28 Aprile 2004

Tutti sul carro della musica on line

Dopo George Michael, è ora il turno di David Bowie nel voler “giocare” con la propria visione della musica on line, del copyright, del modo di fare soldi o meno. In termini di istrionici personaggi britannici mancherebbe solo Peter Gabriel: ma d’altra parte già dal 1999 quest’ultimo ha investito soldi ed idee sulla musica in Rete, lanciando Od2.

Il punto è che, nel bene (quale?) e nel male (quale?), la musica in Rete inizia ad essere davvero un affare. Probabilmente non per Napster, un nome che per gli Internauti ormai vuol dire poco o nulla (lo usano solo i giornalisti quando devono riferire di qualche nuovo P2P). Difficile la strada anche per Real Networks, il cui Rhapsody è arrivato forse troppo tardi su un mercato già saturo. Meriterebbe una benedizione anche Rosso Alice, che a prezzi improbabili per il mercato italiano vuole vendere entertainment ai suoi ADSListi, notoriamente abbonatisi per scaricare a più non posso dai sistemi free.

Chi, invece, straccia i concorrenti è Apple, che non solo ha saputo imporre lo standard de facto nei lettori MP3 con iPod, ma che soprattutto, con una strategia intelligente ed “universale”, ha messo iTunes, dopo appena un anno di vita, saldamente in testa alla (redditizia) gara.

Attenzione ai numeri, però. La solita Pew ha stimato 2,6 milioni di contatti mensili per iTunes e 23 milioni di utenti P2P. Ci sarà mai il sorpasso?

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    28 Febbraio 2004

    L’EFF e la quadratura del cerchio

    Un'immagine tratta dal sito dell'Electronic Frontier FoundationSolitamente l’Electronic Frontier Foundation è conosciuta per le battaglie in favore della libertà di pensiero e, potremmo dire, “di navigazione”: basta navigare sul sito istituzionale per trovare un accorato appello al Parlamento Europeo impegnato a propugnare la direttiva pro-copyright, ma anche l’interminabile lista RIAA v. The People, dedicata alle azioni legali nei confronti di utenti P2P.

    Proprio questo tema sembra aver scaldato da un bel po’ l’animo della Fondazione: la nuova ideona è quella di proporre alle major un abbonamento mensile che consenta di scaricare, per una cifra del calibro di 5 dollari statunitensi, quanta musica si vuole. Qualcuno ha già ironizzato sul fatto che un solo brano su iTunes costa 99 centesimi e già questa cifra sembra troppo poco per alcuni produttori. Qualcun altro, nelle comunità virtuali dedicate all’argomento, si è lasciato andare ad ampi sfoghi perché stufo dell’equilibrio instabile tra aziende discografiche, artisti, consumatori.

    Il cerchio continua ad essere tondo: fa tristezza vedere Napster 2.0 che arranca e c’è tanta rabbia da una parte e dall’altra dell’Oceano. Nessuno riesce a trovare la quadratura tra libertà e rispetto del lavoro altrui. E non sembra proprio così utile continuare a denunciare a destra e a manca

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