29 Maggio 2007

Il fascino delle diciottenni ed il volano del Web

La famosa foto di Allison StokkeQuesta a sinistra è una delle foto che negli ultimi mesi ha avuto maggiore diffusione sulla Rete: ritrae Allison Stokke, studentessa diciottenne e campionessa giovanile di salto con l’asta, da oggi famosa in tutto il mondo grazie ad un articolo del Washington Post, prontamente ripreso da tutti i maggiori quotidiani europei, compreso l’italiano Corriere della Sera e lo spagnolo El Pais. Un tam tam che sta crescendo in queste ore in tutto il mondo attraversando blog ed altri spazi di condivisione multimediale: un video della giovane atleta furoreggia su YouTube ed il suo profilo su MySpace contiene ormai un numero improbabile di commenti, la maggior parte dei quali smaccatamente scritti da ragazzotti in calore, eccitati per le caratteristiche fisiche della tonica ragazzina.

Si tratta, però, dell’ultima ondata di un fenomeno che in Rete va avanti da mesi e che vede nel suo sito non ufficiale la punta di un movimento sicuramente favorevole nei suoi confronti, ma dalle caratteristiche opprimenti: per una teenager, un conto è ricevere le battutine spinte dei propri compagni liceali, dall’altro diventare icona sexy di migliaia di persone in tutto il mondo, nonostante non si sia fatto nulla per raggiungere questo obiettivo. Nessun filmino osé, nessuna foto erotica, un look tutto sommato nemmeno molto provocante: eppure i navigatori, da quelli statunitensi a quelli europei passando persino dai sudafricani, si sprecano nel descrivere cosa desidererebbero fare alla studentessa, appena maggiorenne.

Non è questo il luogo per esprimere un giudizio etico su tali desideri, ovviamente. Ciò che colpisce, ancora una volta, è il flusso mediatico come volano delle ascese (e delle cadute) di personaggi celebri, grazie ad un mix micidiale di Rete e media tradizionali. Ha correttamente notato Chad Goodman nelle scorse ore: la Rete è stracolma di riferimenti a Allison Stokke, ma milioni di persone, navigatori compresi, ne ignoravano del tutto l’esistenza; ora, grazie ad un articolo su un quotidiano prestigioso ed al relativo rimbalzo tra le maggiori testate del Mondo, tutti noi impariamo a conoscere questa ennesima figura che grazie al Web è ”nata dal basso” ed è evidentemente destinata a futuri successi di pubblico e critica. Nascita dal basso che, nota Goodman, potrebbe essere più legata ai media mainstream di quanto si pensi: persino la pubblicazione iniziale della famigerata foto sarebbe successiva a quella avvenuta su un quotidiano locale.

Succedeva, lentamente, prima del Web: si creavano miti, si svolgevano riti, ma non c’erano i siti. Ora i tipi (e soprattutto le tipe) da copertina hanno una gestazione più veloce e soprattutto vengono da campi diversi: il pubblico desiderio non è più quello legato a cinema e spettacolo in genere, ma anche a personaggi dello sport, della cronaca, persino della politica. La Rete crea il substrato, omogeneizza le informazioni disponibili e le moltiplica; i media tradizionali prendono gli spunti, li pianificano e li mettono in circolazione. L’effetto volano del Web a quel punto fa il resto, contribuendo ad aumentare la notorietà e l’”appetibilità” del soggetto in questione. Non è difficile immaginare orde di markettari attratti dall’idea di mettere le zampe su questo magnifico flusso di pubblicità gratuita: attenzione, però, alla forza di attrito legata alla velocità del flusso. Le zampe, è facile bruciarsele.

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    9 Aprile 2004

    Furti di carte di credito e furti di identità

    Il rapporto Istat citato ieri ci ha raccontato che per il 66,1% delle aziende il principale ostacolo alla vendite on line è la sicurezza dei pagamenti. Il tema, d’altronde, è un classico della Rete europea e non. Probabilmente la modesta diffusione delle carte di credito ed i costi non troppo trasparenti che le banche europee addebitano agli utenti (pensiamo alle spese mensili di estratto conto o al bollo previsto in Italia per importi superiori all’ottantina di Euro) e le “favole” negative che circolano da anni sono ancora una spada di Damocle sullo sviluppo reale del commercio elettronico.

    Non che non ci siano problemi veri: oggi Punto informatico ha pubblicato un interessante articolo intitolato Furto d’identità, la Ue segue gli Usa, a proposito delle prospettive di miglioramento della pessima legislazione attuale in tema di identity theft. Un tema che qualche settimana fa aveva fatto scalpore con il caso giapponese Softbank Corp ed i successivi dati diffusi dagli organi di stampa: i dati che vengono sottratti sono quelli anagrafici, ma anche le coordinate bancarie…

    Poi c’è il grande mondo delle carte di credito: proprio oggi viene da Reggio Emilia la notizia di una grossa truffa avviata utilizzando numeri di carta di credito non ancora utilizzati. La cosa interessante è che, seguendo i link dell’articolo del Corriere della Sera sull’argomento, si scopre che non è certo la prima volta che avviene. Se nel giugno 2001 una mega-operazione aveva arrestato i 32 responsabili di una truffa lombarda da 5 miliardi di lire, ad inizio marzo 2004 a Verona era stata scoperta l’ideona di un rumeno e dei suoi complici ristoratori.

    Attenzione a quest’ultimo particolare: le operazioni citate, sono relative a truffe organizzate e realizzate del tutto off line. L’arguto Raimondo Boggia l’ha detto e scritto più volte: siamo così sicuri quando utilizziamo la carta di credito in giro per il mondo o, addirittura, in un ristorante di Verona o nelle boutique milanesi? Più che durante le transazioni su server sicuri, in cui non c’è traccia di intervento umano? Perché? Riusciremo ad ammettere che le paure sono leggittime, ma devono essere equilibrate?

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    20 Febbraio 2004

    Dialer: come far senza

    Il bravo Lorenzo Campani pubblica oggi su Punto Informatico l’ultima (?) puntata di una sorta di studio di settore sui dialer: i malefici programmini che rubacchiano soldi ad adolescenti e mariti in calore.

    L’analisi mette in luce come ci siano ben pochi attori dietro il promettente mercato: Lorenzo sostiene che sia in fase di consolidamento, ma lo stesso quotidiano ha appena pubblicato un articolo sulle oltre 200.000 denunce presentate negli ultimi mesi.

    Il primo articolo era stato pubblicato su Il Diario: era il maggio del 2002 ed il mercato era ancora più selvaggio di oggi. I portali contenevano solo banner di dialer. Oggi il fenomeno è in calo, ma chi utilizza siti popolari come Arianna sa bene che praticamente l’unico tipo di pubblicità che compare è relativa a surreali dialer.

    Si è detto tanto delle truffe e perciò c’è poco da aggiungere: interessante è invece questo aspetto legato all’andazzo del mercato pubblicitario. Nel settembre 2002 i dialer spadroneggiavano nelle classifiche specializzate. Oggi, osservando il barometro di LemonAD relativo a gennaio 2004 (meno di un anno e mezzo dopo, quindi) sembrano ridimensionati, ma non spariti.

    È davvero uno dei pochi business redditizi? Se guardiamo alla classifica degli inserzionisti, possiamo comprendere come eBay riesca a fare soldi in altro modo. Ma cosa suggerisce la posizione così elevata di Dada? Forse il fatto che non riesca a vendere la pubblicità su Il Corriere della Sera e quindi piazza i propri banner o quelli della controllata Register.it come default. C’è da pensar male, visto la fine che ha fatto fare a Clarence?

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    14 Gennaio 2004

    Come l’Europa perde le sue “stelle”

    Il Time striglia l’Europa, e fa bene: laureati, masterati, dottorati scappano a gambe levate. Chissà a quante persone sparse per il mondo in questo momento fischieranno le orecchie…

    La copertina del Time che ritrae Sandra Savaglio, eroina degli scienziati europei costretti ad emigrareIl Corriere della Sera si focalizza sulla storia di copertina del prestigioso periodico, relativa all’astonoma italiana Sandra Savaglio, di origini calabresi, scappata dall’Osservatorio Astronomico di Monte Porzio Catone, per raggiungere il Physics & Astronomy Department della Johns Hopkins University di Baltimora, negli Stati Uniti.

    Fa tenerezza, il sito di Sandra. Ci sono (incomprensibili, per noi profani) appunti scientifici e tenere immagini della sua famiglia. Per cogliere la dimensione più umana di queste esperienze, Corriere.it ha anche aperto un Forum sul tema, chiamandolo I cervelli in fuga. Dando una rapida scorsa ai topic, si vedono le voci di protesta di ricercatori italiani “alla frutta”.

    Come dar loro torto? Il fenomeno della fuga, specie in ambito scientifico, sta diventando così macroscopico che gli scienziati italiani all’estero hanno aperto una propria comunità su Yahoo! Groups. Anche la nostra Sandra scrive (da) laggiù: l’ultima volta, per segnalare Why Italians Are Saying “Arrivederci”, articolo apparso su Business Week a dicembre.

    Governo? Parlamento? C’è qualcuno? Che siano scappati anche quei cervelli lì?

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