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	<title>.commEurope &#187; Vita in Rete</title>
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		<title>Per fare innovazione non servono Ministeri</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 20:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste ore ci si strappa i capelli su più fronti a causa della mancata creazione di un Ministero o almeno di un Sottosegretariato &#8220;per Internet&#8221; o &#8220;per l&#8217;Agenda digitale&#8221;, qualunque cosa ciò voglia dire. Alcuni commentatori sostengono che le scelte dei nuovi referenti ministeriali negli ambiti Editoria e Comunicazioni siano infelici sia in termini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore ci si strappa i capelli su più fronti a causa della mancata creazione di un Ministero o almeno di un Sottosegretariato &#8220;per Internet&#8221; o &#8220;per l&#8217;Agenda digitale&#8221;, qualunque cosa ciò voglia dire. Alcuni commentatori sostengono che le scelte dei nuovi referenti ministeriali negli ambiti Editoria e Comunicazioni siano infelici sia in termini di professionalità che soprattutto di possibile attenzione verso &#8220;il mondo di Internet&#8221;.</p>
<p>Ma cosa vuol dire davvero &#8220;il mondo di Internet&#8221;? Su cosa si vuole un presidio così forte da richiedere un membro dedicato del Governo, in pianta stabile, su base esclusiva? Nessuno sa rispondere: qualcuno tira fuori la banda larga e gli investimenti infrastrutturali necessari, qualcun altro richiede maggiore attenzione verso quelle che un tempo si chiamavano dot-com, molti richiamano l&#8217;attenzione sulle evoluzioni del copyright.</p>
<p>Sono tutte tematiche interconnesse, ma si fa fatica a capire perché dovrebbero essere raggrumate in unico ufficio. Una cosa sono gli investimenti sulla fibra ottica, che possono (o forse devono) essere presidiati dal plenipotenziario Passera; un&#8217;altra garantire un approccio maturo al tema dei diritti; altro tema è l&#8217;incentivazione delle startup. È a dir poco impossibile che un unico Ministero assommi competenze tanto diverse.</p>
<p>Già da qualche Legislatura si sono visti nascere (e morire male) dei Ministeri per l&#8217;Innovazione, con quasi nessuna forza decisionale e soprattutto alcun potere di cambiare davvero le cose. È vero che chi fa innovazione in Italia è maltrattato o quantomeno non incentivato, ma non è necessario dedicare tempo/fondi di burocrati per risolvere il problema. È un problema di sviluppo economico (e non solo nel senso del Ministero).</p>
<p>La verità è che l&#8217;utilizzo di Internet in primis e più in generale un approccio innovativo a produzione, servizi e commercio sono elementi abilitanti, da diffondere in ognuna delle attività del nuovo Governo. Che stia parlando il Ministro della Salute o si stia leggendo una dichiarazione del Ministro del Turismo, la sensazione di padronanza di queste tematiche deve essere naturale, non mediata da ulteriori strutture burocratiche.</p>
<p>Questo Governo avrà per sua natura vita breve, che arrivi o meno alla fine della Legislatura. Ha però tempo sufficiente per insufflare nella nostra vita quotidiana, sia personale che professionale, uno spirito di innovazione. Non è l&#8217;età dei Ministri o il loro curriculum a poter dare questa sferzata di vitalità all&#8217;economia italiana; è la loro volontà di svegliare lo Staff dei loro Ministeri, poi piano piano l&#8217;innovazione arriverà al mercato.</p>
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		<title>Le nuove facce del digital divide</title>
		<link>http://www.commeurope.com/2011/10/31/le-nuove-facce-del-digital-divide/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 21:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software e hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche anno fa si parlava spesso di digital divide nelle zone più povere del mondo: i PC tardavano ad arrivare e in alcuni casi anche le telecomunicazioni erano difficili, se non impossibili. La rapida diffusione dei cellulari ha fatto letteralmente balzare in avanti intere economie locali: in molti casi sono stati &#8220;saltati&#8221; interi passaggi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'articolo 'Digital divide, acqua, cibo, istruzione' del 14 gennaio 2004" href="http://www.commeurope.com/2004/01/14/digital-divide-acqua-cibo-istruzione/" target="_blank">Qualche anno fa</a> si parlava spesso di digital divide nelle zone più povere del mondo: i PC tardavano ad arrivare e in alcuni casi anche le telecomunicazioni erano difficili, se non impossibili. La rapida diffusione dei cellulari ha fatto letteralmente balzare in avanti intere economie locali: in molti casi sono stati &#8220;saltati&#8221; interi passaggi di digitalizzazione e il mobile è stata l&#8217;arma vincente.</p>
<p>L&#8217;attenzione sul digital divide si è così nel tempo spostata nuovamente sul mondo Occidentale, ove la crisi ormai costante sta facendo lievitare il coefficiente di Gini nei redditi di diversi Paesi. Qui ormai i cellulari da soli non bastano a muovere l&#8217;economia: sono smartphone e tablet probabilmente i tools più utili per poter contribuire a sostenere lo sviluppo economico. O a seguirlo.</p>
<p>In effetti non è chiarissimo il meccanismo: questi devices stanno contribuendo a sostenere i (pochi) settori economici ancora vivi o semplicemente la loro adozione è una conseguenza del livello di benessere necessario per comprarli? Al di là della moda imperante, quanti di coloro che hanno i mezzi per prenderli e mantenerli poi li utilizzano davvero sfruttandone l&#8217;enorme potenziale?</p>
<p><a title="La ricerca 'Zero to Eight: Children's Media Use in America' dell'ottobre 2011" href="http://www.commonsensemedia.org/research/zero-eight-childrens-media-use-america" target="_blank">Una ricerca di Common Sense Media</a> pubblicata negli scorsi giorni mostra come la correlazione tra benessere economico e adozione di media innovativi si ripercuota in ambito familiare: i bambini occidentali sono sempre più propensi all&#8217;utilizzo di smartphone e tablet rispetto ai media tradizionali, ma con tutta evidenza solo quelli più benestanti possono utilizzarli con continuità.</p>
<p>Questa prospettiva del digital divide è piuttosto inquietante: nel momento in cui la differenza tra ceti si evidenzia in così tenera età, sembra di tornare ai tempi in cui la differenza tra figli di analfabeti e scolari delle scuole private sembrava (e probabilmente era) incolmabile. La scuola pubblica aveva aiutato l&#8217;Occidente a superare questo iato, ma cosa potrà intervenire ora?</p>
<p>Sembra che in India si punterà proprio <a title="L'articolo 'India, il tablet meno costoso del mondo' di Claudio Tamburrino" href="http://punto-informatico.it/3294571/PI/News/india-tablet-meno-costoso-del-mondo.aspx" target="_blank">su tablet low cost, chiamato Aakash</a>, per evitare di cadere in questa brutta frattura tra bimbi ricchi e poveri, in modo che il digital divide non nasca nemmeno o quantomeno non sia legato alla dotazione hardware. Ci sono molti altri elementi utili per eguagliare i destini economici di famiglie diverse, ma questo è un modo decisamente moderno.</p>
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		<title>Current, LinkedIn e la necessità di un business model autonomo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 20:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[La vicenda della possibile chiusura di Current Italia ha travolto le cronache degli ultimi giorni: lo staff di Al Gore prima è riuscito a innescare il malcontento virale dei blogger, poi ha mandato l&#39;ex Vicepresidente degli Stati Uniti ospite di Annozero, riuscendo a far arrivare la vicenda sui media mainstream, preoccupati per un&#39;eventuale voglia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della possibile chiusura di Current Italia ha travolto le cronache degli ultimi giorni: lo staff di Al Gore prima è riuscito a innescare il malcontento virale dei blogger, poi ha mandato l&#39;ex Vicepresidente degli Stati Uniti ospite di Annozero, riuscendo a far arrivare la vicenda sui media mainstream, preoccupati per un&#39;eventuale voglia di censura da parte di Sky.</p>
<p>Tutto si è ingarbugliato quando i Manager della piattaforma satellitare hanno tirato fuori gli aspetti economici del rinnovo dell&#39;accordo e i dati di ascolto del canale. I meno avvezzi alle dinamiche della televisione italiana sono rimasti colpiti dai numeri degli ascolti (<a title="L'articolo 'La fine ingloriosa della coda lunga' del 29 novembre 2009" target="_blank" href="http://www.commeurope.com/2009/11/29/la-fine-ingloriosa-della-coda-lunga/">qualche migliaio di spettatori al giorno</a>) e dai numeri delle richieste di Current (qualche milione di Euro).</p>
<p>Nelle stesse ore, negli Stati Uniti l&#39;attenzione era tutta nei confronti di LinkedIn, fino a poco tempo fa social network un po&#39; elitario, oggi azienda da un migliaio di dipendenti che, con una quotazione miliardaria, sembra aver riaperto la gara delle IPO che speravamo di non veder più dai tempi dell&#39;esplosione della bolla delle dot-com, ormai una decina di anni fa.</p>
<p>Due vicende lontane nello spazio, ma accomunate da un problema simile: nessuna delle due iniziative ha un business model sostenibile nel lungo periodo. I programmi pur originali di Current e i servizi ai professionisti di LinkedIn sono sicuramente nicchie dalle grandi potenzialità, ma che ancora basano troppo la propria fortuna sulla speranza di ricavi pubblicitari.</p>
<p>In nessuna delle sue edizioni mondiali Current starebbe in piedi senza i ricavi della pubblicità e i contributi delle piattaforme ospitanti, che in alcuni casi poggiano sugli abbonamenti, o indirettamente sulla pubblicità. LinkedIn prova a vendere qualche account premium, ma di fatto il suo futuro sembra più legato al divenire una piattaforma per le inserzioni dei recruiter.</p>
<p>Sono sicuramente aziende che almeno hanno un fatto un passo avanti rispetto alle loro concorrenti, che di pubblicità vivono al 100%, ma sono troppo in balia delle onde, siano esse quelle del Nasdaq o quelle della News Corporation, per essere davvero autonome. Meritano di avere successo e seguito, ma devono ancora lavorare tanto per ottenere <a title="L'articolo 'Il trade off dei media commerciali è vecchio ma molto attuale' del 16 ottobre 2005" target="_blank" href="http://www.commeurope.com/2005/10/16/il-trade-off-dei-media-commerciali-e-vecchio-ma-molto-attuale/">l&#39;autonomia necessaria</a>.</p>
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		<title>Tempo di tech detox?</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 20:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[The Wall Street Journal ha pubblicato negli scorsi giorni un articolo di Elizabeth Bernstein particolarmente stimolante: l&#8217;eccessiva dipendenza dai device multimediali in ogni momento della giornata è un argomento che tocca da vicino tutti noi, per motivi di lavoro o per piacere. C&#8217;è un limite accettabile e un tipo di comportamento inaccettabile; l&#8217;autrice propone un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.commeurope.com/images/tech_detox_scott_pollock.jpg" alt="L'immagine di Scott Pollock che accompagna l'articolo di Elizabeth Bernstein" width="553" height="369" /></p>
<p><a title="L'articolo 'Your BlackBerry or Your Wife' di Elizabeth Bernstein" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703779704576073801833991620.html" target="_blank"><em>The Wall Street Journal</em> ha pubblicato</a> negli scorsi giorni un articolo di Elizabeth Bernstein particolarmente stimolante: l&#8217;eccessiva dipendenza dai device multimediali in ogni momento della giornata è un argomento che tocca da vicino tutti noi, per motivi di lavoro o per piacere. C&#8217;è un limite accettabile e un tipo di comportamento inaccettabile; l&#8217;autrice propone un decalogo per scoprire se abbiamo scavalcato il primo per adottare il secondo.</p>
<blockquote><p><em>«10 Signs Your Devices Are Hurting Your Relationships: </em></p>
<ol><em></p>
<li> You can&#8217;t get through a meal without emailing, texting or talking on the phone.</li>
<li>You look at more than one screen at a time, checking email while watching television, for example.</li>
<li>You regularly email or text, other than for something urgent, while your partner or another family member is with you.</li>
<li>You sleep with your phone near you, and you check your email or texts while in bed.</li>
<li>You log onto your computer while in bed.</li>
<li>You have had an argument with a loved one about your use of technology.</li>
<li>You text or email while driving.</li>
<li>You no longer go outside for fun.</li>
<li>You never turn off your phone.</li>
<li>When you spend time with your family—a meal, a drive, hanging out—each person is looking at a different screen.»</li>
<p></em></ol>
<p><em> </em><em> </em></p></blockquote>
<p>Alzi la mano chi non ha totalizzato 1-2-5 o magari tutti e 10 i punti. Con gradi diversi, ci siamo tutti in mezzo: abbiamo passato decenni a sfottere le casalinghe di Voghera e i loro televisori sempre accessi (durante il giorno) e siamo finiti con schermi piccoli/medi/giganti sempre accesi (sempre davvero stavolta). Gli smartphone sono stati la tecnologia più abilitante rispetto alle nostre comunicazioni quotidiane, ma anche lo strumento più invasivo.</p>
<p>Spegniamo il notebook e leggiamo un libro. Ma il libro ora è sul reader, quindi ecco acceso un nuovo device. Ascoltiamo un po&#8217; di musica di sottofondo ma poi visto che lo facciamo via PC perché non fare una scappatina sul Web per leggere l&#8217;e-mail? Questa sciarada tecnologica può andare avanti all&#8217;infinito, perché tanto non c&#8217;è occasione sociale, anche solo a livello familiare, in cui non c&#8217;è almeno uno schermo acceso, una suoneria che trilla.</p>
<p>La Bernstein propone un detox tecnologico progressivo, partendo magari con poche ore al giorno. Il problema è che, conoscendoci, possiamo pure evitare di accendere il notebook/il tablet/lo smartphone/il televisore per qualche ora, ma tanto poi facciamo il riperduto appena torniamo, tutti felici, in mezzo al flusso. Il fornitore di energia elettrica esulta, i nostri amici online pure. Magari vogliono dirci di aver tentato anche loro un detox tecnologico.</p>
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		<title>Una settimana senza Web</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 19:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Stufi di andare all&#8217;Estero e venire martoriati da tariffe senza senso? Può essere una scusa per staccare da Internet per un po&#8217;. La sensazione, soprattutto per gli heavy users della Rete, è quantomeno straniante: niente social network, niente video, niente giornali e così via. Il che, confrontato con la routine &#8220;quotidiana&#8221; di molti di noi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stufi di andare all&#8217;Estero e venire martoriati da tariffe senza senso? Può essere una scusa per staccare da Internet per un po&#8217;. La sensazione, soprattutto per gli heavy users della Rete, è quantomeno straniante: niente social network, niente video, niente giornali e così via. Il che, confrontato con la routine &#8220;quotidiana&#8221; di molti di noi, fa riflettere sul costante grado di interconnessione, solo per un attimo interrotta.</p>
<p>Andando in giro per una settimana con iPad e smartphone (ma senza BlackBerry, perché le notifiche delle e-mail, specie di lavoro, sarebbero un richiamo continuo alla vita di tutti i giorni), c&#8217;è tempo per rilassarsi, godere accompagnatori e luoghi da visitare, rimanere sereni senza pensare alla politica italiana, alle quotazioni dei titoli o ai check-in di chi ci tiene a farci sapere di essere alla fermata del tram.</p>
<p>Al massimo, il relax della vacanza (specie di quella all&#8217;Estero) regala un po&#8217; di tempo spurio per leggere qualche articolo di approfondimento <a title="L'articolo 'Wireless, ma non troppo' del 30 maggio 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/05/30/wireless-ma-non-troppo/" target="_blank">sulla tavoletta &#8220;wireless ma non troppo&#8221;</a>, delegando a qualche hot spot gratuito Wi-fi un check saltuario della posta elettronica personale. La quale, privata delle notifiche dei social network, torna ad essere leggera e utile come pochi altri strumenti sulla Rete.</p>
<p>Rimane il problema della posta elettronica di lavoro, ma anche in quel caso un rapido check giornaliero, almeno nei periodi di &#8220;magra&#8221; come può essere agosto, è sufficiente; per il resto, ci si rende conto che le comunicazioni veramente urgenti arrivano via SMS. Se si riescono a evitare anche le telefonate, il mobile rimane un bel mattoncino per navigare le mappe ed evitare di perdersi in giro per il mondo.</p>
<p>L&#8217;esperienza merita di essere ripetuta più spesso. La cosa più divertente è poi tornare in Rete a curiosare sui social network e trovarli invasi di <a title="L'articolo 'The Web Is Dead. Long Live the Internet' di Chris Anderson e Michael Wolff" href="http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/" target="_blank">discussioni sulla presunta morte del Web</a>. Dopo una settimana di astinenza, ci si rende conto di quanto il Web sia fondamentale e in tal senso si è felici di dar torto alle cassandre: a meno di non essere sempre in vacanza, è indispensabile. O quantomeno utile.</p>
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		<title>Blog a servizio ridotto</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 19:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[.commEurope]]></category>
		<category><![CDATA[User generated contents]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo post serve soprattutto a tranquillizzare i lettori di .commEurope: al momento niente drammi estivi come lo scorso anno, ma solo un rallentamento che segue la tendenza estiva di questo blog. La scelta per luglio e agosto 2010 è infatti di diluire l&#8217;impegno rispetto al post settimanale tipico di questo blog, ma continuare a scriverci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post serve soprattutto a tranquillizzare i lettori di .commEurope: al momento niente <a title="L'articolo 'Il calore del mio amore per te' del 22 luglio 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/07/22/il-calore-del-mio-amore-per-te/" target="_blank">drammi estivi come lo scorso anno</a>, ma solo un rallentamento che segue <a title="L'articolo 'Anche .commEurope va in vacanza' del 19 agosto 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/08/19/anche-commeurope-va-in-vacanza/" target="_blank">la tendenza estiva di questo blog</a>. La scelta per luglio e agosto 2010 è infatti di diluire l&#8217;impegno rispetto al post settimanale tipico di questo blog, ma continuare a scriverci su.</p>
<p>Per molti di noi, si spera per tutti gli amici di .commEurope, questi sono week-end di relax in giro per l&#8217;Italia, preludi di periodi di vacanza finalmente imminenti. Capita comunque di lavorare un po&#8217; o di leggere online per mantenersi aggiornati, anche perché altrimenti non ci sarebbe molto di cui parlare quando la voglia di scrivere prevale sulla pigrizia e sull&#8217;ozio estivi.</p>
<p>Chissà se tutto ciò vale anche per i corporate blogger. Magari avrebbero voglia ogni tanto di allentare il ritmo, di smettere di scrivere post &#8220;attraenti&#8221; rispetto alla realtà sonnolenti delle proprie società. Perché un conto è riuscire a perfezionare uno stile di scrittura coerente con l&#8217;immagine aziendale, un altro far appassionare i lettori.</p>
<p>Viene quasi da immaginarli, questi corporate blogger annoia(n)ti, che vanno dai referenti aziendali e li convincono che i blog sono morti, che invece di mantenerli a servizio ridotto, tanto vale chiuderli e passare ad una meno impegnativa gestione di un profilo di Facebook. Tanto questo mondo virtuale è così fugace che si può agevolmente dimostrare di tutto.</p>
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		<title>Mondiali di calcio e dicotomie quadriennali</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 19:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che infastidisce chi non è interessato allo sport, quanto e addirittura più dello sport stesso, è l&#8217;ossessione collettiva che gli eventi sportivi più noti fanno partire un anno sì e uno no: le Olimpiadi estive o invernali, ma soprattutto, gli Europei o i Mondiali di calcio, sono l&#8217;esempio perfetto. Nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una cosa che infastidisce chi non è interessato allo sport, quanto e addirittura più dello sport stesso, è l&#8217;ossessione collettiva che gli eventi sportivi più noti fanno partire un anno sì e uno no: le Olimpiadi estive o invernali, ma soprattutto, gli Europei o i Mondiali di calcio, sono l&#8217;esempio perfetto.</p>
<p>Nel nostro continente i markettari attendono con ansia questi anni, solitamente pari, per ridisegnare un numero imbarazzante di campagne promozionali che ricordino, in modo diretto (diritti permettendo) o indiretto (un pallone o una bandiera nazionale non si negano a nessuno) l&#8217;Evento.</p>
<p>L&#8217;effetto sui non-sportofili, si diceva, è potente quanto e forse più di quello sugli appassionati: magari l&#8217;appello al tifo <a title="La Mapei era lo sponsor che nel 2006 aveva puntato di più sulla Nazionale italiana che vinse il Mondiale di calcio" href="http://www.commeurope.com/2006/08/17/que-reste-t-il-de-nos-amours/" target="_blank">funziona con la Mapei di turno</a>, ma diventa deleterio quando si cerca di puntare sui target che, ai festeggiamenti a notte fonda, preferirebbero passatempi magari meno popolari, ma molto più rilassanti in tempi di calura eccessiva.</p>
<p>In Italia come in Francia o in Germania, in queste settimane di Mondiali 2010, si creerà la consueta dicotomia quadriennale tra chi gode col frastuono delle trombette da stadio e chi aspetterà strenuamente che dal Sudafrica smettano le telecronache, che sui giornali si parli d&#8217;altro, che non spuntino più palloni su tutti i manifesti.</p>
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		<title>Il 2010 sarà l&#8217;anno del Mobile Internet</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 20:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno qualsiasi del 2003, in un&#8217;aula della Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino: un gruppetto di middle manager dell&#8217;ex Omnitel, da poco Vodafone Italia, presenta agli studenti del Master in Business Administration le strategie dell&#8217;Azienda all&#8217;alba dell&#8217;UMTS e poco tempo dopo il lancio di Vodafone Live! e degli MMS, servizi adeguati ai terminali a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno qualsiasi del 2003, in un&#8217;aula della Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino: un gruppetto di middle manager dell&#8217;ex Omnitel, da poco Vodafone Italia, presenta agli studenti del Master in Business Administration le strategie dell&#8217;Azienda all&#8217;alba dell&#8217;UMTS e poco tempo dopo il lancio di Vodafone Live! e degli MMS, servizi adeguati ai terminali a colori da pochissimo presenti sul mercato.</p>
<p>Ad un certo punto, un allievo dell&#8217;MBA alza la manina e chiede come mai Vodafone Italia non abbia ancora lanciato tariffe flat per navigazione GPRS, nemmeno per la clientela aziendale. I manager rispondo indispettiti, rispondendo che la navigazione col cellulare non trova interesse sul mercato. Chi muore dalla voglia, può ricorrere agli interessantissimi servizi di Vodafone Live! via Wap.</p>
<p>Passano pochi anni ed Internet Mobile diventa un fulcro dell&#8217;offerta di Vodafone in tutta Europa. Tutti gli operatori concorrenti, d&#8217;altra parte, hanno da tempo lanciato le ormai diffusissime chiavette USB per sostituire gli ingombranti modem PCMCIA e la rete si è evoluta offrendo prima l&#8217;UMTS, poi l&#8217;HSDPA/HSUPA. I cellulari evoluti, sempre più simili a PDA evoluti, hanno fatto il resto.</p>
<p>La domanda c&#8217;è, eccome. Sebbene la copertura in alcune zone d&#8217;Italia sia instabile o addirittura assente, molti di noi hanno capito i vantaggi della navigazione in movimento. <a title="L'articolo 'Il 2009? Meglio dimenticarlo' del 27 dicembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/12/27/il-2009-meglio-dimenticarlo/" target="_blank">Si accennava in merito parlando di trend 2009</a>: durante le feste, molti di noi avranno notato un aumento drastico degli auguri via social network. Dall&#8217;altro lato, milioni di persone hanno continuato <a title="L'articolo 'Natale, gli auguri mandano in tilt la Tim' del 25 dicembre 2009" href="http://www.river-blog.com/2009/12/25/natale-gli-auguri-mandano-in-tilt-la-tim/" target="_blank">a far crollare la rete TIM come tradizione</a>.</p>
<p>Quest&#8217;anno ci sarà la svolta. Se proprio bisogna individuare un macrotrend per il 2010, sarà sicuramente l&#8217;esplosione del Mobile Internet, anche tra gli &#8220;insospettabili&#8221; utenti del mass market. I dati di Gartner confermano un&#8217;ampia crescita della diffusione degli smartphone, ma più che un&#8217;evoluzione hardware sarà soprattutto uno shift culturale (prezzi della connettività permettendo).</p>
<p>In maniera abbastanza incredibile, <a title="La presentazione del Mobile Internet Report 2009 di Morgan Stanley" href="http://www.morganstanley.com/institutional/techresearch/mobile_internet_report122009.html" target="_blank">Morgan Stanley ha rilasciato materiale prezioso</a> in maniera pubblica, utile per immaginare l&#8217;evoluzione del mercato e confermare sostanzialmente questa evoluzione del mercato anche a livello internazionale. Teniamocelo da parte, perché potrà esserci utile per comprendere uno dei pochi sviluppi positivi che ci riserva questo difficile 2010.</p>
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		<title>I Blogger alle prese col Paese reale</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 20:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Gaspar Torriero passa qualche settimana lontano da Internet e (ri)scopre un mondo diverso da quello quotidiano. Un mondo fatto di esseri umani lontani anni luce dalle dinamiche di Rete, dai suoi miti e dalle discussioni che si rincorrono nei forum tematici o negli spazi aperti offerti dai social network. Qualche mese fa Sir Squonk aveva fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'articolo 'Lontano da internet e da tutto' di Gaspar Torriero" href="http://www.gaspartorriero.it/2009/12/lontano-da-internet-e-da-tutto.html" target="_blank">Gaspar Torriero passa qualche settimana lontano da Internet</a> e (ri)scopre un mondo diverso da quello quotidiano. Un mondo fatto di esseri umani lontani anni luce dalle dinamiche di Rete, dai suoi miti e dalle discussioni che si rincorrono nei forum tematici o negli spazi aperti offerti dai social network. Qualche mese fa <a title="L'articolo 'Quindici giorni nel Paese Reale' di Sir Squonk" href="http://www.blogsquonk.it/?p=3248" target="_blank">Sir Squonk aveva fatto altrettanto</a>, regalandoci un quadretto ben fatto della realtà vista in giro per le spiagge italiane.</p>
<p>L&#8217;immagine restituita oggi da Gaspar ha segno maggiormente negativo, perché rilevata in un contesto economico più difficile, in termini di tempo e di luogo. E soprattutto è ulteriormente distante da quella realtà che immaginiamo quotidianamente nei nostri post in Rete e che solo <a title="L'articolo 'L’immagine internazionale dell’Italia' del 13 dicembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/12/13/immagine-internazionale-dell-italia/" target="_blank">eventi traumatici come quello della scorsa settimana</a> possono farci riscoprire. Eventi che peraltro passano sui nostri schermi come materiale di discussione. E basta.</p>
<p>Discutiamo, magari animatamente, di tecnologia e marketing, di hobby e politica internazionale. Ci piace comunicare in Rete, sentirci la parte culturalmente viva di un Paese morto, ma in fin dei conti siamo semplicemente estranei rispetto alla cultura dominante. <a title="L'articolo 'Il paese reale esiste, ma non mi frequenta' di Guia Soncini" href="http://www.guiasoncini.com/2009/10/07/il-paese-reale-esiste-ma-non-mi-frequenta/" target="_blank">Esultiamo per la bocciatura del Lodo Alfano</a>, mentre il resto del Paese non ha la minima idea di cosa sia, in cosa differisca da un Lodo Mondadori o da un Lodo Schifani.</p>
<p>D&#8217;altra parte, siamo avidi consumatori di news, rispetto a quello che chiamiamo con fare schifato &#8220;Paese reale&#8221; e che immaginiamo eternamente schiavo del TG nazional-popolare di turno. Ce la tiriamo, sicuri di noi e dei nostri strumenti di comunicazione, dedicando loro cure ed attenzioni. Il Paese reale va a votare e noi ci meravigliamo dei risultati elettorali. Che stolti loro, nelle loro cabine elettorali. E noi, nelle nostre torri d&#8217;avorio.</p>
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		<title>Premio Nobel per la Pace ad Internet? Forse è ancora presto</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 20:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack Obama non meritava il Nobel per la Pace. Gli vogliamo bene, abbiamo fiducia in lui e speriamo che un giorno possa maturare davvero il diritto di ricevere un premio talmente importante, ma al momento non ha fatto nulla per ottenere il riconoscimento, anzi (cfr. i migliaia di soldati statunitensi sparsi in giro per il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Barack Obama non meritava il Nobel per la Pace. <a title="L'articolo 'Barack Obama tra buona fede e media mix' del 9 novembre 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/11/09/barack-obama-tra-buona-fede-e-media-mix/" target="_blank">Gli vogliamo bene, abbiamo fiducia in lui</a> e speriamo che un giorno possa maturare davvero il diritto di ricevere un premio talmente importante, ma al momento non ha fatto nulla per ottenere il riconoscimento, anzi (cfr. i migliaia di soldati statunitensi sparsi in giro per il mondo in aumento). I soldi del suo premio finiscono in beneficienza, ma la cicatrice sul Premio rimane: si è aperto un dibattito più o meno strisciante sulle altre persone e le altre istituzioni che avrebbero meritato il Nobel più di Obama.</p>
<p>La presa di posizione più forte, sebbene volutamente non in contrapposizione con l&#8217;attribuzione al Presidente degli Stati Uniti, è quella del Comitato che propone di <a title="Il sito ufficiale di Internet for Peace" href="http://www.internetforpeace.org/" target="_blank">assegnare ad Internet il prossimo Nobel per la Pace</a>. L&#8217;iniziativa è partita dall&#8217;Italia, in particolare dalla redazione di <em>Wired</em>, per poi riuscire a coinvolgere importanti esponenti dell&#8217;élite culturale internazionale. Personaggi come Umberto Veronesi, Giorgio Armani e Nicholas Negroponte hanno speso la propria immagine per appoggiare a livello internazionale la causa della rivista Condè Nast.</p>
<p>Onore a Riccardo Luna per essere riuscito a portare così in alto <a title="L'articolo 'Una gara per dire Io amo internet. E un sogno per il 2010' di Riccado Luna" href="http://riccardoluna.tumblr.com/post/114909437" target="_blank">un suo sogno</a>. Sicuramente è affascinante l&#8217;idea di inseguire un proprio ideale e portarlo avanti in maniera coinvolgente per tutti; sicuramente bisogna ammettere che per l&#8217;edizione italiana di <em>Wired</em> è stato un bel colpo di immagine patrocinare l&#8217;iniziativa. Con meno sicurezza, invece, si può affermare che l&#8217;idea stessa sia &#8220;giusta&#8221;, che vada perseguita e condivisa da tutto il &#8220;popolo&#8221; che vive abitualmente su Internet, arricchendo le pagine del Web di passione e contenuti di valore.</p>
<p>Le reazioni sono state diverse, <a title="L'articolo 'Nobel per la Pace a Internet? Un’idea sbagliata' di Giacomo Dotta" href="http://blog.webnews.it/20/11/2009/nobel-per-la-pace-a-internet-unidea-sbagliata" target="_blank">alcune totalmente negative</a>, altre più possibiliste, come <a title="L'articolo 'Il Nobel a Internet? Pro e contro' su Filtr" href="http://www.bookcafe.net/filtr/articolo.cfm?id=79" target="_blank">racconta Gabriella Longo</a>. La verità è che difficilmente si può prendere una posizione netta su questa ipotesi che, a seconda dei punti di vista, potrebbe esaltare <a title="L'articolo 'Quaranta anni di Internet' del 15 novembre 2009" href="http://www.commeurope.com/2009/11/15/quaranta-anni-di-internet/" target="_blank">la centralità di Internet nelle dinamiche sociali più importanti</a>, ma anche metterla eccessivamente in mostra in un periodo in cui i censori internazionali già la aggrediscono in maniera crescente. Forse è solo troppo presto, forse la Rete è ancora un germoglio che deve crescere in serenità.</p>
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