutto gli andamenti dei prezzi: un cliente attivo paga mediamente 76 Euro all’anno per servizi bancari di base, cifra lontana sia dai ben più alti prezzi delle filiali italiane, ma notevolmente superiore ai costi di un cliente europeo del tutto “virutalizzato”. Ciò che viene premiato dalle Banche è in realtà la quantità di servizi utilizzati più che il modo di farlo: il rapporto di 4,6 ad 1 dei costi dei prezzi tra clienti molto attivi e scarsamente attivi è sensibile e difficilmente suscettibile di cambiamenti nel medio termine.

    Per gli aficionados del settore, per i markettari o anche semplicemente per i Clienti finali, il rapporto merita una lettura. Se si vuole regalare i propri dati a CapGemini, è sufficiente iscriversi qui per il download. Altrimenti, basta andare su Google e scoprire il link diretto da CapGemini Belgio.

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    5 Maggio 2006

    Virtualizzare la lingua

    Annunciato qualche giorno fa a Roma, il “Tesoro della lingua italiana delle origini” è un’iniziativa importante per la cultura italiana: si tratta di un corposo dizionario storico della lingua italiana, contenente già 15.000 voci ed in piena evoluzione. La consultazione è gratuita ed è di grande valore per cultori della materia e non: sebbene alcuni dettagli siano ostici per i novizi, la possibilità stessa di poter interagire col corpus è un bel regalo per tutti noi. Se si considera che è un progetto iniziato nel 1965, si può capire la rilevanza dell’evento.

    Quasi contemporaneamente, l’Accademia della Crusca ha presentato la “Lessicografia della Crusca in Rete”, altra iniziativa ambiziosa che si fregia della collaborazione della stessa Opera del Vocabolario Italiano madre del TLIO. In questo caso, il Progetto (per gli amici “Cruscle”) si occupa di portare in Rete il contenuto delle varie edizioni del Vocabolario degli Accademici: da una parte, la possibilità di sfogliare virtualmente i volumi digitalizzati; dall’altra, l’accesso diretto alle voci tramite un motore di ricerca dedicato.

    In entrambi i casi, l’apporto del CNR è fondamentale: si tratta di progetti che prevedono risorse ridotte ma che risultano importanti per il loro ruolo nello sviluppo della conoscenza della lingua italiana degli esordi. Probabilmente, si sarebbe potuta adottare una strategia di comunicazione migliore per differenziare i due lanci di agenzia, che si sono accavallati sui giornali a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro: in ogni caso, si tratta di iniziative che dovranno incontrare da una parte il sostegno degli studiosi e dall’altra l’interesse dei navigatori per poter continuare ad essere seguite.

    Il rischio, testimoniato dal link di richiesta del 5 per mille nell’home page dell’OVI, è che i fondi vengano tagliati e quanto iniziato rimanga incompiuto o peggio svanisca nel nulla. Passi qualche ingenuità tecnologica, a patto che si continui a lavorare nella giusta direzione. L’importante, infatti, è che le istituzioni più alte abbiano capito l’importanza del pubblicare in Rete al fine di minimizzare gli investimenti e massimizzare la diffusione: la carta, in questi casi, non è proprio il supporto migliore.

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    22 Aprile 2006

    A proposito di consumer generated media

    Viene pubblicata l’indagine di TNS Influenza dei consumer generated media nelle decisioni d’acquisto degli utenti Internet e sui blog italiani ci si lancia in divagazioni e riflessioni ad alta voce sul tema: si analizza, si spulcia, si vivisezionano le poche pagine dei risultati, alla ricerca di conferme alle proprie teorie o di pecche nella metodologia utilizzata. I risultati dovrebbero essere chiari, ma c’è chi riesce a ribaltarli: chissà perché, chissà se in buona fede.

    I risultati della ricerca su 5.000 navigatori, infatti, dicono che questi si sentono decisamente più influenzati da forum e newsgroup (24% «Molto» o «Abbastanza»), più che dai blog (11%, meno della metà). Anche la partecipazione è notevolmente superiore: 82% conoscono o partecipano alle comunità, 73% ai blog. Ciò nonostante, giornalisti e blogger stessi esaltano il ruolo dei secondi: tutti schiavi della moda? Tutti rapiti dal solito termine blog come panacea di tutti i mali della comunicazione interpersonale?

    La discussione migliore sul tema si svolge proprio nei commenti di un post critico sulla ricerca: per quanto paradossale, proprio nell’ambito di un esempio celebre di blog, c’è la migliore esaltazione possibile delle comunità. Si discute di «superiorità del lavoro collettivo», di «economia del libero scambio», di «longeva credibilità dei newsgroup». Temi affascinanti che sembravano essere spariti dal discorso pubblico della Rete: dopo anni di esaltazione delle comunità virtuali, infatti, si era finiti a discutere solamente di blog e dintorni.

    Meriterebbe di tornare un tema dominante, quello delle comunità virtuali, per l’enorme impatto che queste aggregazioni volontarie di autori e lettori, nel loro ricoprire ruoli del tutto interscambiabili, hanno su società, economia, flussi di comunicazione interpersonale. Nulla da eccepire sulla crescente importanza dei blog: ma difficilmente di quelli veramente personali. I blog importanti diventano inevitabilmente comunità virtuali: cresce il numero degli autori, esplode quello dei commenti. Incredibile a dirsi, si creano di fatto ad enormi forum: nulla di nuovo rispetto a dieci anni fa?

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    11 Aprile 2004

    Il futuro dei media secondo IBM

    Negli scorsi giorni Forbes ha riportato la notizia di un interessante studio IBM a proposito dell’evoluzione del consumo di media in un futuro nemmeno troppo remoto.

    L’idea di fondo è semplice, ma sintomatica di qualcosa in grande evoluzione da tempo: far convergere tutti i prodotti mediatici in un unico bundle, trasformare i “servizi” di cui usufruisce (ad esempio la proiezione cinematografica di un film) in “diritti”.

    I motivi dell’evoluzione sono tanti: il successo del P2P, che ha segnato la prima grande onda di dematerializzazione dei prodotti multimediali; i costi crescenti della pubblicità, ormai necessaria non solo in caso dei lanci di un prodotto culturale (uscita nel cinema, pubblicazione dell’hard cover di un romanzo), ma anche delle sue successive evoluzioni (ad esempio l’offrire in DVD/VHS un film, il rieditare in tascabile un best seller).

    Succederà? Con che velocità? A fine anni Novanta, il solito Grauso (che fine ha fatto?) era così convinto della morte imminente dei libri, da puntare molte risorse sul successo degli e-book, in particolare dei ”lettori” hardware. Un sistema editoriale che, in realtà, non è mai decollato sul serio. Menzione d’onore, piuttosto, ai tanti progetti europei come l’italiano Liber Liber o lo spagnolo Cervantes, che hanno sì dematerializzato i prodotti culturali, ma senza ingabbiarli in politiche di licenza eccessive…

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