Imbarazzante ingenuità o calcolata astuzia? Non ci sono vie di mezzo per giudicare la vicenda dello spot di Richard Gere per la Lancia Delta, le presunte proteste ufficiali cinesi e le ampiamente dibattute scuse da parte del Gruppo Fiat. Sono due scenari opposti, ma che sorprendono entrambi per la loro ormai non così rara frequenza: la globalizzazione va avanti e un cultural clash al giorno, subito o voluto, è ordinaria amministrazione.
L’ipotesi dell’ingenuità prende spunto dalla versione internazionale del comunicato stampa con cui il Gruppo Fiat ha annunciato il lancio della campagna, definendo lo spot «a political poem about peace» ed esaltando la sensibilità di Richard Gere come fine mediatore culturale alle prese coi mali del mondo orientale. Cosa quanto meno bizzarra, viste le numerose minacce di morte ricevute dall’attore in seguito a clamorose cadute di stile come il bacio in pubblico a Shilpa Shetty.
La tesi opposta, quella della campagna “furbetta” di marketing, è quella sostenuta da chi, come Alberto Fattori, nutre qualche dubbio sulla sequenza degli eventi: prima il lancio dello spot in pompa magna, poi le scuse da parte del Gruppo di Torino, senza che in mezzo apparisse nessuna vera presa di posizione, ufficiale o ufficiosa, da parte del Governo o di qualsiasi altra Istituzione di Pechino. Una strategia, insomma, per far parlare di sé e del proprio prodotto da parte dei media di tutto il mondo.
Prima di ricadere in una nuova flame war come quella dell’anno scorso, sia ben chiaro che la Fiat è un’azienda bellissima, che è bello che l’economia nazionale possa godere degli effetti benefici della sua ripresa, che è un bene che dia lavoro diretto o indiretto a tanti di noi etcetera etcetera. Però, è possibile alzare la manina per esprimere un (bel) po’ di perplessità su questo tipo di campagne, del tutto incoerenti con lo stile di un marchio sobrio come Lancia?


Alberto Fattori

Fiat

Lancia

Richard Gere
Michael Buble è un discreto cantante. Piace agli amanti del pop, strizza l’occhio a quelli del jazz, ammicca ai fanatici del soul. Sentire la sua Oh Marie orribilmente remixata ed inserita come spot dell’ultimo spot di casa Fiat, però, fa venire i brividi. E non di piacere. La brutta versione della canzone, unita al delirio delle immagini delle tre Punto verde rospo - bianco sporco - rosso fuoco che vagano per Torino scimmiottando lo storico Italian Job di Michael Caine e soci, fa invece venire le convulsioni: sorprende che le migliaia di viaggiatori in transito dalla Stazione Centrale di Milano non abbiano attacchi di epilessia al decimo passaggio dello spot in dieci minuti sui mega-schermi LG.
Com’era prevedibile, in Rete gli appassionati di motori si sono lanciati in lunghe discussioni in cui confrontano la propria (eventuale) simpatia per lo spot e le connotazioni dello stesso: è evidente che il 90% degli spettatori televisivi non colgano il senso dello spot ed al massimo hanno un vago ricordo del film The Italian Job con Charlize Teron, di pochi anni fa, piuttosto che di quello originale. Da notare che il film è rimasto poco nella memoria comune e quel poco è legato quasi esclusivamente all’esasperato accento posto sul ruolo delle BMW Mini come protagoniste del film stesso. Un motivo in più per non comprendere il perché la Fiat sia voluta a tutti i costi ricorrere ad una campagna il cui portato è quasi del tutto legato ad un’auto concorente.
Da notare che già un anno e mezzo fa, quando la Grande Punto venne lanciata, era stata utilizzata l’idea del rilancio dell’economia nazionale attraverso l’acquisto dell’utilitaria parzialmente prodotta in Italia. Ciò che si cerca di aggiungere ora, è un tocco glamour: in tal senso può essere letta anche la notizia che Daniel Radcliffe (per gli amici Harry Potter in versione celluloide) non aspetta altro che diventare maggiorenne per acquistare l’Italian scàtolett. La quale sicuramente è più comoda della Mini ma, con buona pace del Punto Racing Club che vi vede un mezzo per fare dello sport amatoriale, ha lo stile di un rospo che non diventerà mai principe. Soprattutto quella di colore verde rospo, appunto.


Daniel Radcliffe

Fiat

Grande Punto

Michael Buble

Punto Racing Club