8 settembre 2011

Il Giro della discordia

Ivan Basso e Sasha Modolo con Michelino DavicoDa quando Alitalia è approdata su Facebook con un social team professionale, è piacevole dare un’occhiata alla pagina ufficiale della compagnia aerea. I quasi 500.000 fans interagiscono in maniera piacevole con gli interlocutori, anche nei casi più difficili. Finalmente un buon esempio di customer care via social network, con risposta a problemi operativi intervallati a curiosità e proposte da parte dei Clienti.

Negli scorsi giorni, tuttavia, la pagina si è improvvisamente scaldata: l’avvio del Giro della Padania 2011 ha indotto diversi utenti a mostrare un vero e proprio disgusto nei confronti della sponsorizzazione della manifestazione da parte di quella che ritengono (pur se non è più vero in senso stretto) la compagnia di bandiera italiana. C’è chi ipotizza sia un “contentino” per l’abbandono di Malpensa, chi minaccia boicottaggio.

Il team Alitalia su Facebook si guarda bene dal rispondere alle “richieste di chiarimento” degli utenti, che quindi finiscono a darsi ragione a vicenda o al massimo proporre qualche flebile spiegazione sulle scelte promozionali della Compagnia. Peraltro sul sito Alitalia non si fa menzione del Giro della Padania né sull’area commerciale né su quella istituzionale: sembrerebbe davvero una sponsorizzazione “subita” più che “scelta”.

L’arrivo della Corsa in Emilia Romagna ha destato parecchi malumori, soprattutto nei confronti di Coopsette e Unieco, grandi operatori un tempo ritenuti “cooperative rosse”. Il disprezzo verso la manifestazione è infatti molto forte a Sinistra e in particolare Rifondazione Comunista aveva duramente criticato il Giro sin dalle tappe iniziali, scendendo in piazza per bloccare fisicamente i corridori.

La Federazione Ciclistica Italiana ha spinto molto negli scorsi mesi su questa manifestazione, che con tutta evidenza nasce “ricca” sia in termini di budget che di attenzione da parte del grande pubblico. Attenzione però non sempre di carattere positivo: a volte si ha la sensazione che le sponsorizzazioni siano controproducenti per chi le sostiene e questo sembra proprio uno di quei casi.

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31 agosto 2011

Viva le simmetrie di Facebook

Sembrerebbe che Facebook sia pronta a lanciare una nuova “modalità relazionale” tra i propri utenti. Accanto alla classica “amicizia” su cui ruotano attualmente tutte le relazioni tra i Privati, dovrebbe comparire la possibilità di “seguire” gli aggiornamenti di un altro utente senza ulteriori obblighi di vincoli reciproci. Qualcosa di simile a ciò che avviene oggi con le pagine di organizzazioni e celebrità.

Diventare “fan” di qualcun altro, nel delicato mondo degli equilibri di Facebook, rischia di diventare quasi stalking digitale: non tutti gradiranno avere degli occhi puntati sopra il proprio profilo, soprattutto se sono quelli di una persona cui si è evitato di dare l’amicizia. Sicuramente ci saranno meccanismi di disclosure su più livelli dei contenuti, ma questo complicherà ulteriormente i settaggi della privacy.

Si potrebbe dire che il “follow” unidirezionale è già diffuso presso altre piattaforme, Twitter in primis. Il problema è che questi ambienti somigliano oggi sempre più a servizi di broadcasting delle proprie idee più che veri e propri social network. La cartina di tornasole è proprio Facebook, dove tra le storiche “pagine fan” e i profili personali le dinamiche di interazione sono diversissime e poco omologabili.

Un social network, se vuole davvero rappresentare i legami di amicizia tra i propri membri, deve necessariamente essere simmetrico; le piattaforme nate asimmetriche (e magari oggi moribonde come FriendFeed) rischiano di diventare santuari dell’ego boosting. Il continuo misurarsi a vicenda il rapporto tra followers e followed sulla lunga diventa stancante e disincentiva il dialogo sereno tra pari.

Si spera quindi che l’iniziativa di Facebook faccia la fine di Places, Deals e degli altri mille tentativi abortiti negli ultimi anni di uscire dall’approccio storico e provare a cambiare pelle. Si possono capire quelli di monetizzare il successo globale, meno quelli che provano a indebolire una struttura relazionale magari rigida, ma che ha convinto 700 milioni di utenti grazie alla semplicità dei meccanismi relazionali.

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18 agosto 2011

Per ora meglio il silenzio

Giusto due righe per dire che no, questo blog non è morto/svenuto/abbandonato ma semplicemente è “in vacanza” per qualche settimana durante il mese di agosto.

Il motivo, più che la scarsità degli argomenti, è la nausea derivante dalla crisi devastante del contesto economico, che ormai è andata oltre a quella finanziaria: passa la voglia di scrivere di qualsiasi cosa.

Gli articoli con cadenza più o meno settimanale torneranno quindi a fine agosto, sperando ci sia la possibilità di tornare a parlare di comunicazione e innovazione, invece di continuare a martoriarsi.

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1 agosto 2011

Pisapia, l’Obama de noantri

La notizia principale sui giornali milanesi di ieri era l’accordo notturno sulla manovra finanziaria proposta dalla nuova Amministrazione guidata da Giuliano Pisapia, eletto Sindaco di Milano poche settimane fa grazie a una strategia vincente di differenziazione dalla Giunta precedente e in generale dai trend politici nazionali.

La notizia principale sui giornali mondiali di oggi è l’accordo notturno sulla manovra finanziaria proposta dall’Amministrazione Obama per evitare il tracollo del debito pubblico statunitense, con evidenti impatti sull’economia mondiale. Accordo basato su molti compromessi, che minano la fiducia degli elettori verso il Presidente.

Anche lui, come il Giuliano dei Navigli, era stato eletto nel segno dell’innovazione, ddell’ottimismo di tutti noi nei confronti di un personaggio che sembrava incarnare una sinistra moderna, capace di coniugare egualitarismo e comunicazione tramite i canali più elitari, carisma e capacità di parlare ai cittadini bistrattati, dimenticati.

Oggi l’immagine di Obama è profondamente compromessa per colpa dell’incapacità di gestire correttamente l’agenda fiscale di una federazione di Stati troppo indipendenti per poter fare fronte comune nei momenti di crisi e colpisce che nelle stesse ore in Italia sia “l’Obama italiano”, Pisapia appunto, a ricevere critiche simili.

Come il Presidente degli Stati Uniti, nel suo piccolo il Sindaco di Milano ha cercato di tappare le buche del deficit portate dalle Amministrazioni precedenti, in entrambi i casi di centrodestra: a differenza del pauroso Barack Obama, però Giuliano Pisapia le tasse le ha alzate, alienandosi la simpatia di molti suoi elettori.

In questo momento a Milano ci sono più persone arrabbiate per l’aumento improvviso del 50% dei biglietti del tram che cittadini memori delle promesse di lungo termine di isapia. La riconferma di Obama tra poco più di un anno è quantomeno compromessa; Pisapia ha più tempo per cambiare immagine, chissà se ce la farà.

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25 luglio 2011

Sissi reloaded

I dati di ascolto estivi delle principali reti televisive sono proporzionalmente simili a quelli degli altri periodi dell’anno, ma abbastanza ridicoli in valore assoluto. Gli Italiani scappano dal televisore e d’altra parte le reti non si sforzano tanto per trattenerli, in un circolo vizioso per cui meno si spende meno spettatori si hanno, così si spende poco (ad libitum).

Repliche a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma finalmente anche qualche film in prima serata. Pochi e vecchi per la maggior parte: capita ad esempio di veder programmate le repliche dei film di Sissi ogni sabato sera su RaiUno e poi prime visioni a notte fonda sullo stesso canale, con ovvi successi delle prime a scapito dei pellegrini nottambuli.

PPare che la rete ammiraglia Rai stia modificando anche la programmazione dei sabati successivi, togliendo dal cartellone i tipici film indiani che trasmetteva negli anni precedenti e cercando di mettere più film Sissi-like: sulla principale rete concorrente fioccano le repliche di trasmissioni con Paolo Bonolis e il suo clan, non serve aver troppa fantasia.

Già i cinefili sono costretti a guardare su Rai Movie o Iris repliche frequenti e a distanza di pochi giorni l’una dall’altra: almeno dalle due-tre reti principali ci si aspetterebbe un po’ di coraggio in più. Persino programmi di ieri come Giochi senza frontiere sembrano irraggiungibili, persino le peggiori produzioni “invernali” di oggi sono un miraggio.

A vincere sono sempre più le reti satellitari, che in queste settimane di caldo asfissiante mantengono una programmazione ai limiti della decenza e riescono ad attrarre chi preferisce o è costretto a rimanere a casa a guardare la TV. Per chi non può permettersele, c’è Sissi a fare compagnia, come un filmino casalingo di altri tempi, rovinato dall’uso.

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18 luglio 2011

Il mecenatismo delle birre e le birre ignoranti

Ironizzare sulla campagna primaverile di Beck’s Next era stato facile, visti i testi un po’ bizzarri; tuttavia, le immagini degli spot erano piuttosto didascaliche e vedevano sempre come protagonisti dei ragazzoni che nelle varie scene tracannavano la birra in questione. Poi è arrivata l’estate e la nuova campagna Beck’s ha raggiunto nuovi picchi di incomprensibilità. Nei nuovi spot si intravvedono una serie di misteriosi oggetti 3D rotanti, mentre il testo ci informa che la Beck’s è stata la prima birra tedesca a passare dal vetro marrone al vetro verde e che “è solo parte della storia”. Tra gli altri soggetti della campagna, anche uno spot con un cubo verde rotante e lo stesso claim finale.

Un manifesto della campagna Beck's dell'estate 2011 fotografato nella Metropolitana di Milano

Il sito ufficiale della birra, richiamato nelle affissioni come luogo per gli approfondimenti, spiega che la storia (ecco) del mecenatismo di Beck’s dura da oltre 100 anni e che la nuova iniziativa è il

«Green Box Project, un fondo globale per ispirare, celebrare e finanziare talenti indipendenti nel campo dell’arte, del design, della musica e della moda. Tramite il Green Box Project, nell’arco dei prossimi tre anni Beck’s finanzierà ed esporrà 1000 progetti di artisti e creativi dalle visioni innovative. Le opere d’arte nate da questo progetto potranno essere viste in tutto il mondo sotto forma di realtà aumentata all’interno delle Green Box e nella galleria virtuale del nostro fondo, dove saranno esposte in modo permanente. Per lanciare il progetto, quest’anno tra luglio e settembre installeremo 30 Green Box – cubi verdi che custodiscono contenuti virtuali esclusivi opera di artisti di fama internazionale – negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Italia.»

Un Progetto ambizioso, sicuramente meritorio, la cui complessità sfugge del tutto a chi distrattamente vede i cartelloni nella Metropolitana di Milano o scorrendo le repliche estive in TV. Ci può stare che il Progetto sia dedicato a personaggi smart a sufficienza per essere incuriositi dalla campagna e volerne sapere di più, ma che c’entra la birra? A proposito di Metropolitana: per settimane si sono visti cartelloni bianchi, senza marche esplicite, con scritte in blu a richiamare lo stile di Facebook. Dopo il periodo di teasing, gli spot di Nastro Azzurro hanno ripreso gli slogan in questione per la nuova campagna, incentrata sullo stile di vita italiano, tra sentimenti/culture/mode/arti.

Un manifesto della campagna Nastro Azzurro dell'estate 2011 fotografato nella Metropolitana di Milano

Non è la prima volta che la birra di casa Peroni punta su questo tipo di approccio: negli scorsi anni aveva sponsorizzato il Festival del Cinema di Venezia e diffuso diverse campagne celebrative del design italiano. Anche qui come per Beck’s, un posizionamento molto chiaro, che punta su un target “cool e metropolitano”, quasi elegante; altro che i finti Blues Brothers e le ragazzine scosciate in spiaggia che negli scorsi anni dedicavano un mini-musical alla birra Dreher; altro che il Baffo Moretti e il suo appoggio incondizionato al plebeo mondo del calcio (con tanto di Trofeo); altro che gli spot Heineken con il ballo in maschera e la canzoncina che da mesi continua a batterci in testa.

Rimane un po’ la curiosità se il target “cool e metropolitano” di cui si diceva comprerebbe mai davvero birre da supermercato come la Beck’s o ancor peggio la Nastro Azzurro, o piuttosto non si dedichi alla moda del momento (la birra artigianale) o alle sempre ottime birre belghe di importazione. Per la massa, quella che gli spot di Beck’s non li capisce proprio e trova stucchevoli quelli di Nastro Azzurro, sembrano avere più successo le “birre ignoranti” discusse su Facebook. Purtroppo è evidente che una reale cultura della birra sia poco diffusa e questo è sicuramente un peccato; cercare di farla crescere passando dalla Cultura con la C maiuscola è però un po’ pretenzioso.

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11 luglio 2011

Il risvolto terribile delle asimmetrie informative sui mercati

Quando venerdì 24 giugno titoli importanti come UniCredit sono stati colpiti da tre sospensioni e in generale molti titoli del mondo Finance sono crollati sotto la scure degli speculatori, migliaia di piccoli risparmiatori italiani hanno perso parti significative dei propri investimenti. Il rialzo successivo aveva fatto ben sperare in un’inversione di tendenza rispetto al lento calo dei mercati italiani dalla primavera a oggi, ma a posteriori si è scoperta una trappola feroce: nuovi risparmiatori “incastrati” e poi spazzati via in questi ultimi giorni, sempre più feroci.

La Consob, che come unica missione dovrebbe avere proprio la tutela dei risparmiatori, nella prima occasione aveva alzato il ciglio e fatto una leggera ramanzina a Moody’s e alle altre agenzie per i giudizi pesanti nei confronti dei titoli italiani, pubblici o delle grandi aziende. Negli ultimi giorni, compresa finalmente la drammaticità del momento, ha convocato incontri interni d’urgenza per decidere il da farsi, per poi (come al solito) partorire il topolino: da oggi chi aprirà posizioni short significative dovrà informare la Commissione ex post.

Il tentativo di raccogliere informazioni sugli speculatori per cercare di capire se eventualmente si basano su asimmetrie informative già al primo giorno si è dimostrato inutile e forse addirittura dannoso: se il piccolo risparmiatore viene a scoprire che una grandissima banca di investimento è solidamente short, non si metterà forse a sua volta a rincorrere il ribasso, generando ulteriori circoli viziosi? Ecco un esempio da manuale di come i tentativi di raddrizzare i flussi informativi creino distorsioni che difficilmente rendono i mercati perfetti.

A voler peggiorare le cose, i crolli sostenuti dei mercati italiani di questi giorni hanno risvegliato l’attenzione della stampa, che nel suo svolgere il lavoro di informazione esacerba gli animi sottolineando il clima di panico crescente e implicitamente creando un volano al pessimismo. Difficilmente si uscirà da questo brutto momento in tempi brevi: l’ultima volta che avevamo visto montare qualcosa di simile era tra fine 2008 e inizio 2009, con gli esiti ben noti. Ora eccoci al secondo affondo della recessione “double dip”, stavolta purtroppo molto europeo.

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4 luglio 2011

Non è una buona idea sparare all’uccellino

Che Twitter sia intrinsecamente debole è un dato di fatto da ormai diversi anni. Magari è stata un po’ stabilizzata la piattaforma dal punto di vista tecnico, ma l’assenza di un business model sensato continua a tenere la piattaforma, pur di successo, sull’orlo del precipizio. Anzi, più aumenta la gente che le balla intorno, più l’orlo si avvicina. Di nuovo in questi giorni un paio di episodi inducono a riflettere sulle potenzialità complesse dell’informazione via Twitter, che come tutti i luoghi virtuali di successo è ormai terreno di scontro ideologico e commerciale.

Guardiamo al caso italiano: ieri un gruppo di utenti ha iniziato a lamentarsi della preponderanza dell’hashtag #saldi tra gli argomenti di discussione più attivi, ritenendolo futile in un momento di scontri violenti in Val di Susa. Così si è sperimentata una nuova forma di guerrilla: il tag #saldi è stato adottato al posto di #notav, per veicolare sulla campagna contro l’Alta velocità Torino-Lione chi fosse curioso di leggere resoconti di scorribande nei negozi. Comprensibile il tentativo di sottolineare il valore etico dell’idea; terribile pensare che possa diventare pratica comune.

Il caso americano è invece di oggi, Indipendence Day negli Stati Uniti. La manipolazione dei flussi informativi su Twitter, in questo caso, è stata ancora più diretta: un sedicente hacker ha preso possesso del flusso di Fox News e ha battuto notizia della morte di Barack Obama in un attentato; ovviamente i tweet hanno iniziato a girare vorticosamente, anche in considerazione dei 33.000 iscritti al profilo della TV. Uno scherzo crudele nei confronti di una Nazione che celebra con dolore dieci anni dall’11 settembre: dieci anni di instabilità, guerre e terrore quotidiano.

Sono due storie come tante altre sentite negli scorsi mesi, utili ancora una volta a sollevare il velo sul peso che viene dato all’informazione via Twitter e sui rischi connessi a una gestione allegra delle notizie sul social network e inevitabilmente sugli altri siti che lo riprendono, informativi e non. Con la crescita degli utenti e la concentrazione degli iscritti sui profili di celebrities e fonti informative tradizionali, Twitter sta mostrando la sua incapacità di funzionare da cassa di risonanza sull’informazione dal basso, permettendo al contrario la nascita di fenomeni perversi.

Lo spam che cresce a dismisura, i trucchetti per acquisire/attribuire notorietà, le operazioni come quelle sopracitate contribuiscono ad affossare la credibilità e l’affidabilità di un mezzo che al contrario potrebbe essere utile, molto comodo da utilizzare e discreto nella sua presenza pubblica. Qualche analista dice che l’unica ancora di salvezza economica per Twitter sia il confluire in un agglomerato Web di maggiori dimensioni; a questo punto sorge il dubbio che la “salvezza” in questione comporti anche la tutela di un mezzo informativo che è ormai patrimonio comune.

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27 giugno 2011

Creatività italiana e Leoni a Cannes

A leggere le cronache da Cannes degli scorsi giorni, il mondo pubblicitario italiano non ha esattamente fatto faville: qualche piccolo bronzo nelle categorie tradizionali, nemmeno un ingresso in shortlist in una categoria come Promo & Activation che per sua natura dovrebbe essere adatta a Paesi low budget/periferici come il nostro.

Già, siamo diventati periferici. La diminuzione drastica dei budget pubblicitari legati alla stramaledetta crisi strisciante da due anni e mezzo ha fatto sì che l'intero mercato italiano della creatività sia con l'acqua alla gola. Calano gli investimenti sui centri media ma crollano ancora di più quelli per chi le campagne dovrebbe crearle.

Intervistando i responsabili Marketing e Comunicazione delle grandi aziende, la risposta è quasi univoca: hanno una fila talmente lunga dietro alla porta di agenti delle concessionarie e account delle agenzie di creatività che qualcuno disposto a fare dumping lo trovano sempre. Persino agenzie importanti vengono via a prezzi di saldo.

La Milano "creativa" di oggi è un po' come la Roma post-boom di Cinecittà, pur senza averne raggiunto gli stessi fasti. Pubblicitari cresciuti nelle agenzie più tradizionali cercano di reinventarsi guru del digital marketing, Manager di altre industry entrano nelle agenzie per avviare inquietanti iniziative di "risanamento" economico.

La proprietà sempre più internazionale delle aziende ha fatto sì che negli anni anche le campagne presenti sul mercato italiano siano diventate sempre più quelle internazionali, eventualmente localizzate alla meno peggio dalla branch italiana; sui settori più innovativi l'offerta è così rarefatta che è difficile trovare storie rilevanti.

A detta di alcuni amici creativi, persino il principio di Peter è superato: semplicemente, nelle agenzie non si cresce più. L'unico sbocco per chi ha qualche anno di esperienza è ripiegare sulla conversione in azienda, sebbene la concorrenza di tanti neolaureati "specializzati" renda impervia anche questa strada di crescita alternativa.

Altro che Leoni di Cannes, qui si sta arrivando al cannibalismo per la sopravvivenza. Chi è fuori guarda il settore con un'aria ancora un po' sognante, chi è dentro vive l'inferno del dover sopravvivere con budget sempre più ballerini. Qualcuno guarda a settori limitrofi come editoria, consulenza e giornalismo. Poi chiude gli occhi.

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20 giugno 2011

Il valzer eterno

Omnitel e Infostrada erano nate come costole di un’Olivetti febbricitante, con grandi campagne pubblicitarie e una spinta amichevole da parte delle Società del Gruppo L’Espresso nel presentarle al grande pubblico come le prime vere alternative ai monopoli del Gruppo Telecom Italia. Esattamente l’azionista che poi, sotto la guida di Colannino, avrebbe preso a breve la proprietà di Olivetti e dismesso le società “in verde” per ovvi motivi di libera concorrenza.

Nel frattempo, sempre il Gruppo Telecom Italia elaborava fantasiose sinergie tra tutte le sue attività, concentrando in Seat Pagine Gialle attività eterogenee come ISP, TV, directory, cancelleria. Il passaggio a Telecom Italia Media aveva permesso di razionalizzare un po’ le attività, tra cui MTV Italia, il cui marchio era arrivato in Italia su Rete A, lo stesso canale che negli anni successivi è stato comprato dal Gruppo L’Espresso per diventare Deejay TV.

Così come MTV Italia aveva preso il posto di Videomusic, anche l’altro canale, TMC divenuta poi La7, derivava dall’acquisizione delle attività dal Gruppo Cecchi Gori. L’altra attività televisiva di Telecom Italia, Stream, è andata a farsi benedire confluendo in Sky. Con l’arrivo del satellite prima e del digitale terrestre poi, Telecom Italia Media ha lanciato ulteriori canali, anche se l’audience complessiva è sempre stata minima rispetto ai grandi gruppi televisivi.

Ora si parla di un possibile ingresso del Gruppo L’Espresso nel capitale Telecom Italia Media, per realizzare un polo televisivo con tre canali sull’LCN (La7 è il canale 7 del digitale terrestre, MTV l’ottavo, Deejay TV il nono), alla pari di Rai e Mediaset (ma si parla di una razionalizzazione con cessione di frequenze a Sky/Cielo), ma soprattutto una nuova squadra di conduttori importanti, per la maggior parte di identità politica simile a quella di De Benedetti.

Sarebbe l’ennesimo passaggio di un valzer eterno che negli anni ha visto semi-immobili Rai e Mediaset/Mondadori ma ha visto turbinare il resto del mondo editoriale/Telco. Un polo Telecom Italia Media/L’Espresso/Sky, in tutte le possibili configurazioni alternative, è comunque l’unico a poter concentrare sufficiente competenze e forza politica per costruire un player significativo in ambito televisivo. Poi l’audience verrà, qualificatissima o di massa, ma arriverà.

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