La multa di 497,2 milioni di Euro inflitta dalla Commissione Europea a Microsoft è solo l’ultimo atto di una lunga serie di inchieste. Alcuni giornalisti valuta positivamente l’accaduto per il potenziale influsso sul mercato, altri lo vedono addirittura come il primo passo verso un non meglio identificato “pluralismo informatico”.
In ogni caso, la cifra è pari a solo l’1,6% del fatturato di Microsoft e probabilmente, ha notato il vicepresidente del gruppo, Brad Smith, la causa andrà così per le lunghe che anche nel caso in cui l’azienda dovesse effettivamente pagare, nel 2009 il mercato sarà chissà dove. Non a caso, Wall Street non si è nemmeno curata più di tanto della notizia.
Microsoft proporrà davvero una versione dei sistemi operativi della famiglia Windows senza il Media Player entro 90 giorni? Rilascerà tutte le informazioni necessarie ai concorrenti entro i 120 giorni previsti? La Commissione ci crede così tanto da considerare l’evento il grande passo per permettere ai consumatori di scegliere. Al contrario, Steve Ballmer cerca di convincere il mondo che sono proprio i consumatori a “perderci”.
Probabilmente, la verità sta nel mezzo. Lo status quo non può andare avanti. Ma quali sono le reali alternative?


Commissione Europea

Microsoft
Così si chiama l’articolo tratto dal resoconto parlamentare di ieri, dopo che il Parlamento Europeo ha approvato la tanto temuta Direttiva su «Measures and procedures to ensure the enforcement of intellectual property rights». A poco sono valse le proteste dell’International Campaign for an Open Digital Environment (CODE): probabilmente, solo a rifocalizzare la portata del provvedimento sulle attività illegali commerciali, piuttosto che sulle responsabilità dei privati.
In senso opposto, nota Zeus News, va il Decreto Urbani: Pier Luigi Tolardo paventa addirittura un possibile processo presso la Corte di Giustizia Europea. Il che, non sarebbe male: almeno muoverebbe le coscienze. Lorenzo Campani ha riportato la notizia per cui la RIAA dovrà chiamare in giudizio i singoli cittadini che violano il copyright: i singoli utenti, per quanto grave possa essere (o meno) il loro comportamento, non sono un’associazione a delinquere. Nelle stesse ore, in Canada venivano date delle belle spallate alle leggi sul copyright.
Curiosare su chi-ha-votato-cosa mostra che gli schieramenti erano tutt’altro che compatti: se molti parlamentari italiani di sinistra hanno votato contro, il resto del Partito Socialista Europeo si è diviso sul provvedimento. Un centinaio di parlamentari hanno appoggiato gli emendamenti del verde Cappato.
Alla fine, per far passare il provvedimento sono bastati una cinquantina di voti in più. Aspettando il parere del Consiglio dei Ministri, la Commissione Europea applaude. Ciò che conta, probabilmente, saranno le adozioni negli Stati membri. A livello europeo, come sempre, le lobby hanno sempre la loro parte, nel bene e nel male.


Commissione Europea

Corte di Giustizia Europea

International Campaign for an Open Digital Environment

Parlamento Europeo