17 Giugno 2004

Tutti (o quasi) pazzi per LinkedIn

Prima c’era stato Orkut, poi mille altri, infine LinkedIn: la mania dei social network sembra la prossima moda emergente, dopo quella dei portali, quella delle comunità, quella dei blog e via all’infinito… Periodicamente la Rete partorisce delle buzzword e chi in Rete ci sta un po’ più della media (in termini di tempo speso on line e di presenza in comunità varie) se ne innamora. Poi se ne accorgono gli investitori e sono dolori.

Stavolta, dunque, è la volta delle “reti sociali”. Tornano alla carica i soliti noti (venture capitalist, piccoli e grandi investitori) e si ricomincia a respirare quel clima da febbre da IPO. Anche i revenue model sono moooolto innovativi: pubblicità, prima di tutto.

LinkedIn, in realtà, ha idee diverse. Stanno cercando di creare una LinkedIn-dipendenza che un giorno possa fruttare una fee mensile. C’è chi parla di “favors economy” e chi crea reti di oltre 3.000 persone per lanciare a sua volta il proprio sito. Si ottengono persino premi in Italia, facendolo. C’è anche chi, però, dopo aver inviato inviti a tutte le persone conosciute professionalmente negli ultimi anni, ci ripensa: forse stiamo tutti regalando eccessivamente potere a LinkedIn e soci. La legge di Metcalfe non perdona.

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